Studio di Psicologia e Psicoterapia - Dottoressa Irene Pietrafitta

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Studio di Psicologia e Psicoterapia - Dottoressa Irene Pietrafitta Servizio di consulenza, sostegno e psicoterapia per il benessere psicologico della persona, della coppia e della famiglia.

Richiedere una consulenza psicologica è un'esigenza che può nascere da differenti motivi, domande, momenti difficili o evolutivi e di cambiamento. Cercare un professionista competente e trovare uno spazio di ascolto autentico, rispettoso ed accogliente può essere molto utile per recuperare o aumentare il proprio benessere in un'ottica bio-psico-sociale, cioè tenendo conto della persona nella sua interezza, ma anche delle sue relazioni e del suo ambiente di vita. Nello studio di psicologia della Dott.ssa Pietrafitta, la qualità professionale e umana della presa in carico sarà la base sulla quale si potrà costruire la relazione d'aiuto ed iniziare il viaggio verso una più profonda conoscenza di sè ed un migliore equilibrio. Dopo il primo contatto telefonico, seguiranno 4 colloqui in cui raccoglierò le prime informazioni per delineare la situazione, e, se l'esperienza è stata positiva e desiderate proseguire, insieme andremo a stabilire se sia opportuno intraprendere un percorso psicologico con il tipo di intervento più adeguato. Su di me:
Ho conseguito la Laurea Magistrale in Psicologia Clinico-Dinamica presso l'Università degli Studi di Padova nel 2011. Successivamente ho acquisito l'abilitazione professionale (Albo Sez. A - num. 9349) e risulto regolarmente iscritta presso l'Ordine degli Psicologi del Veneto. Sto proseguendo la formazione presso la Scuola di Specializzazione in psicoterapia I.R.E.P. e dal 2012 collaboro con il Centro di Salute Mentale ed il Day Hospital Territoriale del II Servizio di Psichiatria (Complesso Socio-Sanitario ai Colli - Ulss n.6- Euganea - ex Ulss 16) come specializzanda. Da tempo mi sono appassionata ad esperienze in ambito gruppale e di comunità, cui continuo a dedicarmi. Posso proporre e praticare interventi individuali, di coppia, di famiglia o percorsi di gruppo, in base alla situazione particolare di chi sta ponendo la domanda d'aiuto e individuare un progetto specifico, tarato sulle caratteristiche e sul livello evolutivo e l'età del soggetto (dall'adolescenza all'età adulta). L'approccio è principalmente psico-dinamico, secondo le più recenti teorie ad orientamento psicoanalitico, con l'integrazione del punto di vista sistemico.

17/10/2025

🔴 Comunicato stampa congiunto sull’educazione sessuo-affettiva nelle scuole

Le Presidenti e i Presidenti degli Ordini degli Psicologi di Abruzzo, Basilicata, Campania, Emilia-Romagna, Lazio, Marche, Puglia, Sicilia e Veneto prendono una posizione chiara e netta in merito al DDL del 23 maggio 2025 del Ministro Valditara.

🎓 L’educazione sessuo-affettiva è una risorsa, non un rischio. Limitare o escludere la possibilità di promuovere da parte dei professionisti della salute attività educative su questi temi significa privare bambini e adolescenti di strumenti fondamentali per comprendere e gestire i cambiamenti fisici ed emotivi legati alla crescita.

🧠 L’educazione sessuo-affettiva, quando è adeguata all’età e scientificamente fondata, contribuisce a relazioni sane, alla prevenzione di bullismo e violenza di genere, e al benessere psicologico delle giovani generazioni.

👥 Gli Ordini regionali sopra menzionati esprimono profonda preoccupazione per le implicazioni culturali e sociali derivanti dalle limitazioni previste nel DDL “Disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico”.

Chiediamo che la voce degli psicologi e delle psicologhe venga ascoltata nelle sedi parlamentari competenti, per ribadire l’importanza di un’educazione affettiva e sessuale tempestiva, continuativa e basata sulle evidenze scientifiche.

