Dr.ssa Cecilia Treccalli Psicologa Psicoterapeuta , psicologia giuridica

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Dr.ssa Cecilia Treccalli Psicologa Psicoterapeuta , psicologia giuridica Cecilia Treccalli, Psicologa Psicoterapeuta,Psicologia Giuridica

Studio di psicologia clinica ,Consulenza psicologica e psicoterapia , psicodiagnostica,psicologia giuridica

È’ possibile curare le relazioni disfunzionaliDove finisce la dipendenza l’amore è inizia la dipendenza affettiva? In un...
15/09/2023

È’ possibile curare le relazioni disfunzionali
Dove finisce la dipendenza l’amore è inizia la dipendenza affettiva? In un una società in cui vi e’ un aumento delle nuove dipendenze comportamentali ( alcool, droghe, shopping, gioco, internet/social e affettiva quando non posso vivere senza la presenza dell’altro) .
È’ possibile costruire una nuova modalità di stare in relazione affettiva con l’altro a partire dalla lettura della propria storia con un metodo strutturato di gruppo. Ne parleremo venerdì 22 presso il centro padovano per la dipendenza affettiva.

È’ possibile curare le relazioni disfunzionali dove l’amore finisce e inizia la dipendenza affettiva? Nella società dell...
15/09/2023

È’ possibile curare le relazioni disfunzionali dove l’amore finisce e inizia la dipendenza affettiva? Nella società delle nuove dipendenze aumentano le dipendenze comportamentali senza sostanza ( droga, internet, shopping, gioco e affettiva quando non posso vivere senza l’altro) Ne parleremo all’incontro di venerdì 22 presso il Centro padovano per la dipendenza affettiva.

In questa serata di scambio, le Psicoterapeute Dott.ssa Cecilia Treccalli e Dott.ssa Michela Fridegotto parleranno di come la nostra storia affettiva influisce inconsapevolmente sulle nostre relazioni adulte impedendoci di ascoltare i nostri bisogni.
Nonostante la difficoltà di incontrare il proprio sé autentico, è possibile imparare ad ascoltarsi e a costruire relazioni più equilibrate e rispettose di sé stessi. Uno dei modi che permette di fare questo lavoro su di sé è la partecipazione ad un percorso di gruppo per il trattamento della dipendenza affettiva di cui si parlerà durante l'incontro.
L'efficacia dei percorsi di gruppo per il trattamento di questo disagio è ampliamente riconosciuta: nel gruppo è possibile, infatti, non solo conoscersi ma anche riconoscersi negli altri e ri-conoscersi dopo il proprio cambiamento.
Questa serata sarà un momento in cui poter conoscere da vicino la dipendenza affettiva, le sue implicazioni cliniche ed i risvolti negativi che questa ha sulla vita di chi ne soffre; ma soprattutto sarà un momento utile per avvicinarsi ad una possibile soluzione.
Le Dottoresse, esperte ed attive da anni nel trattamento della dipendenza affettiva, si renderanno disponibili per qualsiasi dubbio o chiarimento circa il funzionamento dei loro percorsi di gruppo.
La prenotazione all'evento è obbligatoria.
Contatti:
associazione.padovaiuta@gmail.com
Dott.ssa Treccalli: 348 7376177

Prendersi cura dei propri bisogni e del  nostro benessere psicologico dovrebbe essere p***eguito prima di ogni altra cos...
16/05/2023

Prendersi cura dei propri bisogni e del nostro benessere psicologico dovrebbe essere p***eguito prima di ogni altra cosa. Non si tratta di egoismo ma di sano amore e rispetto di se’.

Il rapporto degli italiani con la propria psiche sta cambiando. Oggi 9 italiani su 10 condividono l’idea che i problemi psicologici “fanno parte della vita e vanno affrontati senza vergogna”.
I disturbi psichici, che si presentano da soli o accompagnano spesso altre situazioni come malattie fisiche, cronicità, disabilità o invecchiamento, possono essere rappresentati come un iceberg: la parte più grande (4/5) di problemi più comuni e diffusi (stress, ansia, depressione, ecc.) e quella più visibile di malattie mentali più gravi (come le psicosi).
Il principio dell'assistenza medica per tutti non è (per fortuna) in discussione, così non è invece per i bisogni psicologici che pure sono una componente importante della salute e delle cure, anche del corpo. Una situazione che lascia senza risposte milioni di cittadini e che impedisce anche quel lavoro integrato tra medico, psicologo e altre figure sulla persona (psiche-corpo) che ormai è una esigenza non solo scientifica, ma avvertita da tutti.
Per approfondire 👇
https://www.huffingtonpost.it/blog/2023/05/15/news/come_cambiato_il_rapporto_con_la_psiche-12106583/

