Studio di Psicologia & Psicoterapia della dott.ssa Patrizia Babici

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Studio di Psicologia & Psicoterapia della dott.ssa Patrizia Babici Dott.ssa Patrizia Babici psicologa & psicoterapeuta.Studio di psicologia e Psicoterapia Benvenuti nella mia pagina.

Nel corso della mia lunga e varia esperienza ho riscontrato che una persona su tre è colpita da un disagio psichico, variabile per origine ed importanza. Eppure i timori, i pregiudizi , le approssimazioni , il fai da te e la scarsa informazione istituzionale su tali disturbi sono ancora innumerevoli. Sostengo che il modo più efficace di combattere questi ultimi consiste nell'essere informati sui s

intomi per individuarli e riconoscerli. Il poter riconoscere è comprendere cosa accade dentro di noi è già motivo di sollievo e ci permette di formare una diagnosi ed una terapia vincenti.

12/04/2026

QUANDO LE NOSTRE FERITE
IMPEDISCONO UNA CORRETTA INTERPRETAZIONE DELLA REALTÀ

Esistono persone per le quali l’offesa non nasce da un attacco reale, ma da una risonanza interna.
Basta un ritardo, un tono neutro, una dimenticanza, un limite umano inevitabile perché si riattivi una ferita più antica.

Dove altri vedono un imprevisto, loro percepiscono rifiuto.
Dove altri vedono un errore, leggono svalutazione.
Dove altri chiedono comprensione, sentono abbandono.

Dal punto di vista clinico, questo funzionamento emerge spesso dall’incontro tra vulnerabilità narcisistiche e ferite di attaccamento.
Quando il senso di valore personale è fragile, ogni frustrazione assume un significato globale: non “oggi non hai potuto”, ma “non conto abbastanza”.

Le cause possono essere diverse:
esperienze infantili di trascuratezza emotiva
- cure incoerenti o imprevedibili
- critica svalutante ripetuta
- rifiuti affettivi o esclusioni precoci
- umiliazioni non elaborate
- modelli familiari centrati su colpa e giudizio
- autostima fragile
- relazioni passate traumatiche o manipolative

La mente allora personalizza ciò che personale non è.
Si concentra sulle mancanze e fatica a registrare presenza, cura, intenzioni benevole, complessità del contesto.
Il dolore è reale, ma spesso nasce più dall’interpretazione che dal fatto.

Nelle relazioni questo produce recriminazione, bisogno di rassicurazione continua, freddezza punitiva o rabbia moralizzata.
L’altro viene chiamato a risarcire non solo l’episodio presente, ma antiche mancanze mai elaborate.

Il lavoro terapeutico consiste nel distinguere il presente dal passato, il limite dal rifiuto, l’imperfezione dall’offesa.

Guarire non significa diventare insensibili.
Significa smettere di portare ogni evento davanti al tribunale della ferita antica.

Dottoressa Patrizia Babici
Via Altinate 128 Pd
3490754602

Dott.ssa Patrizia Babici psicologa & psicoterapeuta.Studio di psicologia e Psicoterapia

INGRATITUDINE: UNA LETTURA CLINICAL’ingratitudine non è semplicemente una mancanza di educazione o sensibilità.È, più pr...
28/03/2026

INGRATITUDINE: UNA LETTURA CLINICA

L’ingratitudine non è semplicemente una mancanza di educazione o sensibilità.
È, più profondamente, una difesa psichica.

In molti casi, il soggetto ingrato non può riconoscere il bene ricevuto perché questo attiverebbe vissuti intollerabili:
dipendenza, debito, vulnerabilità.

Accogliere il dono significherebbe entrare in una relazione asimmetrica
e per alcune strutture di personalità questo è vissuto come una minaccia all’integrità del Sé.