📢 La tutela dei minori passa anche — e soprattutto — attraverso la conoscenza, l’ascolto e la costruzione di contesti educativi sicuri e consapevoli.

17/10/2025

📰📰 NOTA STAMPA - EDUCARE ALLE RELAZIONI È PREVENZIONE, NON IDEOLOGIA 📰📰

🫂 Nel giorno in cui si discute di vietare l’educazione affettiva e sessuale nelle scuole, l’Ordine degli Psicologi della Lombardia ribadisce l’importanza di percorsi fondati su evidenze scientifiche e sulle linee guida internazionali dell’OMS e dell’UNESCO.
Aiutare bambini e adolescenti a conoscere sé stessi, le emozioni e il rispetto reciproco è un atto di responsabilità collettiva.

💬 “Proprio quando aumentano i segnali di violenza e disagio tra i più giovani, si parla di togliere spazio al dialogo e all’educazione.
Ma educare alle emozioni e alle relazioni significa prevenire, non ideologizzare.
È così che si costruisce una cultura del rispetto e della responsabilità.”
— Valentina Di Mattei, Presidente OPL

➡️ OPL sostiene la posizione del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, che ha inviato al Ministro una lettera per riaffermare il valore educativo e preventivo dell’educazione affettivo-sessuale.
psyd


25/12/2024

Vi auguro buone feste.
Possiamo domandarci che senso abbia il Natale per noi, e giocare un po' a trovare le risposte più personali...per alcuni non ne ha, ed è certamente un sentire rispettabile. Ognuno ha la sua storia e ha fatto una serie di esperienze e di pensieri che lo hanno condotto fin qui, tra risorse e mancanze, tra difficoltà spinose, tempeste e qualche arcobaleno, schiarite di cielo e svariate condizioni attorno e dentro che sono mutevoli e che è importante trovare le parole per raccontare.
Ecco, a me piace trovare la narrazione che calza per ciascuno e che dona significato a ciò che inizialmente sembra intraducibile, come può essere un vuoto o un pieno miscuglio emozionale.
Alla ricerca di uno sguardo nuovo e orientato verso il Bene, affinché possiamo distinguere ciò che è importante per noi e che preserva la nostra salute o ci cura o ci fa evolvere o rinascere o trovare serenità e casa.

Segnalo questo interessantissimo Podcast prodotto e creato dall'interazione tra curanti e utenti.Davvero Notevole!Compli...
16/12/2024

Segnalo questo interessantissimo Podcast prodotto e creato dall'interazione tra curanti e utenti.
Davvero Notevole!
Complimenti!
⬇️⬇️⬇️⬇️

𝗡𝗼𝗻 𝗲̀ "𝗡𝗶𝗲𝗻𝘁𝗲", il podcast dedicato all’esplorazione della complessità della salute mentale,
realizzato dai ragazzi che frequentano il CSM (Centro di Salute Mentale) del Distretto di Asolo
( Aulss2-Marca Trevigiana) e che hanno vissuto o vivono tuttora il complicato compito di occuparsi
del proprio disagio mentale.
Con la collaborazione di Radio Bella & Monella e “Mettiamoci la voce”, che ha supportato l’intera
produzione del podcast, i ragazzi raccontano la loro esperienza in prima persona, ponendo
l’accento non sulla malattia; ma sulla dimensione umana che si nasconde dietro a una diagnosi, per
mostrare le ragioni dietro una profonda sofferenza, che troppo spesso, vista da lontano, non può
essere realmente compresa.
𝗡𝗼𝗻 𝗲̀ "𝗡𝗶𝗲𝗻𝘁𝗲" ha lo scopo di abbattere lo stigma e i pregiudizi sulle sfide e le difficoltà mentali.
Sono racconti di persone che portano la propria esperienza, in cui chiunque può anche
riconoscersi. Racconti che mettono in contatto gli ascoltatori con tematiche che non avrebbero
occasione di incontrare. Racconti che creano un luogo dove ognuno possa sentirsi compreso,
aiutato e meno solo, perché ogni storia merita di essere ascoltata.
Parafrasando Basaglia: da vicino ogni esperienza acquista un senso nuovo.

