24/04/2026
Una professione sempre più difficile da gestire.
Una scelta che alla fine come sempre peserà sulle persone, sulle famiglie e sulle fragilità.
Su chi avrebbe bisogno.
In un periodo storico in cui si parla tanto di necessità di benessere psicologico… ma si fa poco per garantirlo.
È stata approvata la riforma ENPAP, che prevede un aumento graduale della contribuzione.
In particolare, il contributo soggettivo passerà dal 10% al 15% e quello integrativo dal 2% al 4%.
La distanza tra quello che viene raccontato e quello che viviamo ogni giorno è difficile da ignorare.
Ci parlano di tutela futura, mentre nel presente tantə psicologə faticano a pagare l’affitto, le bollette, le tasse, la formazione. Ci chiedono di versare di più quando i nostri redditi restano bassi, instabili e spesso invisibili alle politiche reali.
Questa riforma pesa.
Pesa perché non è progressiva: la stessa percentuale colpisce molto di più chi guadagna meno.
Pesa perché rischia di tradursi in costi più alti per lə pazientə, rendendo la cura meno accessibile.
Pesa perché arriva senza interventi concreti per migliorare le condizioni economiche della professione.
E nel frattempo ci viene anche spiegato che è “per il nostro bene”.
È questo che crea più frustrazione: il tono paternalistico, i questionari palesemente orientati, la sensazione di essere trattati come una categoria che “non capisce” e che va guidata.
Ma noi capiamo benissimo.
Sappiamo cosa significa lavorare tanto e guadagnare poco.
Sappiamo cosa significa non riuscire a pianificare il futuro perché il presente è già precario.
Per questo, come L.A.Psi., abbiamo scelto una provocazione: nel questionario obbligatorio proposto da ENPAP sui suoi canali ufficiali, votare “500 euro” e “25% del fatturato”. Un modo per dire che così non funziona, che non è questo il tipo di rappresentanza che ci aspettavamo.
Perché la vera ingiustizia è questa: ci viene chiesto di sostenere un sistema che non sta sostenendo noi.
Dove sono le riforme per aumentare i nostri redditi?
Dove sono le misure per rafforzare il nostro potere contrattuale?
Dove sono le politiche che rendano davvero sostenibile questa professione, oggi?
Senza risposte a queste domande, parlare di pensione non è lungimiranza. È scollegamento dalla realtà.
E oggi questo scollegamento lo paghiamo noi. E indirettamente anche lə nostrə pazientə.
Noi non ci stiamo.
Per tesserarti: https://www.liberaassociazionepsicologia.com/diventa-socio-lapsi