Dott.ssa Alessia Gasparini

Dott.ssa Alessia Gasparini Psicologa con L. M. in Psicologia Clinica e della Riabilitazione. Ha conseguito anche

15/02/2026

MISDIAGNOSI DI DISTURBO BORDERLINE DI PERSONALITÀ
PERCHÉ È COSÌ FREQUENTE E PERCHÉ UNA DIAGNOSI DIFFERENZIALE SOLIDA È INDISPENSABILE

Per misdiagnosi si intende una diagnosi errata, cioè l’attribuzione di un disturbo che non rappresenta in modo adeguato il funzionamento reale della persona.

Nel caso del Disturbo Borderline di Personalità (DBP), la letteratura internazionale mostra con chiarezza che la misdiagnosi è frequente, soprattutto quando il quadro sottostante è una neurodivergenza non riconosciuta (autismo, AuDHD), spesso complicata da una storia di trauma relazionale.

Non si tratta di singoli errori clinici, ma di un problema sistemico, legato a come vengono lette la disregolazione emotiva e la sofferenza complessa nell’adulto.

QUANTO È FREQUENTE ?

Diversi studi osservazionali, confronti clinici e revisioni hanno mostrato che una quota non marginale di diagnosi di DBP riguarda in realtà persone con funzionamento neurodivergente.

Rydén et al. (2008) hanno rilevato che oltre il 40% dei pazienti con diagnosi di DBP presenta tratti autistici clinicamente significativi, non spiegabili come semplice comorbidità casuale.

Anckarsäter et al. (2006) hanno evidenziato, in campioni con disturbi di personalità gravi, una alta prevalenza di condizioni del neurosviluppo non diagnosticate, in particolare nello spettro autistico.

I lavori di Dell’Osso et al. (2018; 2021) mostrano che una parte consistente dei pazienti con DBP rientra nel Broader Autism Phenotype (BAP), suggerendo una continuità dimensionale e una possibile errata attribuzione categoriale.

Studi più recenti (May et al., 2021; Herman et al., 2022) documentano che le donne autistiche adulte ricevono con maggiore frequenza diagnosi di DBP, depressione o disturbi d’ansia, con ritardi diagnostici medi per l’autismo che superano i 10–15 anni.

Il messaggio che emerge è chiaro: la misdiagnosi DBP–autismo/AuDHD è frequente, soprattutto in donne adulte con storia di trauma e presentazioni “mascherate”.

PERCHÉ IL DBP VIENE DIAGNOSTICATO COSÌ SPESSO?

1. Lettura descrittiva invece che funzionale

Il DBP, per come è costruito nei sistemi diagnostici, si basa su pattern comportamentali osservabili (Paris, 2015).
Disregolazione emotiva, relazioni instabili, impulsività sono però fenomeni transdiagnostici.

La letteratura sull’autismo adulto (Lai & Baron-Cohen, 2015; Happé & Frith, 2020) mostra che, nelle neurodivergenze, la disregolazione è spesso secondaria sovraccarico sensoriale e sociale , stress cronico, richieste incongruenti, invalidazione prolungata.
Senza un’analisi funzionale, la conseguenza (crisi, reazioni intense) viene scambiata per la causa (personalità instabile).

2. Assenza o superficialità dell’anamnesi evolutiva

Il DBP non è un disturbo del neurosviluppo.
Autismo e ADHD sì.
Linee guida e revisioni (Bölte et al., 2019; NICE, 2021) sottolineano che molte valutazioni adulte non includono una vera anamnesi dello sviluppo.
Quando infanzia e adolescenza non vengono esplorate in profondità, segnali precoci di neurodivergenza (ipersensorialità, rigidità, interessi intensi, modalità cognitive atipiche) restano invisibili e il funzionamento adulto viene letto come “disturbo di personalità”.

3. Trauma come potente fattore confondente

La letteratura sul trauma complesso è chiara (Ford & Courtois, 2014; Cloitre et al., 2019):
il trauma modifica l’espressione clinica, ma non crea un disturbo di personalità strutturato.
Molti adulti autistici presentano storie di bullismo, esclusione e invalidazione emotiva (Rumball, 2019).
Questi fattori aumentano disregolazione, ipervigilanza e vulnerabilità relazionale, mimando il DBP, ma con una struttura sottostante diversa.

4. Bias di genere documentati

Studi solidi (Lai et al., 2015; Hull et al., 2017; Young et al., 2020) mostrano che l’autismo nelle donne è più frequentemente mascherato,
viene più facilmente interpretato in chiave psicopatologica,
riceve più spesso diagnosi di DBP rispetto a profili maschili simili.
Questo ha portato diversi autori a parlare di misdiagnosi sistemica, non episodica.

La DIAGNOSI DIFFERENZIALE

Senza una differenziale solida il rischio di errore è alto.
Proprio perché la letteratura mostra quanto queste misdiagnosi siano frequenti, la risposta clinica non può essere intuitiva o basata su impressioni.
È necessaria una diagnosi differenziale solida, strutturata e longitudinale.
Una valutazione adeguata dovrebbe includere almeno:

Anamnesi evolutiva approfondita, dalla prima infanzia all’età adulta.

