Dott.ssa Karen Avarello Psicologa Psicoterapeuta

Dott.ssa Karen Avarello Psicologa Psicoterapeuta Consulenza, supporto psicologico, psicoterapia individuale, di coppia, familiare. Sostegno alla genitorialità, Training Autogeno, CTU, CTP

Ci sono fatti di cronaca che scuotono profondamente, soprattutto quando coinvolgono adolescenti. Episodi di violenza est...
31/03/2026

Ci sono fatti di cronaca che scuotono profondamente, soprattutto quando coinvolgono adolescenti. Episodi di violenza estrema, come l’aggressione a un’insegnante o il progetto di un attentato, ci spingono ad interrogarci come adulti prima ancora che come professionisti.

Al di là dello sconcerto, credo sia fondamentale provare a leggere questi eventi anche in chiave psicologica ed educativa.

Molti ragazzi oggi faticano enormemente a tollerare la frustrazione. La frustrazione di un voto percepito come ingiusto, di un “no”, di un limite, di un bisogno che non trova soddisfazione immediata. Quando non si è allenati a stare dentro queste emozioni, esse possono trasformarsi in qualcosa di ingestibile: rabbia, vergogna, senso di esclusione, percezione di non essere visti o riconosciuti.

In alcuni casi estremi, l’altro — insegnante, genitore, pari — viene vissuto non più come interlocutore, ma come ostacolo. E quando l’altro diventa ostacolo, può essere percepito come persecutorio. Da qui, il rischio di una pericolosa distorsione: eliminare l’altro per eliminare il dolore interno.

Ma eliminare l’altro non elimina l’emozione.

Questi episodi ci ricordano quanto sia urgente, come adulti, assumerci una responsabilità educativa chiara: insegnare ai ragazzi a tollerare la frustrazione. Non evitarla, non aggirarla, non anestetizzarla, ma attraversarla.

Tollerare la frustrazione significa imparare che:
• non tutto è immediatamente ottenibile
• non tutto è sotto il nostro controllo
• non sempre veniamo riconosciuti come vorremmo
• non tutte le situazioni sono giuste, ma non per questo sono insostenibili

Significa anche aiutare i ragazzi a distinguere tra ciò che va accettato e ciò che può essere cambiato e, soprattutto, come cambiarlo in modo costruttivo, senza distruggere sé stessi o gli altri.

Per farlo, serve presenza adulta: ascolto reale, legittimazione emotiva, ma anche confini chiari. Serve insegnare che le emozioni, anche quelle più intense, possono essere pensate, nominate, condivise.
Non possiamo eliminare la frustrazione dalla vita dei ragazzi. Ma possiamo aiutarli a non esserne travolti.

✨ Comunicare meglio è possibile (e si può imparare)Quante volte una conversazione finisce in incomprensioni, silenzi o t...
24/03/2026

✨ Comunicare meglio è possibile (e si può imparare)

Quante volte una conversazione finisce in incomprensioni, silenzi o tensioni?
La verità è che spesso non è cosa diciamo, ma come lo diciamo.

La comunicazione efficace non è innata: è una competenza psicologica che si può allenare ogni giorno, nelle relazioni di coppia, amicizia e lavoro.

💬 Ecco 4 modalità di comunicazione più funzionali che possono davvero fare la differenza:

• Parti da te: esprimere i propri vissuti senza accusare
• Ascolta per capire, non per rispondere
• Riconosci il valore dell’altro
• Dai spazio al dialogo, con tempi adeguati

Piccoli cambiamenti nel modo di comunicare possono trasformare profondamente la qualità delle relazioni.

👉 Scorri il carosello per scoprire come applicarle concretamente

Si parla spesso dell’importanza dell’amore materno, della cura, dell’accoglienza. Più raramente ci soffermiamo su un’alt...
19/03/2026

Si parla spesso dell’importanza dell’amore materno, della cura, dell’accoglienza. Più raramente ci soffermiamo su un’altra figura altrettanto fondamentale nello sviluppo psicologico: il padre, inteso non solo come presenza affettiva, ma come riferimento normativo.

