03/01/2026
A PROPOSITO DEI BUONI PROPOSITI
IL 2026 è iniziato come gli snni scorsi. Molti esseri uman hannoi praticato rituali propiziatori nei quali nemmeno loro credono, indossando biancheria intima di colore rosso, inserendo le lenticchie nel cenone, baciandosi sotto il vischio e così via. Molti altri si sono abbandonati al semplice divertimento, cioè al non darsi alcun pensiero nel passaggio d'anno. Alcuni, come pare iniziarono a fare gli antichi Babilonesi, hanno assunto o pianificato degli impegni. Altri ancora, come sarà già capitato ad alcuni di noi, hanno espresso, più o meno solennemente, anche solo nella propria mente, dei buoni propositi : migliorare l'alimentazione, incrementare l'attività fisica, ridurre le spese, fare le pulizie generali, pagare dei debiti, diventare più gentili, sentirsi di più con familiari ed amici...
L'idea o il desiderio di cominciare da capo è pienamente umana e può dare luogo, a certe condizioni, a dei cambiamenti positivi.
Il capodanno può essere utilizzato come occasione di riflessione e di avvio di un rinnovamento, interiore e nei rapporti con gli altri.
Ma i buoni propositi, fossero pure dei giuramenti o dei voti in buona fede, funzionano?
Ammettiamolo: quasi mai.
Allora è solo un vuoto rito darsi gli auguri a destra e a manca: almeno non prendiamoci in giro o non facciamoci illusioni.
Io stesso non vorrei partecipare a questo vuoto rituale...
Eppure, abbiamo davvero bisogno, in questo nostro confuso e terribile tempo, di nuove estese violenze e guerre, di rinnovarci, di cominciare da capo in qualche aspetto della nostra vita, di vivere diversamente le fatiche, gli stress, i conflitti ed i drammi in cui siamo immersi.
Si può fare? E come?
I veri obiettivi da perseguire non coincidono con quelli specifici che le nostre società ci indicano e fanno dominare: più denaro, più celebrità, più carriera, più competizione, più godimento anche mortale, più potere. In questo caso continueremmo a subire la realtà condizionata che ci limita e ci plasma, alimentando i semi del negativo e della violenza dentro di noi. Non andremmo verso una realtà più liberata, più vicina alla verità umana.
Il Presidente Sergio Mattarella ci ha ricordato, in una rapida ma efficace sintesi, il complesso, a volte drammatico, ma spesso esaltante percorso di crescita civile, sociale, economica e culturale di questi 80 anni di Repubblica.
Da diverso tempo però lo spirito pubblico non è più coerente con quello dei padri costituenti e dei nostri stessi nonni e padri, nonne e madri che col loro grande impegno hanno reso avanzata una Italia che era molto arretrata.
La convivenza tra noi italiani, dal Parlamento al più piccolo Comune, è oggi piena di tensioni e polemiche divisive.
Quel che ci occorre, allora, è fare un trattato di pace dentro di noi, ampliare la comprensione di noi stessi e degli altri, sviluppare la capacità di compassione che ci fa sentire i sentimenti delle altre persone, aprirci all'amore nelle sue diverse forme.
Un passo decisivo è il riconoscimento degli aspetti negativi, conflittuali e violenti dentro di noi. Solo questa consapevolezza ci può permettere di non alimentare i nostri semi del negativo, coltivando invece quelli della presenza mentale, della nonviolenza, dell'ascolto profondo della comune umanità che interconnette e rende interdipendenti tutti gli esseri umani.
Per fare questo passo dobbiamo però fermarci almeno un poco, non soccombere alla fretta e alla corsa quotidiana, a capodanno come in altre occasioni: raccoglierci in noi stessi, sentire la vita fluire col respiro, rallentare i nostri passi, risvegliarci a una nuova consapevolezza dell'essere.
È possibile.
È possibile essere pace, resistendo ai venti di guerra che ci attraversano e seminando semi di rispetto e di gentilezza, quelli che molti potenti della Terra non hanno mai innaffiato.
Ma non può essere un vano augurio, da ripetere stancamente e superficialmente ad ogni inizio di anno.
La comprensione, l'amore e la compassione non si possono comprare, né ci arrivano come grazia o dono. Non sono modi di essere passivi, richiedono l'impegno continuo a prendersi cura dei loro semi che da sempre tutti abbiamo nel nostro giardino interiore.