NOVA MEDICAL Center

NOVA MEDICAL Center Nova Medical è un centro medico polispecialistico privato e accreditato con il Servizio Sanitario Nazionale. Esperti nella medicina estetica.

Specialisti nel trattamento fisioterapico e riabilitativo. Nova Medical di Nova Milanese è un centro moderno e all'avanguardia che opera con la massima professionalità nel settore della riabilitazione fisica post chirurgica e post traumatica. Si avvale di un'equipe di medici specialisti e operatori altamente qualificati, e dispone di attrezzature tecnologiche per affiancare ciascun paziente con programmi e cure personalizzati. Si occupa di massaggi terapeutici, paraffinoterapia, ultrasuoni, linfodrenaggio, fisioterapia, onde d'urto, elettroterapia, radarterapia, ionoforesi, ultrasuonoterapia, magnetoterapia, e terapie farmacologiche. Inoltre, è a disposizione per consulenza ortopedica, visite fisiatriche, attività di massofisioterapista e podologo, applicazione di taping sportivi, e sedute di ginnastica posturale. Aperto dal lunedì al venerdì dalle 08:00 alle 12:00, e dalle 14:00 alle 18:30. Chiuso il sabato e la domenica.

L’allergia è una risposta anomala del sistema immunitario, che si attiva verso sostanze che, normalmente, sono innocue. ...
24/03/2026

L’allergia è una risposta anomala del sistema immunitario, che si attiva verso sostanze che, normalmente, sono innocue. Le forme allergiche possono essere verso sostanze inalanti, come pollini, epitelio di animali, acari della polvere o muffe, o verso alimenti, farmaci o imenotteri (gli insetti pungitori). La componente allergica può avere base ereditaria, ma è l’esposizione verso l’ambiente che favorisce lo sviluppo della sintomatologia nel singolo paziente. 

Quali sono i sintomi dell’allergia e come si cura?
In base al tipo di allergia, le manifestazioni sintomatiche possono essere a carico di diversi organi e tessuti dell’organismo. La reazione immunitaria che si scatena in seguito al contatto con l’allergene infatti, comporta il rilascio di istamina e altri mediatori chimici, con lo sviluppo della sintomatologia caratteristica a carico di occhi, mucose del naso e/o della bocca, pelle, vie respiratorie. 
I sintomi possono essere simili a quelli di un raffreddore (come congiuntivite e rinite), interessare la cute, per esempio con arrossamento, prurito, eruzioni cutanee, o desquamazione, ma possono avere luogo anche manifestazioni più gravi. Queste possono essere a carico della bocca e del viso, con gonfiore di labbra, lingua, gola e viso, delle vie aeree, con respiro affannato o asma, fino ad arrivare a forme severe di anafilassi, come lo shock anafilattico. 

Come si diagnosticano le allergie? 
Le allergie vengono diagnosticate dallo specialista allergologo, con una visita allergologica e delle prove allergometriche. Tra queste, l’esame di primo livello è rappresentato dal prick test, un esame semplice in cui si posizionano sull’avambraccio degli estratti di allergeni e dunque si esegue in corrispondenza una piccola puntura. Se la persona è sensibile a uno degli allergeni si verifica una reazione cutanea simile alla puntura di zanzara.
In altri casi vengono eseguiti degli esami del sangue specifici, che consentono la ricerca di anticorpi. 

Come si curano le allergie? 
Il trattamento delle allergie varia a seconda del disturbo. Il trattamento è sempre personalizzato, e varia dai comuni antistaminici al cosiddetto "vaccino contro le allergie".