L’emergenza adolescenti oggi tra violenza eteroinflitta e autoinflitta  ci spinge a chiederci come affrontare e elaborar...
21/03/2023

L’emergenza adolescenti oggi tra violenza eteroinflitta e autoinflitta ci spinge a chiederci come affrontare e elaborare il
Dolore della crescita , tra false identificazioni, realtà virtuale ,mancanza di sicurezze e famiglie senza guida

Condividiamo l'articolo di Serena Coppetti con l'intervista a Matteo Lancini per Il Giornale. C' era una volta l'adolescente, Che oggi non c'è più. Cioè «adolescens» ancora, «nutrendo» (dal latino) la propria personalità per diventare cioè «nutrito» e quindi cresciuto. Ma non più allo st...

24/01/2023

Se vuoi conoscere cosa limita la tua felicità , condividi la tua storia in un gruppo e riparti da te . Appuntamento Il giovedì alle 18.30
Previo colloquio motivazionale

24/11/2022

A volte sono le relazioni che ci fanno soffrire che ci insegnano le lezioni più preziose per vivere poi in futuro un rapporto sano ed amorevole con l'altro.

Come si legge in questo articolo del Sole 24 ore ,nel biennio 2020-2021 sono aumentati del 39,5% i ricoveri per patologi...
16/11/2022

Come si legge in questo articolo del Sole 24 ore ,nel biennio 2020-2021 sono aumentati del 39,5% i ricoveri per patologia neuropsichiatrica infantile, soprattutto per ideazione suicidaria, depressione e disturbi del comportamento alimentare.

La pandemia ha aggravato i disagi: cresciuti del 39,5% i ricoveri per patologie neuropsichiatriche. Povertà assoluta record nel 2021 per bambini e adolescenti: il 16% vive al Sud