Dinamica psicologica

Nel funzionamento più regressivo o narcisisticamente fragile:
Il beneficio ricevuto viene svalutato
per neutralizzare il senso di inferiorità
Il benefattore viene attaccato o colpevolizzato
per ristabilire una posizione di superiorità psichica
Si attiva una forma di scissione
il buono non può essere integrato, viene trasformato in persecutorio
Compare un rancore paradossale verso chi ha dato
perché ha reso visibile un bisogno che il soggetto non tollera

Indicatori clinici dell’ingratitudine

Assenza di reciprocità affettiva stabile
Tendenza cronica alla svalutazione
Incapacità di riconoscere il contributo dell’altro
Reazioni irritative o ostili di fronte all’aiuto
Dinamiche relazionali basate su uso e distacco

Assetto terapeutico e difensivo

Nel lavoro clinico e nella vita personale è fondamentale:
Non colludere con il bisogno di riconoscimento
(che mantiene il legame disfunzionale)
Stabilire confini chiari e coerenti
per evitare dinamiche di svuotamento emotivo
Mantenere una lettura lucida della dinamica
distinguendo il dato relazionale dalla ferita narcisistica personale
Accettare il limite strutturale dell’altro
senza trasformarlo in una colpa propria
L’ingrato non nega il dono ricevuto.
Ne altera il significato.
Perché riconoscerlo implicherebbe
riconoscere anche il proprio bisogno.

Dott.ssa Patrizia Babici
Psicoterapeuta
3490754602
Via Altinate 128 - Padova centro

20/02/2026

NON É DEBOLEZZA, È STANCHEZZA

A volte le persone non sono “fragili”.
Sono stanche.

Stanche di essere forti per tutti.
Stanche di non poter crollare.
Stanche di dover funzionare sempre.

La depressione non è solo tristezza.
È spesso un congelamento emotivo.
Un corpo che rallenta perché la psiche è sovraccarica.
Una mente che dimentica perché ha dovuto ricordare troppo.

Molti dei miei pazienti arrivano dicendo:
“Non ho motivi per stare così.”
Eppure il dolore non ha bisogno di un evento eclatante.
A volte nasce da anni di adattamento silenzioso.

Dal bambino che non poteva deludere.
Dalla donna che doveva essere perfetta.
Dall’uomo che non poteva mostrare paura.

La psiche non dimentica.
Aspetta.

E quando non può più parlare con le parole, parla con il corpo:
stanchezza, insonnia, rigidità, fame nervosa, vuoto.

La terapia non è “riparare ciò che non va”.
È permettere a ciò che è stato trattenuto di avere finalmente voce.

E spesso la guarigione inizia così:
quando qualcuno smette di dirti “reagisci”
e comincia a dirti
“raccontami”.

Dottoressa Patrizia Babici
Psicoterapeuta
Via Altinate 128
3490754602

Dott.ssa Patrizia Babici psicologa & psicoterapeuta.Studio di psicologia e Psicoterapia

CAMBIARE PER MIGLIORAREIl cambiamento fa paura, lo so.Lasciare ciò che è conosciuto, anche se doloroso, richiede coraggi...
17/07/2025

CAMBIARE PER MIGLIORARE

Il cambiamento fa paura, lo so.

Lasciare ciò che è conosciuto, anche se doloroso, richiede coraggio.
Restare immobili, però, ha un prezzo: quello di vivere una vita che non ci assomiglia più.

Molti aspettano il “momento giusto” per cambiare.
Ma quel momento non arriva mai da solo.
Il cambiamento non è un’illuminazione improvvisa, è una scelta quotidiana.
È un passo alla volta. È inciampare, fermarsi, riprovare.
È cominciare a dire “mi merito di stare meglio” anche quando non ci crediamo del tutto.

- Non sei solo nel tuo percorso.
- Non devi avere tutte le risposte.

Ma puoi iniziare da una domanda: “Di cosa ho bisogno oggi per avvicinarmi a me stesso?”

Ogni cammino comincia da qui.
E a volte, serve solo qualcuno che cammini con te per un po’.