La funzione paterna, in psicologia, non coincide necessariamente con una persona specifica, ma con un ruolo: quello di introdurre il limite, la regola, il “no” che struttura. È ciò che aiuta il bambino a uscire da una dimensione in cui tutto è possibile per entrare in una realtà fatta anche di confini, frustrazioni e responsabilità.

È proprio attraverso questi confini che si costruisce la libertà autentica. Senza regole interiorizzate, il bambino rischia di crescere disorientato, in balia dei propri impulsi, senza strumenti per gestire il desiderio e la relazione con gli altri. La funzione paterna, quindi, non reprime: orienta.

Un padre che sa dire “no” senza umiliare, che sa essere fermo senza essere rigido, trasmette sicurezza. Perché il limite, quando è chiaro e coerente, non è una punizione, ma una forma di contenimento emotivo. È ciò che permette al figlio di sentirsi protetto dentro una struttura prevedibile.

Allo stesso tempo, la funzione normativa non è separata dalla funzione affettiva: è proprio quando il bambino si sente visto e riconosciuto che può accettare più facilmente il limite. Regola e relazione non sono in contraddizione, ma profondamente intrecciate.

In una società che spesso fatica a tollerare la frustrazione e che tende a evitare il conflitto, recuperare il valore della funzione paterna significa restituire dignità al concetto di limite. Non come ostacolo alla felicità, ma come condizione necessaria per costruire individui autonomi, responsabili e capaci di stare nel mondo.

Perché crescere non è solo essere amati. È anche imparare dove finiamo noi e dove iniziano gli altri.

👴 Buona festa del Papà!

La sintonizzazione affettiva è la capacità del genitore di riconoscere e rispondere alle espressioni emotive del proprio...
16/03/2026

La sintonizzazione affettiva è la capacità del genitore di riconoscere e rispondere alle espressioni emotive del proprio bambino.

Attraverso queste piccole interazioni quotidiane il bambino impara a sentirsi visto, compreso e al sicuro, costruendo le basi della propria sicurezza emotiva.

Non servono genitori perfetti, ma genitori sufficientemente presenti. 🤍

🌈 Se vuoi approfondire nel mio blog trovi il nuovo articolo dedicato alla sintonizzazione affettiva tra madre e figlio.

Visita il mio sito per saperne di più 😊

Alcune persone sviluppano molto presto una forte sensibilità verso i bisogni degli altri. Spesso questa capacità nasce i...
11/03/2026

Alcune persone sviluppano molto presto una forte sensibilità verso i bisogni degli altri. Spesso questa capacità nasce in contesti familiari in cui, per mantenere armonia o vicinanza, si è imparato ad essere particolarmente attenti, disponibili o accomodanti.

Queste strategie sono state utili in passato. Ma da adulti possono trasformarsi in un senso costante di responsabilità verso tutto e tutti.

Riconoscere questo schema non significa smettere di essere empatici.
Significa iniziare a includere anche se stessi nella cura.

💬 Ti è mai capitato di riconoscerti in questa dinamica?

Nella vita di coppia, la comunicazione non è solo “parlare”, ma creare uno spazio in cui entrambi possano sentirsi ascol...
02/03/2026

Nella vita di coppia, la comunicazione non è solo “parlare”, ma creare uno spazio in cui entrambi possano sentirsi ascoltati, compresi e rispettati.
Eppure, anche nelle relazioni più solide, esistono alcuni ostacoli ricorrenti che rendono il dialogo difficile e spesso conflittuale.

Ecco alcuni dei più comuni.

1️⃣ Lettura della mente
Pensare di sapere cosa l’altro sta pensando o quali siano le sue intenzioni è un errore frequente. Frasi come: “Lo fai apposta”, “So già cosa stai per dire” chiudono lo spazio al confronto.
La verità è che non possiamo leggere la mente dell’altro. Possiamo però fare domande, chiedere chiarimenti, verificare le nostre ipotesi. Questo apre, anziché chiudere, la comunicazione.

