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PsicologiaPadova Psicologa e Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale. Dr.ssa Pinton Michela, psicologa e psicoterapeuta.

Laurea in psicologia dello sviluppo e dell'età evolutiva. Specializzazione in psicoterapia cognitivo comportamentale. Mi occupo di prevenzione, consulenza, diagnosi, cura e formazione sia a livello individuale che di coppia, di gruppo o familiare. La mia specialità sono i diturbi d'ansia a tutte le fasce d'età, dall'età evolutiva all'età adulta.

15/04/2026

10 PREGIUDIZI SULLO PSICOLOGO
Pregiudizio 6: “E’ impossibile risolvere i problemi concreti parlando!”

Salve a tutti, continuo a parlarvi dei pregiudizi sullo psicologo. Oggi vediamo il pregiudizio n.6: E’ impossibile risolvere i problemi concreti parlando!”

Quando ad una persona si presenta un problema di solito si trova di fronte a due possibilità:
1. provare a risolverlo da sola con i suoi mezzi;
2. provare a chiedere aiuto a qualcuno.
Se si prende la seconda strada significa che si parla con qualcuno, si spiega il problema e ci si confronta per trovare insieme una soluzione. In questo caso entra in gioco la comunicazione, lo scambio verbale, il colloquio che è anche lo strumento principale dello psicologo per affrontare i problemi che i pazienti presentano.
Perché allora rivolgersi ad uno psicologo per un problema quando osso parlarne con chiunque?
La differenza consiste nel modo con cui lo psicologo utilizza il colloquio e nel modo che ha di relazionarsi al paziente.
Lo psicologo è formato per utilizzare il colloquio come strumento di indagine e di valutazione finalizzato a raccogliere tutte le informazioni utili per comprendere e aiutare una persona. Lo psicologo ha competenze ed esperienza per usare il colloquio come forma di conoscenza dell’altro. Pone tutta la sua attenzione attraverso un ascolto attivo e si pone in modo obiettivo, privo di giudizio e valutazioni in quanto non coinvolto a livello relazionale col paziente. Partecipa empaticamente al vissuto emotivo del paziente nei confronti del problema e mantiene una modalità relazionale assertiva. Dopo aver raccolto tutte le informazioni prova col paziente a formulare delle ipotesi sul problema, integrando la sua esperienza e le conoscenze in campo scientifico. La finalità sarà quella di giungere ad una migliore comprensione dei bisogni e delle motivazioni della persona e del loro possibile collegamento con il problema presentato. Sostiene infine il paziente nella ricerca di soluzioni efficaci per la risoluzione del suo problema.

Insomma rivolgersi ad uno psicologo per risolvere un problema risulta una buona scelta per le sue conoscenze, le sue capacità di analisi, la sua obiettività e il suo supporto.
Per oggi mi fermo qui ma nel mio prossimo video vi parlerò del pregiudizio n.7: “La psicoterapia dura troppo!” A presto e restate connessi!!!

07/04/2026

10 PREGIUDIZI SULLO PSICOLOGO
Pregiudizio 5: “Nessuno può capire il mio dolore!”

Salve a tutti, continuiamo a sfatare pregiudizi sullo psicologo. Oggi ci concentriamo sul pregiudizio n. 5: “Nessuno può capire il mio dolore!”

