Marco D'Anna Psicologo

Marco D'Anna Psicologo Consulenze psicologiche, psicoterapeutiche e neuropsicologiche ...abbracciare la vita e vivere con passione. (Charlie Chaplin)

L'ombra della guerra: perché ci sentiamo ansiosi anche da lontano e come proteggere la nostra salute mentale.In questi g...
09/03/2026

L'ombra della guerra: perché ci sentiamo ansiosi anche da lontano e come proteggere la nostra salute mentale.

In questi giorni, accendere la TV o aprire i social media può sembrare un atto di coraggio. Le immagini e le notizie che arrivano dalle zone di conflitto, come le recenti tensioni in Iran, ci colpiscono con forza, anche se ci troviamo a migliaia di chilometri di distanza.

Vi capita mai di sentire un nodo allo stomaco, una stanchezza improvvisa o una preoccupazione costante dopo aver letto le notizie? Non siete soli.

Perché succede? Il fenomeno dell'Ansia Vicaria.

In psicologia, questa reazione ha un nome: ansia vicaria o trauma secondario. Succede perché il nostro cervello è programmato per l'empatia. Quando vediamo sofferenza e pericolo, anche attraverso uno schermo, i nostri sistemi di allarme si attivano come se la minaccia fosse vicina.

Questo meccanismo, utile per la sopravvivenza in tempi antichi, oggi può portarci a un sovraccarico emotivo, disturbi del sonno e a un profondo senso di impotenza.

Come possiamo proteggere la nostra mente senza chiudere gli occhi sulla realtà?

Prenderci cura della nostra salute mentale non significa essere indifferenti, ma assicurarci di avere le risorse necessarie per affrontare la vita e, se possibile, essere di aiuto. Ecco alcuni passi pratici:

1️⃣ Limita il "Doomscrolling": Non restare incollato al feed. Imposta dei momenti specifici per informarti (es. 15 minuti la mattina, 15 la sera). Evita le notizie tragiche subito prima di andare a dormire.

2️⃣ Scegli Fonti Attendibili: La disinformazione e il sensazionalismo aumentano l'ansia. Affidati a testate giornalistiche serie che riportano fatti, non opinioni urlate.

3️⃣ Focalizzati sul "Qui e Ora": Quando senti l'ansia salire, usa tecniche di grounding. Concentrati sul tuo respiro, sui suoni intorno a te, o sulla sensazione dei piedi per terra. Riporta la mente al momento presente, dove sei al sicuro.

4️⃣ Trasforma l'Impotenza in Azione: Se il senso di colpa o di impotenza ti schiaccia, considera di agire nel tuo piccolo. Fai una donazione a organizzazioni umanitarie verificate o offri il tuo tempo per una causa locale. L'azione è il miglior antidoto all'impotenza.

5️⃣ Connettiti e Condividi: Non isolarti con le tue preoccupazioni. Parla di come ti senti con amici o familiari. Spesso scoprirete di condividere le stesse paure, e parlarne aiuta a ridimensionare il peso emotivo.

La nostra mente è uno strumento prezioso. Proteggerla è un dovere, specialmente quando il mondo esterno sembra caotico.

E voi, come state gestendo l'impatto emotivo delle notizie in questo periodo? Parliamone nei commenti. 👇

I piccoli scherzi della memoria dopo i 60 anni: perché non dobbiamo ignorarli e come trasformarli in un'opportunità.🧠 La...
05/03/2026

I piccoli scherzi della memoria dopo i 60 anni: perché non dobbiamo ignorarli e come trasformarli in un'opportunità.

🧠 La memoria fa i capricci? Parliamone senza timore.
Superati i 60 anni, è del tutto normale iniziare a notare qualche piccolo cambiamento.

Un nome che non ci viene in mente, un impegno dimenticato, o la sensazione di fare più fatica quando dobbiamo concentrarci su tante cose contemporaneamente.

Spesso ci scherziamo su, dando la colpa all'età o alla stanchezza. Ma come si fa a capire se si tratta del naturale e fisiologico invecchiamento, o se invece la nostra mente ci sta chiedendo un piccolo aiuto in più?

Avere dei dubbi è legittimo, e affrontarli è un atto di grande cura verso se stessi. È proprio in questa fase della vita che si rivela preziosa la valutazione neuropsicologica.

Non pensatelo come un "esame clinico" freddo o un test da superare. È piuttosto una "fotografia" scattata insieme a un professionista, per mappare le vostre risorse cognitive (come memoria, attenzione, linguaggio).

Fare una valutazione serve a tre cose fondamentali:

Fare chiarezza e togliere l'ansia: permette di capire subito se quel "vuoto di memoria" è un normale cambiamento legato all'età o qualcosa da monitorare.

