Arianna Elvironi Psicoterapeuta Padova

Arianna Elvironi Psicoterapeuta Padova Ricerca del benessere psicologico e della migliore qualità di vita possibile

Si rivolgono a me adulti e adolescenti con problemi di Ansia, Attacchi di panico, Crisi esistenziali, Conflitti famigliari e lavorativi, Depressione, Disagio Psicologico, Disturbi di personalità, Disturbi Psicosomatici. Mi contattano anche disabili e i loro famigliari per affrontare meglio la quotidianità e in oltre sono chiamata per supporto alla maternità, problemi di coppia, supporto alla genitorialità, relazione genitori e figli, supporto all'adolescenza, superamento di momenti critici, come malattie o lutti.

13/03/2026

Vita non vissuta. Pensieri sparsi.

"Ciò che non hai vissuto resta con te in ogni istante e chiede soddisfazione."
Jung, Ricordi, sogni, riflessioni.

Questa affermazione è una verità assoluta. I grandi sogni che ci hanno riempito l'anima erano lì per essere realizzati. La faccenda ha a che fare con l'istanza "diventa quel che tu sei", motto posto addirittura come sottotitolo dell'"Ecce homo" di Nietzsche, e considerato come fine della vita stessa da Jung ("individuazione"). La non realizzazione del proposito sentito come vitalmente necessario dà luogo all'esperienza del rammarico, che è un punto fondamentale che Buddha, con la sua meditazione volta a insegnare a essere nel presente, e non nel passato o futuro, voleva insegnarci a sciogliere, come un blocco di ghiaccio al sole di mezzogiorno. E tuttavia il "rammarico" è veramente una delle esperienze psicologico-antropologiche fondamentali, detta da Heidegger la "più grave" e , tanto da indurlo a scrivere, in "Che cos'è la metafisica?", nel 1929: "Più profonda della semplice conformità alla negazione pensante è la durezza dell'azione ostile e l'asprezza dell'esecrare. Più responsabile è il dolore del ricusare e l'inesorabilità del proibire. Più grave è l'amarezza del rinunziare." In questo campo non c'é un essere umano che non sia ammaccato, ferito da qualche parte dal rammarico e di ciò dolorante, come per le vecchie ferite, quando "cambia il tempo".

"E del resto è anche vero che la vita trascorre e proprio non lascia tempo per omissioni e perdite eccessive."
Rilke a Lou, 1903

“Ogni vita non vissuta rappresenta un potere distruttore e irresistibile che opera in modo silenzioso ma spietato. Ogni vita non vissuta accumula rancore verso di noi, dentro di noi: moltiplica le presenze ostili. Così diventiamo spietati con noi stessi e con gli altri. ”
Stralcio da una lettera di Jung ad un'amica.

“Molti, troppi aspetti della vita che avrebbero dovuto essere vissuti, li ritroviamo nell’inconscio tra i ricordi polverosi; ma, spesso sono carboni ardenti sotto la cenere grigia.”
Jung- Le tappe della vita

"Si direbbe che tu voglia fuggire da te stesso, per non dover vivere ciò che finora non hai vissuto. Ma non puoi fuggire da te stesso. Ciò che non hai vissuto resta con te in ogni istante e chiede soddisfazione.
Se ti fai cieco di fronte a questa esigenza, sarai cieco e sordo verso te stesso. In tal modo non raggiungerai mai il sapere del cuore."
Jung, Libro Rosso, p. 234

15/02/2026

"Era questa, una metafora che ricorreva di anno in anno e recitava più o meno così: se chiediamo ad un bozzolo di esprimerci un suo desiderio, lui si esprimerà in qualità di bozzolo e ci dirà che vuole diventare un bellissimo bozzolo. Non sa che diventerà, invece, una bellissima farfalla. E il paziente che chiede un aiuto psicologico è un po’ come quel bozzolo, incapace di vedere dentro di se, le sue potenzialità e ciò che potrebbe essere".
Aldo Carotenuto

27/01/2026

L'UOMO IN CERCA DI SENSO

Nel 1942, un psichiatra arrivò in un campo di concentramento nazista senza nulla che potesse salvarlo.
Né influenza, né protezione, né un futuro apparente.

I guardiani agirono con la prontezza che li contraddistingueva. Gli rasarono la testa, sostituirono il suo nome con un numero: 119.104. Gli controllarono il cappotto e trovarono ciò che per lui contava più di tutto: un manoscritto cucito nella fodera, anni di ricerca, il lavoro che credeva definisse la sua vita. Lo strapparono e lo gettarono nel fuoco.