Se senti che è il momento, ti ascolto.- – Percorsi psicologici personalizzati
Contattami in privato per un primo colloquio conoscitivo

Dott.ssa Patrizia Babici
Psicologa Psicoterapeuta
Via Altinate128
Padova
3490754602

IL RUMORE PER NON SENTIRE SE STESSIChi ha paura di se stesso ricerca compagnie chiassose e rumori strepitosi, per scacci...
21/09/2024

IL RUMORE PER NON SENTIRE SE STESSI

Chi ha paura di se stesso ricerca compagnie chiassose e rumori strepitosi, per scacciare i demoni. (I primitivi si servono a questo scopo di urla, musica, tamburi, fuochi d’artificio, scampanii ecc.)

Il rumore infonde un senso di sicurezza, come la folla; per questo lo si ama e si ha timore di contrastarlo, perché istintivamente si percepisce la magia apotropaica che ne emana.

Il rumore ci protegge da penose riflessioni, distrugge i sogni inquietanti, ci assicura che siamo tutti quanti insieme e facciamo un tale chiasso che nessuno oserà aggredirci. Il rumore è così immediato, così prepotentemente reale che tutto il resto diventa pallido fantasma.

Esso ci risparmia la fatica di dire o fare qualsiasi cosa perché persino l’aria vibra della potenza della nostra indomabile vitalità.

L’altra faccia della medaglia è la seguente: non avremmo il rumore se, sotto sotto, non lo volessimo. Non è soltanto inopportuno o addirittura nocivo, ma è un mezzo inconfessato e incompreso, volto allo scopo, una compensazione cioè dell’ansia che invece è motivata fin troppo bene.

Nel silenzio infatti l’angoscia porterebbe gli uomini a riflettere e non si può prevedere che cosa allora potrebbe affiorare alla coscienza.

La maggior parte degli uomini teme il silenzio, per cui quando cessa il brusio costante, per esempio di un ricevimento, bisogna sempre fare, dire, fischiare, cantare, tossire o mormorare qualcosa.

Il bisogno di rumore è quasi insaziabile, anche se talvolta il rumore diventa insopportabile.
E’ comunque pur sempre meglio di niente. Quello che si definisce, significativamente, “silenzio di tomba”, rende terribilmente inquieti. Perché? Vi si aggirano forse i fantasmi? Non credo; in realtà si teme ciò che potrebbe ve**re fuori dal proprio intimo e quello cioè che abbiamo tenuto alla larga con il rumore.

27/05/2024

"La terapia delle parola sta via via scomparendo nei centri pubblici dedicati ai disturbi mentali. Sempre meno incontri e colloqui e sempre più terapie farmacologiche. Dai bambini agli adulti ".

08/03/2024

L’IMPORTANZA DEL CONTATTO PELLE A PELLE DEL BAMBINO CON LA MAMMA

Numerosi studi hanno ormai dimostrato i benefici relazionali e fisiologici derivanti dalla vicinanza e, meglio ancora, dal contatto fisico del neonato con il corpo della madre.

Un neonato separato dalla madre e portato al nido subito dopo il parto piange molto di più e manifesta segnali di stress (pianto a cicli, livelli di cortisolo, l’ormone dello stress, più elevati) di un neonato tenuto accanto alla madre.

Inoltre i nati a termine tenuti a contatto pelle a pelle con la madre per i primi novanta minuti dopo il parto mostrano, rispetto a quelli tenuti in culla, un migliore adattamento termico, un più alto livello glicemico (quantità di glucosio contenuta nel sangue) e un più rapido ritorno alla normalità dell’equilibrio acido-base, oltre a una notevole riduzione del cortisone.

Mettere il bambino sulla madre pelle contro pelle, attaccarlo al seno già in sala parto, consentire alla mamma di averlo vicino durante il giorno e la notte, non relegarlo nel nido e non dargli aggiunte di latte sono alcune delle pratiche che favoriscono l’attaccamento madre-bambino e soprattutto aumentano la percentuale di bambini allattati al seno, cioè alimentati con il latte migliore che ci sia.

COMUNICAZIONE CON IL NEONATO

Soprattutto nei primi mesi di vita, dunque, la comunicazione tra madre e bambino non è tanto “mente a mente”, quanto piuttosto “corpo a corpo”.