Valorizzare i punti di forza: ci fa scoprire quali abilità funzionano ancora benissimo e su cui possiamo contare.

Mantenere la mente in forma: il nostro cervello è plastico e può essere allenato sempre. Riconoscere una piccola fragilità in tempo ci permette di attivare percorsi di stimolazione mirati, per preservare la nostra autonomia e la qualità della vita.

La salute cognitiva è essenziale per godersi appieno le proprie passioni, gli affetti e il tempo libero. Se avete notato qualche cambiamento o desiderate semplicemente fare un "check-up" della vostra mente, parlarne in un ambiente accogliente e professionale è il primo passo.

Se vi va di approfondire o avete qualche curiosità, lasciate un commento o scrivetemi. Sono a disposizione per un confronto!

📱 Perché il tuo cervello va in "tilt" sui social (E perché non è solo questione di forza di volontà)Diciamoci la verità:...
03/03/2026

📱 Perché il tuo cervello va in "tilt" sui social (E perché non è solo questione di forza di volontà)
Diciamoci la verità: quante volte hai preso il telefono per rispondere a un messaggio e ti sei ritrovato, mezz'ora dopo, a scorrere video senza sosta?

Spesso ci sentiamo in colpa, pensando di non avere autodisciplina. In realtà, dietro quello schermo c'è un'architettura studiata a tavolino per "hackerare" il modo in cui funziona la nostra mente.

Ecco i 3 meccanismi psicologici che ti tengono incollato allo schermo:

🎰 1. L'effetto "Slot Machine" (La Ricompensa Variabile)
Se i social fossero sempre noiosi, li chiuderesti. Se fossero sempre stupendi, saresti soddisfatto e li chiuderesti comunque.
Il segreto è l'imprevedibilità. Non sai mai se il prossimo "swipe" ti mostrerà una notizia noiosa, la foto di un amico o un video esilarante. Questa continua incertezza tiene il cervello costantemente all'erta. È lo stesso identico principio che crea dipendenza nelle slot machine.

🧠 2. Il falso mito della Dopamina
Spesso sentiamo dire che la dopamina è "l'ormone della felicità". In neuroscienze, sappiamo che non è così: la dopamina è l'ormone della ricerca e dell'anticipazione.
Il tuo cervello non rilascia dopamina quando trovi un bel video, ma nella frazione di secondo in cui la pagina si sta caricando. Ti spinge a continuare a cercare, senza mai farti sentire davvero appagato.

🔋 3. Il furto di energie mentali
Ti sei mai sentito stanchissimo dopo aver passato un'ora sul divano a guardare il telefono?
Il motivo è il context switching (il cambio di contesto). Passare da un video di cuccioli, a una notizia tragica di cronaca, a un meme divertente nel giro di 10 secondi, costringe il tuo cervello a un lavoro emotivo e cognitivo enorme. Ti esaurisce letteralmente le batterie mentali.

💡 Come "difendersi" (senza buttare il telefono)
La forza di volontà non basta contro la biologia. Devi usare l'astuzia e creare dei piccoli "ostacoli":

Sposta le app di continuo: Cambia la posizione di Instagram o Facebook sulla tua home ogni pochi giorni. Romperai la memoria muscolare del tuo pollice e passerai da un gesto automatico a un'azione consapevole ("Ah, ho aperto l'app, mi serve davvero?").

Usa il bianco e nero: Togli i colori allo schermo dalle 21:00 in poi. Senza colori vivaci, il tuo cervello troverà il telefono molto meno eccitante e ti preparerai meglio al sonno.

Difendi il tuo risveglio: Non toccare i social nei primi 30 minuti dopo la sveglia. Abituare subito il cervello a picchi così alti di stimoli renderà il resto della tua giornata lavorativa o di studio "noiosa" e faticosa.

💬 Qual è l'app che ti ruba più tempo senza che tu te ne accorga? E in quale momento della giornata ti capita di più? Scrivilo nei commenti! 👇

Allerta meteo e memoria: perché il cervello riaccende la paura (e come spegnerla).In queste ore di allerta meteo, molti ...
18/01/2026

Allerta meteo e memoria: perché il cervello riaccende la paura (e come spegnerla).

In queste ore di allerta meteo, molti di noi a Olbia sentono un’ansia che sembra sproporzionata. Se ti capita di sussultare al rumore della pioggia o di sentire un nodo allo stomaco, sappi che c’è una spiegazione neurobiologica precisa. Non stai "esagerando": il tuo cervello sta facendo il suo lavoro.

