iDiagnosi

iDiagnosi idiagnosi medicina e odontoiatria, confronto tra colleghi per l’ottimizzazione della fase diagnost

Cari colleghi,
con questa breve introduzione ho il piacere di presentarvi il nostro centro servizi che nasce dall'esigenza quotidiana di una continua crescita attraverso lo studio, la ricerca e nel confronto tra colleghi, esigenza oggi imposta sia come dovere clinico che come richiesta da parte dei nostri pazienti sempre più vicini alle nostre conoscenze. L'era della moderna odontoiatria sta subendo un profondo cambiamento sopratutto per quel che riguarda la diagnosi, un importante momento da cui dipende tutto il piano di trattamento, le nostre azioni e quindi il risultato finale atteso dal paziente. L'interesse crescente per questa fase così importante ha mosso negli anni numerose aziende, le quali hanno sviluppato software con interfacce sempre più comunicative, in grado di darci la possibilità di effettuare una pianificazione chirurgica e/o ortodontica virtuale e trasferirla nel piano reale, migliorando la comunicazione ed il marketing e riducendo i rischi dell'atto clinico. Tutto ciò sembra facilitare la nostra attività, ma solo dopo aver affrontato dei costi elevati e una adeguata "curva" di apprendimento si può pensare di dedicare parte del nostro tempo all'utilizzo di queste nuove tecnologie, le quali, sembrano proporsi come la soluzione a tutti i nostri problemi ma non possiedono certo il senso critico dell'appropriatezza clinica che é la misura grazie alla quale diagnosi e terapia risultano efficaci. Il desiderio di voler usare la tecnologia, sta sempre più diventando un dovere; imposto dalle richieste sempre più crescenti dei pazienti, i quali, mossi dalle loro paure sono diventati e diventeranno grazie ai social network, ai media ad internet, più informati in merito alle tecniche del nostro campo. Credo sia nostro dovere informarci e abbracciare questo cambiamento, poiché è l'unico modo per restare sul mercato e dare ai nostri utenti un servizio clinico sempre più specifico e di più facile comprensione. Il nostro scopo è quello di fornire dei servizi legati all'utilizzo delle tecnologie computerizzate , per lo sviluppo di una fase diagnostica, che possa stimolare il miglioramento della comunicazione con il paziente, ma sopratutto attraverso il confronto tra i colleghi, nella ricerca del piano di trattamento più adeguato per il raggiungimento della strada del successo clinico.

Cerec: Da dove partiamo? Sarebbero tante le cose di cui vorrei discutere, sono tante le cose cambiate negli ultimi anni,...
25/01/2021

Cerec: Da dove partiamo?
Sarebbero tante le cose di cui vorrei discutere, sono tante le cose cambiate negli ultimi anni, avere un cerec allo studio da una prospettiva diversa all’intero lavoro clinico, ma prima di considerarne gli aspetti positivi vorrei parlarvi del primo errore che ho commesso all’inizio, ovvero considerare la scansione come la sostituzione dell’impronta tradizionale.
Non voglio certo parlare delle differenze, dei pregi e dei difetti in generale, ma solo del limite che c’è negli scanner, ovvero la mancanza della pressione durante la rilevazione del dettaglio anatomico.
Si tratta di una luce che non è dotata di forza fisica, non è quindi in grado di arrivare dappertutto ed il dettaglio anatomico sarà rilevato solo dove arriverà la luce stessa, questo vale per tutti gli scanner, per cui, per ottenere il meglio da essa, bisogna riallinearsi nella giusta curva di valore del digitale, avere rispetto per la tecnologia e sapersi evolvere con essa. Non potendola considerare come sostituta all’impronta tradizionale ciò che va cercato é il cambiamento che essa richiede. Un cambiamento può mettere disagio impone una spesa di impegno e tempo ma può generare una strategia di mercato in cui non bisogna affatto competere poiché nuova. Un mercato in cui il fattore chiave è il tempo, la moneta essenziale della vita di tutti, e nel settore medico si sa quanto valga questo fattore associato alla salute.
Voi cosa ne pensate del chairside
Siete riusciti ad ottimizzarlo cosa proponete di più tra faccette, intarsi e corone ? quali sono i limiti del sistema e come li avete superati? :

Clin check-intelligenza artificiale:sarà capace di mitigare i dubbi sulle  decisioni terapeutiche?( Il punto interrogati...
10/09/2020

Clin check-intelligenza artificiale:
sarà capace di mitigare i dubbi sulle decisioni terapeutiche?