Ai loro occhi, l’atto era compiuto.
L’uomo era stato cancellato.
La sua professione, la sua dignità, il suo passato: tutto sembrava sparito.
Quel che restava era un corpo in attesa della fine.

Si sbagliavano.

Distruggendo tutto ciò che possedeva, lo costrinsero a confrontarsi con qualcosa che non potevano toccare: la sua mente.

Qualche mese prima, a Vienna, Viktor Frankl aveva ricevuto una possibile via d’uscita: un’offerta reale di emigrare negli Stati Uniti. Sicurezza. Un futuro. Era già uno psichiatra rispettato, con una pratica in crescita e una moglie che amava profondamente. Ma quella possibilità era solo per lui. I suoi genitori sarebbero rimasti indietro.
Se fosse partito, quasi certamente loro sarebbero stati catturati.
Se fosse rimasto, sarebbe rimasto con loro.

Mentre ponderava quella decisione, vide un piccolo frammento di marmo sul tavolo di suo padre. Era stato salvato da una sinagoga distrutta dai nazisti. Incisa su di esso, una citazione dei Dieci Comandamenti: “Onora tuo padre e tua madre.”

Frankl lasciò scadere l’opportunità.
Poco dopo, un colpo alla porta annunciò il suo arresto.

Fu prima portato a Theresienstadt, poi ad Auschwitz e infine nei sottocampi del complesso di Dachau. I campi non erano progettati solo per uccidere il corpo, ma per svuotare la mente. I prigionieri dormivano ammassati su tavole di legno. Il cibo si riduceva a una zuppa annacquata e un pezzo di pane. Il lavoro consisteva nello scontrarsi con il fango gelato, sopportare ore interminabili e ricevere punizioni per ogni segno di debolezza.

Come medico, Frankl cominciò a osservare qualcosa che non seguiva la logica convenzionale della sopravvivenza: gli uomini apparentemente più forti spesso morivano prima. Altri, che sembravano a malapena vivere, resistevano in modo difficile da spiegare.

La gente non moriva soltanto di fame o di malattia.
Moriva perché non aveva più una ragione per vivere.

I medici del campo avevano perfino un nome per questo: la “malattia dell’arrendersi”.

Seguiva uno schema. Un prigioniero smetteva di lavarsi. Poi non stava più in piedi. Infine faceva un gesto che annunciava l’esito finale: si fumava la sua stessa sigaretta.

Le si*****te erano una moneta di scambio.
Si potevano barattare per zuppa.
La zuppa significava un giorno in più.
Quando un uomo si fumava la sua sigaretta, stava dichiarando che il domani non aveva più importanza.

Pochi giorni dopo, moriva.

Frankl ricordò una frase di Nietzsche:
“Chi ha un perché per vivere può sopportare quasi ogni come.”

Così, il prigioniero 119.104 iniziò una ribellione invisibile per tutti i guardiani.

Poiché il suo manoscritto era stato distrutto, lo riscrisse nella sua mente. Mentre camminava sulla neve con scarpe rotte, si immaginava in piedi in una sala conferenze calda, spiegando la psicologia dei campi a studenti che non erano ancora nati. Il suo corpo era lì. Ma la sua mente si rifiutò di restare lì.

Pensava continuamente a sua moglie, senza sapere se fosse ancora viva. Eppure le parlava in silenzio. Visualizzava il suo volto. L’amore che provava diventava qualcosa di solido dentro di lui, intatto davanti al filo spinato e ai colpi subiti.

Cominciò ad aiutare gli altri a trovare le proprie ragioni per vivere. Si inginocchiava accanto agli uomini sfiniti e faceva loro una domanda semplice:

“Che cosa ti sta aspettando?”

Uno parlava di un figlio in un altro paese. Un altro, di ricerche incompiute.
Frankl ricordava loro che la loro vita conteneva ancora degli impegni, anche lì, anche allora.
A volte, questo bastava perché resistessero fino al successivo appello.

Nell’aprile del 1945, i campi vennero liberati.

Frankl ne uscì pesando circa 38 chili. Il suo corpo era distrutto, ma era vivo.

La libertà portò con sé la notizia che temeva:
Sua moglie era morta.
I suoi genitori erano morti.
I suoi fratelli erano morti.
Tutti coloro per cui era rimasto… non c’erano più.

Era completamente solo.