🧠 Cosa succede nel cervello (Neuropsicologia) Chi ha vissuto il trauma del 2013 conserva quelle memorie non solo nella mente, ma nel corpo. Di fronte a trigger come il cielo scuro o l'allerta della Protezione Civile, la tua amigdala (la sentinella del pericolo nel cervello) si attiva immediatamente, bypassando la corteccia prefrontale (la parte razionale). In pratica, il cervello lancia un falso allarme: reagisce come se il pericolo del 2013 fosse qui e ora, inondando il corpo di cortisolo e adrenalina. È una risposta di sopravvivenza, ma oggi possiamo imparare a regolarla.

🛠 Cosa possiamo fare (Strategie Cognitivo-Comportamentali) Per abbassare questo stato di iperattivazione, possiamo usare alcune tecniche pratiche:

Stop alla "Catastrofizzazione" (Ristrutturazione Cognitiva) La mente sotto stress tende a immaginare subito lo scenario peggiore.

Il pensiero automatico: "Succederà di nuovo come quella volta, siamo in pericolo."

L'intervento: Fermati e chiediti: "Ho prove certe che stia accadendo ora? O è la mia paura che parla?". Distingui ciò che è possibile da ciò che è probabile. Oggi siamo più preparati e monitorati rispetto al passato.

Tecnica del Grounding (Ancoraggio) Se senti che l'ansia ti scollega dalla realtà, usa i sensi per tornare nel presente e dire all'amigdala che sei al sicuro.

Metti i piedi ben piantati a terra.

Guardati intorno e nomina: 5 cose che vedi, 4 che puoi toccare, 3 rumori che senti (diversi dalla pioggia). Questo riattiva la parte razionale del cervello.

Controllo degli Stimoli L'esposizione continua alle notizie (doomscrolling) rinforza il senso di minaccia. Datti una regola: controlla gli aggiornamenti solo sui canali ufficiali (Comune, Protezione Civile) e solo a orari prestabiliti (es. ogni 3 ore), non continuamente.

Siamo una comunità che ha sofferto, ma che ha anche sviluppato resilienza. Prendetevi cura della vostra sicurezza fisica, ma anche di quella emotiva.

Un abbraccio

Il lutto che colpisce una comunità intera, specialmente quando tocca i più giovani, risuona in ognuno di noi.Oggi non sc...
09/01/2026

Il lutto che colpisce una comunità intera, specialmente quando tocca i più giovani, risuona in ognuno di noi.
Oggi non scrivo come professionista, ma come persona che osserva sgomenta quanto accaduto a Crans-Montana.
Il dolore di quelle famiglie è immenso e merita il massimo rispetto e delicatezza.
Accendiamo una luce nel buio, restando uniti nel cordoglio.

Spesso, nel mio lavoro, noto quanto sia forte la pressione sociale del dover essere subito "operativi" e "performanti" a...
06/01/2026

Spesso, nel mio lavoro, noto quanto sia forte la pressione sociale del dover essere subito "operativi" e "performanti" appena finite le feste. Sembra quasi vietato sentirsi stanchi.

Eppure, la mente ha i suoi ritmi, che non sempre coincidono con quelli del calendario. 🗓️

Forse il vero buon proposito per questo inizio anno non è aggiungere impegni, ma imparare a rispettare il proprio ritmo interiore. Concediamoci il diritto di riprendere fiato prima di riprendere la corsa.

Siamo al 4 gennaio: i tuoi buoni propositi sono ancora vivi?​C'è una statistica (un po' crudele) che dice che la maggior...
03/01/2026

Siamo al 4 gennaio: i tuoi buoni propositi sono ancora vivi?

​C'è una statistica (un po' crudele) che dice che la maggior parte dei "buoni propositi" di Capodanno viene abbandonata entro la seconda settimana di gennaio.
Se senti già la fatica o il senso di colpa per non aver iniziato quella dieta o quel progetto al 100%, fermati un attimo. Respira. 😮‍💨
​La psicologia ci insegna che la mentalità del "Tutto o Niente" è la nemica numero uno del cambiamento. Pensare "Anno nuovo, vita nuova" è una trappola: siamo le stesse persone del 31 dicembre, con le stesse paure e le stesse risorse. E va bene così.
​Invece di stilare una lista di DOVERI rigidi che ti fanno sentire inadeguato/a, prova a scegliere una Direzione.
​❌ Non: "Quest'anno devo andare in palestra 5 volte a settimana".
✅ Ma: "Quest'anno voglio prendermi cura del mio corpo perché lo merito".
​Il cambiamento vero non è uno sprint che parte il 1° gennaio. È una maratona fatta di piccoli passi imperfetti.
​💬 Dimmelo nei commenti:
Qual è una piccola cosa gentile che puoi fare per te oggi, invece di importi un obiettivo gigante? 👇

25/10/2025
Esami di (im)maturitàOgni anno, con l’arrivo dell’Esame di Stato, la scuola si trasforma in un luogo di attesa e tension...
25/06/2025

Esami di (im)maturità
Ogni anno, con l’arrivo dell’Esame di Stato, la scuola si trasforma in un luogo di attesa e tensione, di concentrazione e speranza. E poi, finalmente, arriva il momento: il colloquio si conclude. Le porte si aprono. La tensione si scioglie. È il tempo della festa.

