Dottssa Sandra Viana

Dottssa Sandra Viana Veterinaria con 10 anni di esperienza nel comportamento felino.
+2000 gatti seguiti.

Affidate i vostri gatti a me per cure professionali e amorevoli. 🐱

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22/02/2026

I tuoi gatti litigano come due fratelli? No, non è la stessa cosa.

Quando si parla di convivenza tra gatti, sento spesso dire:
“È normale, anche i fratelli litigano.”

Capisco il bisogno di trovare un paragone rassicurante.
Ma dal punto di vista dell’etologia felina, questa lettura è imprecisa — e rischia di farci sottovalutare un problema reale.

I gatti non hanno una struttura sociale paragonabile a quella umana.
Non “litigano per crescere”.
Non “chiariscono per poi fare pace”.

Quando osserviamo aggressività tra gatti, inseguimenti ripetuti, blocco degli accessi alle risorse, evitamento sistematico o tensione costante, nella maggior parte dei casi non stiamo assistendo a un normale conflitto relazionale.

Stiamo osservando una condizione di stress cronico nel gatto.
E lo stress cronico non è solo un tema comportamentale.
È un fattore predisponente per:

- cistiti idiopatiche e problemi urinari
- disturbi gastrointestinali
- ipervigilanza
- marcature inappropriate
- aggressività reindirizzata
- alterazioni del sonno e dell’appetito

Una convivenza felina sana si basa su:
✔ corretta gestione delle risorse ambientali
✔ possibilità di controllo e fuga
✔ rispetto della comunicazione felina
✔ introduzioni graduali e strutturate

Normalizzare il conflitto significa spesso ritardare un intervento che potrebbe migliorare in modo significativo il benessere emotivo del gatto.

La domanda non è:
“Chi dei due è dominante?”

La domanda corretta è:
“L’ambiente permette a entrambi di sentirsi al sicuro?”

Smettere di umanizzare non significa essere freddi.
Significa essere competenti.

Se in casa tua c’è un conflitto tra gatti che dura da settimane o mesi, non archiviarlo come “normale”.

La convivenza tra gatti non è automatica: è una costruzione che richiede osservazione, metodo e — quando necessario — un intervento comportamentale professionale.

Comprendere davvero il gatto è il primo passo per proteggerne la salute.

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Il tuo gatto dorme tanto… ma sei sicuro che sia davvero rilassato e non semplicemente annoiato?La noia nel gatto è un te...
20/02/2026

Il tuo gatto dorme tanto… ma sei sicuro che sia davvero rilassato e non semplicemente annoiato?

La noia nel gatto è un tema sottovalutato, ma può avere un impatto importante sul suo benessere emotivo e comportamentale. I gatti sono predatori, esploratori, animali cognitivamente attivi. Quando l’ambiente non è abbastanza stimolante, il loro disagio si manifesta attraverso veri e propri segnali comportamentali.

Ecco alcuni segnali che il gatto potrebbe essere annoiato:

- Miagolio notturno e richieste continue di attenzione
- Irrequietezza o difficoltà a rilassarsi
- Graffi distruttivi su mobili e oggetti
- Zoomies frequenti e prolungati
- Leccamento eccessivo (overgrooming)
- Agguati continui a persone o altri animali
- Mangiare per noia o aumento dell’appetito (compulsione alimentare)

Attenzione: questi comportamenti non sono “dispetti”. Sono strategie di autoregolazione o richieste di stimolazione.

Un gatto che vive in casa ha bisogno di:

- Arricchimento ambientale (tiragraffi, mensole, nascondigli)
- Attività di caccia simulata quotidiana
- Gioco interattivo strutturato
- Routine prevedibili
- Stimolazione mentale (problem solving, training gentile)

La prevenzione dei problemi comportamentali nel gatto passa dalla comprensione dei suoi bisogni etologici. Intervenire presto significa evitare ansia, stress cronico e conflitti in famiglia.

Se riconosci uno di questi segnali nel tuo gatto, non ignorarlo. La noia può trasformarsi in frustrazione.

💬 Raccontami nei commenti: quale di questi comportamenti vedi più spesso nel tuo gatto?

Salva il post per rileggerlo e condividilo con chi vive con un gatto 🧡

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19/02/2026

Quello che molte persone interpretano come “gatto difficile” è, nella maggior parte dei casi, un gatto in piena risposta di panico.