( Il punto interrogativo è il simbolo del bene, il punto esclamativo è il simbolo del male.)
De Crescenzo

Quale trattamento migliore?�Quale procedura operativa proporre per garantire la massima predicibilitá e il massimo beneficio ai pazienti ?�Quale clinico non si è trovato di fronte ad un dubbio nella decisione delle scelte da adottare?�La descrizione di un piano di trattamento è un momento complesso che da inizio al viaggio di condivisione terapeutica tra clinico e paziente.

Ogni scelta o decisione è condizionata dal contesto in cui viene eseguita, dal tipo di relazione con il paziente e dall’emozione che in quel momento è maggiormente espressa in noi.

Ogni volta in cui cerchiamo di tenere ben distinti i mondo emotivo da quello cognitivo, ci troviamo di fronte ad un paradosso, perché non sempre la nostra scelta è quella migliore, e questo accade anche di fronte ad una diagnosi, perdiamo un po’ del valore fondamentale che dovrebbe accompagnare il processo diagnostico.
La conoscenza medica poggia le proprie basi su studi e ricerche, su esperienze che hanno portato a dei successi e al valore della ripetibilità dei risultati, ma la stessa, una volta appresa, viene espressa da un individuo e quindi rischia di perdere in obiettività perché veicolata da un medico, che per natura è un essere emotivo che pensa.
Si parla tanto di rapporto empatico fra medico paziente e di quanto questo valore giochi un ruolo fondamentale nella relazione, ma di fronte ad una diagnosi, che valore ha l’empatia?
In realtà come in un progetto, ben scritto, il suo ruolo è fondamentale, ma il suo tempo di espressione è successivo alla diagnosi, entra nella relazione della descrizione della diagnosi e non nella progettazione della stessa.
La tecnologia è qui che viene in aiuto al clinico, progettata e caricata di informazioni, dove gli algoritmi matematici gestiscono le competenze condivise con il clinico ma prive di emotività, per restituire alla diagnosi il concetto di biosicurezza.
Infatti il rischio delle decisioni cliniche e quindi soggetta a influenza emozionale , rispetto ad un intelligenza artificiale in cui al suo interna c’è già il limite della scelta da adottare, non è forse meglio adottarla ed accettare il compromesso artificiale, che rischiare l’indecisione ?

L’intelligenza artificiale non ha il senso di colpa legato all’emozione, la bio-sicurezza è un’algoritmo matematico che è in grado di sbagliare, ma in difetto piuttosto che il eccesso, non è dotata di empatia e non ha il desiderio di vittoria terapeutica spinta all’eccesso, quel fattore che in terapia spinge il clinico a voler desiderare il massimo con il rischio che nell’infinità di sfaccettature del percorso ci si imbatti nell’angolo dove ci cela l’errore.

In epoca digitale poi, qual è il giusto rapporto decisionale tra competenza tecnica e clinica? Nei software di utilizzo più comune, non ci sono policy tali da governare rapporti tra queste parti, ma se volessimo considerare tutto questo, come dovrebbe essere valutato con più sicurezza ? Il lavoro di un software dotato di intelligenza artificiale autonoma, quello del clinico che prescrive una decisione, e quella del tecnico che esegue un progetto dettato solo in parte dal clinico?

Attenzione pero non abbiate paura di perdere il timone affidando la vostre decisione ad una A.I., la stessa non è dotata di una autonomia di scelta, ma sviluppa le sue migliori competenze basandosi sulle informazioni e sulle decisioni dettate dal clinico stesso, lasciando ad una semplice revisione, l’approvazione racchiusa nella competenza decisionale.

“Sono le nostre scelte, Harry, che ci mostrano chi siamo veramente, molto più delle nostre capacità” dal film di Harry Potter.

Vincenzo Carbone.

La non prevenzione. La prevenzione vista dal lato inverso ovvero dal lato della salute.Siamo sicuri che se potessimo chi...
15/06/2020

La non prevenzione.

La prevenzione vista dal lato inverso ovvero dal lato della salute.
Siamo sicuri che se potessimo chiedere consiglio al nostro corpo, su come fare a stare eternamente bene, potrebbe indicarci la rotta per conservarla in maniera adeguata, piuttosto che godere di semplici piaceri e non accorgersi di quanto sia importante, semplicemente custodirla.
Le due grande sventure della vita sono una cattiva salute e una cattiva coscienza.
Lev Tolstoj

La prevenzione vista dal lato inverso ovvero dal lato della salute. Siamo sicuri che se potessimo chiedere consiglio al nostro corpo, su come fare a stare et...