E invece di arrendersi, si sedette e scrisse.

Scrisse con urgenza, ricostruendo il manoscritto che i nazisti avevano distrutto, ora trasformato da ciò che aveva vissuto. In pochi giorni completò un libro che non credeva nessuno avrebbe letto:

L’uomo in cerca di senso.

Voleva pubblicarlo in forma anonima, firmato solo con il suo numero di prigioniero. All’inizio alcuni editori lo respinsero, dicendo che era troppo doloroso, che il mondo voleva voltare pagina. Ma il libro trovò i suoi lettori comunque.

Una vedova trovò una ragione per alzarsi.
Un imprenditore rovinato trovò la volontà di ricominciare.
Uno studente sull’orlo della disperazione trovò un motivo per restare.

Il libro si diffuse in Paesi e generazioni diverse. Vendette milioni di copie e fu tradotto in decine di lingue. Anni dopo, un sondaggio legato alla Biblioteca del Congresso lo collocò tra i libri più influenti per i lettori negli Stati Uniti.

Frankl visse fino al 1997.
Ottenuta una licenza di pilota in età avanzata.
Scalò montagne.
Si risposò e crebbe una figlia.
Costruì una vita guidata dal senso più che dalla perdita.

Il suo lascito non si ridusse mai a un solo libro.
Era la verità che portò dai campi.

Tutto può essere portato via a un essere umano:
le cose,
la salute,
la famiglia,
la libertà.

Ma una cosa rimane: la libertà di scegliere come reagire a ciò che ti accade.

I nazisti tentarono di ridurre Viktor Frankl a un numero.
Invece, lui trasformò la sofferenza in una lente che aiutò milioni di persone a comprendere come vivere.

Non siamo definiti da ciò che ci accade,
ma da ciò che scegliamo di fare con ciò che rimane.

Mercoledì 26 novembre ore 20:30 Bassano del GrappaAbbattiamo i tabù: sessualità e disabilità 
19/11/2025

Mercoledì 26 novembre ore 20:30 Bassano del Grappa
Abbattiamo i tabù: sessualità e disabilità 

Siete tutti invitati!!!
17/11/2025

Siete tutti invitati!!!

02/11/2025

Arnold Böcklin – L’isola dei morti (1880-1886) .
In una cultura che esorcizza la morte, ricordare i defunti significa restituire profondità alla vita.
Jung scriveva che “la morte è psicologicamente importante quanto la nascita”
Ogni esistenza è un arco che tende verso la totalità: nascita, crescita, declino, dissoluzione.
Negare la morte significa amputare la psiche della sua ombra, impedendole di diventare intera.
Solo chi accoglie la fine può realmente rinascere.
Solo chi guarda la notte può comprendere la luce.

18/10/2025

🔴 Comunicato stampa congiunto sull’educazione sessuo-affettiva nelle scuole

Le Presidenti e i Presidenti degli Ordini degli Psicologi di Abruzzo, Basilicata, Campania, Emilia-Romagna, Lazio, Marche, Puglia, Sicilia e Veneto prendono una posizione chiara e netta in merito al DDL del 23 maggio 2025 del Ministro Valditara.

🎓 L’educazione sessuo-affettiva è una risorsa, non un rischio. Limitare o escludere la possibilità di promuovere da parte dei professionisti della salute attività educative su questi temi significa privare bambini e adolescenti di strumenti fondamentali per comprendere e gestire i cambiamenti fisici ed emotivi legati alla crescita.

🧠 L’educazione sessuo-affettiva, quando è adeguata all’età e scientificamente fondata, contribuisce a relazioni sane, alla prevenzione di bullismo e violenza di genere, e al benessere psicologico delle giovani generazioni.

👥 Gli Ordini regionali sopra menzionati esprimono profonda preoccupazione per le implicazioni culturali e sociali derivanti dalle limitazioni previste nel DDL “Disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico”.

Chiediamo che la voce degli psicologi e delle psicologhe venga ascoltata nelle sedi parlamentari competenti, per ribadire l’importanza di un’educazione affettiva e sessuale tempestiva, continuativa e basata sulle evidenze scientifiche.

📢 La tutela dei minori passa anche — e soprattutto — attraverso la conoscenza, l’ascolto e la costruzione di contesti educativi sicuri e consapevoli.

