04/03/2026
“Con la mappa è troppo facile"; “Deve farcela da solo.”
Mi dispiace dirlo, davvero. Ma queste sono frasi di chi non ha studiato seriamente i Disturbi Specifici di Apprendimento. Di chi si affida alle proprie teorie personali. Di chi pensa: “Me ne occupo da quarant’anni”, “Ho fatto tanti corsi”, e poi finisce per ridurre i DSA a un’opinione, piegandoli alle proprie convinzioni.
Perché è più semplice così. Quando compili documenti che poi non applichi. Quando non sai da dove partire e nemmeno dove vuoi arrivare. Quando manca un metodo chiaro. In quei momenti è più comodo prendersela con gli altri: con il ragazzo, con la mappa, con “il sistema che crea business”. È più facile questo che rimboccarsi le maniche e affrontare un problema alla volta, con competenza.
Sono scuse. E le scuse non aiutano nessuno.
Allora cosa fare?
Serve umiltà e studio. Serve accettare che un ragazzo con DSA, al di là che ti sia simpatico o meno, al di là del comportamento, non utilizza la mappa per agevolarsi. La utilizza perché, se gliela forniamo come strumento adeguato, può accedere ai contenuti e dimostrare ciò che sa.
Se invece quello strumento viene dipinto come un privilegio o come un segno di debolezza, il rischio è che anche lui inizi a dubitare. Che smetta di considerarlo un ponte e inizi a viverlo come un’etichetta.
E che quello strumento impari ad utilizzarlo a dovere, quello strumento che lo porterà ad avere delle conoscenze oltre diploma, a saper fare un lavoro oltre la laurea. Ad essere felice oltre un voto.
E tutto ciò, al momento, non è una sua responsabilità.