Chief complaint:E’ la preoccupazione principale di un paziente che in genere descrive un disagio o un sintomo non necess...
28/05/2020

Chief complaint:

E’ la preoccupazione principale di un paziente che in genere descrive un disagio o un sintomo non necessariamente legato ad una condizione clinica apprezzabile da un punto di vista patologico.

Il paziente è quindi spinto verso il clinico da un bisogno di risoluzione di un disagio che spesso trova anche la sua interpretazione attraverso una diagnosi, ma, quando il clinico non riesce ad allineare le sue conoscenze interpretative alle richieste ed al bisogno del paziente, ciò vuol dire che la strada per la sua descrizione si trova al capitolo desideri, e non necessariamente questi sono scritti nel grande libro della medicina, anzi spesso sono in contrasto con essa e lo scontro è mediato dalla parola etica.

Alla richiesta “ dottore io voglio “ da parte dei pazienti; ć è quasi sempre una risposta di repulsione da parte del mondo odontoiatrico, quasi come reazione di protezione al tentativo di sminuire la disciplina, ciò, non succede in tutti i settori, come in chirurgia plastica dove le regole sembrano essere scritte con modalità diverse o ancora in medicina estetica dove la richiesta è diventata la prima regola da seguire!

Allora alcune domande :

Esiste un giusto rapporto tra i desideri del paziente e la proposta terapeutica?

Ci sono trattamenti in cui la soluzione terapeutica clinica è già allineata al desiderio del paziente?

L’ elemento chiave nel nostro settore è il limite anteriore della dentatura, ed i trattamenti che rispettano entrambe le domande, sono quelli in cui non è richiesta una modifica delle determinanti occlusali posteriori, mentre dalle modifiche degli altri denti davanti al primo molare trovano proprio l’oggetto del miglioramento atteso da entrambi.

I riflessi di queste considerazioni vanno lette nelle immagini dello specchio al capitolo estetica del volto, dove il sorriso resta l’indiscusso protagonista nella lista dei fattori che contano.

Un fattore determinante che rappresenta l’evidenza più semplice da osservare e allo stesso tempo da dover rispettare per le richieste del paziente.

Tali richieste, sia che essi trovino una base razionale nella clinica, sia che pendano dal lato dei desideri, trovano il conforto nella definizione della salute, cosi come recita l’OMS, che pone l’accento non solo sulla semplice assenza della malattia, ma da uno "stato di completo benessere fisico, psichico e sociale.

Vale la pena allora considerare per il successo dei nostri casi clinici, oltre all’allineamento dentale alle determinanti occlusali ed articolari, un’allineamento anche ai desideri emotivi.

Sia come odontoiatri generalisti o come specialisti in ortodonzia, dovremmo inoltre trovare un efficienza nei mezzi per raggiungere tali obbiettivi con una comunicazione chiara e comprensibile dal paziente.

Gli strumenti che più si avvicinano a tali esigenze sono senz’altro gli allineatori, dove la trasparenza ne rappresenta la qualità più evidente; e il percorso adeguato tra chi semplicemente chiede e chi interpreta cosa si potrà ottenere, è messo alla luce da uno strumento che è oggetto del desiderio di entrambi, cioè il sorriso atteso e l’impatto che potrà avere nel volto.

Qual’ è lo strumento ?

Ancora una volta la tecnologia che va considerata un vero e proprio acceleratore della conoscenza.
Non tutti ne sono al corrente, ma da poco più di due mesi, Invisalign ha introdotto un piccolo dettaglio al percorso diagnostico; ovvero la foto del paziente che sorride, alla quale si potrà evidenziare al suo interno il set up del movimento dentale.

Penso che questo avrà un grande impatto su molti aspetti non solo clinici, e ci vorrà del tempo per analizzarne gli effetti; nel frattempo la riflessione è la seguente:

Grazie al rendering del ClinCheck in Face di Invisalign, riusciremo a mostrare il reale futuro degli obiettivi, e finalmente il desiderio atteso e la visione clinica potranno finalmente incontrarsi.

Vincenzo Carbone.

Se la soluzione è nel futuro; non pensate che il futuro possa essere adesso?Stamattina mi sono imbattuto in un articolo ...
09/05/2020

Se la soluzione è nel futuro; non pensate che il futuro possa essere adesso?

Stamattina mi sono imbattuto in un articolo recentissimo “di cui vi lascio il link“ e nelle considerazioni che fa uno dei più grandi esperti in revisione critica della letteratura ovvero

Kevin O’Brien.

