Heima - Psicoterapia e Tecniche Integrate per la persona e la famiglia

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Heima - Psicoterapia e Tecniche Integrate per la persona e la famiglia Psicoterapia, sessuologia, neuropsicologia, nutrizione e tecniche per il riequilibrio energetico del corpo. A Padova

Studio Heima è uno spazio dedicato alle persone e alla loro salute psichica, fisica e relazionale secondo una visione olistica dell’essere umano. Heima significa “a casa” ed è proprio questa la ricerca che prospettiamo: un ritorno a sé accompagnati da professionisti capaci di sostenere chi stia vivendo un momento complesso della propria esistenza nel trovare le risorse personali e relazionali per affrontarlo e superarlo. Studio Heima riunisce un’ équipe di psicologi-psicoterapeuti, biologi-nutrizionisti ed operatori in tecniche per il riequilibrio energetico del corpo (riflessologia e shiatsu): competenze differenziate che possono cooperare integrando più prospettive e modalità di intervento. Studio Heima collabora inoltre con numerosi specialisti del territorio per offrire ai propri assistiti figure di riferimento nei diversi ambiti della salute e in quello legale. Tra questi: medici di base, psichiatri, neuropsichiatri infantili, ginecologhe, andrologi, logopedisti, operatori olistici, musicoterapeuti, avvocati.

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Non ci si rende sufficientemente conto di quanto si educhino i propri figli nel calibrare limiti e regole nelle diverse situazioni: mentre lo si fa si mostra ai propri figli come si gestiscono le situazioni della vita, quelle più e quelle meno difficili. Anche per questo è determinante che l’esercizio della responsabilità degli adulti non si traduca in una prova del potere dei grandi su loro piccoli, ma in un gesto di cura.

I e le

“Chi educa deve insegnare i limiti”; “I bambini hanno bisogno di regole e di disciplina”. Quante volte succede di ascoltare frasi come queste, in cui l’adulto che le pronuncia prova a esprimere il senso del proprio impegno educativo? A me capita spesso. Di solito mi colpisce il contrasto tra il tono perentorio con cui vengono dette e l’indeterminatezza delle soluzioni proposte; e pure mi lascia perplessa l’ambiguità di simili discorsi sulle strategie con cui i limiti posti vanno poi fatti rispettare. Con gli esseri umani in genere e con i bambini in particolare, imporre una regola in modo rigido non garantisce dell’efficacia della norma e il modo che si sceglie per sostenerne l’osservanza conta moltissimo, negli effetti possibili, sul piano della relazione tra chi è coinvolto.

Quando rifletto su questioni educative e situazioni tipiche in cui siano implicati genitori e figli, mi concentro sempre su ciò che riguarda la sfera della relazione che li lega. È in quell’ambito che si configurano, a partire dai nostri primi giorni, la struttura di personalità di ciascuno e le proprie modalità di connessione a livello familiare e sociale. Essere figli insegna a vivere – con sé e con gli altri – e le regole che i genitori fissano per il benessere della famiglia e dei propri bambini sono tanto più utili quanto più è in questa prospettiva che le si stabilisce.

È decisivo che non siano i bambini ad avere la responsabilità di scegliere quali princìpi regolano la loro esistenza. Ma al tempo stesso è rilevante che l’applicazione di quei princìpi non prescinda dall’ascolto dei bisogni dei bambini e del loro punto di vista, nel rispetto del loro essere ancora piccoli e quindi delle loro competenze cognitive e relazionali in formazione. Nel crescere, noi adulti, abbiamo avuto il tempo di sperimentare e adeguare alle diverse esigenze risorse e soluzioni che ci aiutano nel gestire le difficoltà quotidiane, organizzare gli impegni da svolgere e tutelare il benessere di tutta la famiglia. Per questa ragione la responsabilità di prendercene cura è nostra. Se un tempo il compito di farsi carico di questa responsabilità si associava al concetto di autorità – il cui rispetto indiscusso faceva tutt’uno con quello delle norme che stabiliva – oggi mi sembra che risulti sempre più chiaro come, piuttosto che ricercare per postulato una rigorosa obbedienza, sia preferibile accompagnare i propri figli con pazienza e attenzione verso un apprendimento consapevole e progressivo di buone regole di relazione e di convivenza.

Per cavarcela, come genitori ed educatori, in modo più efficace, è secondo me utile distinguere tra i princìpi che scegliamo di seguire – e i bisogni che vi sono connessi – e le strategie che mettiamo in atto a vantaggio della loro applicazione. La regola di non pasticciare con il cibo, ad esempio, può rispondere al bisogno di ordine o al principio di non sprecare; è quindi una soluzione che scegliamo a questo scopo, non il bisogno in sé o il principio stesso: nel caso di un bambino piccolissimo potrebbe non valere in modo altrettanto stringente quando, durante la fase di passaggio ai cibi solidi, diamo valore al fatto che possa maneggiare gli alimenti per cominciare a conoscerli. Allo stesso modo gli orari che fissiamo per gestire il nostro ménage quotidiano sono soluzioni utili per garantire ordine e prevedibilità alle nostre faccende, il rispetto verso le persone coinvolte nei nostri appuntamenti o l’efficacia di ciò che vogliamo fare. Quando siamo in vacanza o nelle occasioni speciali, possiamo completamente stravolgerli. O ancora: la moderazione che scegliamo di dare all’uso di videogiochi, tablet e televisione collabora a tutelare uno spazio mentale e dei tempi di apprendimento in cui i nostri figli si applichino attivamente ai propri interessi, liberi dall’effetto assorbente e alienante che alla lunga i dispositivi elettronici rischiano di avere su di loro. Eppure può succedere che, quando siamo stanchi o abbiamo impegni che richiedono la nostra completa attenzione, preferiamo concedere del tempo in più di svago tecnologico ai nostri bambini, piuttosto che ritrovarci frustrati, nervosi, magari arrabbiati con loro. Non si tratta di contravvenire alla regola o di consentire l’eccezione che la conferma: quando deroghiamo alle consuetudini stabilite, abbiamo semplicemente a cuore esigenze differenti rispetto a quelle per le quali le avevamo decise. In situazioni diverse adattiamo la regola al contesto, per cercare di rispondere nel miglior modo possibile ai bisogni di tutti (a volte ciò che è possibile è più comodo, a volte meno e si fa il meglio che si riesce).

