Dott. Annunziata Longobardi-Psicologa/Psicoterapeuta

Dott. Annunziata Longobardi-Psicologa/Psicoterapeuta Psicologa Clinica e dello Sviluppo
Psicoterapeuta sistemico-relazionale
Terapeuta Emdr Niente è facile. Nulla è impossibile. �

Buona Stagione di Rinascita 🌷
21/03/2026

Buona Stagione di Rinascita 🌷

Il vero non ha bisogno di riflettori!
05/03/2026

Il vero non ha bisogno di riflettori!

27/02/2026

L'abbraccio che ci salva: la lezione di Punch

La storia di Punch, il piccolo macaco rifiutato dalla madre, è lo specchio di una ferita che molti di noi portano in silenzio. È il racconto di chi ha guardato negli occhi l’abbandono — fisico o emotivo — proprio lì dove avrebbe dovuto trovare il primo riflesso del proprio diritto a esistere.

Eppure è proprio tra le pieghe di questa assenza che accade il miracolo della sopravvivenza.

Come Punch si è stretto a un peluche, eleggendolo a porto sicuro, anche noi impariamo l’arte di "inventare l’amore". Quando le braccia naturali si chiudono, l’anima non si arrende: cerca altre sponde. Trova rifugio in un’amicizia che diventa famiglia scelta, si culla in un gesto ripetuto che placa il caos, si ancora a una passione che restituisce un orizzonte al domani.

Non sono semplici sostituti, ma ponti di luce. Non cancellano il vuoto delle origini, ma costruiscono terra ferma sopra l'abisso.

C’è qualcosa di sacro in questa capacità di riorganizzarsi. Ci ricorda che, sebbene non abbiamo potuto scegliere come essere accolti nel mondo, abbiamo il potere — intimo e sovrano — di scegliere come restarci.

Oggi possiamo imparare a essere le nostre madri e i nostri padri: proteggerci, consolarci e, finalmente, darci il permesso di fiorire.

Come Punch, abbiamo il diritto di abbracciare ciò che ci tiene a galla, senza vergogna. Ogni volta che ci offriamo conforto, stiamo guarendo un frammento di quel bambino che ha aspettato troppo a lungo di essere visto.

Smetti di cercarti negli occhi degli altri
27/02/2026

Smetti di cercarti negli occhi degli altri

03/01/2026
03/01/2026

Ci vuole coraggio a chiedere aiuto.
Ci vuole coraggio a dichiararsi fragili
A nominare le ferite
a mettersi tra quelli che da soli non ce la fanno.
Ci vuole coraggio a fermarsi, fidarsi,
permettere ad un altro di entrare e vedere chi sei.
Ci vuole un inchino
un profondo amen,
Davanti a chi si fa piccolo e cerca disperato ascolto e conforto,
qualcuno con cui sentirsi a casa.
Un albero con radici salde
E rami rassicuranti
all’ombra del quale
poter trovare un senso al dolore.
Chiedere aiuto è segno di forza
possono farlo solo gli eroi.

Oggi è stato molto faticoso, lo ammetto.
E ve ne sono grata.
Quanti eroi incontro quotidianamente lungo il mio cammino ❤️

Quest’anno non portare obiettivi.Porta quello che resta quando smetti di aggiungere.
01/01/2026

Quest’anno non portare obiettivi.
Porta quello che resta quando smetti di aggiungere.

28/12/2025

Durante le festività accade qualcosa di molto preciso, e chi ha esperienza clinica di manipolazione affettiva lo sa ben…non è solo una questione di stare insieme.
È una riattivazione emotiva profonda.

Le feste non portano solo luci e tavole imbandite. Portano con sé ruoli antichi, copioni familiari mai riscritti, aspettative non dette e, soprattutto, la sospensione del diritto a proteggersi.
“È Natale”, “È famiglia”, “Non fare storie”.
Ed è proprio lì che il manipolatore entra in scena.

Chi manipola in ambito familiare sfrutta il contesto emotivo come un moltiplicatore di potere.

Sa che sei più stanco, più nostalgico, più esposto.

Sa che il senso di colpa è già seduto a tavola, prima ancora che tu arrivi. E lo usa. Con frasi che sembrano affetto ma sono controllo. Con silenzi che sembrano tristezza ma sono punizione. Con battute che sembrano ironia ma sono svalutazione.

Il primo passo per difendersi è smettere di chiedersi se stai esagerando.

Se ti senti confuso, in colpa, destabilizzato, con quella sensazione sottile di essere “sbagliato” anche quando non hai fatto nulla, allora n, non stai esagerando. Stai reagendo a una pressione psicologica reale.