In breve: cos’è davvero il digiuno intermittente (e cosa succede al corpo)Con “digiuno intermittente” si indicano divers...
20/03/2026

In breve: cos’è davvero il digiuno intermittente (e cosa succede al corpo)

Con “digiuno intermittente” si indicano diversi schemi alimentari che alternano periodi senza cibo a finestre in cui si può mangiare. I più diffusi sono:
Alimentazione a tempo ristretto: si consumano tutti i pasti in poche ore (ad esempio 8) e si digiuna nelle restanti.
Schema 5:2: due giorni alla settimana con apporto calorico molto ridotto e cinque giorni con alimentazione abituale.
Digiuno a giorni alterni: un giorno si mangia normalmente, il giorno dopo si limita drasticamente l’energia introdotta.
Digiuno periodico di più giorni: restrizione calorica marcata per alcuni giorni consecutivi, ripetuta ciclicamente.
Il filo conduttore è sempre lo stesso: ridurre il tempo in cui si introduce energia e, spesso, le calorie totali. Nel breve periodo questo può portare a:
Perdita di peso, soprattutto se prima si eccedeva con le porzioni o gli spuntini.
Miglioramento di alcuni parametri metabolici, come glicemia, insulina, trigliceridi o pressione in soggetti sovrappeso.
Maggiore consapevolezza delle abitudini alimentari, perché costringe a strutturare meglio i pasti.

Allo stesso tempo, il corpo reagisce al digiuno attivando meccanismi di adattamento: utilizzo delle riserve energetiche, variazioni ormonali, modifiche dell’appetito. Questi cambiamenti, se protratti o mal gestiti, possono avere anche conseguenze indesiderate.
Non sempre i primi effetti negativi sono eclatanti. Spesso il corpo invia campanelli d’allarme “silenziosi”, che è importante riconoscere per tempo. Tra i sintomi più comuni associati a un digiuno intermittente non adatto alla propria situazione si trovano:
Cefalea ricorrente.
Stanchezza marcata.
Irritabilità, sbalzi di umore, aumento di ansia e stress.
Capogiri, sensazione di testa leggera.
Difficoltà di concentrazione.
Disturbi del sonno.
Episodi di alimentazione incontrollata nelle ore consentite.
nelle ore consentite, con tendenza a compensare troppo.
In alcuni casi possono comparire anche calo eccessivo dell’appetito, perdita di cicli mestruali nelle donne molto magre, peggioramento di sintomi gastrointestinali.
https://www.my-personaltrainer.it/dieta/digiuno-intermit

La Fondazione Gimbe ha lanciato l'allarme sul sistema sanitario italiano: mancano più di 5.700 medici di famiglia e entr...
19/03/2026

La Fondazione Gimbe ha lanciato l'allarme sul sistema sanitario italiano: mancano più di 5.700 medici di famiglia e entro il 2028 sono previsti 8.000 pensionamenti. La fondazione critica l'attuale rapporto medico-paziente, sostenendo che l'invecchiamento demografico e l'aumento delle malattie croniche rendano inadeguati gli I numeri dipingono un quadro chiaro della trasformazione demografica del Paese. La percentuale di popolazione sopra i 65 anni è cresciuta dal 12,9% del 1985 al 24,7% del 2025. Gli over 80 sono passati dal 2,5% al 7,8% nello stesso periodo.
La crisi si manifesta concretamente in diverse località italiane. A Tolentino mancano tre medici di famiglia e l'Azienda Sanitaria Territoriale ha risposto aumentando il limite a 1.800 pazienti per medico. L'Alleanza Verdi e Sinistra ha attaccato la gestione della sanità locale, affermando: «La riforma creata dall'Ast non ha migliorato i servizi offerti.»
Il co-portavoce di AVS, Sandro Bisonni, ha inquadrato il problema in una dimensione sistemica: «I medici diminuiscono da anni, non da ieri e i nuovi incarichi restano vuoti perché il sistema non è attrattivo.» Bisonni ha poi avvertito: «Scaricare il problema sui pochi rimasti aumentando i pazienti per medico non è la soluzione, perché i medici sono già al collasso e a rimetterci sono i cittadini che si trovano con un servizio, per cui pagano le tasse, sempre peg
Nel 2024, 11,3 milioni di persone sopra i 65 anni soffrivano di almeno una malattia cronica, con 8,1 milioni che ne presentavano due o più. Il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, ha sottolineato le conseguenze: «L'invecchiamento della popolazione e l'aumento delle malattie croniche generano bisogni assistenziali molto più complessi rispetto al passato. Di conseguenza, un massimale di 1.500 assistiti per medico di famiglia, adeguato al quadro demografico sino agli anni Novanta, oggi riduce il tempo da dedicare ai pazienti, aumenta i carichi di lavoro e genera inevitabili ripercussioni su accessibilità e qualità dell'assistenza.»

