07/06/2023
Vedere un essere umano per intero è una cosa complessa, e un’acquisizione evolutiva per nulla garantita. Vedere un essere umano per intero vuol dire vederlo al di là di noi, cioè concepirlo come un vivente distinto, che si muove nel mondo trascinando con sé la sua storia, diversa dalla nostra ma ugualmente importante, arrabattandosi come può tra piaceri e dispiaceri, bisogni e desideri per noi talvolta alieni, eppure non meno veri.
Senza scomodare la psicopatologia, è un affare difficile per tutti, perché ci obbliga a fare i conti col diverso. Finiamo a volte per scomporre gli altri in pezzettini. Per scomporci, in pezzettini. Perdiamo la visione d’insieme perché i nostri piedi sono intrappolati nelle Paludi della Tristezza ed è l’unica via. In quei momenti, l’altro diventa un quadrato, o un cerchio, una forma insomma piatta e immutabile che esiste in funzione di ciò che ci suscita dentro. Anche noi, in quei momenti, siamo piatti e bidimensionali come la geometria che ci annoiava a scuola. Qui le relazioni diventano tremende, una lotta cieca in un ring spietato, perché abbiamo perso la capacità di vedere l’altro al di là di ciò che ci serve vedere.
L’alternativa possibile è faticosa in un altro modo, ma trasforma la lotta in un conflitto, e il conflitto può essere roba sana. Richiede di cambiare posizione, e per cambiare posizione dobbiamo comprendere cosa ci muove, cosa ci tiene fermi, che cos’è che succede quando trasformiamo l’altro nello specchio delle nostre proiezioni e smettiamo di vederlo come qualcosa che esiste oltre noi.
La psicoterapia mi ha insegnato a complessificare, che vuol dire, secondo me, soprattutto ampliare la prospettiva, tenere in mente che più cose sono vere contemporaneamente, che vero e falso, giusto e sbagliato non esistono, così come qualsiasi altro assolutismo che annulla le nostre bizzarre autentiche individualità.
Dobbiamo imparare a guardarci interi. A vedere delle sfere, o dei cubi, insomma un mondo dove muoverci tra più dimensioni, e allora possiamo rotolare, o scalare, arrampicarci e saltare… Da interi ci assomigliamo tutti, nel cuore delle cose, e anche se abbiamo forme tanto diverse, va bene così.