Dott.ssa Linda Cervia Psicologa Padova

Dott.ssa Linda Cervia Psicologa Padova Ogni nuovo incontro è una possibilità. Un incontro terapeutico è una Possibilità.

📖 Francesca Mannocchi - Bianco è il colore del danno✍️ La paura che all’inizio è solo un’intuizione, “l'altalenare nevro...
28/01/2026

📖 Francesca Mannocchi - Bianco è il colore del danno
✍️ La paura che all’inizio è solo un’intuizione, “l'altalenare nevrotico tra il bisogno di sparire e l'urgenza di essere cercati”, la lista delle cose che forse non potrai più fare che si allunga; la scienza che diventa lo spazio del condizionale, dell’incertezza, del potrebbe-essere-che-ma-anche-no; il bianco che non è purezza ma sostanza, sostanza bianca, cioè cicatrice, cioè danno; la malattia che arriva e “smucchia” la vita; la spasmodica ricerca delle cause nella
Genealogia e, insieme, il bisogno di un punto di inizio; la voracità del “voglio tutto”; la furia del “perché a me”; la vergogna; l’invidia; il bisogno di un linguaggio gentile che - come la mielina protegge i nervi - possa proteggere il dolore, ma anche di un linguaggio n**o e crudo, non ambiguo; il futuro che si accartoccia; l’invidia, l’invidia! Quella che ti sbudella proprio; i desideri che avevi e anche quelli che non avevi ancora che sfumano; il terrore di dire “domani”; quel triste e inevitabile rispiegarti sul tuo ombelico; il bisogno di “una scatola piena di come se e la apro ogni volta che ho bisogno di una similitudine per mediare l'esperienza della malattia”; l’”a me non può capitare”; il “corpo traditore. Perché mi hai fatto questo?”; lo “Sgomento. Pausa. Paura. Pausa” e “Poi, il corpo a corpo con domande nuove;

E soprattutto il tempo, “il tempo che non ti appartiene più”

“il malato vive al presente, tende a seppellire il passato, perché il passato è la stanza cora in ordine, e trascura il futuro, perché è il tempo
Del potrei ma non so.
Quando di notte entro nella stanza smucchiata voglio che il tempo non esista piú, che il passato, il presente e il futuro si intersechino, e i ricordi si confondano con i desideri. Ci siamo solo lo scandalo del silenzio e io, che provo a risollevare tutto continuando a chiedere quello che non capisco”

Quanta verità Francesca. Quanta nudità, quanto coraggio. Quanta rabbia.

Quando hai una malattia cronica devi fare i conti con i limiti dell’empatia altrui e con quella storia per cui l’altro è altro, e non può capire tutto anche quando - nella migliore delle ipotesi - ha voglia di farlo. Penso a Correale a all’empatia che “non è soltanto un condividere un sentimento, ma un identificarsi nel modo in cui l’altro vive il suo esistere: come l’altro sta vivendo dentro il suo corpo, dentro la sua pancia, dentro i tuoi gomiti, dentro le sue ginocchia, dentro i suoi desideri affettivi e sessuali, dentro la sua paura della morte e della vita”.
Penso che “Il sano, per quanto amore abbia, sarà sempre non-malato rispetto al malato. E in un luogo oscuro, il.
malato non glielo perdona” e che questo complica la traiettoria della connessione.
Penso che anche se le persone “ti dànno il loro cento per cento (…) È un cento per cento che per te non funziona, ma è il massimo che può darti, solo che a te questo cento per cento non basta” perché comunque è un cento per cento che non fa tornare grigio ciò che sta diventando bianco, cioè sostanza bianca, cioè danno.

📖 Destinazione Errata - Starnone ✍️ Alla fine decido di leggerlo questo libro, dopo un anno di insistenti sponsorizzazio...
26/01/2026

📖 Destinazione Errata - Starnone
✍️ Alla fine decido di leggerlo questo libro, dopo un anno di insistenti sponsorizzazioni random sulla mia bacheca, cosa che di per sé crea una certa Hype. Lo leggo perché “destinazione errata“ risuona in questo momento di domande e dubbi attorno all’essere nel posto sbagliato è di aver preso la direzione sbagliata, e quindi forse cerco compagnia in storie di errori. Trovo tutt’altro, ovviamente.

