07/01/2026
[𝗟’𝗶𝗻𝗴𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗮𝗻𝗶𝗺𝗮 𝗴𝗲𝗺𝗲𝗹𝗹𝗮: 𝗹’𝗮𝗿𝗰𝗵𝗲𝘁𝗶𝗽𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗔𝗻𝗶𝗺𝗮 𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗔𝗻𝗶𝗺𝘂𝘀 𝗲 𝗹𝗮 𝗽𝗲𝗿𝗱𝗶𝘁𝗮 𝗱𝗲𝗶 𝗰𝗼𝗻𝗳𝗶𝗻𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗜𝗼].
In alcuni casi, la relazione di coppia diventa il luogo privilegiato di una proiezione archetipica, quella dell’Anima o dell’Animus.
Per via del funzionamento stesso della psiche umana, diventa estremamente difficile ritirare questo tipo di proiezione finché si è in relazione.
Secondo Carl Gustav Jung, Anima e Animus sono 𝗶𝗺𝗺𝗮𝗴𝗶𝗻𝗶 𝗮𝗿𝗰𝗵𝗲𝘁𝗶𝗽𝗶𝗰𝗵𝗲 dell’inconscio collettivo che rappresentano, rispettivamente, il principio femminile nell’uomo e il principio maschile nella donna.
Queste immagini non sono semplici tratti di personalità, ma strutture simboliche molto potenti, cariche di affettività e di energia psichica.
Quando non vengono riconosciute come parti interne, analogamente a quanto accade per tutte le altre istanze psichiche tendono inevitabilmente ad 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗽𝗿𝗼𝗶𝗲𝘁𝘁𝗮𝘁𝗲 𝗮𝗹𝗹’𝗲𝘀𝘁𝗲𝗿𝗻𝗼, quasi sempre su una figura significativa del sesso opposto.
Il partner che sembra identico alla nostra Anima o al nostro Animus non è tale in quanto persona reale, ma perché viene investito di un contenuto inconscio che non appartiene a lui, bensì alla psiche di chi proietta.
In questa fase, la relazione assume un carattere numinoso dove l’altro appare unico, assoluto e necessario, spesso accompagnato da un senso di destino o di riconoscimento immediato.
𝗜𝗹 𝗴𝗿𝗼𝘀𝘀𝗼 𝗽𝗿𝗼𝗯𝗹𝗲𝗺𝗮 𝗱𝗶 𝗳𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗲̀ 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗶𝗼̀ 𝗰𝗵𝗲 𝘃𝗶𝗲𝗻𝗲 𝗮𝗺𝗮𝘁𝗼 𝗼𝗱 𝗼𝗱𝗶𝗮𝘁𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝗹’𝗮𝗹𝘁𝗿𝗼 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘀𝘂𝗮 𝗿𝗲𝗮𝗹𝘁𝗮̀, 𝗺𝗮 𝗹’𝗶𝗺𝗺𝗮𝗴𝗶𝗻𝗲 𝗮𝗿𝗰𝗵𝗲𝘁𝗶𝗽𝗶𝗰𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗲𝗴𝗹𝗶 𝗶𝗻𝗰𝗮𝗿𝗻𝗮 𝗶𝗻𝗰𝗼𝗻𝘀𝗰𝗶𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲.
È qui che possiamo comprendere perché la proiezione non possa essere ritirata finché il rapporto è attivo.
La relazione stessa funge da 𝘤𝘰𝘯𝘵𝘦𝘯𝘪𝘵𝘰𝘳𝘦 𝘱𝘳𝘰𝘪𝘦𝘵𝘵𝘪𝘷𝘰 e la presenza concreta dell’altro, il legame affettivo, il desiderio e la dipendenza emotiva mantengono viva l’illusione che l’Anima o l’Animus risiedano realmente fuori da sé.
Ogni interazione rafforza e cristallizza la proiezione perché l’inconscio trova continue conferme simboliche, anche quando la realtà dell’altro le contraddice.