https://www.upday.com/it/salute-e-benessere/mancano-5700-medici-di-famiglia-e-8000-vanno-in-pensione-entro-il-2028/qv03fqt?utm_campaign=yana

Il magnesio è un minerale essenziale per la salute del corpo e il corretto funzionamento delle cellule. Poiché viene per...
18/03/2026

Il magnesio è un minerale essenziale per la salute del corpo e il corretto funzionamento delle cellule. Poiché viene perso con la sudorazione insieme ad altri sali minerali, è importante assumerlo con la dieta o, se necessario, con integratori specifici. 

Ne parliamo con il dottor Simone Carnier, nutrizionista presso l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Rozzano e i centri medici Humanitas Medical Care.

A cosa serve il magnesio?
Il magnesio è coinvolto in oltre 300 reazioni cellulari. Insieme a calcio e fosforo, contribuisce alla formazione della struttura ossea e favorisce la trasmissione degli impulsi nelle membrane muscolari e nervose. Inoltre, modula la glicemia migliorando la sensibilità all’insulina. Partecipa anche alla sintesi proteica e alla produzione di energia: metabolismo dei lipidi e produzione di ATP (adenosina trifosfato).

Carenza di magnesio: i sintomi
La carenza di magnesio è rara in persone sane con una dieta varia ed equilibrata (5 porzioni di frutta e verdura). Tuttavia, può essere causata da un’alimentazione poco bilanciata, da un’aumentata richiesta dovuta a fattori come l’abuso di alcol, o da una perdita legata a patologie gastrointestinali. Anche l’assunzione di alcuni farmaci, come antibiotici, lassativi o diuretici, può incrementare l’eliminazione del magnesio dal corpo, contribuendo a una sua carenza.

I principali sintomi della carenza di magnesio sono sia di natura fisica sia psicologica. Tra questi indichiamo:

variazioni dell’umore come ansia, irritabilità, nervosismo

incremento della pressione arteriosa sistolica

crampi e contrazioni muscolari

gastrite, stipsi

dolori premestruali

insonnia, stanchezza mentale, mal di testa

astenia

fascicolazioni alle palpebre.

Magnesio: in quali cibi si trova?
L’assunzione giornaliera raccomandata di magnesio è di 240 mg per maschi e femmine dai 18 anni in poi. Il magnesio è presente in quantità rilevanti in molti alimenti tipici di una dieta varia ed equilibrata: cereali integrali (120-150 mg/100 g), frutta fresca (ad esempio, banane: 27 mg/100 g), frutta secca (circa 200 mg/100 g), legumi secchi (come piselli, ceci, fagioli e lenticchie) e verdure a foglia verde.

Mandorle ogni giorno: cosa succede al corpoLe mandorle sono un concentrato di nutrienti utili. Una porzione standard di ...
17/03/2026

Mandorle ogni giorno: cosa succede al corpo

Le mandorle sono un concentrato di nutrienti utili. Una porzione standard di 30 grammi (circa 20 mandorle) apporta all’incirca 200 kcal, ma in queste calorie si trovano soprattutto grassi insaturi, fibre e proteine vegetali, oltre a vitamine e minerali.
Tra i benefici più interessanti emersi dagli studi:
Colesterolo più favorevole: un consumo quotidiano di mandorle è stato associato a una riduzione del colesterolo LDL (il cosiddetto “cattivo”) e al mantenimento o lieve aumento dell’HDL, considerato protettivo.