14/10/2025

Ogni vita non vissuta accumula rancore verso di noi, dentro di noi: moltiplica le presenze ostili. Così diventiamo spietati con noi stessi e con gli altri. Intorno a noi non vediamo che lotta, cediamo e soccombiamo alle perfide lusinghe dell’invidia. Si dice bene che l’invidia accechi: il nostro sguardo è saturo delle vite degli altri, noi scompariamo dal nostro orizzonte. La vita che è stata perduta, all’ultimo, mi si rivolterà contro.
Perciò, l’ultima cosa che vorrei dirle, mia cara amica, è che la vita non può essere, in alcun modo, pura rassegnazione e malinconica contemplazione del passato. E’ nostro compito cercare quel significato che ci permette ogni volta di continuare a vivere o, se preferisce, di rispondere, a ogni passo, il nostro cammino.
Tutti siamo chiamati a portare a compimento la nostra vita meglio che possiamo

04/09/2025

🌈 Oggi è la Giornata Mondiale del Benessere Sessuale.
Un’occasione per ricordare che il benessere sessuale non si riduce a orgasmo o eiaculazione: questa visione è non solo limitata, ma anche sessista e dannosa per la salute delle persone.

⭕️ Parlare di benessere sessuale in modo corretto e diffuso è fondamentale: riguarda la sfera più intima – fisica ed emotiva – delle persone, la loro identità privata e il loro riconoscimento pubblico.

✅ Benessere sessuale significa una cultura che non tratta il piacere come un tabù e non riduce il sesso a una gara olimpica o a un problema da ingegneri.

✅ Benessere sessuale è poter contare su professionisti preparati, sia sul piano sanitario sia su quello relazionale.

✅ Benessere sessuale è esprimere liberamente identità e orientamento sessuale, senza che questo comporti stigma, devianza, insulti o bullismo.

✅ Benessere sessuale è avere accesso ai diritti.

✅ Benessere sessuale è ricevere un’educazione adeguata sin da piccoli: per affrontare le turbolenze della crescita e per riconoscere e difendersi da comportamenti inappropriati o abusi.

16/08/2025

Bonus Psicologo: definite le date e le modalità per il 2025

🗨️ A chi è rivolto?
A tutti i cittadini con ISEE valido non superiore a 50.000 euro per sostenere il benessere psicologico e far fronte a condizioni come ansia, stress e depressione.

⏳ Quando presentare la domanda?
La finestra per le domande si apre il 15 settembre 2025 e si chiude il 14 novembre 2025.

✍️ Come fare domanda?
La richiesta si fa online tramite il portale INPS (con SPID, CIE o CNS) o attraverso il Contact Center Multicanale.

Consulta la pagina ufficiale:
www.inps.it/it/it/inps-comunica/atti/circolari-messaggi-e-normativa/dettaglio.circolari-e-messaggi.2025.08.messaggio-numero-2460-del-11-08-2025_15005.html

01/08/2025

- Salve.
- Salve.
- Pensavo di farmi un’assicurazione. Ero venuto un po’ a informarmi.
- Eh, ce l’ha la faccia.
- In che senso scusi?
- No, dico, che sembra uno che ha proprio bisogno di essere assicurato.
- Grazie.
- Su cosa vuole farsela?
- Non saprei, lei cosa mi consiglia?
- Be’ vediamo, qual è la cosa che ritiene essere più a rischio di incidenti nella sua vita?
- Io.
- Benissimo. E la cosa che di solito la mette più a rischio?
- Sempre io.
- Sempre lei.
- Sì. Vede, faccio un sacco di cose stupide, continuamente. Lei non ha idea. Sono l’origine di tutti i miei problemi, la causa di tutti miei traumi, la fonte unica di tutte le ansie, e i casini della mia miserabile vita.
- Perfetto e allora la assicuriamo contro di lei.
- Me? Si può fare?
- Certo che si può fare. Si sieda che le spiego. Allora, io direi che potremmo cominciare con un classico: la FIASKO.
- Cioè?
- Una polizza standard per quando fallisce. Lei come reagisce al fallimento?
- Be’, sono veneto quindi…
- Ho capito. Con la FIASKO noi le siamo accanto per insegnarle a gestire i piccoli e grandi fallimenti della vita.
- Mi sembra utile.
- E non è finita. Abbiamo l’Assistenza Strafare.
- In che senso?
- Ha presente il burnout?
- Be’, sono veneto quindi…
- E noi le insegniamo a prendersi una pausa, a chiedere aiuto. Lei chiede aiuto?
- Solo quando nessuno può sentirmi.
- Ecco, adesso noi la sentiamo e corriamo a ridimensionare.
- Bello.
- Poi io direi che, guardandola, mi pare il caso di inserire almeno una polizza per gli Eventi Stratosferici.
- E che sono?
- Le succedono cose belle ogni tanto?
- Non mi faccia dire che sono veneto un’altra volta.
- Be’, quando le succedono cose belle lei che fa?
- Penso di non meritarmele.
- Ecco, e qui entra in gioco la polizza che le spiega che invece no, i colpi di fulmine, le ondate di felicità, i successi, i complimenti, quelle cose lì se le merita.

