19/02/2026
Nel lavoro clinico le attività di riproduzione di un modello bidimensionale attraverso materiale tridimensionale, come nel caso della costruzione con blocchetti di legno a partire da un’immagine su foglio, rappresentano un compito ad alta complessità neurocognitiva.
Il bambino è chiamato ad attivare un processo di analisi visuo-percettiva fine, che implica discriminazione di forme, orientamento, proporzioni e relazioni spaziali tra gli elementi.
La trasformazione dell’informazione visiva in azione richiede un’integrazione visuo-motoria efficace e un continuo dialogo tra sistemi percettivi e sistema motorio. Non si tratta semplicemente di “copiare”, ma di operare una traduzione tra piano bidimensionale e spazio tridimensionale, con conseguente attivazione dei processi di rappresentazione mentale e rotazione spaziale.
Dal punto di vista delle funzioni esecutive, il compito sollecita pianificazione, organizzazione sequenziale dell’azione, monitoraggio in itinere e controllo dell’errore.
Il bambino deve formulare un’ipotesi di costruzione, mantenerla in memoria di lavoro, verificarne la coerenza con il modello e, se necessario, inibire risposte impulsive per ristrutturare la strategia. Questo processo favorisce lo sviluppo dell’autoregolazione e della flessibilità cognitiva.
In ottica neuropedagogica, attività di questo tipo sostengono prerequisiti fondamentali per gli apprendimenti scolastici, in particolare per la scrittura (organizzazione spaziale del foglio, direzionalità , rispetto dei margini), per la matematica (concetti di forma, simmetria, proporzione e relazioni topologiche) e per la capacità di problem solving strutturato. Lavorare sulla costruzione a partire da un modello significa, quindi, potenziare la capacità del bambino di trasformare una rappresentazione interna in un’azione organizzata e intenzionale, rafforzando i circuiti che integrano percezione, cognizione e motricità .