17/11/2025
Frankenstein: superamento del limite o ripetizione del trauma?
La Creatura di Victor Frankenstein nasce dal desiderio di oltrepassare il limite dell’esistenza umana: la morte. Un desiderio che affonda le radici nel trauma originario di Victor ovvero la perdita prematura della madre.
“Creare la vita” diventa così un modo per negare la finitezza dell’esistenza e riscrivere simbolicamente la scena della morte attraverso un gesto di onnipotenza.
La Creatura, specchio del suo creatore, incarna la stessa onnipotenza e la stessa sofferenza: è sola, disperata, in cerca di uno sguardo che la riconosca.
La solitudine che la abita è la stessa che ha segnato l’infanzia di Victor, cresciuto accanto a un padre incapace di riconoscerlo nella sua individualità; un padre che gli impone un unico destino: diventare un medico degno di ereditare il suo nome.
Privo di un autentico legame affettivo, Victor cresce alimentando un desiderio profondo di rivendicazione e riconoscimento che trova nutrimento nei suoi studi deliranti e ossessivi. È da questa tensione che nasce la Creatura: un corpo ricomposto da frammenti di cadaveri, cuciti con precisione maniacale e animati dall’energia cosmica di una notte tempestosa.
Quell’essere, inizialmente guardato con curiosità e accudimento, diventa presto per Victor motivo di svalutazione, rabbia e ripudio poiché non abbastanza intelligente.
Victor svuotato di ogni scopo finisce per disconoscere e distruggere la sua Creatura abbandonandola alla sofferenza di una vita mostruosa e solitaria.
Dopo il rifiuto paterno, la Creatura prosegue la sua esistenza alla ricerca incessante di un legame, di un Altro che la riconosca proprio come un bambino che implora lo sguardo dei genitori. Ma l’esperienza del dolore e dell’abbandono si ripete, alimentando una spirale di violenza speculare a quella del suo creatore. É la rivendicazione, la domanda sulla sua solitudine che spinge la Creatura a cercare nuovamente suo padre.
Nella scena finale, sul letto di morte di Victor, si apre un varco significativo: la possibilità dell’incontro e del perdono. In quel momento di reciproco riconoscimento, la ripetizione traumatica si interrompe creando uno spazio psichico nuovo in cui può emergere una possibilità autentica di trasformazione e di vita.