Sarebbe utile capire quali sono i motivi che portano ad una simile convinzione. Forse chi la pensa così non ha trovato qualcuno veramente capace di ascoltare ed aiutare o forse crede di avere un problema troppo grande o irrisolvibile. A volte le persone credono che solo chi ha avuto esperienza diretta di un certo problema o patologia sappia come affrontarlo. Ma se ciò fosse vero, facendo un parallelo con la professione medica, un dottore dovrebbe aver provato tutte le malattie esistenti per poterle curare? Capirete che non è possibile.
Credo che alla base di tale convinzione ci sia un problema di fiducia dovuto forse alla scarsa informazione sul ruolo dello psicologo. Se questo è il problema, al giorno d’oggi è facilmente risolvibile:
1. cercate di reperire informazioni sul ruolo dello psicologo in generale e sullo specifico professionista al quale vi volete rivolgere. Con i vari mezzi di oggi ciò risulta abbastanza facile;
2. provate a fidarvi e affidarvi come si fareste con qualsiasi altro professionista, medico, avvocato…
Potete informarvi bene sulla formazione, l’esperienza, l’orientamento teorico dello psicologo a cui vi rivolgete e quando lo conoscete di persona, potete osservare con attenzione le sue capacità di ascolto, di empatia, di analisi e condivisione del problema, di aiuto e supporto. Se la prima impressione risulta positiva mettete da parte il pregiudizio e provate a mettervi in gioco. Solo dando fiducia si potrà costruire una relazione terapeutica efficace.
Finchè resterete trincerati dietro le vostre convinzioni non permetterete a nessuno, neanche alla persona più volenterosa, di avvicinarsi e aiutarvi.

Per oggi mi fermo qui ma nel prossimo video vi parlerò del pregiudizio n.6: “E’ impossibile risolvere problemi concreti solo parlando!”
A presto e come sempre….restate connessi!!!

24/03/2026

10 PREGIUDIZI SULLO PSICOLOGO
PREGIUDIZIO 4: “Io sono fatto così, cambiare è impossibile!”

Salve a tutti, continuo a parlarvi dei pregiudizi sullo psicologo e oggi sfatiamo il quarto pregiudizio: “Io sono fatto così, cambiare è impossibile!”

Se tutti noi cambiamo continuamente: cambiamo modo di pensare, cambiamo i nostri sentimenti, cambiamo comportamento, cambiamo amici e partner, cambiamo progetti e stili di vita perché alcune persone sono convinte e affermano di non poter cambiare?

Cominciamo col definire che cos’è il cambiamento. Il cambiamento è la normale risposta con cui un sistema vivente supera gli ostacoli che un ambiente pone al raggiungimento dei propri scopi. Cambiare quindi ci permette di adattarci meglio al contesto in cui viviamo e di raggiungere i nostri scopi ed è una capacità insita in ogni essere umano e fondamentale per la sopravvivenza.
Acclarato quindi che si può cambiare ed è un bene per tutti noi, è possibile che chi è convinto del contrario in realtà abbia qualche difficoltà a cambiare: in psicologia si parla di resistenza al cambiamento. Cerchiamo di capirne i motivi che posso essere diversi:
1. Scarsa consapevolezza di sé per cui una persona non si rende conto che potrebbe cambiare oppure che già sta cambiando ma percepisce solo confusione e senso di non appartenenza alla vita che conduce;
2. Paura del cambiamento per proteggere la propria identità e difficoltà ad assumersi i rischi perché spesso cambiare significa buttarsi in qualcosa di nuovo e ignoto;
3. Sfiducia e pessimismo verso sé stessi e le proprie capacità rispetto alla possibilità di cambiare;
4. Senso di colpa per cui non ci si ritiene di avere il diritto di cambiare;
5. Attribuzione esterna di tutto ciò che accade per cui si è convinti che siano gli altri o l’ambiente a dover cambiare.
Questi motivi ci fanno capire che non tutte le persone sono aperte al cambiamento e a volte vanno aiutate e sostenute in questo. Spero, con questo breve video, che il cambiamento possa ora essere visto come qualcosa di possibile e di positivo.

Ci rivediamo la prossima settimana con un nuovo pregiudizio da confutare, il pregiudizio n.5: “Nessuno può capire il mio dolore!” A presto e restate connessi!!!