Fino a 2 mesi, per esempio, i neonati posti sul seno materno adattano il loro ritmo cardio-respiratorio a quello delle madri, quasi a indicare un prolungamento all’esterno della vita intrauterina.
Anche il corpo materno si adatta a quello del neonato: se i seni di una madre sono in contatto pelle a pelle con i suoi gemelli, reagiscono cambiando temperatura, ciascuno in maniera diversa in base ai bisogni termici del bambino su quel seno.

Inoltre, si è scoperto che fin dai 2 mesi di vita il cervello è in grado di distinguere una carezza affettuosa, eseguita lentamente, con una certa pressione e temperatura, da un tocco più veloce e non affettuoso, il che sottolinea l’importanza della dimensione affettiva per l’equilibrio psico-fisiologico del neonato.

Tutti questi dati danno conto di una “relazione viscerale “ovvero una sintonia psicofisica reciproca, tra madre e bambino, una relazione basata cioè su una comunicazione corpo a corpo di cui non sempre si è consapevoli, ma che è estremamente importante per rafforzare il legame di attaccamento e promuovere l’equilibrio fisiologico del bambino e la sua nascente identità corporea.

È ormai certezza comprovata che la vicinanza fisica, le carezze e i contatti affettuosi, associati alla sensibilità materna verso gli stati corporei, sono elementi chiave nei processi di costruzione di adattamento reciproco, vale a dire la capacità di due corpi di modificarsi per sincronizzarsi tra loro.

Nello specifico, più una madre è sensibile ai propri stati fisiologici e viscerali (ritmo del respiro, battito del cuore…), tanto più sarà pronta a cogliere i segnali corporei del suo bambino e, di conseguenza, sarà in grado di regolare il proprio coinvolgimento interattivo con lui.

Il bambino, a sua volta, registra attraverso il corpo la misura in cui la madre è sintonizzata con il suo mondo mentale, la sua disponibilità alla vicinanza fisica e al tocco affettuoso, e su questi linguaggi del corpo formerà dei ricordi affettivi basilari per lo sviluppo di un’affettività sana e un primo schema corporeo.

Madre e bambino, insomma, si incontrano prima corpo a corpo, per poi conoscersi mente a mente.
Questa è la ragione per cui ogni contatto pelle a pelle, come le carezze e gli abbracci, la vicinanza costante è così importante per favorire una sana relazione di attaccamento indispensabile per lo sviluppo di una personalità sicura e sana.

Dott.ssa Patrizia Babici psicologa & psicoterapeuta.Studio di psicologia e Psicoterapia

La cura e il rispetto per le creature animali è segno di civiltà.
13/08/2023

La cura e il rispetto per le creature animali è segno di civiltà.

🌍🐾 Oggi, in occasione della Giornata Mondiale contro la Crudeltà verso gli Animali, desideriamo ricordare l'importanza del rispetto e della cura per tutte le forme di vita. Gli animali, come noi, provano emozioni, sentono dolore e meritano amore e gentilezza.

La psicologia ha riconosciuto da tempo l'importanza del benessere animale, non solo per gli animali stessi, ma anche per il nostro benessere. Il legame che possiamo sviluppare con gli animali può avere un impatto significativo sulla nostra salute mentale, riducendo lo stress e aumentando il senso di felicità e soddisfazione.

Questo giorno, può essere l'occasione per riflettere sul nostro rapporto con il mondo animale. L'empatia, la gentilezza e il rispetto che mostriamo nei confronti degli animali possono essere lo specchio di come trattiamo i nostri simili.

Cerchiamo di fare tutto il possibile per proteggere e rispettare gli animali, perché nel fare ciò, stiamo anche proteggendo e rispettando noi stessi. La gentilezza non ha limiti di specie, diciamo no alla crudeltà verso gli animali, oggi e sempre.

01/07/2023

COSA SERVE PER CAMBIARE ?

"Il compito della psicoterapia consiste nel mutare l'atteggiamento cosciente del paziente, non nell’inseguire i suoi ricordi di infanzia sommersi.

Certo, una cosa non è possibile senza l'altra, ma sull'atteggiamento del paziente bisognerebbe insistere, e questo per buoni motivi: non esiste infatti nevrotico che non indugi fin troppo volentieri sui mali passati per sguazzare, pieno di autocommiserazione, nei suoi ricordi.