Supporto al cuore e ai vasi sanguigni: i grassi monoinsaturi, simili a quelli dell’olio extravergine d’oliva, contribuiscono a un profilo lipidico migliore e possono aiutare nel lungo periodo la salute cardiovascolare.
Effetto saziante: fibre e proteine rallentano la digestione, rendendo lo spuntino più “duraturo” e potenzialmente utile in percorsi di controllo del peso.
Vitamina E e antiossidanti: la mandorla è una delle principali fonti alimentari di vitamina E, un antiossidante che protegge le cellule dallo stress ossidativo.
Magnesio e rame: minerali coinvolti nel metabolismo energetico, nel funzionamento muscolare e nel buon lavoro del sistema nervoso.

È importante ricordare che i benefici si osservano in un contesto di alimentazione complessiva equilibrata: le mandorle non “curano”, ma possono essere un tassello di uno stile di vita orientato alla prevenzione.
Circa 30 g al giorno (20 mandorle): è la dose più utilizzata negli studi e anche la più facile da gestire nella vita quotidiana. In questa fascia sono stati osservati effetti favorevoli su colesterolo, intestino e controllo glicemico grazie alla combinazione di fibre e grassi “buoni”.
Quantità maggiori (fino a 45–60 g): alcuni lavori, in particolare su persone con sindrome metabolica, hanno utilizzato dosi più alte, come 45 mandorle al giorno. In questi casi sono stati riportati miglioramenti su:
marker di infiammazione,
profilo lipidico (colesterolo totale e LDL),
alcuni parametri legati all’infiammazione intestinale.
Studi fino a circa 50–60 g/die per periodi di alcune settimane hanno mostrato riduzioni di parametri infiammatori.

In breve: 5 segnali fisici di stress emotivoLa salute moderna è definita come una condizione di armonia globale, superan...
16/03/2026

In breve: 5 segnali fisici di stress emotivo

La salute moderna è definita come una condizione di armonia globale, superando la distinzione tra disturbi della mente e del corpo. Ogni stato emotivo prolungato innesca risposte neuroendocrine che, se costanti, logorano le riserve energetiche e alterano la funzionalità dei tessuti.

I 5 segnali fisici del sovraccarico emotivo

Stanchezza cronica e letargia che non trovano sollievo nel sonno, manifestandosi come pesantezza degli arti sin dal risveglio.

Tensioni muscolari persistenti a cervicale, spalle e mascella, che agiscono come una "corazza" protettiva contro lo stress.

Disturbi gastrointestinali mediati dall'asse intestino-cervello, come gonfiori improvvisi, inappetenza o attacchi di fame nervosa.

Nebbia cognitiva e calo della concentrazione, dovuti al cervello che opera in modalità risparmio per gestire il carico emotivo.

Difese immunitarie indebolite che espongono l'organismo a infezioni ricorrenti, afte, herpes labiali o dermatiti.

Perché il corpo reagisce allo stress emotivo

Il cervello impegnato in preoccupazioni costanti consuma immense risorse metaboliche, lasciando il corpo in uno stato di privazione energetica.

La contrazione muscolare involontaria riduce l'apporto di ossigeno ai tessuti, favorendo l'insorgenza di cefalee muscolo-tensive.

Le emozioni intense influenzano direttamente la produzione di enzimi digestivi e la composizione del microbiota intestinale.

Strategie per il recupero del benessere

Integrare l'attività fisica aerobica per favorire lo smaltimento degli ormoni dello stress e migliorare sensibilmente l'umore.

Adottare la respirazione diaframmatica per stimolare il sistema parasimpatico e ridurre la frequenza cardiaca.

Monitorare la dieta privilegiando alimenti freschi e ricchi di magnesio per sostenere attivamente il sistema nervoso.

