Elena Carraro Psicologa

Elena Carraro Psicologa Mi chiamo Elena Carraro, sono una psicologa, divulgatrice e content creator.

20/04/2026

Ci sono diversi messaggi che circolano online sulla terapia e sulla salute mentale con cui mi trovo profondamente in disaccordo. Uno di questi è quello secondo cui la funzione della terapia è renderci la versione migliore di noi.

I motivi del mio disaccordo sono due. Il primo è che gli esseri umani non sono progetti di lavoro o sistemi informatici e non vanno migliorati in termini di prestazione ed efficacia. Semmai vanno aiutati a stare bene.
Il secondo è che la terapia non è magica e non ha il potere di trasformarci in altro da noi. Al contrario, ciò che la terapia fa è renderci noi, autenticamente.

E questo non accade eliminando le nostre parti più scomode e antipatiche, ma accogliendole e offrendo loro comprensione e amore.

La terapia non ci serve per diventare la versione migliore di noi, ma quella più vera e libera.

La terapia non è sempre comoda. Al contrario, il cambiamento spesso ha origine dalla scomodità di un certo modo di pensa...
08/04/2026

La terapia non è sempre comoda. Al contrario, il cambiamento spesso ha origine dalla scomodità di un certo modo di pensare, sentire, funzionare.

Ecco dunque alcuni promemoria scomodi, ma proprio per questo importanti, che condivido quando necessario nelle sedute con i miei e le mie pazienti e che ora porto anche in questo spazio 🌸

L’esperienza del lutto è un processo naturale per gli esseri umani. Poiché la morte fa parte della vita, la nostra psich...
01/04/2026

L’esperienza del lutto è un processo naturale per gli esseri umani. Poiché la morte fa parte della vita, la nostra psiche possiede le risorse per elaborarla, seppur non senza dolore.

Eppure alcune volte le cose vanno in modo diverso.

Quando la perdita avviene in modo profondamente traumatico o quando le condizioni interne ed esterne non sono sufficienti per dare significato e collocamento ad un evento tanto doloroso, il processo di elaborazione del lutto si blocca. Con esso, si congelano il tempo e la sofferenza.

I lutti complicati sono esperienze faticose e spesso solitarie. Mentre il mondo si muove e va avanti, dentro qualcosa rimane immobile, sospeso.

Ecco perché l’elaborazione di un lutto traumatico assomiglia molto ad un orologio che riparte dopo anni di inattività. Se il trauma paralizza il tempo, il suo attraversamento può lentamente liberarlo, permettendogli di tornare a scorrere.

Qualche giorno fa sono diventata psicoterapeuta. Per arrivare a questo traguardo ci sono voluti 13 anni, di cui: 9 anni ...
24/03/2026

Qualche giorno fa sono diventata psicoterapeuta.

Per arrivare a questo traguardo ci sono voluti 13 anni, di cui: 9 anni di studio, 2.250 ore di tirocinio e centinaia di ore di terapia personale.
Non sono mai stata una grande fan dei numeri, ma nel guardare queste cifre ora, da trentaduenne, penso a quanta vita io abbia dedicato a questo progetto e a quanta della mia vita sia stata costruita intorno ad esso, malleata sulle sue forme talvolta con spontaneità e talvolta con fatica.

(Penso anche, con un sorriso, a chi dice che siamo tutti “un po’ psicologi” inconsapevole di quanto la strada per diventarlo sia lunga e impervia…)

Sono convinta che non potrei fare questo lavoro se non fossi la persona che sono, ma sempre di più mi accorgo che non sarei la persona che sono se non facessi questo lavoro. Del resto, nulla ci cambia più dell’incontro con l’Altro e con noi.

Devo molto a questa professione e a tutto ciò che, in questi anni, mi ha dato modo di apprendere e comprendere su di me, sulle persone e sul mondo.

Questa pagina, che da anni custodisce e raccoglie le tracce del mio cammino professionale e umano, da oggi ospiterà anche il ricordo di questo momento ❤️

(Nelle slides successive: io nel 2018 e io nel 2016)

27/02/2026

Nel corso degli ultimi anni uno dei messaggi più diffusi e sostenuti all’interno del dialogo sulla salute mentale è stato quello secondo cui i nostri bisogni devono ve**re prima di quelli degli altri.

È un messaggio che è stato declinato in molteplici forme, sicuramente spesso con buone intenzioni. Del resto, incoraggiare le persone a costruire buoni confini, ad autorizzarsi a dire di no, a conoscere e valorizzare i propri bisogni è importante.