Spesso la sua nevrosi consiste proprio nell'essere prigioniero del passato e nella tendenza a spiegare e scusare tutto con esso."

(C.G.Jung - Pratica della psicoterapia)

Dott.ssa Patrizia Babici psicologa & psicoterapeuta.Studio di psicologia e Psicoterapia

27/06/2023

LA DEPRESSIONE MASCHERATA

Con tale termine si indica quella forma depressiva che si manifesta quasi esclusivamente sul piano somatico.

Ovvero con la presenza di sintomi fisici in diversi distretti corporei.

Le emozioni e il vissuto non sembrano essere orientati in senso pessimistico o depressivo e quindi appaiono normali.

La depressione mascherata può manifestarsi con:

crampi
palpitazioni
vertigini
cefalea
sudorazione
sintomi gastroenterici
pesantezza agli arti, alla schiena
dolori muscolari
perdita di energia e facile affaticabilità
insonnia
stanchezza persistente
problematiche sessuali/genitali.
Dolore fisico e psichico e disturbi mentali

La divisione concettuale tra dolore fisico e psichico spesso confonde specialisti della salute

Il dolore è reale anche se non è riconducibile ad una causa fisica.

E’ un’esperienza sgradevole sul piano fisico ed emotivo e deve essere affrontato trovando la modalità di cura efficace.

Il dolore serve a mascherare il disagio psicologico sottostante.
È quindi necessaria una diagnosi psicologica o psichiatrica corretta per far scomparire i sintomi fisici.

Al loro miglioramento pertanto corrisponde la riduzione o la scomparsa del dolore stesso.

All’interno di ognuna di queste patologie il dolore assume un ruolo specifico e si presenta con diversa frequenza, intensità e significato.

- Come diagnosticare la depressione mascherata

Per poter diagnosticare la depressione mascherata è indispensabile escludere una serie di quadri clinici solo apparentemente ad essa affini.

I disturbi somatoformi, ad esempio, costituiscono un gruppo di disturbi con sintomi fisici dietr ai quali o non esiste una patologia medica o l’intensità della sintomatologia è sproporzionata alla malattia presente.

Nell’ipocondria, altro esempio, il paziente è convinto di soffrire per una malattia fisica, a dispetto delle rassicurazioni che il medico gli ha fornito o nonostante i risultati di esami appositi.

Il disturbo di conversione (prima noto come “isteria”) si manifesta con sintomi neurologici quali : difficoltà motorie, instabilità e vere e proprie paresi e/o paralisi senza che nessuna struttura neuromuscolare sia effettivamente danneggiata.

Una produzione volontaria o la simulazione di dolore per assumere il ruolo di malato può rientrare nella categoria nosografica dei disturbi fittizi.

La persona affetta da questo particolare disturbo ha una personalità patologica che lo porta a desiderare di ricevere continue cure mediche.

La simulazione di una malattia o di un sintomo, infine, senza che l’individuo ne soffra veramente, può anche essere motivata dall’intento di:

assentarsi dal lavoro
lucrare su un risarcimento
sottrarsi ad un procedimento giudiziario
ottenere farmaci

Nella sindrome da dolore cronico, infine, la sintomatologia dolorosa è continuamente esibita accanto alla inabilità fisica, alla sofferenza, alla ricerca della altrui attenzione.

Queste solo alcune delle condizioni che il clinico deve escludere per procedere alla definizione di una corretta diagnosi di depressione mascherata.

Indicazioni di trattamento della depressione mascherata

A differenza delle forme tipiche di depressione, chi è affetto da una depressione mascherata interpella quasi sempre il medico, in prima battuta.

Questi ha un ruolo fondamentale perché in primis deve escludere la natura fisica del malessere.

Una volta fatto ciò, gli strumenti terapeutici disponibili sono di tipo farmacologico e psicoterapeutico, da implementare a seconda delle specificità del caso.

In generale, l’integrazione di interventi farmacologici e psicoterapeutici consente di ottenere i migliori risultati.