Trovo la storia di un uomo la cui vita è tutta giusta, tutta dritta, troppo dritta, ma a un certo punto un fatale errore (complice l’inconscio) lo fa inciampare e da quella prospettiva intravede la possibilità di una deviazione. Non sceglie, semplicemente cede alla tentazione di tracciare una linea obliqua.

Scrive un “ti amo” alla persona sbagliata e lei ricambia con un “finalmente ti sei deciso, anch’io ti amo””. Il tutto potrebbe essere semplicemente archiviato come un errore, un fraintendimento, uno scherzo, invece diventa una cosa serissima che crea “sconquasso”. Si apre una faglia in un’esistenza soddisfacente e piena, fatta di una bellissima moglie, un buon lavoro e tre bambini. Una faglia in cui nascono fantasie e crescono indisturbati pensieri nuovi maliziosi, riletture a posteriori in cui tutto ciò che era neutro diventa erotico e l’interpretazione diventa interpretatività. Un crescendo di fantasie che finiscono per creare una profezia che maldestramente si autoavvera.

Quell’errore lo mette a contatto con una parte di sé sepolta, sconosciuta, mai ascoltata ed è un punto di non ritorno perché dopo certi faccia a faccia non puoi più fare finta; il treno ha fischiato, insomma. Idealmente una grande occasione per pensare, nella realtà quello scambio di messaggi si trasforma in “un bo****lo esistenziale“ fatto di malizia, seduzione, gelosia, doppio gioco, menzogna, dissimulazione, comunicazioni criptiche, paura di essere smascherati, dilemmi morali liquidati in agiti.
Il protagonista mi è stato simpatico nel giorno uno, quando l’ho immaginato vibrare imbarazzato e roteare su se stesso eccitato e stupito dei suoi stessi pensieri proibiti.
Poi noia e cliché

📖 Niente di vero – Veronica RaimoVèrica ha un nome che è un accrocchio, una famiglia che è un accrocchio, un’esistenza c...
25/01/2026

📖 Niente di vero – Veronica Raimo

Vèrica ha un nome che è un accrocchio, una famiglia che è un accrocchio, un’esistenza che è un accrocchio, ma un’intelligenza brillante e un’ironia tagliente che le permettono di sopravvivere a colpi di black humor, disfattismo e sarcasmo e di raccontarsi e di raccontarsela in modo meravigliosamente dissacrante e provocatorio, di mentire così bene da finirci dentro e Inventarsi.
Perché l’obiettivo è sopravvivere; al passato, al presente, alla verità.

“E in effetti è quello che ho sempre fatto nella mia vita. Ogni volta che mi sono sentita chiusa in una cameretta, dentro un gioco con delle regole, non ho provato a fuggire ma a inquinare il raziocinio della stanza e delle regole. A immaginare cose finte, a dirle, a provocarle, fino a crederci. Fino a pensare che un dado può sempre fare cinque, benché non serva assolutamente a nulla”

📖 QUANDO TORNERÒ - Marco Balzano Un romanzo familiare a tre voci. La storia di chi parte, chi resta, chi torna.
O meglio...
17/01/2026

📖 QUANDO TORNERÒ - Marco Balzano
Un romanzo familiare a tre voci. La storia di chi parte, chi resta, chi torna.
O meglio: di chi deve partire, di chi deve restare, di chi deve tornare.
“Sei scappata?”
“A volte si può solo fare così.”
Ma la colpa è come un’ombra: non resta indietro nemmeno se corri.