Definire confini chiari tra il dovere e il riposo creativo per evitare il raggiungimento del limite di sopportazione.

https://m.my-personaltrainer.it/salute-benessere/salute-emotiva-5-segnali-fisici-che-il-corpo-invia-e-che-vengono-scambiati-per-stanchezza.html

La tabella dei valori: cosa dicono le linee guida internazionaliLe autorità sanitarie internazionali hanno stabilito par...
13/03/2026

La tabella dei valori: cosa dicono le linee guida internazionali
Le autorità sanitarie internazionali hanno stabilito parametri chiari per definire cosa sia considerato normale e cosa invece richieda attenzione. Sebbene ogni individuo abbia una storia clinica unica, i riferimenti generali per un adulto di 50 anni si possono riassumere in categorie precise. La pressione ottimale è considerata quella inferiore a 120 mmHg per la sistolica (la massima) e inferiore a 80 mmHg per la diastolica (la minima). Quando i valori si attestano tra 120 e 129 di massima, si parla di pressione normale, ma è già un segnale che invita alla vigilanza. Si entra nell’area dell’ipertensione di grado 1 quando la massima oscilla stabilmente tra 130 e 139 o la minima tra 85 e 89. Oltre la soglia di 140/90 mmHg, il consenso scientifico definisce lo stato di ipertensione conclamata, una condizione che necessita di un intervento clinico mirato, sia esso comportamentale o farmacologico.

Sintomi e segnali: quando è necessario consultare il medico
Uno degli errori più comuni è attendere la comparsa di sintomi prima di preoccuparsi della propria pressione. Tuttavia, esistono segnali che, sebbene aspecifici, non dovrebbero mai essere sottovalutati, specialmente se si manifestano in modo ricorrente. Forti mal di testa improvvisi, spesso localizzati alla nuca e presenti al risveglio, una sensazione di stordimento, ronzii nelle orecchie o piccole perdite di sangue dal naso possono indicare picchi pressori significativi. È fondamentale comprendere che il danno vascolare avviene in modo silente, agendo non solo sul cuore ma anche sui reni e sulla vista. Se le misurazioni effettuate a casa, in condizioni di riposo, mostrano valori costantemente superiori a 140/90, è opportuno programmare un consulto professionale per valutare il profilo di rischio complessivo e non basarsi su un singolo dato isolato, che potrebbe essere influenzato da stress momentaneo o attività fisica recente.
La buona notizia è che la pressione arteriosa risponde in modo eccellente ai cambiamenti dello stile di vita, specialmente se adottati intorno ai 50 anni.

Quando la felicità fa paura. Cosa si intende per cherofobiaLa cherofobia viene descritta come una resistenza attiva alla...
12/03/2026

Quando la felicità fa paura. Cosa si intende per cherofobia

La cherofobia viene descritta come una resistenza attiva alla felicità. Chi ne è coinvolto non solo non insegue le occasioni piacevoli, ma può arrivare a scansarle con attenzione.
Non si tratta necessariamente di depressione: molte persone cherofobiche riescono a portare avanti il lavoro, gli impegni quotidiani, le relazioni, ma lo fanno mantenendo la propria vita emotiva su un livello “basso”, neutro, che appare più controllabile e meno rischioso.
Questa tendenza si può osservare in tre aree principali:
Pensieri: idee ricorrenti e pessimistiche del tipo “se sono felice, poi succederà qualcosa di terribile”, oppure “chi è troppo felice diventa superficiale o egoista”.
Emozioni: ansia, tensione o inquietudine quando si avvicinano eventi potenzialmente piacevoli (una festa, un appuntamento, un traguardo lavorativo). Comportamenti: rifiuto di inviti, rinuncia a opportunità positive, sabotaggio dei propri successi per non esporsi troppo.
Il risultato è una vita apparentemente “tranquilla”, ma spesso impoverita di esperienze gratificanti: meno relazioni profonde, meno progetti nuovi, meno aperture al cambiamento.
La cherofobia non è ancora riconosciuta come disturbo autonomo nei principali manuali diagnostici. Uno dei nuclei più frequenti è la credenza che alla felicità segua inevitabilmente qualcosa di negativo. Una sorta di “superstizione emotiva”: più ci si sente bene, più si teme la caduta. Alcune persone arrivano a preferire uno stato emotivo neutro pur di non esporsi al rischio di perdere qualcosa di bello. Il timore della perdita, in questo senso, pesa più del piacere del momento.
Un altro elemento riguarda l’idea che chi è felice sia meno profondo o meno responsabile. In questa visione, la “vera maturità” coinciderebbe con uno sguardo costantemente serio, quasi cupo, perché troppo consapevole del dolore nel mondo. La cultura occidentale contemporanea alimenta in modo costante l’aspettativa di una felicità continua, stabile e misurabile. Quando la paura di essere felici impedisce di cogliere opportunità importanti sul lavoro, nelle relazioni o nella vita personale, può essere utile un percorso mirato