Il tentativo di vedere la proiezione mentre si resta immersi nella relazione è spesso destinato a fallire. La coscienza può intuire qualcosa, ma l’investimento libidico rimane attivo.
𝗜𝗻 𝗮𝘀𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗱𝗶 𝗱𝗶𝘀𝘁𝗮𝗻𝘇𝗮 𝗽𝘀𝗶𝗰𝗵𝗶𝗰𝗮 𝗲 𝗿𝗲𝗹𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲, 𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗼𝗶𝗲𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗼𝗹𝗼 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲, 𝗺𝗮 𝘁𝗲𝗻𝗱𝗲 𝗮𝗱 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗻𝘀𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮𝗿𝘀𝗶.
L’altro viene progressivamente svuotato della sua soggettività reale e trasformato sempre più in mero supporto dell’immagine archetipica. Questo processo può portare a dinamiche di idealizzazione estrema e di fusione oppure, nel polo opposto, di persecuzione e distruttività.
Ad un certo punto, la proiezione può diventare talmente forte da trasformarsi in psicosi perché si assiste ad una perdita progressiva del confine tra mondo interno e mondo esterno.
𝗟’𝗜𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝗿𝗶𝗲𝘀𝗰𝗲 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗮 𝗱𝗶𝘀𝘁𝗶𝗻𝗴𝘂𝗲𝗿𝗲 𝗰𝗶𝗼̀ 𝗰𝗵𝗲 𝗮𝗽𝗽𝗮𝗿𝘁𝗶𝗲𝗻𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗿𝗶𝗮 𝘃𝗶𝘁𝗮 𝗽𝘀𝗶𝗰𝗵𝗶𝗰𝗮 𝗱𝗮 𝗰𝗶𝗼̀ 𝗰𝗵𝗲 𝗮𝗽𝗽𝗮𝗿𝘁𝗶𝗲𝗻𝗲 𝗮𝗹𝗹’𝗮𝗹𝘁𝗿𝗼.
Nei casi più estremi il partner viene vissuto come onnipotente, salvifico o demoniaco ed ogni evento relazionale assume un significato assoluto e totalizzante.
Non si tratta necessariamente di una psicosi clinica strutturata, ma di un funzionamento psichico di tipo psicotico, caratterizzato da una concretezza simbolica e da una forte alterazione del senso di realtà.
Il ritiro della proiezione richiede, invece, una separazione non solo fisica, ma soprattutto psichica. È necessario che il legame venga sospeso o profondamente trasformato affinché l’energia proiettata possa tornare all’interno e l’immagine dell’Anima o dell’Animus venga riconosciuta come contenuto interno da integrare.
Questo processo è spesso terribilmente doloroso perché implica la perdita dell’illusione, del senso di completezza e di salvezza che la proiezione offriva.
In una prospettiva terapeutica, 𝗶𝗹 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗼 𝗰𝗼𝗻𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲 𝗻𝗲𝗹 𝗱𝗶𝗳𝗳𝗲𝗿𝗲𝗻𝘇𝗶𝗮𝗿𝗲 𝗹’𝗮𝗹𝘁𝗿𝗼 𝗱𝗮𝗹𝗹’𝗮𝗿𝗰𝗵𝗲𝘁𝗶𝗽𝗼 𝗲 𝗹’𝗮𝗿𝗰𝗵𝗲𝘁𝗶𝗽𝗼 𝗱𝗮𝗹𝗹’𝗜𝗼.
Solo quando l’Anima o l’Animus vengono progressivamente interiorizzati, la relazione può eventualmente rinascere su un piano più reale, umano e limitato, oppure concludersi senza che ciò comporti un crollo rovinoso dell’identità.
In assenza di questo lavoro, la relazione resta sotto scacco matto della proiezione e l’individuo rimane alienato da una parte essenziale della propria vita psichica.