In Romania una vita mediocre non basta più. Sei madre, il futuro dei figli pesa più del presente, e allora parti. Un lavoro a termine, una parentesi di sacrificio: niente addii, nessuna incrinatura nel gesto. Quando la necessità chiama, non ammette esitazioni. Eppure quel gesto “insensato” lascia due figli in balìa di dubbi, rabbie e di un padre che non ce la fa. Ci si chiede se davvero la vita sia “una questione di starsi vicini”, e soprattutto cosa significhi starsi vicini. Qui sono tutti lontani. Separati da non detti pieni di fantasmi di abbandono. A ognuno è mancato qualcosa.
C’è una madre che nega la sofferenza della distanza, riducendo le parole al quotidiano, al controllo, a un “qui tutto ok” che svuota invece di rassicurare. I figli accumulano una rabbia indicibile, mentre la famiglia si frammenta proprio mentre lei tenta di raddrizzarla.
Passano gli anni. Manuel cresce, diventa adolescente e poi un ragazzo stanco, arrabbiato, fino a un incidente che lo lascia in coma. La madre torna in Romania e veglia il figlio immobile, raccontandogli il tempo della lontananza. Ora è lui a essere altrove. E lei ad aspettare che torni.
Quel monologo al capezzale diventa un diario necessario: rimpianti, colpe, amore tardivo. Un romanzo intimo che dà un nome a un fenomeno enorme: il Mal d’Italia, il burnout delle madri migranti, e gli “orfani bianchi”, i figli lasciati indietro.

🎥 Father mother sister brother✍️ Mother Father Sister Brother è un’opera interamente costruita sul Non: non legami, non ...
06/01/2026

🎥 Father mother sister brother
✍️ Mother Father Sister Brother è un’opera interamente costruita sul Non: non legami, non comunicabilità tra due generazioni, non parole, non intimità, non trama, non dialogo, non emozioni, non possibilità di essere visti. Siamo a “Desolandia”: un luogo dove non c’è nostalgia, non c’è ricordo, non c’è desiderio.
C’è solo evitamento e sottrazione.

Le Vibes sono quelle del Teatro dell’Assurdo.
Perturbante, a tratti grottesco questo sforzo di consumare il tempo insieme senza viverlo, senza guardarsi, senza abitarlo.

Due (tre, ma il terzo introduce un po’ di ossigeno e speranza) spaccati familiari in cui regna la stessa grammatica dell’inautenticità: formalità, versioni di sé spogliate di autenticità e travestite-da. “Ti stanno bene quei capelli”, “Grazie dei fiori”, “Va tutto benone” — frasi dette per non dire niente.

Finta gratitudine, parole pronunciate solo per mantenere lo status quo, silenzi calibrati per evitare il conflitto e dunque il contatto. L’odio è lì, soffocato, come un rumore di fondo che non può diventare suono. Non deve succedere niente. Non può succedere niente. È tutto già successo e deve rimanere tale: sospeso.

Gli Oggetti — un Rolex (forse falso, forse vero), una bottiglia d’acqua, un libro, una battuta — compaiono come punti di contatto tra storie che non vogliono toccarsi. Potrebbero essere pretesto per dirsi qualcosa, ma no! si rischia di rivelare qualcosa di sé; restano residui, amuleti che non significano nulla.

I personaggi abitano la stessa macchina, lo stesso spazio, ma fanno di tutto per non entrare in relazione. La vicinanza è un rischio. Basta uno scarto, un commento fuori copione, un’emozione che filtra per sbaglio, e l’altro potrebbe intravedere qualcosa di vero.

Tornare, reincontrarsi non perché si vuole ma perché si deve: gesto obbligato, ritornello. Si resta fedeli a una versione di sé passata, congelata nella mente altrui. Una surreale promessa di continuità: non tradire il personaggio assegnato anni prima, non incrinare l’aspettativa, non cambiare.

Un film di una lentezza quasi punitiva.
Di una noia mortale che non è un incidente narrativo, ma la materia stessa del film.

📖 La vergogna - Annie Ernaux ✍️Un altro pezzo dell’adolescenza di Annie nel suo piccolo paese d’origine, la crescita tra...
04/01/2026