E la paura intensa non è un capriccio, non è testardaggine, non è cattivo carattere. È una reazione neurobiologica potente, attivata quando l’animale percepisce una minaccia. In quello stato il cervello non sta “ragionando”: sta lottando per la sopravvivenza.

Quando durante una visita si arriva a immobilizzazioni forzate, guanti protettivi estremi e contenimenti coercitivi, non stiamo risolvendo il problema. Stiamo insegnando al gatto che quell’esperienza è pericolosa. E il cervello apprende in fretta ciò che fa paura.

Il risultato? Alla visita successiva la soglia di reattività sarà ancora più bassa. Più difesa. Più aggressività. Più stress. Un circolo vizioso che peggiora nel tempo.

C’è anche un altro aspetto di cui si parla poco: lo stress acuto altera i parametri clinici. Frequenza cardiaca, pressione, temperatura, perfino alcuni valori ematochimici possono essere influenzati dallo stato emotivo. Questo significa che una gestione ad alto impatto non danneggia solo il benessere psicologico, ma può rendere meno affidabile anche la valutazione medica.

Oggi la medicina felina moderna ha strumenti diversi. Non si tratta di “lasciar fare al gatto”, ma di lavorare con competenza: preparazione domiciliare quando necessario, uso corretto e mirato di ansiolitici prima della visita, sedazione ragionata nei soggetti che ne hanno bisogno, ambienti a basso stimolo, tempi adeguati, manipolazione rispettosa.

La farmacologia non è un fallimento: è uno strumento di tutela. La sedazione non è un eccesso: è prevenzione del trauma quando indicata.

Il punto centrale è questo: la paura si può trattare. Si può prevenire. Si può ridurre.

E quando lo facciamo, non otteniamo solo un gatto “più gestibile”. Otteniamo un paziente più sicuro, diagnosi più accurate, cure migliori e una relazione di fiducia che dura negli anni.

Se il tuo gatto va nel panico dal veterinario, non è colpa sua. Sta comunicando che quella situazione è oltre la sua soglia di tolleranza.

La paura non si schiaccia. Si riconosce. Si comprende. E si cura.

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La paura nel gatto è un’emozione normale: serve a proteggerlo. Ma quando diventa paura eccessiva, frequente o “sempre ac...
17/02/2026

La paura nel gatto è un’emozione normale: serve a proteggerlo. Ma quando diventa paura eccessiva, frequente o “sempre accesa”, non è più solo timidezza o carattere. È uno stato di allerta che può trasformarsi in stress cronico e compromettere davvero il benessere del micio.

Molti tutori mi dicono: “È fatto così, è timido”. A volte sì. Ma altre volte i segnali raccontano altro, come nel caso di Micia:

- si nasconde per gran parte della giornata
- evita il contatto e controlla tutto con ipervigilanza
- con ospiti o novità va “in tilt”
- può smettere di mangiare per 1–2 giorni
- e, pur di non uscire dal nascondiglio, può non raggiungere la lettiera → p**ì o feci fuori

Questi non sono “capricci”. Sono strategie di sopravvivenza.

Un gatto che vive nella paura è come se avesse il corpo sempre pronto alla fuga: aumenta l’arousal, si alza la soglia di reattività e diventa difficile “tornare calmo”. Nel tempo questo può portare a:

- peggioramento dell’appetito (fino al digiuno da stress)
- eliminazioni inappropriate (bisogni fuori lettiera)
- riduzione di gioco, esplorazione e socialità
- irritabilità, fobie, compulsioni
- maggiore fragilità emotiva: basta poco per scatenare una reazione

E soprattutto: la casa, che dovrebbe essere il posto più sicuro, può diventare un ambiente percepito come minaccioso.

La soluzione non è “forzarlo ad abituarsi”. Con la paura eccessiva, forzare spesso peggiora. Un percorso efficace lavora su tre pilastri:

1) Sicurezza e routine
2) Desensibilizzazione e condizionamento
3) Supporto farmacologico (quando serve)

Immagina di sentirti in pericolo, inerme e sempre sul chi vive, proprio nel posto in cui dovresti sentirti più al sicuro: casa.

Ti sembra normale che i tuoi gatti debbano vivere così? Se la risposta è no, parliamone: la paura si può capire e gestire con un piano su misura.

📩 Scrivimi in DM per capire da dove partire.

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Quando un gatto fa p**ì fuori lettiera, la tentazione è cercare “la soluzione giusta” e provarle tutte: aumentare le let...
15/02/2026

Quando un gatto fa p**ì fuori lettiera, la tentazione è cercare “la soluzione giusta” e provarle tutte: aumentare le lettiere, cambiare sabbia, usare feromoni. E spesso queste azioni sono sensate.

