Sandra Viana - Medica Veterinaria Comportamentalista Felina

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Sandra Viana - Medica Veterinaria Comportamentalista Felina Veterinaria con 10 anni di esperienza nel comportamento felino.
+2000 gatti seguiti.

Affidate i vostri gatti a me per cure professionali e amorevoli. 🐱

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27/05/2026

Per anni ci hanno convinti che il massimo della felicità per un gatto domestico fosse trovare la ciotola sempre colma, senza fatica. Ma la verità è che, facendo così, stiamo spegnendo il loro istinto più profondo.

​I nostri gatti sono predatori millenari. In natura, un felino non trova il cibo pronto: deve cercarlo, inseguirlo, usare l'ingegno e "guadagnarselo" con piccoli pasti durante tutta la giornata.

​Quando eliminiamo questa fase e regaliamo il cibo gratis in una ciotola, rischiamo di creare un gatto annoiato, frustrato e, spesso, sovrappeso. Soprattutto se vive in appartamento (indoor).

La soluzione si chiama PUZZLE FEEDING

​Non è una moda del momento, ma un vero e proprio stile di alimentazione naturale. Invece di versare le crocchette nella solita ciotola, le nascondiamo in appositi giochi di intelligenza, labirinti o tappeti olfattivi.

​Ecco perché dovresti iniziare subito:
1️⃣ Soddisfa l'istinto di caccia: Il gatto deve usare le zampe e il cervello per mangiare. Questo rilascia endorfine e lo rende incredibilmente appagato.
2️⃣ Combatte la noia e lo stress: È il miglior rimedio contro i comportamenti disfunzionali.
3️⃣ Migliora la digestione: Mangiare più lentamente evita le classiche abbuffate e il conseguente vomito da ingestione troppo rapida.

​All'inizio potresti pensare: "Ma il mio gatto è pigro, non ci giocherà mai!". Spoiler: i gatti amano lavorare per ottenere il cibo. Bisogna solo guidarli passo dopo passo, partendo da giochi molto facili.

​Tu hai mai provato i giochi di attivazione mentale con il tuo gatto o usi ancora la classica ciotola? Raccontamelo qui sotto nei commenti!

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Nel lavoro clinico con il gatto, il comportamento non è un dettaglio “accessorio” della medicina veterinaria: è parte in...
25/05/2026

Nel lavoro clinico con il gatto, il comportamento non è un dettaglio “accessorio” della medicina veterinaria: è parte integrante della salute dell’animale.

Ancora oggi molti disturbi comportamentali vengono interpretati come “capricci”, “dispetti” o semplici difficoltà gestionali. In realtà, dietro manifestazioni come eliminazione fuori lettiera, aggressività, ipervigilanza, vocalizzazioni persistenti o conflitti inter-felini, esistono spesso stati emotivi complessi, condizioni di stress cronico o veri e propri quadri clinici comportamentali.

Il ruolo del Medico veterinario comportamentalista nasce proprio qui: osservare il comportamento come espressione dello stato di salute fisica ed emotiva del paziente, integrando medicina, etologia e neuroscienze applicate.

La medicina comportamentale veterinaria non significa “addestrare” il gatto a comportarsi meglio, ma comprendere perché quel comportamento si manifesta, quali funzioni abbia per l’animale e quali fattori ambientali, relazionali o clinici lo stiano sostenendo.

Negli ultimi anni è cresciuta molto la consapevolezza sull’importanza del benessere emotivo nel gatto, ma resta fondamentale diffondere una cultura più scientifica e meno antropomorfica del comportamento animale.

Per questo ho deciso di approfondire sul mio sito il ruolo del veterinario comportamentalista, cosa fa concretamente nella pratica clinica e perché il comportamento debba essere considerato un parametro essenziale della medicina felina moderna.

Quando un gatto aggredisce, non utilizza la lettiera in modo corretto o miagola insistentemente alle 3 di mattino, la reazione più comune è cercare di “correggere” il comportamento. Eppure, fermarsi a quella sola superficie significa perdere il vero significato del messaggio che l’animale st...