📖 La vergogna - Annie Ernaux
✍️Un altro pezzo dell’adolescenza di Annie nel suo piccolo paese d’origine, la crescita tra errori, desideri, fragilità, e la difficoltà di mostrarsi per quello che si è davvero. “Non c’è niente di peggio che essere vista in ciò che temi di essere”. E quella paura, quella sensazione di essere esposta e giudicata. La vergogna ricostruisce con spietata lucidità una presa di consapevolezza: quella di una bambina di dodici anni testimone della «scena» spartiacque, rimasta a lungo indicibile, che le fa scoprire di colpo di essere dalla parte sbagliata della società. Inventariando i linguaggi, i riti e le norme che delimitavano il suo pensiero e la sua condotta di allora, Ernaux sprofonda nella memoria intima e collettiva – fatta di usanze, espressioni e modi di dire – e scompone l’habitat del mondo in cui era immersa: la scuola privata, i codici della religione cattolica, il culto della «buona educazione», le leggi non scritte ma inviolabili della gerarchia sociale.
Come nessun altro, Annie Ernaux riesce a mettere a fuoco con bruciante distacco – da esemplare «etnologa di se stessa» – la più indifesa delle età, raccontando quel violento e reiterato sconcerto che è l’ingresso nella vita adulta.
Senza filtri: racconta la verità cruda, limpida, senza imbellettarla con una scrittura chirurgica e poetica, con il suo stile inconfondibile.

📖 L’altra figlia - Annie Ernaux
02/01/2026

📖 L’altra figlia - Annie Ernaux

📖 Il valore affettivo - Nicoletta Verna ✍️ Bianca è una donna di rara bellezza con un mondo interno desertificato e cong...
26/12/2025

📖 Il valore affettivo - Nicoletta Verna
✍️ Bianca è una donna di rara bellezza con un mondo interno desertificato e congelato. Incistato e incapsulato, il lutto della sorella, trasforma la vita di Bianca e della sua famiglia in una non-vita . Stella non è l’unica ad essere morta quell’11 giugno; è morta la madre che, sprofondata nella depressione, abitua la famiglia ai suoi ripetuti tentati suidici; è morto il padre che scappa e tenta maldestramente di ripartire da zero; è morta Bianca che cova un dolore non dicibile, non pensabile ed è perseguitata da un delirio di colpa che segna e orienta la sua esistenza. La vita non vissuta di Bianca può ritrovare un senso solo realizzando un f***e progetto che passa attraverso deliri di colpa attorno al mistero della morte, rituali ossessivi e controllo onnipotente.

Bianca, in un irriducibile dualismo, oscilla tra l’attrazione per la bellezza, l’estetica, la perfezione e il fascino per tutto ciò che è sporco, scoria, rifiuto, fino a una sorta di feticismo per la spazzatura. L’ascesa sociale, i tailleur di alta moda, la brillante intelligenza che la contraddistingue sono solo sfaccettature della corazza difensiva che la tiene insieme a la protegge dalla disgregazione. Solo attraverso il dolore fisico entra a contatto con se stessa. Bianca è corpo (corpo oggetto, corpo dolorante, corpo non generativo) o mente (mente brillante, organizzante, f***e, controllante), ma mai unità; si compatta soltanto attraverso contorsioni difensive e perversione delle esperienze. Bianca è ossimoro, contraddizione, è controllo e discontrollo.
Non desidera, pianifica.
Non soffre, agisce.
Si riempie di oggetti solo per il gusto di poterli buttar via senza usarli, dopo una scrupolosa raccolta differenziata di oggetti parziali.

Tra drammi, idealizzazioni, invidie, gelosie, amore e competizione, malattia e morte, lutti e rinascite, questa donna cerca ostinatamente una forma di redenzione.

Ancora un po’ stordita, posso solo dire: Meraviglioso

Jacopo mi sta simpatico perché è così sfigato che fa il giro e diventa figo. Perché per diventare un uomo deve districar...
25/12/2025

Jacopo mi sta simpatico perché è così sfigato che fa il giro e diventa figo. Perché per diventare un uomo deve districarsi tra l’essere figlio, marito, amante e amico di sua madre, e anche padre di se stesso. E mi sta simpatico perché da bambino la madre a carnevale lo vestiva da Hi**er e d’estate al mare lo ricopriva di crema solare 50, perché ha una madre bizzarra che piange, fuma e si veste da sposa di notte nel rione e fa ingressi trionfali in SPDC - per coerenza - con marcia nuziale; perché è meravigliosamente inetto, perché nella vita scrive e cerca di non morire, perché è giovane ma soprattutto vecchio dentro. Ed è il peggior nemico di se stesso; e scrive poesie per ragazze che odiano le poesie, e tiene un Diario dei Tentativi per tenere nota della sua contabilità sentimentale; e piange mentre si lava i denti e accende la radio per non sentire i suoi pensieri e il sapore delle lacrime.