Prima di entrare in quella casa, in quella stanza, in quel pranzo, serve una decisione interna:
io oggi non sono più il bambino che deve adattarsi.

Non vai lì per farti capire. Non vai lì per sistemare il passato. Non vai lì per ottenere finalmente riconoscimento. Vai lì, se scegli di andarci, per attraversare il tempo che hai deciso di concedere senza perderti.

Questo significa abbassare drasticamente le aspettative.
Chi manipola non cambia perché è festa. Anzi, spesso peggiora.

E quando smetti di aspettarti calore da chi usa il freddo come arma, improvvisamente smetti anche di sanguinare.

Durante l’incontro, la protezione passa da una regola semplice ma potentissima: meno parole, più controllo.

Ogni spiegazione emotiva è una porta aperta. Ogni giustificazione è materiale che verrà usato contro di te.

Non devi convincere. Non devi chiarire. Non devi educare nessuno.

Risposte brevi. Neutre. Chiuse.
“Non ne parlo.”
“La vediamo diversamente.”
“Preferisco fermarmi qui.”

Non sono frasi fredde. Sono confini verbali.
E i confini non hanno bisogno di essere simpatici per essere legittimi.

Quando arriva la provocazione – perché arriverà – ricorda questo:
la reazione emotiva è il premio che il manipolatore sta cercando.

La pausa, il silenzio, l’alzarsi e cambiare stanza sono atti di forza, non di fuga.

E poi c’è il grande classico: il senso di colpa.

Quello che ti sussurra che dovresti sopportare, che “in fondo non è così grave”, che “è sempre stato così”.
Ma c’è una verità clinica che va detta senza sconti: la famiglia non giustifica l’abuso.
Il legame di sangue non annulla la responsabilità emotiva.
E nessuna festa vale la tua salute psicologica.

Proteggerti non significa essere cattivo.
Significa essere adulto.
Significa smettere di sacrificarti per mantenere un equilibrio che esiste solo se tu stai male.

Quando tutto finisce e torni a casa, fai una cosa fondamentale ossia riprenditi la realtà.
Scrivi. Parla con qualcuno di lucido. Rimetti ordine nei fatti.
La manipolazione lascia residui emotivi, come una contaminazione invisibile. Va smaltita, non ignorata.

E tieni stretta questa verità finale, soprattutto a Natale:
chi ti ama davvero non ti chiede di annullarti per stare a tavola.

Chi ti ama non usa il legame come catena.
E tu non devi più dimostrare nulla a nessuno per meritare rispetto.

Per questo Natale ti auguro… 🎄 💫 Lo spazio per essere te stesso/a ❤️
26/12/2025

Per questo Natale ti auguro… 🎄 💫
Lo spazio per essere te stesso/a ❤️

Silence!Ascolta il tuo cuore ♥️
23/12/2025

Silence!
Ascolta il tuo cuore ♥️

22/12/2025

È inaccettabile.
E sì: la domanda è legittima. Perché avviene ancora?
Avviene perché la violenza non nasce all’improvviso.
Nasce dove il controllo viene confuso con l’amore.
Dove la gelosia è normalizzata.
Dove la frustrazione non viene mai imparata a gestire.
Dove il dolore emotivo non trova parole, ma solo agiti.
Avviene anche perché per troppo tempo abbiamo guardato altrove.
Perché i segnali vengono minimizzati.
Perché si pensa che “non sia affar nostro”.
Perché la prevenzione sembra meno urgente dell’emergenza.
Dal punto di vista psicologico, il femminicidio è il fallimento di più livelli:
individuale, relazionale, culturale.
E allora cosa possiamo fare, davvero?
Possiamo iniziare da ciò che cura:
chiamare la violenza con il suo nome, senza giustificarla
educare alle emozioni, ai limiti, al rifiuto, credere a chi chiede aiuto, anche quando è confuso o spaventato,
interrompere il silenzio che protegge l’abuso,
smettere di chiedere alle vittime di essere più forti
e iniziare a chiedere alla società di essere più responsabile.
Possiamo creare relazioni in cui la paura non sia normale.
Spazi in cui parlare sia sicuro.
Comunità che non aspettano il peggio per reagire.
La prevenzione non è uno slogan.
È un lavoro lento, quotidiano, emotivo.
Ma è l’unica strada possibile.
Perché nulla di tutto questo è inevitabile.
E ogni volta che scegliamo consapevolezza,
stiamo già scegliendo cura.
Ieri era Nunzia
Oggi è Anna
Domani potrebbe essere chiunque!!

Dott Annunziata Longobardi
Psicologa- Psicoterapeuta Sistemico Relazionale

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