2️⃣ Criticare la persona e non il comportamento
Dire “Sei egoista” è molto diverso da dire “Mi sono sentita sola quando non mi hai avvisato”.
Nel primo caso attacchiamo l’identità dell’altro; nel secondo descriviamo un comportamento e il suo effetto su di noi. La differenza è enorme: nel primo caso generiamo difesa, nel secondo favoriamo responsabilità e dialogo.

3️⃣ Spostare il tema della discussione (attacco e contrattacco)
Accade spesso che, durante un confronto, si cambi argomento o si risponda con un’accusa:
“E tu allora quella volta…?”
Questo meccanismo allontana dal problema iniziale e trasforma il dialogo in una gara su chi ha più torti. Restare sul tema richiede autocontrollo, ma è ciò che rende la conversazione costruttiva.

4️⃣ Linguaggio polarizzante
Parole come “sempre”, “mai”, “giusto”, “sbagliato”, “verità”, “bugia” irrigidiscono le posizioni.
La realtà relazionale è complessa e sfumata: quando utilizziamo categorie assolute, rischiamo di semplificare eccessivamente e di bloccare ogni possibilità di comprensione reciproca.

Comunicare in modo efficace non significa non litigare, ma imparare a farlo in modo rispettoso e consapevole. È una competenza che si può apprendere e allenare.

Ti riconosci in qualcuno di questi ostacoli? Raccontamelo nei commenti oppure contattami in privato per una consulenza: lavorare insieme sulla comunicazione può trasformare profondamente la qualità della relazione.

La sensazione di essere “indietro” è una delle difficoltà più frequenti nei giovani adulti.Viviamo in una cultura della ...
24/02/2026

La sensazione di essere “indietro” è una delle difficoltà più frequenti nei giovani adulti.

Viviamo in una cultura della performance, dove il valore personale sembra misurato dai risultati.

Ma la crescita non è una gara, è un processo individuale e specifico per ognuno di noi.

Se senti di vivere costantemente sotto pressione, parlarne può aiutare a comprendere da dove nasce questa voce interiore così critica e a ridimensionarla.

📩 Se desideri maggiori informazioni o vuoi iniziare un percorso psicologico, puoi contattami tramite il mio sito nel link in bio.

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Una ricerca condotta dall’Università di Padova ha rilevato come affrontare lo stress in compagnia di qualcuno ci aiuti a...
20/02/2026

Una ricerca condotta dall’Università di Padova ha rilevato come affrontare lo stress in compagnia di qualcuno ci aiuti ad alleggerire il carico mentale 👇👇👇

🫂 Lo stress? Meglio affrontarlo con qualcuno.

Quando siamo soli sotto stress, il nostro sistema nervoso fa gli straordinari per cercare di prevenire ogni possibile pericolo. Se invece abbiamo qualcuno accanto, la sua sola presenza invia al cervello un segnale di sicurezza: un vero e proprio "scudo sociale" che ci aiuta ad alleggerire il carico mentale.

Dalla ricerca emerge che l'effetto "scudo sociale” si attiva non solo quando abbiamo a fianco il nostro partner, ma anche quando affrontiamo una situazione difficile vicino a una persona sconosciuta.

Lo studio dal titolo “Physical Proximity With Social Support Regulates Vigilance to Threat: Evidence From Startle Reactivity During Emotional Stress Induction”, è stato condotto dai ricercatori del DPSS Dipartimento Psicologia dello Sviluppo e della Socializzazione Unipd e di Dipartimento di Psicologia Generale - Università di Padova in collaborazione con la Wake Forest University (USA).
> unipd.link/affrontare-situazioni-stress

🫂 Stress? It’s better faced with someone.

When we are alone under stress, our nervous system works overtime trying to prevent every possible danger. If, instead, we have someone right beside us, their mere presence sends a signal of safety to the brain: a true "social shield" that helps us lighten our mental load.

Research shows that this "social shield" effect is activated not only when we have our partner by our side, but also when we face a difficult situation next to a stranger.