19/03/2026

10 PREGIUDIZI SULLO PSICOLOGO
Pregiudizio 3: “Lo psicologo potrebbe manipolare la mia mente!”

Salve a tutti, continuo i miei video per sfatare pregiudizi sullo psicologo. Oggi ci concentriamo sul pregiudizio n.3: “Lo psicologo potrebbe manipolare la mia mente!”

Consideriamo alcuni aspetti che possono aiutarci a dare una risposta.
1. Lo psicologo non può prescrivere e somministrare farmaci perché non è un medico e non è abilitato a farlo. Di conseguenza non può utilizzare farmaci che possano indurre un qualche stato alterato di coscienza. Una seduta da uno psicologo dovrebbe essere svolta nella piena consapevolezza del paziente.
2. L’ipnosi è tecnica terapeutica sulla quale a volte aleggia del mistero, tanto che alcune persone credono comporti una perdita di coscienza, occasione per il terapeuta di controllare la mente del paziente. In realtà non è così, si tratta di una tecnica che necessita di una formazione specifica e che si basa su un’esperienza di trance in cui la personalità, la volontà e i principi morali della persona non possono essere modificati.
3. Lo strumento principale utilizzato dagli psicologi per svolgere il proprio lavoro è il colloquio psicologico. Il colloquio è uno strumento di conoscenza che utilizza la comunicazione allo scopo di raccogliere informazioni con fini di ricerca, di diagnosi o di trattamento. Il colloquio tra uno psicologo e colui che lo consulta può avvenire solo se c’è una motivazione e un interesse autentici da parte di entrambi.
4. Lo scopo principale dello psicologo è fare domande, di solito molte domande, che guidino il paziente alla scoperta di sé stesso e lo aiutino a trovare da sé la soluzione ai propri problemi. Non consiste nel dare delle istruzioni al paziente su come si deve sentire, o cosa deve pensare o come deve agire.

Concludendo, col solo uso della parola credo ci siano davvero poche possibilità per uno psicologo di manipolare la mente di un paziente, oltre al fatto che rischierebbe la radiazione per un simile comportamento. Per oggi quindi mi fermo qui ma la prossima settimana ci rivediamo con il pregiudizio n.4: “Io sono fatto così, non posso cambiare!”
A presto e restate connessi!!!

11/03/2026

10 PREGIUDIZI SULLO PSICOLOGO
Pregiudizio 2: “Lo psicologo è per i deboli!”

Salve a tutti,
come anticipato nel mio precedente post oggi sfatiamo un altro pregiudizio sugli psicologi: “lo psicologo è per i deboli!”. Cosa si cela dietro questa credenza?

E’ sicuramente vero che nella vita si può imparare a risolvere i problemi da soli, con le proprie capacità e con i propri mezzi. E’ altrettanto vero che quando non siamo in grado di far da soli possiamo chiedere aiuto a chi ci sta vicino o a chi è più esperto di noi.
Se per un problema di natura medica siamo disposti ad accettare l’aiuto di un esperto perché per un problema di natura psicologica non lo facciamo?
Credo che ciò avvenga perché subentrano delle credenze. Per esempio alcune persone credono che i problemi psicologici non siano dei veri problemi oppure che siano meno gravi e importanti di altri o che siano più facili da risolvere. Di conseguenza tutto si può risolvere solo con le proprie forze. Se non ci si riesce, significa che non ci si è impegnati abbastanza o non si è avuta sufficiente forza di volontà. Ecco che arriva quindi l’idea di debolezza o inadeguatezza.
In realtà questo pregiudizio è sbagliato perché non si tiene conto del fatto che, come non si hanno conoscenze approfondite e competenze in campo medico per auto curarsi in caso di malattia, così accade anche in campo psicologico. Serve conoscere la struttura e il funzionamento della nostra mente, la psicopatologia, teorie e tecniche di intervento per poter trattare problemi e disturbi mentali. Tentando soluzioni fai da te, che non siano basate su queste conoscenze, si rischia solo di perdere tempo prezioso e di mantenere o addirittura aggravare il problema o il disturbo. Il tempo in questo caso non è curativo anzi, aumenta solo la sofferenza perché si resta impigliati in un circolo vizioso da cui non si riesce ad uscire.
Penso quindi che chi crede in questo secondo pregiudizio abbia bisogno di lavorare sulle proprie credenze disfunzionali e comprendere che non c’è nulla di sbagliato nel chiedere aiuto per un problema psicologico.

