31/03/2026
Ci sono fatti di cronaca che scuotono profondamente, soprattutto quando coinvolgono adolescenti. Episodi di violenza estrema, come l’aggressione a un’insegnante o il progetto di un attentato, ci spingono ad interrogarci come adulti prima ancora che come professionisti.
Al di là dello sconcerto, credo sia fondamentale provare a leggere questi eventi anche in chiave psicologica ed educativa.
Molti ragazzi oggi faticano enormemente a tollerare la frustrazione. La frustrazione di un voto percepito come ingiusto, di un “no”, di un limite, di un bisogno che non trova soddisfazione immediata. Quando non si è allenati a stare dentro queste emozioni, esse possono trasformarsi in qualcosa di ingestibile: rabbia, vergogna, senso di esclusione, percezione di non essere visti o riconosciuti.
In alcuni casi estremi, l’altro — insegnante, genitore, pari — viene vissuto non più come interlocutore, ma come ostacolo. E quando l’altro diventa ostacolo, può essere percepito come persecutorio. Da qui, il rischio di una pericolosa distorsione: eliminare l’altro per eliminare il dolore interno.
Ma eliminare l’altro non elimina l’emozione.
Questi episodi ci ricordano quanto sia urgente, come adulti, assumerci una responsabilità educativa chiara: insegnare ai ragazzi a tollerare la frustrazione. Non evitarla, non aggirarla, non anestetizzarla, ma attraversarla.
Tollerare la frustrazione significa imparare che:
• non tutto è immediatamente ottenibile
• non tutto è sotto il nostro controllo
• non sempre veniamo riconosciuti come vorremmo
• non tutte le situazioni sono giuste, ma non per questo sono insostenibili
Significa anche aiutare i ragazzi a distinguere tra ciò che va accettato e ciò che può essere cambiato e, soprattutto, come cambiarlo in modo costruttivo, senza distruggere sé stessi o gli altri.
Per farlo, serve presenza adulta: ascolto reale, legittimazione emotiva, ma anche confini chiari. Serve insegnare che le emozioni, anche quelle più intense, possono essere pensate, nominate, condivise.
Non possiamo eliminare la frustrazione dalla vita dei ragazzi. Ma possiamo aiutarli a non esserne travolti.