05/02/2026
Quando la scuola diventa un peso invisibile: ascoltiamo davvero le/i giovani?
Di recente, alcuni/e rappresentanti d’istituto delle scuole superiori del padovano hanno lanciato un appello forte e commovente: «Ci sentiamo sole/i e fragili, aiutateci». Dietro queste parole non ci sono slogan, ma esperienze di ragazzi e ragazze che stanno facendo i conti con ansia da prestazione, perfezionismo, paura del fallimento e un senso di isolamento che fatica ad essere espresso e compreso dal mondo adulto.
Perché questo ci riguarda tutti?
Il disagio psicologico tra gli/le adolescenti non è un segnale debole da ignorare, ma un indicatore di come pressioni scolastiche, aspettative sociali e difficoltà relazionali si intreccino con il benessere emotivo dei/lle giovani. Sentirsi sotto giudizio continuo, confrontarsi con standard irrealistici e non avere spazi sicuri per parlarne può portare a sofferenze profonde, che rischiano di rimanere sommerse.
Cosa possiamo fare, come comunità?
- Accogliere le emozioni: ascolto autentico e non giudicante come prima forma di prevenzione.
- Favorire relazioni significative: scuola, famiglia, educatori/trici e pari come risorse di contenimento emotivo.
- Promuovere servizi di supporto psicologico accessibili dentro e fuori la scuola.
- Ridiscutere aspettative e competizione, per dare spazio anche all’apprendimento di sé, non solo dei risultati.
Il disagio non è una “crisi passeggera”: è spesso il linguaggio di bisogni non riconosciuti. Dare voce ai/lle giovani significa creare contesti in cui la fragilità non sia etichettata come debolezza, ma compresa come parte del loro sviluppo umano e sociale.
Psicologi/ghe, insegnanti, genitori, istituzioni: facciamo rete per costruire ambienti che non amplifichino il senso di solitudine, ma sostengano la crescita emotiva e psicologica delle/i ragazzi/e.