- Comodo.
- Mica è finita. C’è l’RC Auto-Sabotaggio, per tutelarla nel caso decidesse di mettersi i bastoni fra le ruote da solo per il piacere di boicottarsi.
- Come fa a sapere che lo faccio?
- Ahahah. È serio?
- Un po’.
- Da come si veste. Al primo tentativo di Auto-Sabotaggio un nostro addetto si precipiterà subito da lei per farle pazientemente notare che sta mettendo in atto una serie di comportanti più o meno inconsapevoli per ostacolare il proprio benessere.
- E al secondo tentativo?
- Al secondo tentativo la mena.
- Costruttivo.
- Volendo possiamo inserire anche la nostra polizza Furbo & Incerto pensata appositamente per prevenire da una parte i sinistri dovuti alle volte in cui si crede più intelligente di tutti gli altri.
- Tipico commento di uno che non ha mai letto Céline.
- E dall’altra quelli dovuti alla sua naturale titubanza ad affrontare ogni singolo aspetto della vita.
- Non saprei, sono titubante.
- Con la polizza potrebbe esserlo con la sicurezza di non farsi male. Vediamo che altro possiamo offrirle… la polizza Viaggio Mentale, molto utile quando si fa i film.
- Lei mi ama.
- Certo che la ama. E c’è un nostro professionista già desideroso di spiegarle che non è vero. E che non c’è niente di male in questo. Ah, per un piccolo sovrapprezzo c’è la Tutela Legame.
- No, non cominciamo con le aggiunte, i sovrapprezzi, è con queste cose che poi fregate la povera gente…
- Sarebbe protetto nei confronti delle cazzate che fa all’interno della relazione.
- La aggiunga.
- Non vuole sapere quanto…?
- La aggiunga subito.
- Benissimo, direi che è coperto.
- Quindi lei dice che tutto questo mi proteggerà da me stesso?
- In un certo senso.
- E mi aiuterà a non commettere più gli stessi errori?
- Probabilmente.
- E a diventare una persona migliore?
- Speriamo.
- Non sono ancora convinto.
- Senta, lei passa il tempo a preoccuparsi della grandine e dei furti quando ogni giorno si sveglia e sceglie più o meno consapevolmente se essere il suo migliore amico o il suo peggiore nemico. Noi non le risolviamo tutto, però le diamo l’unica possibilità concreta per non farsi del male in futuro: la possibilità di conoscere sé stesso.
- E conoscere me stesso mi farà essere felice?
- Ecco, su questo non possiamo assicurarle niente.

Il testo è di Nicolò Targhetta e la grafica di Amandine Delclos.