Analisi funzionale dei sintomi: cosa li attiva? sovraccarico, richieste, dinamiche di attaccamento, paura dell’abbandono?

Valutazione del trauma e dei suoi effetti regolativi.

Strumenti specifici, non solo colloquio clinico, per neurodivergenze e personalità, interpretati nel contesto.

Lettura longitudinale del funzionamento, non limitata al momento di crisi.

Attenta considerazione delle comorbidità.

La domanda clinica chiave non è “quali sintomi sono presenti?”, ma:
il nucleo del quadro è un funzionamento del neurosviluppo con sofferenza secondaria, o una struttura di personalità centrata su identità e attaccamento?

Perché questo è un tema etico, non solo diagnostico.

La letteratura concorda su un punto cruciale: una misdiagnosi di DBP è iatrogena (Crane et al., 2019).
Può portare a trattamenti non mirati, aumento del masking, stigmatizzazione, peggioramento del burnout e della sofferenza.
Al contrario, una diagnosi corretta e differenziata è associata a migliore alleanza terapeutica, riduzione della colpa interiorizzata, interventi più efficaci e sostenibili.

Il disturbo borderline di personalità esiste e va diagnosticato quando c’è.

Ma la letteratura mostra con chiarezza che una parte rilevante delle diagnosi di DBP copre in realtà neurodivergenze non riconosciute, soprattutto in donne adulte con storia di trauma.

Quando il quadro è complesso, la diagnosi differenziale non è un optional.
Non per cambiare etichette, ma per capire davvero il funzionamento e offrire percorsi di cura adeguati, rispettosi e non dannosi.

Dott.ssa Aurora Bellucci

Per approfondire:
Rydén, E., et al. (2008). Autistic traits in borderline personality disorder.

European Psychiatry, 23(6), 417–424.
Anckarsäter, H., et al. (2006). Autism spectrum disorders in adult psychiatric patients. Nordic Journal of Psychiatry, 60(3), 180–188.

Dell’Osso, L., et al. (2018). Autism spectrum disorder and borderline personality disorder: overlap and differences. Comprehensive Psychiatry, 83, 55–62.

Hull, L., et al. (2017). Social camouflaging in adults with autism spectrum conditions. Journal of Autism and Developmental Disorders, 47, 2519–2534.

Herman, J. L., et al. (2022). Autism diagnosis in adulthood and misdiagnosis. Autism in Adulthood, 4(3), 189–197.

NICE (2021). Autism spectrum disorder in adults: diagnosis and management. National Institute for Health and Care Excellence.

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Allora, spesso, si sottolinea il comportamento come non opportuno e magari si mette una nota.

Non si pensa che questo possa mettere più ansia e aumentare la percezione di inadeguatezza dell'alunno stesso.

Non mi riferisco agli alunni che hanno già una diagnosi condivisa di adhd, ma anche in questo caso, spesso, lo scenario è uguale.

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Dopo l'incontro di presentazione del progetto di fine agosto, venerdì è ufficialmente iniziato il percorso di rivolto a genitori di persone adulte con autismo, presso la cooperativa sociale Cooperativa Sociale Il Graticolato.
Ringrazio la cooperativa, non soltanto per la fiducia datami, ma soprattutto per aver voluto così fortemente questo percorso.
In letteratura, infatti, gran parte dell'attenzione viene rivolta ai genitori di bambini autistici, dimenticando spesso che questi bambini poi diventano adulti, che i bisogni si evolvono e non cessano di esistere, e che i genitori continuano a far parte della rete di supporto per la persona autistica (e che non dovrebbe essere l'unico importante ingranaggio).
Ringrazio i genitori che hanno aderito, soprattutto per quanto hanno già condiviso fin dal primo incontro.
Sarà per me un viaggio carico di emozioni 🌈

01/09/2025
11/08/2025

CARENZE NOTE I AUTISMO E ADHD

Autismo e Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (ADHD) sono condizioni neurodivergenti che
si caratterizzano per particolari profili cognitivi, comportamentali e sensoriali. Negli ultimi anni, la ricerca ha evidenziato che in molte persone con queste condizioni possono essere presenti specifiche carenze nutrizionali o squilibri biochimici, che talvolta influiscono su attenzione, regolazione emotiva, sonno, energia e benessere generale.

Queste alterazioni non sono universali: non tutte le persone nello spettro autistico o con ADHD le presentano, e non sempre la loro correzione modifica i sintomi principali. Tuttavia, quando una carenza è documentata con esami di laboratorio, un’integrazione mirata può essere utile come
supporto agli altri interventi terapeutici, sia farmacologici sia psicoeducativi.

Vitamina D
Livelli bassi di vitamina D sono frequenti in entrambe le condizioni, in tutte le fasce d’età. Nell' ADHD, la carenza si associa a peggioramento dell’attenzione e dell’iperattività; nell’autismo, può
correlarsi anche a peggior funzionamento sociale e maggiore ansia. La supplementazione, se i valori sono inferiori alla norma, ha mostrato miglioramenti modesti ma significativi in alcuni studi
controllati.

Ferro
La ferritina bassa (

Indirizzo

Padova
Padua
35139

Sito Web

https://lanostrafamiglia.it/

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