All’uscita, tra gli abbracci e le lacrime di sollievo, esplodono i coriandoli. Si stappa lo spumante. Si urla di gioia. E va bene così: la conclusione di un percorso va celebrata.

Il problema, però, è ciò che resta dopo.

Sul marciapiede, davanti all’ingresso dell’istituto, restano bottiglie vuote, cartoni zuppi di dolci portati all’ultimo momento, i cilindri dei cannoncini spara coriandoli, pezzi di plastica, vetro e carta sparsi ovunque. Una scena che – a volerla guardare bene – ha poco a che fare con la maturità.

Festa sì, ma con rispetto
È giusto festeggiare. È bello farlo insieme. Ma è anche doveroso ricordare che la scuola, oltre a essere il teatro della prova finale, è un luogo che appartiene a tutti. Docenti, studenti, personale, famiglie.

Lasciare rifiuti ovunque – a volte non solo da parte dei ragazzi, ma anche di alcuni genitori – è un gesto che parla chiaro: dice che l’euforia ha preso il posto della responsabilità. Dice che l’importanza del momento non è stata capita fino in fondo.

Il segno che lasciamo
La maturità vera non si misura con un voto. Si riconosce nei gesti: raccogliere i resti della propria festa, pensare a chi verrà dopo, onorare il luogo in cui si è cresciuti.
Non serve molto: un sacco della spazzatura, un gesto condiviso, una piccola attenzione.

Sono questi i dettagli che fanno la differenza tra una gioia consapevole e una festa che si trasforma in incuria.

Un invito gentile, ma fermo
Questo articolo non vuole accusare, ma invitare alla riflessione. Perché i gesti raccontano più delle parole. E se davvero vogliamo celebrare la fine di un percorso con orgoglio, facciamolo lasciando una traccia pulita, rispettosa, degna di ciò che siamo diventati.

Festeggiamo. Abbracciamoci. Ridiamo. Ma non dimentichiamo dove siamo. La scuola ci ha dato tanto. Restituirle cura e rispetto, anche in un giorno speciale, è il segno più vero… di maturità.

12/05/2025

“Mio figlio non studia da solo” — E se fosse il cervello a spiegare perché?

Molti genitori si lamentano: “Mio figlio ha 14 anni, ma devo ancora stargli dietro per farlo studiare.”
Ma è davvero solo questione di volontà o di “pigrizia”?
La risposta, in realtà, è scritta nel cervello.

Durante l’adolescenza, la parte del cervello che ci permette di pianificare, organizzare, gestire le distrazioni e controllare gli impulsi — la corteccia prefrontale — è ancora in fase di sviluppo.
Queste abilità si chiamano funzioni esecutive e maturano completamente solo verso i 20-25 anni.

È come se gli adolescenti avessero un motore potente (le emozioni, le energie, il desiderio di libertà) ma con i freni ancora deboli. Ecco perché faticano ad essere autonomi nello studio, nella gestione del tempo, nelle decisioni quotidiane.

In questo scenario, il ruolo dei genitori non è quello di “controllori”, ma di guide temporanee. Il loro supporto — se flessibile, rispettoso e motivante — può fare da “scaffolding”, ovvero da impalcatura temporanea per aiutare i figli a costruire, nel tempo, la propria autonomia.

Non è ipercontrollo, né deresponsabilizzazione: è educazione neuro-compatibile.
Chi lavora a contatto con adolescenti (come insegnanti, psicologi o educatori) lo sa bene: dietro la fatica a concentrarsi o a studiare c’è un cervello in costruzione.

Comprendere questo non giustifica tutto, ma cambia lo sguardo.
Perché prima di dire “non si impegna”, potremmo chiederci: “Ha gli strumenti per farlo da solo?”

Consulenze psicologiche, psicoterapeutiche e neuropsicologiche

"Spesso dimentichiamo che prenderci cura di noi stessi è un atto di amore verso la nostra mente e il nostro corpo. Conce...
08/01/2025

"Spesso dimentichiamo che prenderci cura di noi stessi è un atto di amore verso la nostra mente e il nostro corpo. Concedersi del tempo per riflettere, rilassarsi e ascoltare i propri bisogni non significa essere egoisti, ma investire nel proprio benessere. È nei piccoli gesti quotidiani che possiamo ritrovare l'equilibrio e costruire una vita più soddisfacente. Oggi, più che mai, scegli te stesso. 🌿✨"

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