Riproduzione da SPOTIFY
https://open.spotify.com/episode/4ugoAkf2Ioi2ouQE7Z1OYJ?si=646IHFWDR-GsW2lV_efKFg&t=0

Riproduzione dal sito della radio:
https://www.belllaemonella.it/non-e-niente/

Non è “niente” · Episode

A conclusione delle ferie estive,  sto riprendendo il mio lavoro. Negli ultimi anni mi sono dedicata al classico ma semp...
28/08/2024

A conclusione delle ferie estive, sto riprendendo il mio lavoro. Negli ultimi anni mi sono dedicata al classico ma sempre appassionante e utile lavoro nello studio privato. È stato difficile se non impossibile seguire ulteriori progetti, in quanto gran parte del mio tempo è stato dedicato alla nascita e alla primissima infanzia dei miei due bambini, e così molti dei miei interessi sono rimasti sospesi, in attesa di essere riconquistati dopo nuove consapevolezze (o insegnamenti preziosi della vita vissuta). Questo periodo non breve mi ha dato molto e soprattutto ha stimolato in me nuove riflessioni e punti di domanda, sottintendendo che non vi è una ricetta per tutto sui libri, per quanto scientifici o filosofici, ecc. Tutto questo per dirvi che ho in mente delle idee, anzi nel cuore. Vorrei investire delle energie in ambiti in cui ho potuto osservare vi siano ancora delle carenze, per varie ragioni, eppure ove esiste una forte domanda, fors'anche più o meno latente. Pensavo di proporre degli spazi dedicati alle persone anziane, le quali (o chi per loro) probabilmente ritengono aver poco su cui lavorare tramite l' approccio o la chiave della psicoterapia. Eppure essi si avvicendano in una delle fasi più delicate dell' esistenza: la sua fine. Rapportarsi con il tempo che passa e con tutto ciò che questo comporta non è affatto scontato e nemmeno sempre dolce. Inoltre, anche la diminuita autonomia negli spostamenti rende degli ipotetici incontri con un professionista della cura ancora più impensabili. A meno che... il/la professionista non sia disponibile a recarsi a domicilio! Vi comunico quindi che in alcune mattine della settimana, a partire da ottobre, renderò fruibile questo servizio, cioè di impostare all' occorrenza dei percorsi sensibili rispetto a queste tematiche, suddivisi in sedute da 50 minuti ciascuna, direttamente a casa di persone appartenenti alla sfera della terza età, con le quali poter lavorare insieme umanamente, affettivamente e professionalmente, partendo dalla base di un ascolto empatico e partecipe di ogni singolarità. Se siete interessati per qualche vostro caro, scrivetemi per ricevere informazioni sulla mia mail: irene.pietrafitta@gmail.com. Grazie per aver letto, e buon inizio di settembre a tutti!

