19/05/2026
La volta scorsa abbiamo parlato dell’amore.
E pensando a quella rubrica, mi è venuto in mente che c’è un’altra cosa che nelle relazioni conta tantissimo: il conflitto.
Perché forse il modo in cui litighiamo dice molte più cose di quelle che pensiamo.
Quando qualcuno, in terapia, mi dice: “io con le persone che amo non litigo mai”, la domanda che mi viene spontanea è: come mai?
Non perché litigare sia bello. O perché bisogna farlo per forza.
Ma perché, a volte, evitare completamente il conflitto può voler dire che qualcosa, dentro quella relazione, non trova spazio.
Negli anni ho capito che non tutti impariamo a stare dentro un conflitto allo stesso modo.
C’è chi attacca subito, perché ha imparato che abbassare la guardia può fare male.
Chi tace. Tiene tutto dentro. Fa finta che vada bene. Perché magari, da piccolo, arrabbiarsi o essere in disaccordo non era così semplice.
E poi ci sono persone che si chiudono. Si allontanano.
Perché forse, quando qualcosa fa male o mette in discussione, restare nel confronto sembra troppo difficile.
E allora l’altro resta lì, a interrogarsi, cercando di capire dove abbia sbagliato.
Piano piano, il conflitto smette di essere uno spazio di incontro. E diventa un posto da evitare.
Le modalità con cui reggiamo e affrontiamo il conflitto non nascono oggi. Hanno una storia.
C’entrano con il modo in cui si litigava a casa. Con quello che succedeva quando qualcuno si arrabbiava. Con quanto era possibile dire: “questa cosa mi fa male” senza paura di rompere tutto.
Perché forse non è il conflitto a fare davvero paura.
Forse, a volte, fa paura l’idea che l’altro possa non restare.
E allora forse la domanda è questa: con chi vi sentite abbastanza al sicuro da poter litigare senza paura di perdere il legame?