Per oggi mi fermo qui ma nel mio prossimo video vi parlerò del pregiudizio n.3: “Lo psicologo potrebbe manipolare la mente!”
A presto e restate connessi!!!

05/03/2026

10 PREGIUDIZI SULLO PSICOLOGO
Pregiudizio 1: “Lo psicologo è per i matti?”

Salve a tutti,
qualche tempo fa ho letto un post piuttosto divertente sui pregiudizi sullo psicologo e colgo l’occasione per parlarne nei miei prossimi video.

Da tempo la categoria professionale degli psicologi, anche attraverso i canali istituzionali, sta cercando di far conoscere e comprendere meglio il ruolo dello psicologo. Provo ad allinearmi su questo obiettivo cercando di sfatare questi pregiudizi, uno ad uno.

Parto quindi dal primo pregiudizio in elenco: “Lo psicologo è per i matti?”
Cominciamo col dire che il termine “matti” è inappropriato e desueto. Al giorno d’oggi si parla di persone con un disturbo o disagio mentale. Inoltre il termine “matti” in passato veniva usato per identificare persone con una psicopatologia specifica, che venivano rinchiuse nei manicomi. Attualmente la psicopatologia riguarda una vasta gamma di disturbi, con diversi segni e sintomi, con diversi gradi di gravità e compromissione del funzionamento delle persone.
Ma arriviamo al nocciolo della questione. Oggi gli psicologi non si occupano più solo di psicopatologia ma anche di prevenzione e promozione del benessere e della salute mentale. Ciò significa che la psicologia ha allargato i suoi orizzonti e ambiti d’intervento. Di conseguenza, rivolgersi ad uno psicologo non significa necessariamente essere affetti da un disturbo mentale. Le persone possono chiedere aiuto allo psicologo anche solo perché stanno attraversando un periodo complicato della loro vita o vogliono risolvere un problema specifico o semplicemente vogliono migliorare la qualità della loro vita.

Avrete capito quindi che il primo pregiudizio non ha più senso di esistere! Nel mio prossimo video vedremo che ne sarà del secondo: “Lo psicologo è per i deboli?”
A presto allora e restate connessi!!!

25/02/2026

LO PSICOLOGO PER L’ETA’ EVOLUTIVA (Part.2)

Salve a tutti,
la scorsa settimana vi ho parlato dello psicologo/psicoterapeuta che si occupa dell’età evolutiva e di alcune differenze rispetto a chi si occupa di età adulta. Oggi mi soffermerò su alcuni altri aspetti particolari che riguardano la presa in carico di un minore.

Solitamente gli psicologi/psicoterapeuti che si occupano di età evolutiva tengono presenti le seguenti indicazioni:
1. Non è possibile vedere e prendere in carico un minore senza il consenso di entrambi i genitori: ciò significa che in sede di primo colloquio dovrebbero essere presenti entrambi i genitori a meno che non vi siano gravi impedimenti (un genitore deceduto o all’estero o privo di tutela legale…). Entrambi i genitori devono esprimere il loro consenso al trattamento del/della figlio/a.
2. Se il minore è un adolescente dovrebbe essere presente e coinvolto sin dalla prima seduta: un adolescente sta sviluppando la sua identità, il suo pensiero e comincia a fare le sue scelte, quindi deve essere messo a parte di qualsiasi scelta lo riguardi o ne risentirà l’alleanza con lo psicologo/psicoterapeuta e la motivazione a partecipare alle sedute.
3. Con bambini troppo piccoli non è possibile condurre un colloquio perché non hanno ancora sviluppato adeguate competenze cognitive, emotive e linguistiche: solitamente si può svolgere una terapia individuale con bambini a partire dai 7-8 anni in su. Se la presa in carico riguarda bambini sotto i 7 anni allora è possibile avviare un percorso di parent training con i genitori.
4. Nell’ambito di un percorso terapeutico con un minore è importante dedicare molto tempo alla costruzione dell’alleanza terapeutica. Se ricordate il mio post precedente, un bambino/adolescente di solito non sceglie volontariamente di intraprendere un percorso di psicoterapia. Serve quindi dedicare tempo per conoscere il minore, per farsi conoscere e per spiegare in cosa consiste una psicoterapia. Dedicare tempo a questi aspetti aiuta a costruire un rapporto di fiducia e alleanza, utili per perseguire gli obiettivi terapeutici.

