29/04/2026
𝗤𝘂𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗶𝗹 𝘁𝘂𝗼 𝗰𝗼𝗿𝗽𝗼 𝗰𝗲𝗿𝗰𝗮 𝗱𝗶 𝗱𝗶𝗿𝘁𝗶 (𝗲 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝗻𝗼𝗻 𝗿𝗶𝗲𝘀𝗰𝗲)
Ogni sintomo psicologico come una compulsione, la depressione, l'ansia cronica, l'inibizione o la deflessione non è un'entità autonoma, ma il risultato di un conflitto irrisolto tra un'emozione autentica e le forze che ne impediscono l'accesso conscio.
Il triangolo del conflitto è lo strumento concettuale fondamentale dell'ISTDP e non è solo uno schema descrittivo, ma una mappa di intervento momento per momento in corso di seduta.
Il sintomo è sempre una soluzione (o un tentativo di soluzione), mai un problema primario.
𝗩𝗲𝗿𝘁𝗶𝗰𝗲 𝟭 - 𝗟'𝗘𝗺𝗼𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 (𝗘)
L'emozione nel modello ISTDP è sempre un'emozione complessa e stratificata, non uno stato semplice. Davanloo parla di emozioni miste perché raramente si prova solo tristezza o solo rabbia verso una persona significativa.
Più spesso coesistono amore e odio, bisogno e risentimento, desiderio e paura della vicinanza.
L'emozione prototipica nel lavoro ISTDP è la 𝗿𝗮𝗯𝗯𝗶𝗮 𝗶𝗻𝗰𝗼𝗻𝘀𝗰𝗶𝗮, quindi non la rabbia conscia e verbalizzabile ma quella primaria, viscerale, che il paziente non si permette di sentire e che può coesistere con amore profondo verso la stessa persona.
A tutti gli effetti si tratta di un'aggressività arcaica e preverbale che il bambino ha dovuto seppellire per preservare il legame con il caregiver.
𝗣𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝗲̀ 𝗶𝗻𝗮𝗰𝗰𝗲𝘀𝘀𝗶𝗯𝗶𝗹𝗲
L'emozione non è repressa per debolezza, ma è stata dissociata perché sentirla era incompatibile con la sopravvivenza relazionale.
Un bambino che prova una rabbia intensa verso il genitore da cui dipende non può permettersi di esprimerla dato che rischia di perdere l'attaccamento, di essere punito e di distruggere l'immagine del genitore buono di cui ha bisogno.
La soluzione è costruire una struttura difensiva che impedisca all'emozione di emergere.
𝗟'𝗲𝗺𝗼𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗻𝗲𝗹𝗹'𝗮𝗱𝘂𝗹𝘁𝗼
Nell'adulto questa struttura è diventata carattere.
L'emozione non è scomparsa, ma rimane attiva nell'inconscio, pronta ad attivarsi ogni volta che il contesto interpersonale replica, anche vagamente, la situazione originaria.
È lì, sotto la difesa, e genera pressione costante.
𝗩𝗲𝗿𝘁𝗶𝗰𝗲 𝟮 - 𝗟'𝗔𝗻𝘀𝗶𝗮 (𝗔)
L'ansia nell'ISTDP non è il disturbo, ma il segnale che un'emozione si sta avvicinando alla superficie. Ogni volta che nel colloquio terapeutico o nella vita l'emozione sottostante inizia ad emergere, il sistema nervoso la rileva come minacciosa e produce ansia come risposta di allarme.
Questo significa che l'ansia, paradossalmente, è un buon segno terapeutico: indica che il lavoro sta toccando qualcosa di reale.
𝗜 𝘁𝗿𝗲 𝗰𝗮𝗻𝗮𝗹𝗶 𝗱𝗶 𝘀𝗰𝗮𝗿𝗶𝗰𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹'𝗮𝗻𝘀𝗶𝗮
L'ansia non si manifesta in modo uniforme, ma si scarica attraverso canali fisiologici diversi e il canale attivo in un dato paziente determina la strategia terapeutica.
𝘔𝘶𝘴𝘤𝘰𝘭𝘪 𝘴𝘵𝘳𝘪𝘢𝘵𝘪 (𝘤𝘢𝘯𝘢𝘭𝘦 1)
Tensione muscolare, mani che si stringono, mascella serrata, spalle rigide, voce che si incrina, irrequietezza motoria. È il canale di scarica più favorevole: indica che l'Io ha sufficiente struttura per contenere l'emozione mentre viene attivata. Il terapeuta può lavorare con pressione progressiva.
𝘔𝘶𝘴𝘤𝘰𝘭𝘢𝘵𝘶𝘳𝘢 𝘭𝘪𝘴𝘤𝘪𝘢 𝘦 𝘴𝘪𝘴𝘵𝘦𝘮𝘢 𝘯𝘦𝘳𝘷𝘰𝘴𝘰 𝘢𝘶𝘵𝘰𝘯𝘰𝘮𝘰 (𝘤𝘢𝘯𝘢𝘭𝘦 2)
Nausea, crampi addominali, diarrea, palpitazioni, difficoltà respiratorie, cefalea. Il sistema nervoso autonomo si è attivato perché la pressione emotiva supera la capacità di contenimento dei muscoli striati. Il terapeuta deve ridurre la pressione e non aumentarla, altrimenti il paziente somatizza invece di accedere all'emozione.