Zona : Padova e comuni limitrofi

22/06/2024

“I cartoni animati hanno il pregio di dire cose complicate in modo semplice. È il caso del bellissimo film di animazione “Kirikù e la strega Karabà” di Michel Ocelot (1998): la strega è la cattiva della storia e la sua caratteristica principale è quella di essere perennemente arrabbiata. Kirikù è un bambino speciale, è piccolissimo, ma da subito è totalmente autonomo e capace di camminare velocissimo. Ha dei poteri speciali e soprattutto ha la curiosità di voler capire la realtà oltre l’apparenza. Karabà ha preso di mira il villaggio di Kirikù e ha compiuto contro di esso azioni molto crudeli: ha sottratto l’acqua e ha divorato tutti gli uomini. Il piccolo protagonista decide di liberare il suo villaggio e con una serie di azioni coraggiose riesce ad annullare i “sortilegi” della strega. Fa tornare l’acqua al villaggio e soprattutto ha la capacità di disvelare come dietro a questo castigo non ci fosse un potere occulto, ma semplicemente un ostacolo meccanico che bloccava all’origine la distribuzione dell’acqua. È proprio la curiosità che porta Kirikù a rivolgersi al vecchio Saggio della Montagna per capire perchè la strega sia così cattiva e arrabbiata. Qui lui fa una scoperta importante dalla quale ciascuno di noi può trarre qualche vantaggio: la strega è così perchè qualcuno gli ha conficcato una spina velenosa nella schiena che notte e giorno le causa continui tormenti e dolori e questo è il motivo della sua rabbia e voglia di vendetta. Lei da sola non riuscirebbe a togliersi la spina e mai chiederebbe a qualcuno di farlo perchè teme di non sopravvivere di nuovo al dolore provato quando questa le è stata conficcata così in profondità. Il Saggio spiega a Kirikù che la strega inoltre si è convinta che quella spina, oltre al dolore, le abbia però dato poteri magici. Questo è l’altro motivo per cui non fa niente per cambiare le cose. Ormai si è abituata ad essere così e quella è l’unica vita che sa vivere. La scoperta più sconvolgente per Kirikù è che la strega non ha divorato gli uomini, ma ha lasciato che il villaggio credesse a questo, con tutti in balia della loro ignoranza e superstizione verso di lei. A questo punto Kirikù decide cosa fare di queste scoperte: liberare la strega Karabà dalla sua spina dolorosa”.

(tratto da “Accendere il buio, dominare il vulcano” di A.Pellai e B.Tamborini,Mondadori ed.)

Chandra Livia Candiani
05/06/2024

Chandra Livia Candiani

05/04/2024

L’autostima è, innanzitutto, una questione di identità personale e potremmo definirla come quel valore che attribuiamo a noi stessi.

Ciò che pensiamo di ciò che siamo, però, finisce spesso per dipendere profondamente

🔘 da ciò che facciamo (o riusciamo a fare);
🔘 da ciò che gli altri pensano di noi (o pensiamo che pensino...).

💼 L'autostima può orientarsi, ad esempio, su quanto successo abbiamo sul lavoro.

💘 Oppure, si lega alla nostra percezione di “appeal” con gli altri: amici, potenziali partner…

📐In questo modo, il metro di misura del proprio essere diventa la reazione di chi ci sta intorno.

Ne consegue che la propria autostima diventa soggetta a… sbalzi di pressione la cui fonte è esterna, e a questi eventi esterni affidiamo il nostro benessere e la sensazione di essere meritevoli di qualcosa, di un giudizio positivo o negativo ad esempio. Oppure, se guardiamo ancora più a fondo, in queste dinamiche si cela una domanda d'amore?

24/12/2023

Per questo Natale il mio augurio è che sia possibile vivere qualche istante di amore e di pace, se temiamo di non riceverne offriamoli (a noi stessi e agli altri), perché potremmo comunque sperimentare qualcosa dentro il cuore, un po' di luce, un po' di fiducia e un po' di calore. I doni più belli non sono forse oggetti concreti, ma parole che accolgono, che confortano, sorrisi, gesti gentili, una carezza, un abbraccio, un po' di tempo da dedicare. Questa è una festa ricca di simboli, le stelle che illuminano la notte e ci guidano sanno di speranza e presenza anche nel buio, e quel bambino che nasce rappresenta la potenzialità del futuro: ogni nascita va onorata perché ogni bambino potrà un giorno contribuire alla salvezza del mondo e perché la tenerezza che ispira è alla base del prendersi cura. Al di là del proprio libero credo, ci sono delle storie che raccontano qualcosa da ascoltare, ancora e ancora una volta. Questa narrazione ci dice anche che è importante proteggere il bambino dentro di noi, che porta con sé messaggi preziosi e che è in grado di meravigliarsi per le piccole cose.
So che ci sono dei Natali difficili, in cui dobbiamo fare i conti con inquietudini, mancanze, tristezze...ma in ogni condizione possiamo imparare qualcosa e darci una nuova possibilità.
Tanti auguri di buone feste a tutti!

