10/09/2020
Clin check-intelligenza artificiale:
sarà capace di mitigare i dubbi sulle decisioni terapeutiche?
( Il punto interrogativo è il simbolo del bene, il punto esclamativo è il simbolo del male.)
De Crescenzo
Quale trattamento migliore?�Quale procedura operativa proporre per garantire la massima predicibilitá e il massimo beneficio ai pazienti ?�Quale clinico non si è trovato di fronte ad un dubbio nella decisione delle scelte da adottare?�La descrizione di un piano di trattamento è un momento complesso che da inizio al viaggio di condivisione terapeutica tra clinico e paziente.
Ogni scelta o decisione è condizionata dal contesto in cui viene eseguita, dal tipo di relazione con il paziente e dall’emozione che in quel momento è maggiormente espressa in noi.
Ogni volta in cui cerchiamo di tenere ben distinti i mondo emotivo da quello cognitivo, ci troviamo di fronte ad un paradosso, perché non sempre la nostra scelta è quella migliore, e questo accade anche di fronte ad una diagnosi, perdiamo un po’ del valore fondamentale che dovrebbe accompagnare il processo diagnostico.
La conoscenza medica poggia le proprie basi su studi e ricerche, su esperienze che hanno portato a dei successi e al valore della ripetibilità dei risultati, ma la stessa, una volta appresa, viene espressa da un individuo e quindi rischia di perdere in obiettività perché veicolata da un medico, che per natura è un essere emotivo che pensa.
Si parla tanto di rapporto empatico fra medico paziente e di quanto questo valore giochi un ruolo fondamentale nella relazione, ma di fronte ad una diagnosi, che valore ha l’empatia?
In realtà come in un progetto, ben scritto, il suo ruolo è fondamentale, ma il suo tempo di espressione è successivo alla diagnosi, entra nella relazione della descrizione della diagnosi e non nella progettazione della stessa.
La tecnologia è qui che viene in aiuto al clinico, progettata e caricata di informazioni, dove gli algoritmi matematici gestiscono le competenze condivise con il clinico ma prive di emotività, per restituire alla diagnosi il concetto di biosicurezza.
Infatti il rischio delle decisioni cliniche e quindi soggetta a influenza emozionale , rispetto ad un intelligenza artificiale in cui al suo interna c’è già il limite della scelta da adottare, non è forse meglio adottarla ed accettare il compromesso artificiale, che rischiare l’indecisione ?
L’intelligenza artificiale non ha il senso di colpa legato all’emozione, la bio-sicurezza è un’algoritmo matematico che è in grado di sbagliare, ma in difetto piuttosto che il eccesso, non è dotata di empatia e non ha il desiderio di vittoria terapeutica spinta all’eccesso, quel fattore che in terapia spinge il clinico a voler desiderare il massimo con il rischio che nell’infinità di sfaccettature del percorso ci si imbatti nell’angolo dove ci cela l’errore.
In epoca digitale poi, qual è il giusto rapporto decisionale tra competenza tecnica e clinica? Nei software di utilizzo più comune, non ci sono policy tali da governare rapporti tra queste parti, ma se volessimo considerare tutto questo, come dovrebbe essere valutato con più sicurezza ? Il lavoro di un software dotato di intelligenza artificiale autonoma, quello del clinico che prescrive una decisione, e quella del tecnico che esegue un progetto dettato solo in parte dal clinico?
Attenzione pero non abbiate paura di perdere il timone affidando la vostre decisione ad una A.I., la stessa non è dotata di una autonomia di scelta, ma sviluppa le sue migliori competenze basandosi sulle informazioni e sulle decisioni dettate dal clinico stesso, lasciando ad una semplice revisione, l’approvazione racchiusa nella competenza decisionale.
“Sono le nostre scelte, Harry, che ci mostrano chi siamo veramente, molto più delle nostre capacità” dal film di Harry Potter.
Vincenzo Carbone.