Dr. Francesco Paolo De Lucia Cure Palliative e Terapia del dolore

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Dr. Francesco Paolo De Lucia Cure Palliative e Terapia del dolore Medico palliativista esperto in Cure palliative e terapia del dolore
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Ridiamoci su... Ma occhio!
11/05/2026

Ridiamoci su... Ma occhio!

Abbiamo appena inviato a una prestigiosa rivista internazionale di cure palliative un lavoro a cui teniamo molto.È un ca...
08/05/2026

Abbiamo appena inviato a una prestigiosa rivista internazionale di cure palliative un lavoro a cui teniamo molto.

È un case report nato da una collaborazione interdisciplinare, in cui clinica, farmacologia, psicologia e organizzazione delle cure si incontrano intorno a un tema sempre più rilevante: l’uso non medico degli oppioidi nei pazienti con cancro avanzato.

È un argomento delicato, spesso difficile da nominare.

Perché in cure palliative non possiamo leggere questi comportamenti solo come “dipendenza”, ma nemmeno ignorarli come se fossero semplicemente dolore non controllato.

A volte, dietro l’uso crescente di un farmaco, ci sono dolore fisico, tolleranza, paura, astinenza, ansia, sofferenza esistenziale, lutti non elaborati e bisogno di controllo.

Il lavoro racconta la stabilizzazione in hospice di una paziente con uso problematico di fentanil transmucosale, attraverso un percorso protetto, progressivo e monitorato, con impiego di metadone sottocute, rivalutazione clinica continua e supporto psicologico.

Per noi il messaggio centrale è questo: anche quando il problema sembra farmacologico, la risposta non può essere solo farmacologica.

Servono competenze diverse, setting adeguati, attenzione alla sicurezza, relazione terapeutica e capacità di guardare al paziente nella sua complessità.

Ora attendiamo il percorso di revisione, ma l’invio rappresenta già un passaggio importante: portare nella letteratura scientifica una criticità che incontriamo sempre più spesso nella pratica clinica e che merita strumenti, linguaggio e percorsi condivisi.

Sul prossimo Numero di RICP: Portare una procedura come la paracentesi a domicilio non significa “fare ospedale a casa”....
07/05/2026

Sul prossimo Numero di RICP:

Portare una procedura come la paracentesi a domicilio non significa “fare ospedale a casa”.

Significa evitare accessi inutili in PS, ridurre dispnea e dolore addominale, e permettere al paziente fragile di restare nel proprio ambiente.

Nel nostro lavoro abbiamo raccontato un modello possibile: paracentesi palliativa domiciliare, guida ecografica POCUS, sicurezza, sollievo dei sintomi e continuità di cura.

Le cure palliative non sono solo parole.
Sono anche competenza clinica, organizzazione e procedure fatte nel posto giusto.

La storia di Tom, il paziente inglese considerato “incurabile” e poi operato al Sant’Orsola di Bologna, è certamente una...
03/05/2026

La storia di Tom, il paziente inglese considerato “incurabile” e poi operato al Sant’Orsola di Bologna, è certamente una storia importante e sicuramente racconta anche il valore della chirurgia complessa, della medicina multidisciplinare e dei centri ad alta specializzazione

Ma credo che vada letta con attenzione.

Il punto non dovrebbe essere solo: “era operabile o non era operabile?”

Perché in oncologia avanzata questa domanda, da sola, rischia di essere troppo povera.

Un paziente può essere tecnicamente operabile.
Può esistere un intervento capace di rimuovere una massa, una parte di organo, dei linfonodi, una quota importante di fegato.

Ma la vera domanda clinica è un’altra:

quell’intervento cambia davvero la prognosi?

Aumenta in modo concreto l’aspettativa di vita?

Migliora la qualità della vita?

Permette al paziente di vivere più tempo, ma soprattutto di vivere tempo buono?

Perché non tutto ciò che è tecnicamente possibile è automaticamente proporzionato.

Un intervento demolitivo ha senso quando non è solo “fattibile”, ma quando è inserito in una strategia chiara.
Quando può modificare davvero la traiettoria della malattia.
Quando il beneficio atteso è superiore al peso dell’intervento, della degenza, delle complicanze possibili e del recupero post-operatorio.