Il punto è che, se il problema nasce da stress, conflitto sociale o insicurezza territoriale, non sempre basta aggiungere risorse: serve capire come sono distribuite, chi le controlla, dove avvengono gli incroci e se il gatto ha davvero un’area percepita come sicura.

In medicina comportamentale felina, la p**ì fuori lettiera non è mai “dispetto”. È un segnale. Può indicare dolore o patologia (e per questo la prima cosa è sempre una valutazione veterinaria completa), ma quando le cause infettive o strutturali non spiegano il quadro, allora dobbiamo leggere l’eliminazione inappropriata come linguaggio: un modo per dire “qui non mi sento al sicuro”, “non ho controllo”, “sto vivendo pressione”.

E qui arriva un tema che sento spesso: “È anziano, ormai non si può fare molto.”
No. L’età non è una scusa per non gestire il problema. Anche i gatti adulti e senior possono migliorare, apprendere nuove routine, costruire nuove associazioni e ritrovare stabilità, se l’intervento è strutturato e rispettoso della loro biologia. Non si tratta di “addestrare” un gatto, ma di creare le condizioni perché il suo sistema nervoso smetta di essere in allerta: prevedibilità, accessi chiari, risorse non contese, percorsi che evitano conflitti, e una gestione della coabitazione che riduca la pressione sociale.

Se hai la sensazione di aver provato di tutto, può darsi che non serva fare “di più”, ma fare diverso: partire da una valutazione clinica, osservare i trigger, leggere le dinamiche del gatto e intervenire su ambiente, routine e sicurezza percepita. Anche dopo anni, anche in età avanzata.

Scrivimi “LETTIERA” se vuoi capire da dove iniziare in modo strutturato e clinico.

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10/02/2026

Il tuo gatto chiede cibo in continuazione?
Miagola, ti segue ovunque, sembra non essere mai sazio…
E tu inizi a sentirti in colpa o a pensare di non nutrirlo abbastanza.

In molti casi non è fame vera, ma un segnale di disequilibrio emotivo.
Nei gatti il comportamento alimentare è profondamente legato alle emozioni e al sistema nervoso.

La fame è regolata principalmente da due ormoni:
• Grelina, che stimola l’appetito
• Leptina, che segnala la sazietà

Quando però un gatto vive stress, ansia, frustrazione o noia cronica, entra in gioco anche il cortisolo, l’ormone dello stress.

Il cortisolo può interferire con la leptina (riducendo la sensazione di sazietà) e aumentare la grelina, portando il gatto a chiedere cibo anche senza un reale bisogno energetico.

In queste situazioni il cibo diventa una strategia di compensazione emotiva.

Mangiare stimola il rilascio di dopamina e altri neurotrasmettitori del piacere, creando sollievo momentaneo.

Se l’ambiente è povero di stimoli o emotivamente instabile, il gatto può iniziare a usare il cibo per gestire ansia, solitudine o frustrazione, sviluppando un comportamento sempre più ripetitivo e compulsivo.

I fattori scatenanti più comuni sono:
• cambiamenti ambientali o di routine
• solitudine prolungata
• mancanza di arricchimento ambientale
• competizione con altri animali
• noia cronica

Il risultato è un circolo vizioso:
più stress → più richiesta di cibo → possibile sovrappeso → maggiore sedentarietà → ulteriore disagio emotivo.

Per questo la soluzione non è dare meno cibo
e non è nemmeno “resistere ai miagolii”.

La vera soluzione è riorganizzare il sistema affinché la fame torni ad essere fisiologica e non emotiva:

- routine prevedibile
- arricchimento alimentare
- stimolazione predatoria
- gestione dello stress ambientale
- strategia alimentare coerente

Con la visita comportamentale felina costruiamo insieme un percorso su misura per aiutare il tuo gatto a ritrovare equilibrio emotivo e migliorare il suo benessere psicofisico, senza forzature e senza sensi di colpa.

📌 Link in bio per saperne di più.

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Indirizzo

Viale Arcella, 2 Ter
Padua

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 19:00
Martedì 09:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 19:00
Giovedì 09:00 - 19:00
Venerdì 09:00 - 19:00
Sabato 09:00 - 13:00

Sito Web

https://www.sandraviana.it/, http://www.instagram.com/sandravetcat

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