09/01/2026
La Pallina che non Voleva Tornare nella Scatola
Era la sera del 7 Gennaio. Nel salotto silenzioso, l'albero di Natale sembrava improvvisamente stanco. I suoi rami si erano abbassati un po', e le luci erano spente. A terra, aperto come una bocca buia, c'era il Grande Scatolone di Cartone.
In cima a un ramo, c'era Spillo. Spillo era una pallina di vetro rosso, nuova di zecca. Era il suo primo Natale. Aveva passato settimane a riflettere le luci colorate, a vedere i bambini scartare i regali, a sentire le risate e il profumo di zenzero. Si era sentito vivo, importante, magico.
Ora, una mano gigante (quella del papà) stava staccando le decorazioni una a una. Clic. Frusc. Le palline venivano avvolte nella carta di giornale e messe nello Scatolone.
Spillo tremava sul suo gancetto. "Io non ci vado lì dentro!" sussurrò a Vecchio Oro, una pigna dorata un po' scheggiata che pendeva dal ramo sotto il suo. "Lì dentro è buio! È freddo! E staremo lì per mesi! Io voglio restare qui, voglio che sia Natale per sempre!"
Vecchio Oro roteò lentamente su se stesso. "Oh, piccolo Spillo. Il Natale per sempre? Che noia sarebbe."
"Noia?" esclamò Spillo, indignato. "È gioia! È luce! Nel buio della scatola io mi spegnerò. Nessuno mi guarderà. Non servirò a niente."
La mano gigante si avvicinò. Prese Vecchio Oro. La pigna si lasciò prendere docilmente. Prima di essere avvolta nella carta, Vecchio Oro guardò Spillo. "Ti sbagli, piccolo. La scatola non è una prigione. È il luogo dove custodiamo la magia."
Poi toccò a Spillo. Cercò di aggrapparsi al ramo, ma il gancetto cedette. Si sentì sollevare. Vide il salotto capovolgersi. Poi, il buio della carta di giornale. E infine, il tonfo morbido dentro lo Scatolone, proprio accanto a Vecchio Oro.
"Ho paura," piagnucolò Spillo nel buio. "È tutto finito."
"Ascolta," sussurrò la voce calda di Vecchio Oro accanto a lui. "Senti questo silenzio?" Spillo tese, beh, il vetro. C'era un silenzio ovattato, profondo, rassicurante. "Non è la fine," spiegò la pigna saggia. "È il letargo. Vedi, Spillo, noi decorazioni abbiamo un compito difficile: dobbiamo portare gioia pura. E brillare stanca. Se brillassimo tutto l'anno, la nostra luce diventerebbe normale. Invisibile. Nessuno ci farebbe più caso."
Nello scatolone, Spillo sentì il respiro calmo di tutte le altre decorazioni. Le ghirlande dormivano già. I soldatini di legno russavano piano. "Qui dentro," continuò Vecchio Oro, "noi ci ricarichiamo. Sogniamo i sorrisi dell'anno prossimo. Accumuliamo la voglia di fare festa. È l'attesa che ci rende magici, Spillo. Senza la scatola, non ci sarebbe la meraviglia di quando veniamo tirati fuori."
Spillo ci pensò. Si rese conto che, in effetti, il suo vetro era un po' appannato dalla stanchezza. Si accoccolò nella carta di giornale. Il buio non sembrava più spaventoso; sembrava una coperta calda. "Allora... è solo un pisolino?" chiese Spillo, sbadigliando.
"Un lungo, dolce pisolino," confermò Vecchio Oro. "Buonanotte, Spillo. Ci vediamo quando saremo di nuovo necessari. E sarai ancora più brillante."
Spillo chiuse gli occhi (o meglio, smise di scintillare). Si addormentò sereno, sognando già il momento in cui, tra undici mesi, il coperchio si sarebbe aperto e una voce di bambino avrebbe gridato: "Ecco quella rossa! È la mia preferita!"
✨ La fine delle feste ci lascia sempre un po' di vuoto addosso. Vorremmo che la magia durasse per sempre. Ma la vita, come le stagioni, ha bisogno di pause. I momenti di "buio", di riposo, di normalità, non sono tempo perso. Sono lo "scatolone" in cui ricarichiamo la nostra luce. Non abbiate paura di tornare alla normalità. È proprio grazie alla normalità che, quando arriverà il momento, la festa sarà di nuovo straordinaria. A presto, magia! ✨