La paura del gatto in visita veterinaria viene ancora troppo spesso considerata “normale”.Ma per il gatto non è normale ...
25/05/2026

La paura del gatto in visita veterinaria viene ancora troppo spesso considerata “normale”.
Ma per il gatto non è normale affatto.

Per molti soggetti, entrare in clinica significa vivere una vera attivazione di allarme: trasportino, odori sconosciuti, manipolazione, rumori, contenimento. Tutto questo può attivare una risposta fisiologica di stress molto intensa, con aumento della frequenza cardiaca, pressione arteriosa e ipervigilanza.

Ed è proprio da qui che parte questo studio pubblicato sul Journal of Feline Medicine and Surgery nel 2022.

I ricercatori hanno confrontato melatonina, gabapentina e placebo in 75 gatti sani sottoposti a visita cardiologica, valutando quanto i gatti riuscissero a vivere la visita in modo più tranquillo, i parametri cardiovascolari ed eventuali effetti collaterali.

Il dato interessante?
La melatonina ha migliorato significativamente la gestione del gatto durante la visita, senza interferire in modo rilevante con ecocardiografia, pressione arteriosa o ECG, e con una sedazione molto lieve rispetto alla gabapentina.

Questo non significa che “la melatonina sostituisce tutto” o che debba essere usata in automatico.
Siamo ancora davanti al primo studio in assoluto su questo argomento e servono ulteriori conferme scientifiche.

Ma il messaggio che emerge è molto più grande del farmaco stesso.

Ci ricorda che il benessere emotivo del gatto non è un dettaglio accessorio della medicina felina.
Influenza direttamente anche la qualità della visita, della diagnosi e della gestione clinica.

E forse uno degli aspetti più affascinanti dello studio è proprio questo: anche i gatti del gruppo placebo hanno mostrato una riduzione dello stress semplicemente aspettando in un ambiente silenzioso e poco illuminato.

Prima ancora della terapia, conta l’esperienza che il gatto vive.

Perché un gatto che si sente più al sicuro non è solo un gatto “più facile da visitare”.
È un paziente che stiamo finalmente iniziando a comprendere meglio.

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23/05/2026

"Il mio gatto lo fa per dispetto.”

Se lavori con i gatti, probabilmente hai già sentito questa frase decine di volte.
Ma la verità è che il gatto non agisce per vendetta, cattiveria o sfida personale.

Quando un gatto cambia comportamento, sta quasi sempre comunicando un disagio.
E il problema è che spesso noi esseri umani interpretiamo quei segnali con emozioni e logiche umane (antropomorfizzazione).

Un gatto che non utilizza correttamente la lettiera, graffia il divano, evita il contatto, miagola continuamente o diventa aggressivo non sta “facendo il cattivo”.
Sta cercando di adattarsi a qualcosa che, emotivamente o fisicamente, non riesce più a gestire.

Dietro un comportamento possono esserci:

• stress cronico
• dolore fisico
• conflitti sociali tra gatti
• ansia territoriale
• frustrazione ambientale
• ipervigilanza
• paura
• mancanza di controllo sull’ambiente

Punire il gatto, sgridarlo o pensare che “lo faccia apposta” spesso peggiora ulteriormente il suo stato emotivo.

La medicina comportamentale felina non serve a “correggere un gatto cattivo”.
Serve a comprendere cosa sta cercando di comunicare attraverso il comportamento.

Perché ogni comportamento ha una funzione.
E dietro quel comportamento, molto spesso, c’è un gatto che sta chiedendo aiuto nel solo modo che conosce.

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Molti pensano che quando un gatto evita la lettiera stia facendo un dispetto.In realtà, nella maggior parte dei casi, il...
22/05/2026

Molti pensano che quando un gatto evita la lettiera stia facendo un dispetto.
In realtà, nella maggior parte dei casi, il gatto sta comunicando un disagio.