𝘊𝘰𝘨𝘯𝘪𝘵𝘪𝘷𝘰-𝘱𝘦𝘳𝘤𝘦𝘵𝘵𝘪𝘷𝘰 (𝘤𝘢𝘯𝘢𝘭𝘦 3)
Confusione, nebbia mentale, derealizzazione, difficoltà a seguire il filo del discorso, sensazione di "non esserci". È il canale più fragile strutturalmente e richiede massima cautela indicando che l'Io, sotto pressione emotiva, tende a scompensi dissociativi. In questi casi il lavoro è prima di tutto sulla capacità di tollerare l'ansia stessa, prima ancora di avvicinarsi all'emozione.
𝗜𝗹 𝗺𝗼𝗻𝗶𝘁𝗼𝗿𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗶𝗻𝘂𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹'𝗮𝗻𝘀𝗶𝗮 𝗶𝗻 𝘀𝗲𝗱𝘂𝘁𝗮
Il terapeuta ISTDP legge costantemente i segnali non verbali del paziente per sapere in quale canale sta scaricando. Non si tratta di un'intuizione clinica generica, ma di un'osservazione sistematica e in tempo reale di postura, respiro, tono muscolare, colore cutaneo e qualità dello sguardo. Questo permette di calibrare la pressione terapeutica momento per momento.
𝗩𝗲𝗿𝘁𝗶𝗰𝗲 𝟯 - 𝗟𝗮 𝗗𝗶𝗳𝗲𝘀𝗮 (𝗗)
La difesa è la risposta adattiva che il sistema ha costruito per impedire all'emozione di emergere e per mantenere l'ansia ad un livello tollerabile. Nell'infanzia era probabilmente necessaria o, almeno, comprensibile. Nell'adulto è diventata automatica e rigida, producendo il sintomo.
Nell'ISTDP la difesa non viene abbattuta né aggirata, ma identificata, nominata e la sua funzione viene resa esplicita al paziente con rispetto, ma anche con chiarezza sulla sua natura ostruttiva.
𝗧𝗶𝗽𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗲 𝗱𝗶 𝗱𝗶𝗳𝗲𝘀𝗮
Le difese nell'ISTDP vengono classificate in base alla loro distanza dall'emozione e al loro livello di primitività:
𝘋𝘪𝘧𝘦𝘴𝘦 𝘵𝘢𝘵𝘵𝘪𝘤𝘩𝘦 (𝘴𝘶𝘭𝘭𝘢 𝘤𝘰𝘮𝘶𝘯𝘪𝘤𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦)
Vaghezza (parlare in modo indefinito), razionalizzazione, cambiare argomento, domande retoriche, risposte prolisse che non dicono nulla. Sono le più superficiali e le prime a comparire quando il terapeuta si avvicina al nucleo emotivo.
𝘋𝘪𝘧𝘦𝘴𝘦 𝘤𝘢𝘳𝘢𝘵𝘵𝘦𝘳𝘪𝘢𝘭𝘪
Compiacenza, distacco intellettuale, ironia difensiva, passività, eccessiva cortesia. Sono più radicate e spesso ego-sintoniche, con il paziente che non le riconosce come difese ma come tratti della propria personalità.
𝘋𝘪𝘧𝘦𝘴𝘦 𝘥𝘪 𝘳𝘦𝘱𝘳𝘦𝘴𝘴𝘪𝘰𝘯𝘦
Soppressione attiva dell'emozione, isolamento dell'affetto, formazione reattiva. L'emozione è presente ma al tempo stesso separata dalla cognizione. Il paziente può descrivere eventi traumatici in modo piatto, come se riguardassero un'altra persona.
𝘋𝘪𝘧𝘦𝘴𝘦 𝘱𝘪𝘶̀ 𝘱𝘳𝘪𝘮𝘪𝘵𝘪𝘷𝘦
Proiezione, scissione, negazione, somatizzazione. Compaiono nei profili con organizzazione borderline o con storia traumatica significativa.
𝗟𝗮 𝗱𝗶𝗳𝗲𝘀𝗮 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶𝗰𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲
Nel lavoro ISTDP, la difesa che emerge in seduta con il terapeuta è la stessa che il paziente usa nelle relazioni significative.
Il qui e ora della seduta è quindi una finestra privilegiata sul pattern relazionale che si manifesta direttamente dal vivo, senza bisogno di complessi questionari anamnestici.
𝗟'𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶𝗻𝗮𝗺𝗶𝗰𝗮 𝘁𝗿𝗮 𝗶 𝘁𝗿𝗲 𝘃𝗲𝗿𝘁𝗶𝗰𝗶
I tre vertici non sono statici e tra di loro esiste una relazione circolare e continua.
𝘌𝘮𝘰𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘢𝘵𝘵𝘪𝘷𝘢𝘵𝘢 → 𝘈𝘯𝘴𝘪𝘢 → 𝘋𝘪𝘧𝘦𝘴𝘢 → 𝘌𝘮𝘰𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘣𝘭𝘰𝘤𝘤𝘢𝘵𝘢 (𝘦 𝘪𝘭 𝘤𝘪𝘤𝘭𝘰 𝘳𝘪𝘤𝘰𝘮𝘪𝘯𝘤𝘪𝘢)
Il lavoro del terapeuta ISTDP consiste nell'interrompere questo ciclo dal lato della difesa rendendola visibile e inefficace, in modo che l'emozione possa emergere attraverso il canale dell'ansia in modo tollerabile.
Quando l'emozione raggiunge la piena coscienza, con tutta la sua intensità corporea, si produce quello che Davanloo chiama 𝘀𝗯𝗹𝗼𝗰𝗰𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹'𝗶𝗻𝗰𝗼𝗻𝘀𝗰𝗶𝗼, un momento di apertura in cui materiale rimasto inaccessibile per anni diventa improvvisamente disponibile.