Penso che non ci si renda sufficientemente conto di quanto educhiamo i nostri figli quando esercitiamo questo ruolo di calibratura del limite e delle regole: mentre lo facciamo mostriamo ai nostri figli come si gestiscono le situazioni della vita, quelle più e quelle meno difficili. Anche per questo è determinante che l’esercizio della nostra responsabilità adulta non si traduca in una prova del nostro potere di grandi su loro piccoli. E, dal momento che la vita è anche imprevedibile, mutevole, incoerente, io non credo che una certa elasticità nel gestire le regole familiari sia rischiosa e ci faccia apparire agli occhi dei bambini contraddittori e fragili. Le regole, strategie utili alla nostra quotidianità, sono tanto più efficaci e risultano più educative quando sappiamo anche negoziarle. E con ciò non intendo che si debba lasciar fare ai bambini quello che vogliono, ma che ci si conceda di provare a capire che cosa di volta in volta alimenta il conflitto tra noi e loro. Difendere con intransigenza la regola è più semplice: l’abbiamo scelta, conosciamo le nostre ottime ragioni per applicarla. Di fronte a noi c’è qualcuno che non ci capisce e che non capiamo. Noi abbiamo ragione, lui torto. Se però scegliamo di accogliere responsabilmente la prospettiva di chiederci perché non siamo d’accordo, senza liquidare il comportamento oppositivo dei bambini con etichette come “capricci” o “provocazione”, forse riusciamo a vedere meglio noi e loro al di là della situazione specifica. Rimandiamo a un altro momento, in cui saranno più liberi di ascoltarci con profitto, l’insegnamento del principio o del valore che esprimiamo nella regola. A uno, due, cinque, sette anni e anche più l’autodisciplina segue in ciascuno il suo personale percorso di affinamento. Ci aiuta tenere conto della distanza tra i loro pochi anni e le nostre decine. Perché non proviamo a fidarci di ciò che è vivo dentro i nostri bambini? Con il nostro responsabile accompagnamento, troverà la strada per orientarsi da solo un po’ alla volta. Possiamo seguirli in questo senza rinunciare al nostro ruolo di guida. Si tratta, lo so, di una delle cose più difficili del mondo: l’essere genitori. Io in vita mia di così complicate ne avevo vissuta solo un’altra: l’essere stata figlia. Quindi so che, nella relazione tra genitori e figli, ciascuno sta facendo la sua parte.

(foto di Maura Silva)

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🌹🐣

21/05/2019

Il festival è stato annullato a causa del meteo, per non perdere questa preziosa occasione di creatività al femminile il laboratorio verrà comunque proposto, in forma gratuita, presso lo Studio Heima, via Sorio 64 Padova, dalle 16 alle 18 come previsto. Per questioni logistiche e di spazio, sarà aperto a un massimo di 7 partecipanti... Se interessate potete contattarmi per iscrivervi al 349 5211026 eo via mail e_larobe@yahoo.it. A presto🌈

Come in n Una stanza tutta per sé della Woolf ci ri_prendiamo uno spaziotempo per lasciare la nostra impronta creativa. Vi aspetto☀️

15/05/2019

🗓 22 MAGGIO - GIORNATA❌ ♀️

🕓 16.00 - 18.00 // WORKSHOP
*UN LOGO TUTTO PER SE' " - Laboratorio creativo e di empowerment al femminile
L'invito è intrecciare fili, colori, parole e tessuti per riflettere, ideare e realizzare il proprio logo, in accordo alle modalità artistiche preferite come simbolo della propria affermazione. Una possibile esperienza di libertà e potere creativo; tra condivisioni nel e del mondo femminile: dal linguaggio agli stereotipi di genere per raccontarsi, potendo svelare e decostruire eventuali ostacoli al pieno protagonismo di sé come donna e artista della propria vita.
A cura di Roberta Palleschi: Psicologa del lavoro e delle organizzazioni e psicoterapeuta❌♀️
A seguire incontro con l'esperta.

Per info e curiosità: 📨 cerebration.lab@gmail.com

Vi aspettiamo!

Staff CeRebrationfest
💭 💡A head full of things 🍻📖

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23/10/2018

"Il coraggio è quasi una contraddizione di termini: implica un forte desiderio di vivere che prende la forma di una disponibilità a morire"
G. K. Chesterton

Indirizzo

Via Sorio 64
Padua
35141

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