Dott.ssa Gavioli Barbara

Dott.ssa Gavioli Barbara Psicologa, Psicoterapeuta ad orientamento gruppoanalitico. Practitioner EMDR.

16/04/2024
Ci vuole coraggio a chiedere aiuto.Ci vuole coraggio a dichiararsi fragiliA nominare le feritea mettersi tra quelli che ...
09/01/2024

Ci vuole coraggio a chiedere aiuto.
Ci vuole coraggio a dichiararsi fragili
A nominare le ferite
a mettersi tra quelli che da soli non ce la fanno.
Ci vuole coraggio a fermarsi, fidarsi,
permettere ad un altro di entrare e vedere chi sei.
Ci vuole un inchino
un profondo amen,
Davanti a chi si fa piccolo e cerca disperato ascolto e conforto,
qualcuno con cui sentirsi a casa.
Un albero con radici salde
E rami rassicuranti
all’ombra del quale
poter trovare un senso al dolore.
Chiedere aiuto è segno di forza
possono farlo solo gli eroi.

Manuela Toto

Si ricomincia... a cercar parole, connessioni, alternative
08/09/2023

Si ricomincia... a cercar parole, connessioni, alternative

Chi ha vissuto grandi drammi, potrebbe sentire che le piccole disavventure altrui sono poca cosa e guardare alle altre p...
02/08/2023

Chi ha vissuto grandi drammi, potrebbe sentire che le piccole disavventure altrui sono poca cosa e guardare alle altre persone con un pizzico di arroganza. Un tempo mi capitava di pensare cose come: “che ne sai te della mia vita” oppure “ma che vuoi che sia rispetto a quello che ho vissuto io”. Sopravvivere al trauma ti lascia questa piccola forma di “senso di superiorità”, non è consapevole ma accade. Ho dovuto e devo impegnarmi molto ogni giorno per non cadere nella “svalutazione” dell’altrui dolore. Non mi accadeva con i miei pazienti ma nella mia vita quotidiana. Le persone che percorrono le nostre vite sono meritevoli di compassione e rispetto. Mi accadeva di sentirmi migliore di chi mi voltava le spalle, di coloro che vivevano con maggiore leggerezza o che avevano avuto la fortuna di non dover affrontare alcuna perdita. Oggi mi scopro meno arrogante e più disponibile a cambiare prospettiva. Vorrei vivere nella gentilezza.
Matteo Bianchi “La vita di chi resta"

13/05/2023

𝑪'𝒆̀ 𝒖𝒏'𝒆𝒑𝒊𝒅𝒆𝒎𝒊𝒂 𝒅𝒊 𝒔𝒐𝒍𝒊𝒕𝒖𝒅𝒊𝒏𝒆, 𝒄𝒊 𝒅𝒐𝒃𝒃𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒑𝒓𝒆𝒐𝒄𝒄𝒖𝒑𝒂𝒓𝒆?

𝒅𝒊 𝑫𝒂𝒗𝒊𝒅 𝑳𝒂𝒛𝒛𝒂𝒓𝒊

Ha fatto notizia la decisione del capo della sanità pubblica degli Stati Uniti Vivek Murthy di lanciare un allarme sui gravi rischi per la salute della solitudine, parlando di "epidemia di solitudine ed isolamento". Il tema non è nuovo ed è stato oggetto di numerosi studi ed iniziative anche da parte di governi come il Regno Unito ed il Giappone che hanno istituito dei ministeri per occuparsi del tema.

La cosa può sembrare vaga ed estemporanea ed ha bisogno di precisazioni. Dal punto di vista evolutivo della specie umana l'isolamento sociale è vissuto, dalla mente e dal corpo, come un potenziale pericolo, perché essere soli voleva dire essere più esposti e meno protetti di fronte ad eventuali minacce. La solitudine è invece un vissuto soggettivo, una condizione psicologica (posso sentirmi solo anche in mezzo alla gente), ma genera nel nostro corpo conseguenze analoghe. Questo perché psiche e corpo sono profondamente legati ed interdipendenti e perché il corpo vive come reali i vissuti psichici (pensate di avere in bocca una fetta aspra di limone per alcuni istanti e vedete cosa accade).

𝐒𝐭𝐫𝐞𝐬𝐬 𝐞 𝐦𝐚𝐥𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞

Quindi isolamento sociale e vissuto di solitudine generano stress e, quando questo si protrae nel tempo, ci sono le conseguenze ampiamente documentate dalla scienza: dal malessere psicofisico, ai disturbi funzionali sino alle malattie in senso stretto.

Ecco quindi che gli studi ci consegnano un panorama in cui il vissuto di solitudine così come lo stress psicologico è un fattore di rischio di primaria importanza per la salute, persino più del colesterolo. Basti pensare che aumenta le alterazioni metaboliche come il diabete, le patologie cardiovascolare del 90% e di morte del 30%. Il vissuto di solitudine porta ad ansia e depressione, raddoppia i livelli di markers infiammatori nell'organismo così come altera la reattività immunitaria agli stressor sociali, altera le strutture cerebrali e aumenta le possibilità di demenza. (Es. Cole e al. 2015, Lam e al. 2021, Pourriyahi e al. 2021, Bermick & Schaller 2022).

Si tratta della ennesima conferma che lo stress generato dal malessere e disagio psicologico è uno dei principali, se non il principale, fattore di rischio per la salute nei Paesi più sviluppati economicamente.

𝐈𝐥 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐨 𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞

Il costo umano, sociale ed economico che genera il malessere della psiche sta incidendo sempre di più sulle società, al punto che lo stesso World Economic Forum ha lanciato l'allarme, e l'aumento delle malattie mentali e fisiche che determina rischia di rendere insostenibili i sistemi sanitari pubblici.
La medicina da ormai molti anni ha convinto le istituzioni e agenzie sociali a promuovere azioni - si pensi al controllo degli inquinanti, all'attività fisica, agli screening fisici, all'alimentazione - per ridurre alcuni fattori di rischio e agire così "a monte" dei processi che generano malattie. La psicologia si sta spendendo per fare qualcosa di analogo, con evidenze scientifiche ed epidemiologiche che arrivano più tardi ma che sono molto forti e convincenti.

𝐋𝐞 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐭𝐞𝐠𝐢𝐞

Esistono strategie possibili ed efficaci da mettere in campo ed è ora di prenderle in seria considerazione. Anche qui forse è ora di aggiornare visioni ormai obsolete e iper-semplificate che rischiano di farci pagare un prezzo molto caro. Dovrebbe far riflettere una dato che la scienza ha scoperto: i centri del dolore fisico e psichico (come il vissuto di solitudine) nel nostro cervello sono praticamente gli stessi, a confermare come per il corpo siano equivalenti e come la nostra salute non distingue tra "ferite del corpo" e "ferite dell'anima".

la Repubblica

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