The study, titled “Physical Proximity With Social Support Regulates Vigilance to Threat: Evidence From Startle Reactivity During Emotional Stress Induction”, was conducted by researchers from the Departments of Developmental Psychology and Socialization and of General Psychology at the University of Padua, in collaboration with Wake Forest University (USA).
> unipd.link/stress-coping-insights

La rabbia è l’emozione che si mostra.Ma quasi mai è la prima che arriva.Prima c’è stata una ferita.Una delusione.Un sent...
18/02/2026

La rabbia è l’emozione che si mostra.
Ma quasi mai è la prima che arriva.

Prima c’è stata una ferita.
Una delusione.
Un sentirsi non visti.
Non ascoltati.
Non abbastanza.

La rabbia è la corazza.
È la voce che alziamo quando il dolore ci fa sentire troppo vulnerabili per essere mostrato.

Perché dire “sono arrabbiato” è più facile che dire
“mi hai ferito”
“mi sono sentito escluso”
“ho avuto paura di non contare”.

Eppure è proprio lì, sotto quella punta di iceberg,
che si trovano le emozioni più autentiche.
Quando troviamo il coraggio di nominare ciò che sentiamo davvero.

La prossima volta che senti la rabbia arrivare, prova a fermarti un momento.
Chiediti:
Cosa sto proteggendo?
Di cosa avrei bisogno adesso?

💭 Ti è mai capitato di scoprire che sotto la rabbia c’era in realtà tristezza o delusione?

Se ti va, raccontamelo nei commenti. 👇

Per approfondire clicca sul link qui sotto ⬇️

https://www.karenavarello.com/blog-e-articoli/3012849_la-rabbia-solo-la-punta-dell-iceberg

👩‍❤️‍👨 Nel giorno degli innamorati vi chiedo: sapete perché ci innamoriamo?Ci sono tantissimi motivi, alcuni consapevoli...
14/02/2026

👩‍❤️‍👨 Nel giorno degli innamorati vi chiedo: sapete perché ci innamoriamo?
Ci sono tantissimi motivi, alcuni consapevoli, altri inconsapevoli.

Se vogliamo che una relazione funzioni dobbiamo diventare consapevoli della nostra storia familiare, accettarla e capire come questa ci condiziona nella scelta del nostro partner.
Se vuoi approfondire questo argomento clicca sul link nell’ultima immagine o visita il mio sito!

É online il mio nuovo sito web!
13/02/2026

É online il mio nuovo sito web!

Sono la Dott.ssa Karen Avarello, psicologa e psicoterapeuta. Posso guidarti ad identificare l'origine delle tue difficoltà e a raggiungere un maggiore benessere. Svolgo attività clinica, di consulenza, supporto e psicoterapia, in presenza e online, per manifestazioni di disagio legate a momenti di...

Il femminicidio di Zoe Trinchero ci ricorda quanto sia urgente e necessario parlare di   Quest’anno, in collaborazione c...
10/02/2026

Il femminicidio di Zoe Trinchero ci ricorda quanto sia urgente e necessario parlare di

Quest’anno, in collaborazione con un’azienda sanitaria, svolgo attività di “educazione sessuo-affettiva” nelle scuole superiori. Il tema del consenso è tra quelli che più mi stanno a cuore e che attivano il dibattito tra gli studenti.

I ragazzi sembrano comprendere chiaramente cosa significhi fermarsi davanti a un “no” e rispettare i limiti altrui.
Ma allora, se tutto questo appare chiaro e lineare, perché ci troviamo ancora davanti a situazioni di violenza e abuso?

La risposta è complessa: non basta spiegare il significato di consenso. È altrettanto importante educare al rifiuto, alla tolleranza della frustrazione e all’accettazione dei limiti sia propri che altrui.

Il consenso non riguarda solo l’atto sessuale: è una pratica quotidiana di rispetto, ascolto e reciprocità. Educare i giovani significa aiutarli a capire che un rifiuto non è un ostacolo, ma un aspetto naturale della vita, e che imparare ad accettarlo è fondamentale per avere relazioni sane e rispettose.

Indirizzo

Padua
35126

Orario di apertura

Lunedì 10:00 - 19:00
Martedì 10:00 - 19:00
Mercoledì 10:00 - 19:00
Giovedì 10:00 - 19:00
Venerdì 10:00 - 19:00

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