Per oggi mi fermo qui, la prossima settimana scoprirete quale nuovo argomento avrò in serbo per voi. A presto allora e restate connessi!!!

19/02/2026

LO PSICOLOGO PER L’ETA’ EVOLUTIVA (Part.1)

Salve a tutti,
nei miei precedenti video vi ho parlato delle figure professionali dello psicologo e dello psicoterapeuta. Oggi vorrei spiegare il ruolo dello psicologo/psicoterapeuta che si occupa di infanzia e adolescenza.

Qualcuno potrebbe pensare che non ci sia alcuna differenza ma in realtà non è così.
Partiamo da una prima grande differenza: un adulto sceglie di rivolgersi ad uno psicologo perché si rende conto di avere un problema o un disturbo e vuole chiedere aiuto perché da solo non riesce a risolverlo; un bambino/adolescente viene portato dallo psicologo dai suoi genitori perché loro credono che abbia un problema o un disturbo e cercano aiuto per lui. L’adulto è consapevole del suo problema e vuole occuparsene, il bambino/adolescente non sempre è consapevole di avere un problema/disturbo e non sempre è disponibile a risolverlo, a volte è solo costretto dai genitori. Un adulto quando sceglie di rivolgersi ad uno psicologo/psicoterapeuta, ha una certa idea di cosa lo aspetterà mentre a volte un bambino/adolescente non ha idea di chi sia lo psicologo e cosa faccia.
A seguito di queste differenze è facile supporre quanto possa cambiare l’approccio di uno psicologo/psicoterapeuta che si occupa di infanzia e adolescenza. Di seguito vi elenco alcune strategie che lo psicologo/psicoterapeuta dell’età evolutiva tiene sempre presenti:
1. dedicare del tempo per dare delle informazioni di base circa il proprio ruolo, il setting di lavoro, il metodo utilizzato, i tempi e così via;
2. creare un ambiente accogliente e sereno;
3. comunicare con chiarezza, semplicità e con un linguaggio consono all’età del minore;
4. prendersi tutto il tempo necessario per conoscere il bambino/adolescente, farsi conoscere e per costruire una relazione di fiducia.
Le differenze di cui abbiamo parlato in precedenza potrebbero diventare un ostacolo per la relazione terapeutica per questo è importante dedicare molto tempo e attenzione a questi aspetti che vi ho elencato.

Per oggi mi fermo qui ma nel mio prossimo video vi parlerò di qualche altra differenza tra uno psicologo/psicoterapeuta che si occupa di età adulta e uno che si occupa di età evolutiva. A presto allora e restate connessi!!!

11/02/2026

CHI È LO PSICHIATRA E COSA FA?

Salve a tutti, in questi ultimi video ho cercato di fare chiarezza sui ruoli delle diverse figure professionali che ruotano intorno alla medicina e alla psicologia: lo psicologo, lo psicoterapeuta e lo psichiatra. Oggi vi parlerò dello psichiatra e delle differenze con lo psicologo/psicoterapeuta.