La lettiera non è solo “un posto dove sporcare”: per il gatto è uno spazio estremamente importante, legato a sicurezza, comfort e prevedibilità.

Una posizione troppo rumorosa o di passaggio può farlo sentire vulnerabile.
Una sabbia con profumo intenso o texture scomoda può creare rifiuto.
Anche una pulizia troppo aggressiva, con detergenti forti, può alterare la percezione di sicurezza.

E sì, anche la dimensione della lettiera conta: se non riesce a girarsi comodamente, potrebbe iniziare a evitarla.

Spesso questi dettagli vengono sottovalutati, ma per il gatto fanno una differenza enorme.

E soprattutto: quando compare improvvisamente eliminazione fuori lettiera, è fondamentale valutare anche dolore, patologie del tratto urinario, conflitti sociali, stress cronico o altri disturbi che possono alterare il comportamento eliminatorio del gatto.

Capire il motivo significa ascoltare davvero ciò che il gatto sta cercando di comunicare.

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21/05/2026

Quando si parla di problemi comportamentali nel gatto, molte persone immaginano che il ruolo del veterinario comportamentalista sia semplicemente quello di “far smettere” un comportamento indesiderato.

Ma la realtà è molto diversa.

Un gatto che aggredisce, fa i bisogni fuori dalla lettiera, si nasconde continuamente, vocalizza troppo o cambia improvvisamente atteggiamento non è un gatto “sbagliato”.
Sta comunicando qualcosa.

Il comportamento, nella maggior parte dei casi, non è il vero problema: è il sintomo di un disagio più profondo. Dietro possono esserci paura, ansia, frustrazione, dolore fisico, difficoltà sociali o bisogni specie-specifici non rispettati.

Per questo la medicina comportamentale non significa “sistemare il gatto”.

Significa comprendere perché quel comportamento esiste, valutare il benessere emotivo e fisico dell’animale, lavorare sulla relazione con la famiglia, sull’ambiente domestico e sulla qualità della vita del gatto.

E no, non si tratta soltanto di farmaci.
Quando necessari, i farmaci possono essere uno strumento utile, ma non rappresentano la terapia nella sua totalità. La vera terapia comportamentale è un percorso più ampio, costruito sul benessere, sulla prevenzione e sulla comprensione del linguaggio felino.

Perché dietro ogni comportamento c’è sempre una motivazione.
E capire quel messaggio può cambiare profondamente la convivenza con il proprio gatto.

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Quando un gatto lascia sempre le crocchette ai bordi della ciotola, la prima reazione spesso è pensare: “è schizzinoso”,...
15/05/2026

Quando un gatto lascia sempre le crocchette ai bordi della ciotola, la prima reazione spesso è pensare: “è schizzinoso”, “fa i capricci”, “non gli piace più il cibo”.

Ma nel comportamento felino raramente un gesto è casuale.

Il modo in cui il gatto mangia può raccontarci molto del suo benessere fisico, sensoriale ed emotivo. Alcuni gatti evitano i bordi della ciotola perché il contatto continuo con i baffi può risultare fastidioso; altri fanno fatica con ciotole troppo strette, profonde o poco adatte alla loro morfologia.

In altri casi, invece, il cambiamento nel modo di mangiare può essere collegato a stress, ansia, noia, conflitti con altri animali o a un ambiente poco prevedibile. Il cibo, per il gatto, non è solo nutrizione: è anche sicurezza, controllo, routine e comfort.

E poi c’è un aspetto fondamentale: la salute.

Se il comportamento compare all’improvviso, se il gatto mangia meno, perde peso, sembra selezionare il cibo, mastica con difficoltà o cambia atteggiamento davanti alla ciotola, è importante non banalizzare. Dolore orale, nausea, problemi dentali o altri disagi fisici possono rendere il pasto scomodo.