E anche il libro mi è simpatico: croccante e dolceamaro, tragicomico come la vita. C’è dolore e sarcasmo, decadenza e grazia, disperazione e allegria.

La simbiosi madre-figlio è un evergreen, sta bene su tutto; ma questa è una simbiosi strong con una buona quota di incestuale, di quelle che è meglio leggerle che incontrarle in terapia. Ed é meglio leggerle che non leggerle.

“Non so se esiste.”“Cosa?”“Un posto dove non ti succede niente se dici la verità.”La verità. L’identità. La libertà. L’o...
25/12/2025

“Non so se esiste.”
“Cosa?”
“Un posto dove non ti succede niente se dici la verità.”

La verità. L’identità. La libertà.
L’odio. Il sospetto. Il distacco da sé, l’estraneità: da sé, dal mondo.

Il carcere. La colpa.
Ma che ne é della colpa quando la vita che conduci non ti appartiene davvero? Quando il vero carcere é interno ed è il dolore a chiuderti a chiave e l’odio a compattarti.

C’è speranza però. Ci si può rifondare e salvare, forse.

📖💌🏝️🛋️ 📮 Una meravigliosa metafora della psicoterapia In una sperduta isola in mezzo all’oceano, proprio lì, c’è un minu...
23/12/2025

📖💌🏝️🛋️ 📮
Una meravigliosa metafora della psicoterapia

In una sperduta isola in mezzo all’oceano, proprio lì, c’è un minuscolo ufficio postale in cui vengono recapitate le lettere senza destinatario provenienti da tutto il mondo.
Risa sbarca sull’isola con una missione speciale: catalogare tutte le lettere, fare ordine, con la precisione e la determinazione che la contraddistinguono, ma accanto alla sua indole da ricercatrice, presto si affaccia una parte di sé affamata di risposte.
È ricercatrice sì, ma anche figlia: figlia di una madre intermittente, sempre lì e sempre altrove, capace di dire verità profonde in forma poetica — e dunque opaca, sfuggente. E figlia di un padre Postino, figura ordinatrice, che separa, classifica e assegna, che tenta di ristabilire bordi, destino, direzione.

E deve ammetterlo a se stessa: è lì per cercare lettere indirizzate a lei. È lì per interrogare il proprio enigma: il femminile spaventoso e spaventato che porta dentro, fatto di silenzi materni, di ordini paterni, di parti di sé non simbolizzate. È lì per mettere insieme materno e paterno, in un luogo speciale in cui non succede nulla e succede tutto.

Immersa nei suoi sogni non sognati, nelle lettere non lette da decifrare, nel caos di elementi beta, nel rimosso che riaffiora, immersa nei desideri propri e altrui, nei messaggi in codice del corpo, nei meandri di un mondo interno a tratti perturbante… la sua missione diventa qualcosa di molto più complesso: scoprirsi, definirsi, separarsi, ritrovarsi, integrarsi.

“E adesso dormi che ti devo parlare”, dormi che ti devo dire quello che non riesco a dirti se mi ascolti, dormi che ti g...
23/12/2025

“E adesso dormi che ti devo parlare”, dormi che ti devo dire quello che non riesco a dirti se mi ascolti, dormi che ti guardo e ti immagino, dormi che così con calma ti amo e ti odio e ti ricordo e ti perdono.
Dormi che tanto - dopo 10 anni di analisi - ho capito che certe cose le devo dire a me e non a te, cioè, al te che si è sedimentato dentro di me, e non serve che tu rispondi, tanto siete due presenze diverse, non vi assomigliate nemmeno. Concedimi l’ora delle malinconie e della tenerezza, è l’ora della verità sussurrata nel buio quando fa meno male; facciamo che tu stai qui, dormi tranquillo, io ti parlo, mi spiego, mi separo, mi capisco, ti capisco, magari ti perdono pure, e poi ti svegli e posso stare con te davvero e tu mi dici buongiorno e ci ricominciamo.

Indirizzo

Via Guido Reni, 4
Padua
35134

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 20:00

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