11/11/2023
Mamma ma perché lui sta su quella carrozzina?
Perché non cammina?
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Imbarazzo…
“Sssss…. Abbassa la voce!” “Non farti sentire…!”
Spiegazioni difficili, paura di sbagliare parole, di turbare…
Ti spiego… E che ti spiego?
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Problema:
Come parlare ad un bambino della sofferenza di un altro bambino?
Come fargli comprendere una diversità, senza cadere nella compassione o nel rifiuto?
Come spiegarlo ad un fratello, o una sorella, o un cuginetto che improvvisamente “scoprono” una differenza che non capiscono?
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I bambini nella loro innocenza non vedono differenze fino ad una certa età.
Loro guardano gli occhi, non gambe che non camminano o arti che non si muovono.
Per loro è tutto semplice e quando notano delle differenze, come è ovvio, chiedono candidamente spiegazioni senza alcuna reticenza.
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Cosa dire?
La verità. Sempre.
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"Perché non cammina?"
"Perché non può. Ha un problema che glielo impedisce".
"E' una cosa br**ta?”
“Molto!”
“Ma lui ha un cuore come il tuo, sorride come te, sente come te e si accorge che gli vuoi bene!"
La verità. Semplice.
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Il problema è il contenuto emotivo che diamo a questa verità.
Il nostro imbarazzo, il nostro disagio e la nostra reticenza nel dire quello che è, confonde il bambino.
Una sedia a rotelle è una sedia a rotelle, non è come un cavallino o altro!
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Ci vengono parole diverse perché sappiamo quanto può essere orribile una sedia a rotelle e nel tentativo di difendere il nostro bambino proviamo ad addolcire…
Ma non sono le parole che contano, quanto la difficoltà o l’imbarazzo che viviamo mentre le usiamo!
Senza volerlo possiamo comunicare una incongruenza tra quello che vede il bambino e quello che diciamo.
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Il punto è:
“Ma una sedia a rotelle è una cosa br**ta?”
"No, perché con la sedia lui può muoversi come te!"
"Ma non può camminare da solo!"
"Questa è una cosa molto br**ta, è vero, ma meno male che ha una sedia a rotelle!"
"Possiamo star bene insieme e giocare lo stesso!"
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Se c'è un "allarme" o no, il bambino lo coglie dal volto di mamma, non dalle sue parole.
Dalla soluzione che lei sa offrire insieme al problema!
La mamma non nasconde niente.
Non minimizza il dolore e non copre la verità: il suo volto però esprime una via di uscita e una soluzione. "Gli vogliamo bene e lui è contento perché gliene vogliamo!"
Tutto qui. In modo sereno e semplice.
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Il bambino fa domande, vuole capire meglio.
Le risposte precise alle domande, espresse con serenità, in modo semplice, tengono bassi gli ormoni della tensione e permettono al bambino di riadattare il suo comportamento in modo costruttivo e sereno rispetto alla situazione che ha incontrato.
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Risposte evasive, non congruenti con quello che è oggettivamente visibile, volti imbarazzati o toni di voce turbati, attivano “allarmi” che rendono più difficile il riadattamento del bambino alla nuova situazione.
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Ogni domanda di un bambino è una manina tesa!
E' sempre importante che quella manina venga accolta da un'altra mano, grande, calda e forte, che sappia prendere su di sè ogni tensione e sia capace di accompagnare in un percorso!