19/11/2023

[Giulia, e tutti noi]

Difficile commentare i fatti drammatici di questi giorni.
Quanto è avvenuto ci richiama spazi di "Indicibile", e difficilmente elaborabile.

Tanti elementi in questa storia alimentano la nostra inquietudine e la potenziale identificazione in quanto successo (chi non ha pensato "poteva succedere anche a me, o a una persona che conosco", "quante volte in passato ho sottovalutato qualcosa", "come mi sentirei se fossi uno dei parenti"?).

La giovanissima età dei protagonisti, l'apparente "normalità" della situazione da studenti avviati alla vita adulta - anche se sappiamo troppo poco di quanto intercorso, l'esordio della vicenda, che poteva anche far sperare in un esito diverso.

Psicologicamente, è il Perturbante che irrompe nella quotidianità.
E l'angoscia che ci porta a voler chiudere, in poche righe di un post, trovando una soluzione semplice ad un evento così complesso e doloroso.

Leggiamo prese di posizione nette e telegrafiche ("buttiamo via la chiave"); spiegazioni a volte molto semplicistiche; affermazioni ideologiche, accanto a commenti collusivi e deresponsabilizzanti. Leggiamo rappresentazioni collettive utili a sedare l'ansia e potersi dire "a me o a mia figlia non capiterà mai, basta che stia un po' attenta...".

La nostra mente cerca disperatamente di trovare modelli più rassicuranti del mondo, in cui il male non esiste, o è comunque prevedibile, o è comunque sempre evitabile: "Se solo avessimo fatto X invece che Y"... così, tacitando la nostra inquietudine diffusa.
Tutto, per rassicurarci davanti al fantasma dell'incontrollabile che può emergere nelle nostre vite a volte in maniera inattesa, sottovalutata o insidiosa.
Una rassicurazione per sedare gli errori di tutti, e le responsabilità collettive.

Allora, che fare?
Qual è la causa prima che ha portato via Giulia?

L'astratto "elemento sociale" che è così generico da non chiamare in causa responsabilità individuali?
Una "cultura delle relazioni" troppo spesso disfunzionale?
L'assenza di un'attenzione diffusa alla salute mentale, anche in fase giovanile?
L'assenza strutturale di programmi di educazione affettiva nelle scuole?
Di servizi psicologici facilmente accessibili?
La cultura tossica dello "spogliatoio maschile"?
I genitori che non formano fin da piccoli alle emozioni i figli maschi, o che non insegnano le figlie femmine a far rispettare i confini?

Non c'è soluzione "unica e semplice".
Il macro e il micro sono strettamente uniti, nella nostra complessità psichica e relazionale e qualunque spiegazione che coinvolga esclusivamente i "massimi sistemi", o isoli il "caso singolo eccezionale" per spiegare tutto questo, è incompleta.

I comportamenti sono individuali, ma maturano per anni in una dinamica familiare. E si esprimono e convalidano in una matrice gruppale. E beneficiano o meno di interventi istituzionali, educativi, clinici che possono cambiarli. Tutto questo, all'interno di una cornice socioculturale e mediatica collettiva, che ci influenza ampiamente.

È davvero quindi il momento di pensare a "interventi di sistema", che si muovano su più livelli, senza sperare o illudersi che una singola soluzione risolva temi così trasversali.
Abbiamo bisogno di lavorare sulle dinamiche culturali, lo dobbiamo e possiamo fare a partire dal costruire contenitori familiari adeguati, dal sostenere percorsi di genitorialità, dal rendere più agevole l'accesso ai servizi, dal diffondere logiche di gruppo più supportive tra i giovani.