Gli obiettivi imprescindibili della psicoterapia secondo l’approccio Cognitivo-Comportamentale sono:

imparare a registrare le proprie esperienze di vita in modo consapevole;

imparare a osservare le proprie emozioni e le reazioni alle proprie emozioni;

comprendere i propri pensieri ed osservare i propri tipici “bias” (*) di interpretazione;

osservare consapevolmente i propri comportamenti.

In particolare è opportuno stimare la presenza di alessitimia(*) e di uno stile cognitivo concreto e orientato verso la realtà esterna.

Entrambi elementi che, insieme alla

povertà di immaginazione,
alla mancanza di introspezione,
al conformismo sociale
ed alla tendenza a esprimere le emozioni attraverso l’azione, possono rappresentare importanti fattori di mantenimento della depressione mascherata.

* distorsione di pensiero

* alessitimia : disturbo che consiste in un deficit della consapevolezza emotiva, che comporta l'incapacità sia di riconoscere sia di descrivere verbalmente i propri stati emotivi e quelli altrui.
Analfabetismo emotivo

Studio di Psicologia & Psicoterapia della dott.ssa Patrizia Babici
Via Altinate 128
3490754602

Dott.ssa Patrizia Babici psicologa & psicoterapeuta.Studio di psicologia e Psicoterapia

23/06/2023

COS’È L’ATTACCO DI PANICO

L'attacco di panico è un disagio psicofisico durante il quale, oltre all'ansia e alla paura, si associano diversi disturbi fisici spesso invalidanti.

E' un disturbo sempre più diffuso e colpisce più le donne rispetto agli uomini. L'attacco di panico rappresenta uno delle più frequenti patologie curate in ambito psicoterapico.

La persona colpita vive in un perenne stato di ansia in attesa dell'attacco successivo.

Ma che cosa è l'attacco di panico?

L'attacco di panico è una reazione emotiva sproporzionata a un pericolo percepito, ma non reale, caratterizzato da un'inadeguata risposta da parte dell'individuo alla situazione vissuta,
E' un disagio psicofisico che appartiene alla categoria dei disturbi d'ansia, durante il quale si percepiscono improvvisamente ansia acuta, paura e disagio, unitamente a diverse disturbi fisici.

I sintomi raggiungono il massimo dell'intensità entro 5-10 minuti dall'esordio per poi scemare in circa mezz'ora.
Gli attacchi di panico emergono senza che vi sia alcuna motivazione apparente che possa giustificarli e rendono il soggetto colpito invalidante nelle situazioni della vita quotidiana.

Gli attacchi di panico possono rimanere isolati o ripetuti nel tempo, in questo caso parliamo di Disturbo da Attacchi di Panico (DAP), una patologia con facile tendenza a cronicizzarsi se non trattata in tempo.

Come riconoscere un attacco di panico?

L'attacco di panico comprende la presenza di almeno quattro fra i seguenti sintomi, che raggiungono il picco d'intensità in 5- 10 minuti:

- Difficoltà a respirare e sensazione di soffocamento;

- Paura di morire o di impazzire;

- Aumento del battito cardiaco;

- Sudorazione;

- Dolori al petto;

- Vertigini, stordimento, tremori, sensazione di caldo e freddo;

- Formicolio o intorpidimento alle mani, al viso, ai piedi o alla bocca;

- Rossore al viso e al petto;

- Nausea o disturbi addominali;

- Dissociazione, percezione di non essere nel proprio corpo;

- Terrore, angoscia e sensazione che qualcosa di orribile stia per accadere;

- Crisi di pianto.

Accanto a questi sintomi, nel 35%-50% dei soggetti, si associa l'agorafobia, cioè l'evitamento fobico di luoghi o situazioni ritenute d'innesco dell'attacco di panico, quindi ansia a trovarsi in posti nuovi o in situazioni dalle quali sarebbe difficile allontanarsi o chiedere aiuto, affrontare viaggi da soli, ecc.

Quali sono le cause?