Le considerazioni in merito sono relative ad uno studio analitico in cui vengono valutati gli effetti dell’inclusione o dell’omissione della cefalometria sul percorso decisionale diagnostico e sulla pianificazione del trattamento in un gruppo di ortodontisti.

“Value-addition of lateral cephalometric radiographs in orthodontic diagnosis and treatment planning.”

Il Professore emerito O’Brien afferma in relazione all’articolo, che:

Gli studi cefalometrici possano avere un beneficio limitato in termini di processo decisionale. Quindi, forse, dovremmo prescrivere meno esami rx laterolaterali o almeno essere più esigenti in termini di uso della cefalometria?
O potremmo dovremmo sostituire la cefalometria con un uso mirato della CBCT?”

E’ curioso se pensate a tutti gli anni passati con matita e gomma sui lucidi e tele rx, mentre adesso ci sono studi che affermano che in molti casi non sia indispensabile lo studio degli angoli.

L’argomento è interessante e credo che vada analizzato da più punti di vista, così come afferma l’autore del blog più titolato al mondo;
così volevo discutere con voi nel gruppo le sue considerazioni che ho riportato, a cui aggiungo le mie:

In effetti si sta assistendo ad un cambiamento in termini di processo decisionale diagnostico, come naturale evoluzione degli strumenti a nostra disposizione.

E se la valutazione estetica sta diventando essenziale per determinare le scelte dei nostri piani di trattamento, essa andrebbe considerata in maniera ancora più ampia nell’ottica di un punto, che vedo sempre più in risalto al capitolo “lista dei problemi”: ovvero il

-Chief complaint.

Mi è capitato spesso di osservare, durante i webinar a cui ho assistito, a piani di trattamento con al centro; riportati in maniera sempre più dominante, scelte terapeutiche allineate ai bisogni estetici dei pazienti, casi in cui è evidente l’esigenza di mantenere le determinanti occlusali posteriori per migliorare il solo limite estetico anteriore.
Ho apprezzato, oltre gli ottimi risultati dei clinici, quasi una fusione tra, l’interpretazione clinica ortodontica iniziale e la richiesta terapeutica del paziente.

Il sorriso nel volto come guida per entrambi?

Ecco il punto a mio avviso:

Il percorso decisionale ortodontico sta cambiando, perché stanno cambiando gli strumenti a nostra disposizione, e valutazioni legate alla possibilità di accoppiare file stl e dicom a scansioni facciali e foto, finalmente è diventata reale, questi strumenti, aprono ad un mondo di valutazioni, cosi che piani di trattamento di difficile interpretazione assumono sicurezza e predicibilità.
La pre-visualizzazione sta diventando sempre più face driver da quando i ClinChek si sono vestiti del sorriso attraverso le foto del volto come da poco Aligntech permette di ottenere, e tutti gli ortodontisti, ormai sanno dove puntare l’orecchio quando si parla di innovazione nel nostro campo.
Questi strumenti non vanno valutati solo nell’ambito diagnostico clinico, essi hanno dei riflessi anche nel marketing, poiché trovano fondamenti in molteplici aspetti nel mercato dei social e dei bisogni che esso richiede per viverli.

Il bisogno di essere è infatti come non non mai legato alla parola sorriso.

si perché essa, è diventata un bisogno raddoppiato , poiché, a quello “sociale reale” che conoscevamo tutti si è aggiunto quello digitale, vissuto nel tic toc dei social di cui tutti sembrano avere bisogno, ed ecco che il trattamento face driven sembra avere il suo periodo storico iniziato con i giusti mezzi grazie ad aligntech.

Nella mia attività non riesco a farne a meno e vi chiedo se avete provato le esperienze di integrazione tra interpretazione clinica e percezione del paziente in termini di :

Integrazione, della fase diagnostica.

2) Fondamento per il percorso di comunicazione pre clinico.

Vi lascio il link dell’articolo se volete dargli un occhiata.

https://meridian.allenpress.com/angle-orthodontist/article/doi/10.2319/062319-425.1/430472/Value-addition-of-lateral-cephalometric

Indirizzo

Via San Francesco 62
Nola
80035

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 17:00
Martedì 09:00 - 17:00
Mercoledì 09:00 - 17:00
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(Rossella Aurilio)

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In realtà seguire un sentiero già tracciato mentre, si è in formazione è fondamentale ma purtroppo crea anche una serie di stereotipi lavorativi che sono difficili da scardinare: