Dott.ssa Alessia Gasparini

Dott.ssa Alessia Gasparini Psicologa con L. M. in Psicologia Clinica e della Riabilitazione. Ha conseguito anche

Queste parole, arrivate alla fine del percorso, portano con sé tutto il peso di un cammino fatto di fatica, dubbi e cora...
24/04/2026

Queste parole, arrivate alla fine del percorso, portano con sé tutto il peso di un cammino fatto di fatica, dubbi e coraggio.

Quando un genitore si sente inadeguato, non è quasi mai solo una questione personale. Spesso è l'ambiente intorno a lui — le aspettative, i confronti, la solitudine, la mancanza di spazio per chiedere aiuto — che sgretola la fiducia in sé stessi, giorno dopo giorno.

Il Parent Training nasce anche da questo: creare uno spazio in cui la sofferenza ha il permesso di esistere senza vergogna, in cui le difficoltà non diventano prove di fallimento ma punti di partenza per crescere.

Ogni genitore porta con sé risorse che a volte si offuscano. Il nostro compito è aiutarle a tornare visibili.

Oggi si è concluso il percorso di Parent training rivolto a genitori di giovani adulti con autismo di vari livelli di supporto, organizzato dalla Cooperativa sociale “Il Graticolato”.
Oggi, grazie alle parole di questo genitore, mi porto a casa questo:

che il senso di inadeguatezza non dice la verità su chi sei come genitore. Dice solo quanto hai portato da solo, e per quanto tempo..

04/04/2026

UTA FRITH E IL PROBLEMA DI UNA SCIENZA CHE GUARDA L’AUTISMO CON OCCHI VECCHI

Leggo le recenti dichiarazioni di Uta Frith e resto colpita non tanto dalla provocazione, quanto dal fatto che una parte del discorso pubblico continui a trattare come “rigore” ciò che spesso è solo ritardo dello sguardo clinico.

Lo dico in modo molto chiaro.
Non basta avere un nome importante nella storia della ricerca per essere automaticamente allineati allo stato attuale della letteratura.

E oggi la letteratura, su diversi punti toccati da Frith, va in una direzione diversa, quindi ho deciso di trattare le sue affermazioni attraverso la letteratura scientifica. Perché è con la scienza che si ragiona, non con le opinioni.

1. NO, L’AUTISMO NON HA “SMESSO” DI ESSERE UNO SPETTRO

Qui occorre essere precisi.
La scienza non dice affatto che il concetto di spettro sia crollato. Dice semmai che lo spettro è eterogeneo, multidimensionale e internamente molto variabile.
Sono due cose completamente diverse.
Dire che esistono profili differenti non smonta lo spettro. Spiega perché lo spettro resta un modello utile.

Le linee guida NICE continuano a parlare di disturbo dello spettro autistico. La ricerca contemporanea cerca di descrivere meglio i sottoprofili, le traiettorie, le configurazioni cliniche, non di cancellare il costrutto.

Riferimento: NICE, Disturbo dello spettro autistico negli adulti: diagnosi e gestione; linee guida CG142.
Fonte: National Institute for Health and Care Excellence, 2012, aggiornamento 2021.

Quindi no: non siamo davanti a uno spettro “collassato”. Siamo davanti a uno spettro che richiede più finezza clinica.

2. NO, IL MASKING NON È UNA FANTASIA SENZA BASE SCIENTIFICA

Questo è forse il punto più debole delle affermazioni di Frith.
Oggi il masking, o camouflaging sociale, non è un’ipotesi vaga. È un fenomeno studiato. Esistono review sistematiche, studi quantitativi e meta-analisi.

La letteratura mostra che molte persone autistiche mettono in atto strategie di compensazione, mimetizzazione e adattamento sociale forzato. Mostra anche che questo processo può avere un costo alto: ansia, esaurimento, peggioramento del benessere psicologico, perdita di autenticità, burnout.

Quindi il dibattito scientifico non riguarda più l’esistenza del masking. Riguarda piuttosto il modo in cui lo si misura, lo si distingue da costrutti vicini e lo si integra nell’assessment.

Riferimenti:
Cook, Hull, Crane, Mandy, Camouflaging in autism: A systematic review, Clinical Psychology Review, 2021.
Klein et al., A systematic review of social camouflaging in autistic adults and youth, Development and Psychopathology, 2025.
Cancino-Barros et al., A meta-analytic review of quantification methods for camouflaging behaviors, Scientific Reports, 2025.

Dire oggi che il masking “non ha basi scientifiche” non è rigore. È una posizione che la letteratura attuale mette seriamente in crisi.

3. NO, LE DONNE AUTISTICHE NON SONO UN EQUIVOCO CULTURALE RECENTE

Anche qui serve chiarezza.
La diagnosi tardiva nelle ragazze e nelle donne non è una moda. Non è neppure il prodotto automatico di un allargamento arbitrario dei criteri.
La letteratura documenta da anni bias diagnostici, sottoriconoscimento, compensazione più elevata, presentazioni meno stereotipate e strumenti clinici costruiti storicamente su modelli maschili.

In altre parole, molte donne autistiche non sono “comparse adesso”. Molte non venivano viste.

Riferimenti:
Estrin & Milner, Barriers to autism spectrum disorder diagnosis for young women and girls: A systematic review, 2021.
Dolfi et al., Diagnostic challenges of autism spectrum disorder in women without intellectual or language impairments: A narrative review, Journal of Medicine and Life, 2025.
Russell et al., Who, when, where, and why: A systematic review of late diagnosis in autism, Autism Research, 2025.

Questo punto per me è cruciale. Perché ogni volta che si guarda con sospetto una diagnosi tardiva solo perché la persona è verbale, intelligente, socialmente compensata o donna, non si sta facendo buona clinica. Si rischia di ripetere il vecchio errore con parole nuove.

4. NO, BUONA VERBALITÀ, IRONIA E CONVERSAZIONE FLUIDA NON ESCLUDONO L’AUTISMO

Questa è una semplificazione clinicamente pericolosa.

Una persona può parlare bene e restare autistica. Può cogliere l’ironia in certi contesti e restare autistica. Può sostenere una conversazione fluida e restare autistica.

Perché?
Perché la fluenza apparente non coincide con il funzionamento pragmatico profondo. Perché l’apprendimento esplicito delle regole sociali esiste. Perché la compensazione esiste. Perché l’intelligenza verbale esiste. Perché il costo interno dell’interazione non si vede sempre dall’esterno.

Ridurre l’autismo a ciò che appare immediatamente strano, rigido o goffo all’osservatore significa continuare a usare una lente clinica troppo rozza per la complessità reale dei profili.

Riferimenti: NICE, CG142.
Review recenti sulla comunicazione autistica nell’adulto e sulla variabilità nella comprensione del linguaggio non letterale.

Questa per me è una linea non negoziabile: la buona performance sociale apparente non è una prova contro l’autismo.

5. NO, IL RACCONTO SOGGETTIVO NON È UN FASTIDIO DA METTERE TRA PARENTESI

Ovviamente una valutazione seria non si fonda solo sull’autoracconto. Serve anamnesi evolutiva. Serve osservazione clinica. Serve diagnosi differenziale. Servono dati contestuali.

Ma screditare troppo il vissuto soggettivo porta a un problema enorme: si finisce per considerare reale solo ciò che si vede da fuori.

Ed è esattamente così che tantissime persone restano non riconosciute. Soprattutto quelle che hanno imparato a funzionare “bene abbastanza” per non allarmare nessuno, ma a un costo interno altissimo.

Una clinica seria integra i livelli di lettura. Non mette in contrapposizione esperienza interna e osservazione esterna. Le tiene insieme.

6. IL PUNTO NON È DIFENDERE DIAGNOSI FACILI. IL PUNTO È NON TORNARE A DIAGNOSI CIECHE

Lo chiarisco perché qui qualcuno prova sempre a spostare il discorso.
No, non sto dicendo che tutto sia autismo. No, non sto dicendo che qualunque ansia sociale equivalga ad autismo. No, non sto dicendo che i confini diagnostici non contino.

Sto dicendo una cosa diversa.
Che il rigore clinico non coincide con il restringimento stereotipato. Che fare differenziale non significa escludere a priori chi non corrisponde all’immagine classica. Che l’aumento delle diagnosi non autorizza scorciatoie concettuali. Che la soluzione non sta nel tornare a un autismo più “credibile” solo perché più grossolano, più visibile, più riconoscibile agli occhi di una clinica formata decenni fa.

IN SINTESI

Il problema non è lo spettro.
Il problema è una parte dello sguardo clinico che continua a fidarsi più dello stereotipo che dei dati.
La letteratura attuale non conferma l’idea che il masking sia privo di basi scientifiche. Non conferma l’idea che la sottodiagnosi femminile sia un falso problema. Non conferma l’idea che ironia, buona verbalità e conversazione fluida funzionino come controindicatori affidabili. Non conferma l’idea che lo spettro sia un errore da archiviare.

Conferma piuttosto un’altra cosa.
Che l’autismo è più eterogeneo di quanto certa clinica abbia voluto vedere. Che molte persone sono rimaste invisibili non perché non fossero autistiche, ma perché il filtro usato per guardarle era troppo stretto. E che continuare a chiamare tutto questo “prudenza” non lo rende più scientifico.

Dott.ssa Aurora Bellucci

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

Amass, H. (2026, 4 marzo). Uta Frith: why I no longer think autism is a spectrum. Tes.

National Institute for Health and Care Excellence. Autism spectrum disorder in adults: diagnosis and management (CG142). 2012, aggiornamento 2021.

Cook, J., Hull, L., Crane, L., & Mandy, W. (2021). Camouflaging in autism: A systematic review. Clinical Psychology Review, 89, 102080.

Klein, J., Krahn, R., Howe, S., Lewis, J., McMorris, C., & Macoun, S. (2025). A systematic review of social camouflaging in autistic adults and youth: Implications and theory. Development and Psychopathology, 37(3), 1320–1334.

Cancino-Barros, I., et al. (2025). A meta-analytic review of quantification methods for camouflaging behaviors in autistic and neurotypical individuals. Scientific Reports, 15.

Estrin, G. L., & Milner, V. (2021). Barriers to autism spectrum disorder diagnosis for young women and girls: A systematic review.

Dolfi, A., Tudose, C., et al. (2025). Diagnostic challenges of autism spectrum disorder in women without intellectual or language impairments: A narrative review. Journal of Medicine and Life.

Russell, A. S., et al. (2025). Who, when, where, and why: A systematic review of “late diagnosis” in autism. Autism Research, 18(1), 22–36.

Quando un ragazzo autistico smette di andare a  scuola, la sofferenza si moltiplica..non è solo la sua, ma anche quella ...
04/03/2026

Quando un ragazzo autistico smette di andare a scuola, la sofferenza si moltiplica..non è solo la sua, ma anche quella della famiglia, degli insegnanti e la mia.

Il lavoro diventa un lavoro di squadra, capillare, studiato sulla minima parola da usare, sui passi da prevedere senza sapere se sono quelli giusti, sui minimi gesti da controllare.

È un continuo riadattarsi per rispettare quel tempo di cui lui necessita, ma che spesso non è il tempo richiesto dall'ambiente.

È fare un piccolo passetto in avanti, per poi tornare indietro, senza abbattersi, accompagnando e comprendendo.

Non so se domani andrai a scuola, ma oggi sì, ci sei riuscito. È io sono fierissima di te perché so quanto alto sia il costo 🌱

15/02/2026

MISDIAGNOSI DI DISTURBO BORDERLINE DI PERSONALITÀ
PERCHÉ È COSÌ FREQUENTE E PERCHÉ UNA DIAGNOSI DIFFERENZIALE SOLIDA È INDISPENSABILE

Per misdiagnosi si intende una diagnosi errata, cioè l’attribuzione di un disturbo che non rappresenta in modo adeguato il funzionamento reale della persona.

Nel caso del Disturbo Borderline di Personalità (DBP), la letteratura internazionale mostra con chiarezza che la misdiagnosi è frequente, soprattutto quando il quadro sottostante è una neurodivergenza non riconosciuta (autismo, AuDHD), spesso complicata da una storia di trauma relazionale.

Non si tratta di singoli errori clinici, ma di un problema sistemico, legato a come vengono lette la disregolazione emotiva e la sofferenza complessa nell’adulto.

QUANTO È FREQUENTE ?

Diversi studi osservazionali, confronti clinici e revisioni hanno mostrato che una quota non marginale di diagnosi di DBP riguarda in realtà persone con funzionamento neurodivergente.

Rydén et al. (2008) hanno rilevato che oltre il 40% dei pazienti con diagnosi di DBP presenta tratti autistici clinicamente significativi, non spiegabili come semplice comorbidità casuale.

Anckarsäter et al. (2006) hanno evidenziato, in campioni con disturbi di personalità gravi, una alta prevalenza di condizioni del neurosviluppo non diagnosticate, in particolare nello spettro autistico.

I lavori di Dell’Osso et al. (2018; 2021) mostrano che una parte consistente dei pazienti con DBP rientra nel Broader Autism Phenotype (BAP), suggerendo una continuità dimensionale e una possibile errata attribuzione categoriale.

Studi più recenti (May et al., 2021; Herman et al., 2022) documentano che le donne autistiche adulte ricevono con maggiore frequenza diagnosi di DBP, depressione o disturbi d’ansia, con ritardi diagnostici medi per l’autismo che superano i 10–15 anni.

Il messaggio che emerge è chiaro: la misdiagnosi DBP–autismo/AuDHD è frequente, soprattutto in donne adulte con storia di trauma e presentazioni “mascherate”.

PERCHÉ IL DBP VIENE DIAGNOSTICATO COSÌ SPESSO?

1. Lettura descrittiva invece che funzionale

Il DBP, per come è costruito nei sistemi diagnostici, si basa su pattern comportamentali osservabili (Paris, 2015).
Disregolazione emotiva, relazioni instabili, impulsività sono però fenomeni transdiagnostici.

La letteratura sull’autismo adulto (Lai & Baron-Cohen, 2015; Happé & Frith, 2020) mostra che, nelle neurodivergenze, la disregolazione è spesso secondaria sovraccarico sensoriale e sociale , stress cronico, richieste incongruenti, invalidazione prolungata.
Senza un’analisi funzionale, la conseguenza (crisi, reazioni intense) viene scambiata per la causa (personalità instabile).

2. Assenza o superficialità dell’anamnesi evolutiva

Il DBP non è un disturbo del neurosviluppo.
Autismo e ADHD sì.
Linee guida e revisioni (Bölte et al., 2019; NICE, 2021) sottolineano che molte valutazioni adulte non includono una vera anamnesi dello sviluppo.
Quando infanzia e adolescenza non vengono esplorate in profondità, segnali precoci di neurodivergenza (ipersensorialità, rigidità, interessi intensi, modalità cognitive atipiche) restano invisibili e il funzionamento adulto viene letto come “disturbo di personalità”.

3. Trauma come potente fattore confondente

La letteratura sul trauma complesso è chiara (Ford & Courtois, 2014; Cloitre et al., 2019):
il trauma modifica l’espressione clinica, ma non crea un disturbo di personalità strutturato.
Molti adulti autistici presentano storie di bullismo, esclusione e invalidazione emotiva (Rumball, 2019).
Questi fattori aumentano disregolazione, ipervigilanza e vulnerabilità relazionale, mimando il DBP, ma con una struttura sottostante diversa.

4. Bias di genere documentati

Studi solidi (Lai et al., 2015; Hull et al., 2017; Young et al., 2020) mostrano che l’autismo nelle donne è più frequentemente mascherato,
viene più facilmente interpretato in chiave psicopatologica,
riceve più spesso diagnosi di DBP rispetto a profili maschili simili.
Questo ha portato diversi autori a parlare di misdiagnosi sistemica, non episodica.

La DIAGNOSI DIFFERENZIALE

Senza una differenziale solida il rischio di errore è alto.
Proprio perché la letteratura mostra quanto queste misdiagnosi siano frequenti, la risposta clinica non può essere intuitiva o basata su impressioni.
È necessaria una diagnosi differenziale solida, strutturata e longitudinale.
Una valutazione adeguata dovrebbe includere almeno:

Anamnesi evolutiva approfondita, dalla prima infanzia all’età adulta.

Analisi funzionale dei sintomi: cosa li attiva? sovraccarico, richieste, dinamiche di attaccamento, paura dell’abbandono?

Valutazione del trauma e dei suoi effetti regolativi.

Strumenti specifici, non solo colloquio clinico, per neurodivergenze e personalità, interpretati nel contesto.

Lettura longitudinale del funzionamento, non limitata al momento di crisi.

Attenta considerazione delle comorbidità.