Osservare non significa allarmarsi per ogni dettaglio, ma imparare a leggere i piccoli segnali prima che diventino problemi più evidenti.

A volte basta cambiare ciotola.
A volte serve arricchire l’ambiente.
A volte è necessario escludere una causa medica.
E a volte quel comportamento è il modo più sottile con cui il gatto sta comunicando che qualcosa non va.

Il tuo gatto lascia spesso le crocchette ai bordi della ciotola?

Salva questo post se vuoi imparare a leggere meglio i segnali del tuo gatto.

Quando il gatto "ha sempre fame", il problema raramente è il cibo.Ho scritto un articolo su qualcosa che vedo spesso nel...
12/05/2026

Quando il gatto "ha sempre fame", il problema raramente è il cibo.

Ho scritto un articolo su qualcosa che vedo spesso nella pratica clinica: famiglie che fanno tutto "giusto" — riducono le porzioni, cambiano la dieta — e il peso del gatto non migliora. A volte peggiora.

Il motivo è che obesità e ansia nel gatto si alimentano a vicenda in modo circolare. Il cibo può diventare un surrogato comportamentale quando mancano stimoli, movimento e controllo sull'ambiente. E togliere ulteriori pasti, senza intervenire su questi fattori, può aumentare l'iperfocalizzazione sul cibo invece di ridurla.

La gestione del sovrappeso felino richiede una lettura più ampia: non solo quanto mangia il gatto, ma perché mangia, come vive lo spazio, cosa comunica con quel comportamento.

Ho cercato di raccontarlo in modo accessibile, perché è un tema che riguarda molte famiglie — e che merita più attenzione di quanta ne riceva.
L'articolo è sul mio blog. 👇

Ansia e obesità nel gatto sono spesso collegate. Scopri il ruolo del comportamentalista nella gestione della fame, dello stress e del peso.

Un gatto che “ha sempre fame” non sta necessariamente chiedendo solo calorie.Molto spesso sta comunicando un bisogno più...
12/05/2026

Un gatto che “ha sempre fame” non sta necessariamente chiedendo solo calorie.
Molto spesso sta comunicando un bisogno più complesso, in cui alimentazione, emozioni, ambiente e comportamento sono strettamente intrecciati.

Nel gatto, ansia e obesità possono alimentarsi reciprocamente: lo stress aumenta la ricerca di cibo, mentre il sovrappeso riduce attività, esplorazione, gioco e comportamenti naturali, peggiorando ulteriormente il benessere emotivo.

Per questo motivo, la gestione del peso non dovrebbe mai limitarsi a “dare meno cibo”.

Una restrizione calorica non accompagnata da un corretto supporto comportamentale può aumentare frustrazione, iperfocalizzazione sul cibo e stress cronico.

Il gatto è un predatore solista, programmato per compiere molte piccole sequenze di caccia e alimentazione durante la giornata. Quando l’ambiente domestico non permette di esprimere questi comportamenti, il cibo può diventare un sostituto comportamentale e una strategia di coping.

Alcuni segnali meritano attenzione:

• richiesta continua di cibo
• ingestione molto rapida
• vomito post-prandiale
• riduzione del gioco e dell’esplorazione
• tensione durante i pasti
• eccessiva focalizzazione sulla ciotola

La gestione più efficace si basa su un approccio integrato:

✔ piccoli pasti distribuiti nelle 24 ore
✔ foraging e puzzle feeder
✔ arricchimento ambientale
✔ aumento delle opportunità di gioco predatorio
✔ gestione dello stress sociale e ambientale
✔ piano nutrizionale personalizzato

Ogni gatto ha esigenze diverse, e il percorso corretto dovrebbe sempre considerare sia la salute metabolica sia il benessere emotivo.

Nei gatti, comportamento e nutrizione non possono essere separati.

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La relazione tra mamma e gattino è molto più di un semplice legame affettivo.Nelle prime settimane di vita, la madre rap...
10/05/2026

La relazione tra mamma e gattino è molto più di un semplice legame affettivo.