Alla base degli attacchi di panico esistono diverse fattori predisponenti: famigliarità per disturbi d'ansia;
stress emotivi;
la sensibilità di alcuni soggetti verso sostanze come alcool, caffeina, teina; uso di anfetamine, cocaina, ormoni tiroidei, cannabinoidi.

Secondo gli ultimi studi scientifici, l'attacco di panico potrebbe essere causato da una disfunzione del'l'amigdala, una porzione del cervello a forma di mandorla, implicata in particolar modo nell'elaborazione delle emozioni e della paura.

Questa struttura, situata nel lobo temporale del cervello, ha la funzione di modulare gli stimoli proveniente dall'interno e dall'esterno, prevenendo gli attacchi di panico.

La vulnerabilità di questa struttura agli eventi stressanti o meglio la sua iperattività, dovuta all'abbassamento geneticamente determinato della soglia di allarme, sarebbe alla base degli attacchi di panico.

Cosa fare quando arrivano gli attacchi di panico?

- Applicare alcune regole semplici e concrete può ridurre l'intensità dei sintomi e far vivere meno drammaticamente gli attacchi di panico;

- Proteggersi.
Allontanarsi dai luoghi, situazioni o incontri nei quali gli attacchi di panico sono esplosi;

- Mettersi comodi.
Ovunque ci si trovi, cercare di mettere al più presto il corpo nella posizione più comoda possibile, compatibilmente alla situazione.
Evitare la posizione sdraiata, che spesso peggiora i sintomi degli attacchi di panico;

- Cercare frescura.
Per alleviare la sensazione di caldo di vampate di calore, cercar, se si è all'aperto, la freschezza dell'ombra o del vento; se si è in casa, si può creare un po' di corrente aprendo le finestre,o applicare su viso e collo acqua ghiacciata

- Respirare nel modo più lento possibile
in caso di respiro veloce è utile respirare all'interno di un sacchetto di plastica o di carta.
Tale manovra riduce la sensazione di fiato corto;

- Chiedere aiuto.
Se si ha la sensazione di perdere il controllo e di cadere in preda all'angoscia, individuare qualcuno che possa stare vicino per la durata degli attacchi di panico, se si è da soli, distrarsi concentrandosi su cose, oggetti, persone care e aspettare;

Cosa non fare?

- Fingere.
Fingere di star bene peggiora le cose e aumenta i disturbi fisici.
È meglio dichiarare il malessere e farsi aiutare senza vergognarsi;

- Scappare. In preda alla paura di morire, tipico nell'attacco di panico, si può avere l'impulso di correre o di muoversi, senza guardarsi attorno, esponendosi così al rischio di incidenti o cadute;

- Forzare il respiro.
Le difficoltà respiratorie indotte dagli attacchi di panico portano istintivamente a "cercare aria" con aumento degli atti respiratori. Ciò manda il sangue in alcalosi (si riduce la quantità di anidride carbonica), accrescendo la stessa sensazione di angoscia.
Si deve dunque cercare di respirare lentamente

Come si cura il disturbo di attacchi di panico?

Oggi l'unica la strategia per curare questo genere di disturbi prevede un duplice approccio.

La psicoterapia ( accertarsi sia fatta da uno psicoterapeuta iscritto all’albo),si avvale da un approccio di tipo integrato cognitivo comportamentale con eventuale approfondimento di tipo psicodinamico e da ulteriori tecniche come l’EMDR,rilassamento e gestione dell’ansia,ipnosi ecc.
L’approccio farmacologico, prevede la somministrazione non prolungata di farmaci come le benzodiazepine e gli antidepressivi per affrontare più tranquillamente le esposizioni in vivo.

L’attacco di panico avviene quasi sempre dopo un persistente logoramento psichico e affonda le sue radici in un terreno depressivo molto spesso scatenato da modalità di vita e da eventi che mal si accordano alla personalità e all’indole della persona colpita.

Dr.ssa Patrizia Babici
Psicologa Psicoterapeuta
Via Altinate 128
3490754602

Dott.ssa Patrizia Babici psicologa & psicoterapeuta.Studio di psicologia e Psicoterapia

Indirizzo

Via Altinate 128
Padua
35121

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 20:00

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