Questo non significa essere rinunciatari.

Significa fare medicina seria.

La medicina non dovrebbe chiedersi solo:
“possiamo farlo?”

Dovrebbe chiedersi anche:
“che cosa cambia davvero per questa persona?”

Perché la vera cura non è fare tutto.
È fare ciò che ha senso, per quel paziente, in quel momento, con quella malattia.

E questa è una domanda che vale in chirurgia, in oncologia e anche nelle cure palliative.

Quando una persona con tumore finisce in ospedale, non basta chiedersi: “cosa possiamo fare?”La domanda più importante è...
26/04/2026

Quando una persona con tumore finisce in ospedale, non basta chiedersi: “cosa possiamo fare?”

La domanda più importante è un’altra:

“Quello che stiamo per fare è davvero utile per questa persona, in questo momento della sua malattia?”

Un paziente oncologico può arrivare in Pronto Soccorso con dolore, dispnea, infezioni, complicanze della terapia, peggioramento improvviso, sintomi non più controllati.

In quei momenti le decisioni sono difficili.

Terapia intensiva sì o no?
Intervento urgente sì o no?
Altri esami?
Altri trattamenti invasivi?
Cure palliative?
Sedazione palliativa, se il sintomo è refrattario?

La risposta non dovrebbe mai dipendere da una sola persona, dalla fretta o dalla paura.

Dovrebbe nascere da una valutazione condivisa tra oncologo, anestesista-rianimatore, chirurgo, medico d’urgenza, palliativista e, quando possibile, dal paziente stesso.

Perché appropriatezza non significa “fare meno”.

Significa fare ciò che ha senso.

Significa valutare la prognosi, le possibilità reali di recupero, la qualità della vita, i rischi della procedura, i benefici attesi e soprattutto la volontà della persona malata.

A volte il trattamento intensivo è giusto.
A volte un intervento urgente è proporzionato.
A volte invece continuare ad aggiungere procedure significa solo aumentare sofferenza, senza cambiare davvero il destino della malattia.

Le Cure Palliative non entrano quando “non c’è più nulla da fare”.

Entrano quando c’è bisogno di capire meglio cosa fare, cosa evitare, come controllare i sintomi e come rispettare la persona fino in fondo.

La medicina migliore non è sempre quella più aggressiva.

È quella più proporzionata.

Quella che cura la malattia quando può.
Che protegge la persona quando deve.
E che non confonde mai il trattamento con l’abbandono.

22/04/2026

Nel fine vita il calo di liquidi spaventa moltissimo. È umano. Ma la flebo non è sempre sinonimo di beneficio. In alcune fasi può non aiutare e può anche aumentare il discomfort. La vera domanda non è “si fa o non si fa”, ma “serve davvero a questa persona, in questo momento?”.
Se hai vissuto questa esperienza, raccontamelo nei commenti.

15/04/2026

thank you for this video!

Let’s try to better understand what a patient with severe COPD feels after receiving morphine.

Cerchiamo di capire meglio, cosa prova un paziente affetto da BPCO grave, dopo una somministrazione di morfina

07/04/2026

Quante volte, nella pratica quotidiana, ti trovi a dover fare una conversione tra oppioidi… e perdi tempo tra tabelle, calcoli e dubbi?

Per questo ho creato un calcolatore semplice, immediato e gratuito, basato sugli equivalenti di morfina orale (OME), utile per orientarsi nello switch tra oppioidi.

Non sostituisce il ragionamento clinico, ma aiuta ad avere un riferimento rapido, soprattutto nei contesti più complessi.

Lo trovi sul mio sito → Link in bio

Se lo provi, fammi sapere cosa ne pensi.

Indirizzo

Via San Massimo, 65
Nola
80035

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 22:00
Martedì 09:00 - 22:00
Mercoledì 09:00 - 22:00
Giovedì 09:00 - 22:00
Venerdì 09:00 - 22:00
Sabato 09:00 - 22:00

Sito Web

http://www.piccadomiciliocampania.it/

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