Tuttavia da psicologa non posso a fare a meno di notare le insidie che si nascondono all’interno di uno stimolo generalizzato come questo, specie se inserito all’interno di un periodo storico in cui l’isolamento è supportato e facilitato dall’assenza di terzi spazi in cui ritrovarsi e dalla presenza pervasiva del digitale nelle nostre vite e nelle nostre relazioni.

Ecco perché mi preme condividere con voi questa riflessione che abita la mia mente da un po’, nella speranza che possa fungere da promemoria di una verità a mio avviso importante e troppo poco discussa: per costruire una comunità dobbiamo essere disposti a scomodarci.

Il momento giusto non arriverà. Non arriverà perché non esiste.Spesso rimaniamo sospesi all’interno della nostra vita in...
21/02/2026

Il momento giusto non arriverà.
Non arriverà perché non esiste.

Spesso rimaniamo sospesi all’interno della nostra vita in attesa delle condizioni perfette per agire. Ricerchiamo la garanzia che non falliremo, che non verremo giudicati, che le cose andranno bene.

Nel farlo deleghiamo all’universo, alle circostanze, agli altri la responsabilità della nostra felicità, scegliendo inconsapevolmente di non dare valore ai nostri bisogni e desideri.

La verità, tuttavia, è che il momento giusto non esiste. La vita non è né perfetta né totalmente prevedibile. Per navigarla dobbiamo necessariamente accettare l’incertezza che la definisce.

Pertanto, invece di rimanere in attesa del momento in cui avremo la sicurezza che tutto andrà come desideriamo, possiamo agire i dati da un pensiero diverso: che la sicurezza si acquisisce durante il cammino, non prima.

E che, man mano che proseguiamo e acquisiamo chiarezza e consapevolezza, possiamo sempre aggiustare la direzione dei nostri passi.

Il percorso verso l’adultità è costellato di nodi complessi. Del resto, tutti inevitabilmente ci ritroviamo a percorrerl...
03/02/2026

Il percorso verso l’adultità è costellato di nodi complessi. Del resto, tutti inevitabilmente ci ritroviamo a percorrerlo per la prima volta e le strade nuove, oltre alla curiosità e all’eccitazione, suscitano spesso timore e preoccupazione.

Come psicologa mi ritrovo spesso - e con gioia - ad incontrare giovani adulti alle prese con questa fase delicata della vita. Spesso il lavoro insieme ha a che fare anche con il fare chiarezza rispetto a ciò che “diventare grandi” significa.

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, essere adulti non vuol dire rinunciare alla propria umanità e vulnerabilità, né smettere di avere bisogni, desideri ed emozioni. Significa piuttosto imparare a riconoscerli e ad assumersi la responsabilità del modo in cui ce ne si prende cura, con la consapevolezza che è anche attraverso questo che si contribuisce a dare forma alla propria vita, alle proprie relazioni e a sé.

Queste sono alcune delle riflessioni che più di frequente ritornano nello spazio di terapia. Che altro aggiungereste?

29/01/2026

Il controllo è una delle strategie più comuni per gestire la paura, l’ansia e i sentimenti spiacevoli legati all’insicurezza. É, allo stesso tempo, una delle strategie meno efficaci sul lungo termine.

Perché? Perché si basa su un errore fondamentale.

L’idea che sorregge questo meccanismo é quella tale per cui se abbiamo controllo sulla realtà, su noi stessi, sugli altri allora potremo evitare di trovarci nelle situazioni che ci mettono in difficoltà e di conseguenza potremo evitare ciò che di difficile queste situazioni portano con sé per noi: l’imbarazzo, il senso di inadeguatezza, il pensiero di non essere abbastanza intelligenti, capaci, attraenti e così via.

L’evitamento, tuttavia, finisce inevitabilmente per alimentare la narrazione angosciante che facciamo della realtà e quella svalutante che facciamo di noi.

La sicurezza, quella che davvero funge da antidoto efficace all’ansia, si crea invece dimostrandoci di poter sopravvivere agli eventi che ci mettono in difficoltà. Non abbiamo bisogno di sapere esattamente cosa succederà, ma di sapere che qualsiasi cosa succederà sapremo affrontarla.

E per poter credere questo non ci serve il controllo, ma la fiducia in noi.