La domanda clinica chiave non è “quali sintomi sono presenti?”, ma:
il nucleo del quadro è un funzionamento del neurosviluppo con sofferenza secondaria, o una struttura di personalità centrata su identità e attaccamento?

Perché questo è un tema etico, non solo diagnostico.

La letteratura concorda su un punto cruciale: una misdiagnosi di DBP è iatrogena (Crane et al., 2019).
Può portare a trattamenti non mirati, aumento del masking, stigmatizzazione, peggioramento del burnout e della sofferenza.
Al contrario, una diagnosi corretta e differenziata è associata a migliore alleanza terapeutica, riduzione della colpa interiorizzata, interventi più efficaci e sostenibili.

Il disturbo borderline di personalità esiste e va diagnosticato quando c’è.

Ma la letteratura mostra con chiarezza che una parte rilevante delle diagnosi di DBP copre in realtà neurodivergenze non riconosciute, soprattutto in donne adulte con storia di trauma.

Quando il quadro è complesso, la diagnosi differenziale non è un optional.
Non per cambiare etichette, ma per capire davvero il funzionamento e offrire percorsi di cura adeguati, rispettosi e non dannosi.

Dott.ssa Aurora Bellucci

Per approfondire:
Rydén, E., et al. (2008). Autistic traits in borderline personality disorder.

European Psychiatry, 23(6), 417–424.
Anckarsäter, H., et al. (2006). Autism spectrum disorders in adult psychiatric patients. Nordic Journal of Psychiatry, 60(3), 180–188.

Dell’Osso, L., et al. (2018). Autism spectrum disorder and borderline personality disorder: overlap and differences. Comprehensive Psychiatry, 83, 55–62.

Hull, L., et al. (2017). Social camouflaging in adults with autism spectrum conditions. Journal of Autism and Developmental Disorders, 47, 2519–2534.

Herman, J. L., et al. (2022). Autism diagnosis in adulthood and misdiagnosis. Autism in Adulthood, 4(3), 189–197.

NICE (2021). Autism spectrum disorder in adults: diagnosis and management. National Institute for Health and Care Excellence.

La cosa che mi stupisce (ovviamente mai in positivo) è che quando un insegnante vede un alunno distratto, la prima (se n...
11/02/2026

La cosa che mi stupisce (ovviamente mai in positivo) è che quando un insegnante vede un alunno distratto, la prima (se non l'unica) cosa che pensa è non voglia stare consapevolmente attento.

Non si pensa mai, ma mai, che questo alunno possa avere delle caratteristiche attentive differenti.

Allora, spesso, si sottolinea il comportamento come non opportuno e magari si mette una nota.

Non si pensa che questo possa mettere più ansia e aumentare la percezione di inadeguatezza dell'alunno stesso.

Non mi riferisco agli alunni che hanno già una diagnosi condivisa di adhd, ma anche in questo caso, spesso, lo scenario è uguale.

Oggi è iniziato il primo incontro di percorso formativo sull'autismo in età adulta, rivolto agli operatori del centro di...
30/01/2026

Oggi è iniziato il primo incontro di percorso formativo sull'autismo in età adulta, rivolto agli operatori del centro diurno
Ringrazio la cooperativa per l'invito e la fiducia, e tutti gli operatori che hanno partecipato con attenzione e curiosità. Vi ringrazio per gli spunti di riflessione che avete portato! Al prossimo incontro 🌈

Lo stimming è spesso frainteso, giudicato o visto come qualcosa da eliminare.In realtà è una risposta naturale del siste...
18/01/2026

Lo stimming è spesso frainteso, giudicato o visto come qualcosa da eliminare.
In realtà è una risposta naturale del sistema nervoso e una risorsa fondamentale per molte persone autistiche.
Parlarne in modo corretto significa fare un passo verso più rispetto, comprensione e inclusione.

E quando arrivano questi messaggi, capisci non che sei brava, ma che il tuo lavoro è stato efficace.
10/12/2025

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Grazie per questa opportunità che oggi mi ha permesso di portare un pezzettino di neurodivergenza per me importantissimo...
24/10/2025

Grazie per questa opportunità che oggi mi ha permesso di portare un pezzettino di neurodivergenza per me importantissimo, l'autismo di livello 1 e il profilo femminile 🌈

Indirizzo

Padova
Padua
35139

Sito Web

https://lanostrafamiglia.it/

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