Nelle prime settimane di vita, la madre rappresenta il principale riferimento biologico, emotivo e comportamentale del cucciolo.

Attraverso il contatto, l’allattamento, le cure materne e l’interazione quotidiana, il cervello del gattino si sviluppa e organizza le proprie risposte al mondo esterno.

È proprio in questa fase che il cucciolo inizia a costruire:

• capacità di apprendimento
• regolazione emotiva
• autocontrollo
• competenze sociali
• adattamento all’ambiente
• comunicazione specie-specifica

La madre non insegna solo “come comportarsi”: contribuisce alla maturazione del sistema nervoso e alla costruzione delle competenze comportamentali del gatto adulto.

Anche il colostro e l’allattamento hanno un ruolo fondamentale: non rappresentano soltanto nutrizione, ma partecipano allo sviluppo immunitario, neuroendocrino ed emotivo del neonato.

Durante il periodo sensibile della socializzazione, il cucciolo osserva continuamente la madre: impara cosa è sicuro, come esplorare, come reagire agli stimoli e come gestire le interazioni sociali.

Madre e fratelli insegnano inoltre i limiti del gioco, l’inibizione del morso e la modulazione della frustrazione, competenze essenziali per lo sviluppo di un gatto equilibrato anche in età adulta.

Per questo motivo, la separazione precoce non dovrebbe mai essere sottovalutata.

Non è solo una questione affettiva, ma anche neurocomportamentale e clinica.
Proteggere la relazione madre-cucciolo significa fare prevenzione comportamentale fin dall’inizio della vita

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Molti cambiamenti comportamentali del gatto vengono ancora interpretati come “carattere”, capriccio o abitudine.In realt...
09/05/2026

Molti cambiamenti comportamentali del gatto vengono ancora interpretati come “carattere”, capriccio o abitudine.

In realtà, nella pratica clinica, il comportamento è spesso uno dei primi indicatori di alterazione del benessere fisico o emotivo.

Un gatto che vocalizza improvvisamente di notte, che dorme molto più del solito, che smette di curare il mantello, che reagisce in modo eccessivo agli stimoli o che inizia a spruzzare urina non sta necessariamente “facendo i dispetti”.
Sta comunicando.

Il punto fondamentale è questo: il gatto non modifica il proprio comportamento senza motivo.

Quando compare un cambiamento persistente, intenso o insolito, è importante chiedersi cosa ci sia dietro, invece di normalizzarlo immediatamente.

Alcuni segnali possono essere associati a dolore cronico, patologie endocrine, disagio ambientale, conflitti territoriali, stress, frustrazione predatoria o alterazioni cognitive. Altri nascono da bisogni comportamentali non soddisfatti, spesso difficili da riconoscere in contesti domestici poco adatti alle esigenze etologiche della specie.

Per questo motivo, il comportamento non dovrebbe mai essere considerato separato dalla medicina.
Osservare il gatto significa raccogliere dati clinici.

Nella medicina comportamentale felina, la differenza tra un problema “di carattere” e un segnale clinico sta soprattutto nella capacità di leggere il contesto:

– quando è iniziato il comportamento
– quanto è frequente
– in quali situazioni compare
– cosa è cambiato nell’ambiente o nella routine
– quali altri segnali lo accompagnano

Punire, ignorare o banalizzare questi comportamenti rischia di aumentare il disagio e ritardare una valutazione corretta.

Comprendere il comportamento felino non significa umanizzare il gatto, ma imparare a interpretare il suo linguaggio nel modo più accurato possibile.

Quale di questi segnali hai osservato più spesso nel tuo gatto?

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Indirizzo

Viale Arcella, 2 Ter
Padua

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 19:00
Martedì 09:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 19:00
Giovedì 09:00 - 19:00
Venerdì 09:00 - 19:00
Sabato 09:00 - 13:00

Sito Web

https://www.sandraviana.it/, http://www.instagram.com/sandravetcat

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