Un girovita superiore agli 88 o 102 cm: cosa rischia il cuore e come intervenireIl girovita superiore a 88 cm nelle donn...
10/03/2026

Un girovita superiore agli 88 o 102 cm: cosa rischia il cuore e come intervenire
Il girovita superiore a 88 cm nelle donne e 102 cm negli uomini è considerato un segnale di allarme per la salute cardiovascolare dalle principali società scientifiche internazionali. Non si tratta di una semplice misura estetica, ma di un indicatore di grasso viscerale in eccesso, il tessuto adiposo che si accumula in profondità nell’addome attorno agli organi interni.
Le evidenze scientifiche indicano che un girovita aumentato si associa a un rischio più elevato di infarto, ictus, diabete di tipo 2 e ipertensione, anche in persone che hanno un peso complessivo solo lievemente aumentato. In altre parole, la distribuzione del grasso conta almeno quanto il numero sulla bilancia.

Intervenire è possibile e utile a qualsiasi età. Riduzioni anche modeste del girovita, nell’ordine di 3-5 cm, sono state associate in diversi studi a miglioramenti della pressione arteriosa, dei livelli di zuccheri nel sangue e dei grassi circolanti. Non esiste però un singolo alimento o esercizio “miracoloso”: è l’insieme di alimentazione, movimento e stile di vita a fare la differenza.

Perché il grasso addominale mette a rischio cuore e vasi
Il girovita è una misura semplice che riflette, in buona parte, la quantità di grasso viscerale. Questo tipo di grasso, a differenza di quello sottocutaneo che si trova appena sotto la pelle, è localizzato in profondità nella cavità addominale, intorno a organi come fegato, pancreas e intestino. La ricerca ha dimostrato che il grasso viscerale è metabolicamente attivo e agisce come un vero e proprio organo endocrino, producendo ormoni e sostanze infiammatorie.
Un girovita superiore alle soglie di 88 e 102 cm si associa spesso alla cosiddetta sindrome metabolica, un insieme di fattori di rischio che comprende ipertensione, iperglicemia, dislipidemia e obesità addominale. Le linee guida internazionali riconoscono la sindrome metabolica come un forte predittore di eventi cardiovascolari. In questa prospettiva, la circonferenza vita diventa un indicatore pratico per intercettare precocemente chi potrebbe beneficiare di un intervento sullo stile di vita.

09/03/2026

Indirizzo

Via Roma, 21
Nova Milanese
20834

Orario di apertura

Lunedì 08:00 - 12:00
14:00 - 18:30
Martedì 08:00 - 12:00
14:00 - 18:30
Mercoledì 08:00 - 12:00
14:00 - 18:30
Giovedì 08:00 - 12:00
14:00 - 18:30
Venerdì 08:00 - 12:00
14:00 - 18:30

Telefono

+390362366108

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