Dobbiamo - ed è fondamentale - inserire strutturalmente un pensiero, e *solidi e ampi percorsi di educazione affettiva e relazionale*, fin dalle prime fasi della formazione scolastica, dedicandovi risorse credibili e adeguate: è ineludibile elemento di civismo relazionale, e di crescita personale.

Non è l'inserire un'ora isolata di "educazione alle emozioni" in un programma scolastico che può, da sola, cambiare magicamente qualcosa, se questa "CURA DELLE RELAZIONI" non diventa una sensibilità e dimensione diffusa in tutti i contesti, per i giovani e per gli adulti.
Abbiamo bisogno di responsabilizzare sulla "qualità delle relazioni, e delle relazioni di genere" anche gli insegnanti, gli allenatori sportivi, gli educatori degli oratori e dei campi estivi...

E in generale serve investire molto di più in psicologia (nelle scuole, come nei servizi per i giovani, gli adulti e i genitori): perché il ritorno dell'investimento in termini sociali e individuali è enormemente maggiore del suo costo, e a volte senza prezzo.

Infine, dobbiamo abituarci ad avere sguardi e attenzioni collettive, da "piccolo villaggio": reti familiari, amicali, compagni di studio, persone forse a conoscenza di alcune difficoltà... ognuno può e deve fare qualcosa, essere più presente, portare chi è in difficoltà a farsi aiutare.
Rielaboriamo quanto è successo, chiedendoci responsabilmente se i nostri contenitori gruppali e relazionali sono uno strumento che dobbiamo usare con meno imbarazzi ed esitazioni, per sostenerci insieme quando vediamo che qualcosa non va.

Un pensiero forte va ora a chi rimane, e che dovrà rielaborare uno "strappo biografico", i cui lembi saranno difficili e dolorosi da ricucire.

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Padua
35143

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Richiedere una consulenza psicologica è un'esigenza che può nascere da differenti motivi, domande, momenti difficili o evolutivi e di cambiamento. Cercare un professionista competente e trovare uno spazio di ascolto autentico, rispettoso ed accogliente può essere molto utile per recuperare o aumentare il proprio benessere in un'ottica bio-psico-sociale, cioè tenendo conto della persona nella sua interezza, ma anche delle sue relazioni e del suo ambiente di vita. Nello studio di psicologia della Dott.ssa Pietrafitta, la qualità professionale e umana della presa in carico sarà la base sulla quale si potrà costruire la relazione d'aiuto ed iniziare il viaggio verso una più profonda conoscenza di sè ed un migliore equilibrio. Dopo il primo contatto telefonico, seguiranno 4 colloqui in cui raccoglierò le prime informazioni per delineare la situazione, e, se l'esperienza è stata positiva e desiderate proseguire, insieme andremo a stabilire se sia opportuno intraprendere un percorso psicologico con il tipo di intervento più adeguato. Su di me: Ho conseguito la Laurea Magistrale in Psicologia Clinico-Dinamica presso l'Università degli Studi di Padova nel 2011. Successivamente ho acquisito l'abilitazione professionale (Albo Sez. A - num. 9349) e risulto regolarmente iscritta presso l'Ordine degli Psicologi del Veneto. Ho proseguito la formazione presso la Scuola di Specializzazione in psicoterapia I.R.E.P. e dal 2012 collaboro con il Centro di Salute Mentale ed il Day Hospital Territoriale del II Servizio di Psichiatria (Complesso Socio-Sanitario ai Colli - Ulss n.6- Euganea - ex Ulss 16), prima come specializzanda e adesso come conduttrice di un’attività di gruppo. Posso proporre e praticare interventi individuali, di coppia, di famiglia o percorsi gruppali, in base alla situazione particolare di chi sta ponendo la domanda d'aiuto e individuare un progetto specifico, tarato sulle caratteristiche e sul livello evolutivo e l'età del soggetto. L'approccio è principalmente psico-dinamico, secondo le più recenti teorie ad orientamento psicoanalitico, con l'integrazione del punto di vista sistemico.