26/10/2022

700 PREADOLESCENTI IN UNA CHAT DELL’ORRORE: LA DISTRUZIONE DELL'INFANZIA
Oggi da più parti, i media hanno condiviso notizie e particolari relativi all’operazione della Polizia Postale chiamata “Poison", che ha portato alla luce una “community” composta di circa 700 preadolescenti e giovanissimi che si scambiavano immagini di corpi mutilati, abusi sessuali su minori, cadaveri, Hi**er e Mussolini, oltre a video raccapriccianti con atti di crudeltà verso gli uomini e gli animali. Il tutto era spalmato in cinque gruppi Whatsapp e Instagram. Un movimento “tossico” di parole e immagini basato sullo scambio di oltre 85mila messaggi. L’operazione è partita dalla denuncia di una mamma, il cui figlio, all’interno di tali gruppi, aveva subito un’estorsione. Le chat dei ragazzi erano suddivise per filoni tematici: Zoofilo, Splat, Necrofilo, Pedopornografico e P***o. Se ripenso a me quando avevo 12, credo che probabilmente avrei ignorato il significato di almeno 3 di queste cinque parole. E invece 700 giovanissimi, intorno ad esse costruivano messaggi, immagini, video e si scambiavano commenti. Questo è l’ennesimo orrore che come adulti ci vede spettatori impotenti ed educatori incapaci di fornire regole, cornici educative e senso del limite a figli che, nell’età in cui dovrebbero sognare il primo bacio, socializzano condividendo scene di stupri e violenze inaudite. Oggi molti giornalisti mi chiedevano di commentare questa notizia. Perché accadono queste cose orribili? Di chi è la colpa? Perché i genitori non controllano la vita online dei loro figli? Queste domande – così piene di senso – non possono avere una risposta sensata. Perché la vita online messa in mano ad un minore di 10, 11 o 12 anni è una vita che svuota di senso e significato le cose più importanti per cui siamo al mondo. Le relazioni umane diventano esperienze “social” in cui la fragilità narcisistica dei giovanissimi obbliga a presentarsi in una versione “filtrata” e spesso “spogliata” di sé, a caccia di like e validazione del proprio valore. La curiosità e l’esploratività nel territorio della sessualità viene nutrita e alimentata da una pornografia sempre più violenta e senza limiti in cui i corpi, per generare eccitazione e attenzione, devono essere portati alle situazioni più estreme fino alla violenza e alla mutilazione. Stare in una community o in una chat a 12 anni ti può portare all’obbligo di vedere e postare le cose più estreme, più orride, più disgustose in una sorta di gara finalizzata a capire “fin dove sei capace di resistere”. Perché accade tutto questo? Personalmente penso che la ragione sia dentro ad una cultura che non accetta più l’importanza di educare al senso del limite. Nella totale mancanza di percezione del limite, la chat di “Poison” ci dice che questi preadolescenti stanno urlando a gran voce: “Adulti, ma dove cavolo siete? Perché nessuno viene a dirci dove va messo il confine tra ciò che si può e ciò che non si può, tra ciò che è giusto e ciò che non lo è?”. Forse, davvero noi adulti non siamo più capaci di usare la nostra competenza e autorevolezza adulta per dire ai nostri figli i “no che aiutano a crescere”. Mettiamo nelle loro mani, quando hanno 8 anni (a volte anche prima) strumenti complessissimi che richiedono competenze di utilizzo che a volte noi stessi genitori non abbiamo. Continuiamo ad affermare – e magari anche a credere - che le tecnologie portatili, (gli smartphone in particolare), siano strumenti di cui basta educare il corretto uso per evitare che accadano cose come quelle che oggi i media ci hanno raccontato. Invece gli smartphone non sono strumenti, ma sono “ambienti”, anzi sono “universi” in cui chi entra rischia di perdersi e di farsi molto male. Sono gestiti con criteri paradossali che non tengono in alcuna considerazione i bisogni di crescita dei nostri figli. I siti pornografici sono vietati ai minori di 18 anni ma, attraverso la logica dell’algoritmo, fanno di tutto per richiamare al loro interno la maldestra curiosità eccitata e inesperta, diseducata e ignorante (ovvero che ignora) di bambini e preadolescenti. L’esito di questo mix di ingredienti scapestrati è la normalizzazione dell’orrido, la glamourizzazione del “terrifico”, la scomparsa delle categorie di “bene” e “male”, di “giusto” e “sbagliato”. Perché queste categorie possono esistere solo dentro ad una consapevolezza etica che sa definire regole, limiti e confini. E che lo fa in modo molto chiaro soprattutto per chi questa consapevolezza ancora non la possiede, perché la deve formare grazie alle relazioni educative in cui si trova immerso. I genitori sembrano inconsapevoli di ciò che i loro figli possono vivere nell’online e quindi permettono ai figli di entrarci sempre prima. Addirittura molti esperti sollecitano i genitori a far usare gli strumenti sempre prima, educando a farne buon uso, trascurando di dire che “anche quando educhi al buon uso” poi ti ritrovi ingabbiato in dinamiche dipendentigene, dopaminergiche, manipolatorie che controllano e annullano tutti gli sforzi cognitivi che provi a mettere in gioco, trovandoti così a diventare – nel mondo online – ciò che non avevi intenzione di essere. Del resto, l’online è governato da regole (progettate e attuate dal mondo adulto) che obbligano i nostri figli a fare le peggiori cose che un soggetto in età evolutiva non dovrebbe fare mai. 700 minori dentro ad una chat degli orrori: 700, non 3, non 10, non 30. Bensì 700. Ovvero una scuola secondaria di medie dimensioni. E questi 700 sono stati intercettati perché una mamma ha fatto la denuncia. Ora, per favore, non ditemi più che lo smartphone è uno strumento. Basta semplicemente imparare a usarlo bene. Il problema è immensamente più vasto. E io, oggi più che mai, penso davvero che bisognerebbe vietare l’uso dello smartphone ai minori di 14 anni. Il dibattito è aperto. Condividete con altri genitori e commentate. Qui c’è davvero da imparare ad usare la rete per fare l’unica rete che serve: quella dell’alleanza educativa.

17/09/2022

🤞

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