27/06/2025

Qualche anno fa mi sono scottato.
Succede quando vai al mare, no?
Ti distrai, magari t’addormenti un attimo, ti scotti, fa parte del gioco. All’inizio non ci ho fatto tanto caso, però poi ha cominciato a far male, un male cane. È venuto fuori che era una cosa seria. Cioè, almeno per me. Agli altri dicevo che era quello che sembrava, una scottatura. E loro, in coro: ma per forza, vai al mare, ti distrai, ti addormenti, ti scotti, fa parte del gioco.
Mi sono detto che avevano ragione, che magari stavo esagerando. Ma non smetteva di bruciare.
È buffo perché io ho sempre pensato di essere il tipo di persona che non si scotta. E anche se si scotta, ho sempre pensato di essere il tipo di persona che una cosa così la regge. Fortifica, no? Si dice così? Magari uno accusa un attimo il colpo, ma poi basta, si rimette in piedi e va avanti. Invece no, invece quella scottatura mi ha tolto il fiato, mi ha scorticato, ustionandomi sottopelle per giorni, per mesi, per anni. E non smetteva mai di bruciare.
Mi sono bloccato. Non riuscivo più a fare niente. C’ero solo io e quella scottatura che lentamente mi consumava. Ogni tanto pensavo fosse passata, ogni tanto mi dicevo adesso ti dai una regolata e ritorni a fare la vita di prima.
Così mi costringevo a tornare al mare. E il mare stava lì ad aspettarmi. Mettevo la crema solare, da trenta, da cinquanta. Non serviva a niente, continuavo a sentirmi vulnerabile.
Anche le cose più banali come stare sulla spiaggia, o prendere il sole, erano diventate complicate. Figuriamoci fare il bagno.
Ho cominciato ad andare al mare con la maglietta. Poi direttamente senza portarmi il costume. Poi fermandomi al bar a guardare gli altri prendere il sole. Domandandomi come facessero. Non lo sanno che ci si può scottare? Non si rendono conto di quanto sia pericoloso, doloroso...
Ho iniziato ad aver paura di andare al mare. Non l’ho detto a nessuno, figuriamoci. Come lo spieghi che hai paura di prendere il sole? Chi è che ha paura di prendere il sole?
Il passo successivo è stato smettere di andare al mare. Prima con qualche scusa, poi senza neanche quelle.
P***a miseria, a me piaceva il mare. Mi faceva stare bene. Era una di quelle poche cose che mi faceva sentire me.
Ho cominciato a parlarne male. A dire che il mare è una m***a. Che quelli che ci vanno sono degli imbecilli. Con tutto quello che succede nel mondo, tu pensi al mare. Ma dai, cresci un po’.
Ho deciso che l’estate è sopravvalutata, che non mi serve, che vivo benissimo anche senza sole.
E poi ho pensato a un’altra cosa. Che era colpa mia. Che non sono in grado, non sono capace, che sono un cretino, un id**ta, un fallito che non sa manco prendere il sole senza scottarsi, che si è ustionato, che si è squagliato, che si è consumato perché troppo stupido per gestire il mare.
E ho preso una decisione. Ho deciso che non mi merito il mare.
E allora non va******lo mare, va******lo Nicolò per aver anche solo pensato che uno come te potesse andare al mare senza tornarsene a casa escoriato.
A questo punto la retorica tradizionale che s’inghiotte questo tipo di storie scongiura che io vi dica che tutto s’aggiusta. Che col tempo, la pazienza, che vedrai, che parlarne con qualcuno, che dai e dai i pezzi si rimettono insieme, le paure scompaiono e si torna a essere quelli di prima. Per me non è così.
Ancora oggi sento la scottatura, sento il dolore.
A volte li riconosci quelli che si son presi una scottatura. Hanno sorrisi difficili da tener su, e sguardi facili da buttar giù. Facce che non parlano di certi luoghi, di certi anni, di certe persone. Anche se le conosci da una vita, anche se ci fai l’amore insieme. Non ne parlano e basta.
Quando si rompe qualcosa dentro, non è detto che si aggiusti. Puoi provare a proteggerti, puoi provare a lasciar perdere, puoi parlarne, e sono tutte cose sensate per impedire alla paura di immobilizzarti, ma non sempre bastano.
Non condanno che si chiude, chi si barrica, si tutela, chi trova, si affeziona e difende la propria comfort zone, e chi sulla sabbia decide di non metterci più piede. Perché, va bene, nessuno si salva da solo, ma intanto ognuno da solo fa quello che può.
Un giorno ci sono tornato al mare. È successo un po’ per caso, con la spiaggia semivuota.
Non l’ho detto a nessuno. Ho steso il telo, mi sono seduto, le mani dentro la sabbia. Dopo un po’ ho avuto anche il coraggio di togliermi la maglietta. Ho fatto anche il bagno. Cinque minuti, poi basta. Il cuore mi batteva fortissimo. Sono uscito, mi sono asciugato, mi sono vestito, ho preso le mie cose e sono andato via. Tutto qua. Non ho fatto un sacco di cose, alcune sono sicuro che non le farò mai. Continuo a guardare gli altri, su quella spiaggia, e continuo a chiedermi come facciano a non scottarsi.
Ho avuto paura. Ne ho ancora.
Quel giorno lì non ho provato né sollievo, né euforia. Nessuna catarsi, nessuna cura. Ho provato meno dolore di quello che mi sarei aspettato, questo sì. E mi è rimasta dentro una consapevolezza: che sono stato capace di stare su quella spiaggia.
E che se volessi, potrei farlo di nuovo.

Il testo è di Nicolò Targhetta e la grafica di Amandine Delclos.

Indirizzo

Via Chieti, 8
Padua
35142

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 20:00

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