Uno dei passaggi evolutivi più significativi nel viaggio verso l’adultità é quello che vede la relazione con i nostri ge...
27/01/2026

Uno dei passaggi evolutivi più significativi nel viaggio verso l’adultità é quello che vede la relazione con i nostri genitori cambiare.

Pur senza perdere il nostro ruolo di figli, possiamo approcciarci ai nostri genitori da una posizione differente, più paritaria, e incrociare i loro occhi senza dover alzare troppo lo sguardo.

Possiamo essere adulti che parlano con adulti.

Così guadagniamo una nuova prospettiva sulle cose: riuscendo a scorgere alle spalle dei nostri padri e delle nostre madri la loro storia, possiamo finalmente pensarli umani tanto quanto noi e riappropriarci dell’opportunità di scegliere, nel presente, come rapportarci a loro nella piena consapevolezza delle risorse e dei limiti di ciascuno.

Quando parliamo di trauma, la nostra mente viaggia spontaneamente e automaticamente verso eventi comunemente considerati...
23/01/2026

Quando parliamo di trauma, la nostra mente viaggia spontaneamente e automaticamente verso eventi comunemente considerati tragici: catastrofi naturali, guerre, incidenti drammatici, violenze terribili.

Ciascuno di questi esempi può certamente rappresentare un’esperienza traumatica. Tuttavia per comprendere realmente ciò che il trauma é, é necessario cambiare punto di osservazione.

Il trauma può essere definito com un’esperienza negativa psicologicamente insostenibile, incomprensibile e stressante che stravolge profondamente l’equilibrio e l’ordine delle cose dando luogo ad una ferita profonda che causa sofferenza e lascia tracce nel tempo.

Ciò che rende un’esperienza traumatica non è solo la sua oggettiva gravità, ma il modo in cui viene vissuta e l’assenza, in quel momento, di risorse interne o di supporti esterni sufficienti ad elaborarla e significarla. È l’esperienza di sentirsi sopraffatti, impotenti, soli, senza strumenti per comprendere o dare senso a ciò che sta accadendo.

In quest’ottica, il trauma non ci parla solo di ciò che é accaduto, ma anche di ciò che è mancato mentre stava succedendo: sicurezza, contenimento, comprensione, aiuto.

Ed è proprio per questo che il trauma non può essere giudicato dall’esterno né misurato secondo criteri universali. Esiste nella relazione tra l’evento e la persona che lo ha attraversato, e continua a vivere nelle modalità con cui quella ferita cerca, ancora oggi, di rimarginarsi.

La terapia é strumento di cambiamento, ma ci insegna anche molte cose su di esso. Seduta dopo seduta scopriamo che il ca...
06/01/2026

La terapia é strumento di cambiamento, ma ci insegna anche molte cose su di esso. Seduta dopo seduta scopriamo che il cambiamento non é una trasformazione magica, ma l’esito di un percorso tutt’altro che lineare e spesso faticoso.

Avere chiaro questo punto é importante, in quanto ci permette di orientare le nostre aspettative nei nostri confronti in modo realistico e di guardare alle resistenze (che sempre si attivano quando cerchiamo di scardinare vecchi schemi per far posto a quelli nuovi) con comprensione invece di giudizio.

Del resto c’è un solo e unico modo di procedere, in terapia e nella vita: un passo alla volta.

❤️

La fine di un anno rappresenta spesso un momento di bilanci. Nel ti**re le somme di questo 2025 ormai in conclusione, il...
31/12/2025

La fine di un anno rappresenta spesso un momento di bilanci. Nel ti**re le somme di questo 2025 ormai in conclusione, il mio augurio - ed il mio invito - é quello di poter considerare nella lista dei vostri traguardi raggiunti non solo i successi più splendenti, ma anche i piccoli passi compiuti verso luoghi, rapporti e pensieri più gentili e autentici.

Il cambiamento raramente si manifesta come uno strappo netto. Più spesso è una linea tratteggiata, in cui ogni segmento rappresenta una piccola trasformazione: una differenza nel modo in cui ci parliamo, un “no” detto con un po’ più di fermezza, una richiesta di aiuto concessa a noi stessi nel momento del bisogno.

Che questa fine possa allora diventare uno spazio di riconoscimento, non di giudizio. Un tempo per accorgersi di quanto, anche senza clamore, ci siamo già mossi e ci stiamo muovendo.

Buon ultimo giorno del 2025 a voi e che possa essere un giorno gentile 🌟

Indirizzo

Padua

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Martedì 09:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 19:00
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