Lo psichiatra è un laureato in medicina e chirurgia con specializzazione post lauream in psichiatria. Il medico specialista in psichiatria è anche abilitato - previa annotazione in apposito elenco presso il proprio ordine - all'esercizio della psicoterapia.
Si occupa della diagnosi, trattamento e prevenzione dei disturbi mentali, emotivi e comportamentali, di psicopatologia in generale, che può spaziare dai disturbi d’ansia e depressione ai disturbi di personalità e psicotici.
Prima di tutto è un medico e quindi può prescrivere farmaci generici e/o psicofarmaci e richiedere e valutare esami clinici. Può anche integrare la terapia con colloqui psichiatrici o psicoterapici unendo competenze biologiche e psicologiche per valutare la persona nel suo complesso.

Quali sono le differenze con lo psicologo/psicoterapeuta e gli altri medici?
A differenza degli altri medici e degli psicologi/psicoterapeuti può esercitare la psicoterapia senza ottenere una specializzazione specifica e a differenza degli psicologi e degli psicoterapeuti con laurea in psicologia, come gli altri medici può prescrivere farmaci.
Nella gestione dei casi complessi può collaborare con psicologi/psicoterapeuti per un approccio integrato che combini il trattamento farmacologico con la psicoterapia.

Quando rivolgersi a uno psichiatra?
Quando si soffre di un disagio psichico che compromette la qualità della vita e serve un supporto farmacologico e/o psicoterapeutico.

Spero di aver fatto chiarezza sul ruolo dello psichiatra e sugli altri professionisti del settore medicina e psicologia. Ci vediamo presto con dei nuovi video e come sempre….restate connessi!!!

04/02/2026

CHI È LO PSICOTERAPUTA E COSA FA?

Salve a tutti, in questo video e nei prossimi cercherò di fare chiarezza sui ruoli delle diverse figure professionali che ruotano intorno alla medicina e alla psicologia: lo psicologo, lo psicoterapeuta e lo psichiatra. Oggi vi parlerò dello psicoterapeuta e delle differenze con lo psicologo.

La definizione ufficiale di psicoterapeuta è la seguente: è un professionista sanitario (psicologo o medico) che ha conseguito una laurea quinquennale in medicina o psicologia, ha svolto un tirocinio, è stato abilitato alla professione medica o psicologica, è iscritto all’albo dei medici o degli psicologi, ha conseguito un’ulteriore specializzazione quadriennale in psicoterapia presso una scuola riconosciuta dal MIUR ed è abilitato alla psicoterapia con un’ulteriore iscrizione al proprio albo professionale.
Si occupa in particolare di diagnosi e cura di disturbi psicopatologici, disagi emotivi e relazionali. L’obiettivo è favorire il cambiamento attraverso la remissione dei sintomi, la risoluzione dei problemi e lo sviluppo del benessere personale.
Utilizza diversi approcci terapeutici secondo la propria formazione, ad esempio cognitivo-comportamentale e diverse tecniche come il colloquio clinico.
Rivolge i suoi servizi a individui, coppie, famiglie, gruppi e comunità e può esercitare la sua professione presso studi privati, ASL, ospedali o centri clinici convenzionati.

Se vi ricordate il mio post precedente sul ruolo dello psicologo vi sarete resi conto delle differenze che ci sono con lo psicoterapeuta. Quest’ultimo infatti ha conseguito una formazione molto più lunga e specialistica che gli premette di trattare la psicopatologia e i diversi disturbi mentali come disturbi d’ansia, depressione, disturbi psicotici, disturbi di personalità e così via. Lo psicologo invece si occupa di prevenzione, diagnosi e sostegno, ma non di psicoterapia.

Spero di avervi dato delle informazioni chiare ed esaustive sul ruolo dello psicoterapeuta. Nel mio prossimo post vi parlerò dello psichiatra. A presto allora e restate connessi!!!

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