Studio di Psicologia e Psicoterapia Dott.ssa Valentina Bosco

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Studio di Psicologia e Psicoterapia Dott.ssa Valentina Bosco Studio di Psicologia, Dott.ssa Valentina Bosco. Diagnosi, cura e sostegno psicologico rivolto all'in Specializzata in Psicoterapia sistemico relazionale.

Il mio orientamento professionale e teorico è di stampo sistemico relazionale e dunque mi approccio alla diagnosi e alla cura della persona considerando sia il suo mondo interno che il contesto in cui questa è inserita (come famiglia, lavoro, relazioni sociali). Al centro del mio lavoro c'è la persona e il miglioramento delle sue condizioni di vita a partire dalla consapevolezza, elaborazione dell

e sue sofferenze (siano esse legate a depressione, ansia, d. alimentari, fobie, ecc.) e dei fattori/circostanze familiari, individuali ecc che le incrementano. Grazie a corsi di formazione ed esperienze professionali mi occupo nello specifico della cura dei disturbi alimentari (anoressia, obesità, bulimia) impiegando sia sostegno individuale che familiare.

"Eccoci quasiamo il padre e la figliacapitati fin quasiamo una grande famigliaabbiam lasciato soltanto un momentola nost...
12/04/2026

"Eccoci qua
siamo il padre e la figlia
capitati fin qua
siamo una grande famiglia
abbiam lasciato soltanto un momento
la nostra vita di là
nel camerino già vecchio
tra un lavandino ed un secchio
tra un manifesto e lo specchio
tra un manifesto e lo specchio"

Le foto teatro del moto interno.
Le foto dell' altro teatro da osservare che si connette con il proprio.
Si entra e si esce diversi, perché ogni volta si scoprono altri personaggi del se', quelli lasciati nei sogni, nei camerini, mai messi in risalto.
Si rinnovano i copioni interni ogni volta.

Fototerapia, formazione avanzata
Grazie a e al gruppo

Appena uscito, questo testo ha saltato la lista dei libri sul mio comodino.Dentro non c'è solo tecnica, ma lo stile di u...
10/04/2026

Appena uscito, questo testo ha saltato la lista dei libri sul mio comodino.
Dentro non c'è solo tecnica, ma lo stile di una terapeuta, tutto suo, che scende in profondità con leggerezza, con e senza necessariamente le fotografie.
Questo tratto suo distintivo mi insegna tanto, spesso, ovvero che leggerezza e discrezione, mai invasione, consentono di incamminarsi dentro stessi, alla ricerca di nuovi e inaspettate versioni di sé.
Grazie 🌻

Fotografia e perdono: la potenza degli album di famiglia in psicoterapia...Porto con me nel trascorrere delle giornate i...
31/03/2026

Fotografia e perdono: la potenza degli album di famiglia in psicoterapia...

Porto con me nel trascorrere delle giornate i lavori svolti con i miei pazienti sugli album di famiglia.
Si aprono scrigni, pagina dopo pagina, di storie e memorie.
Dallo sguardo di una madre, dalla posizione degli oggetti in una giornata di festa, dalle finestre chiuse, dal modo di tenersi le mani, o dal dettaglio mai dimenticato che caratterizza la casa e i luoghi dell' infanzia, il modo di apparecchiare la tavola.
Ogni dettaglio che viene fuori dagli album apre a memorie di come ci si è sentiti esattamente in quel momento con i presenti in scena. Velina dopo velina si alternano sorrisi a pianti liberati. E il dopo mi colpisce ogni volta.
Il dopo degli album è spesso un liberarsi di un sentimento di mancanza.
Mancanza e vuoto che si avverte nonostante le ferite che si è subite dalla famiglia o da alcuni dei suoi membri.
Una mancanza che ha sapore di perdono. Ma quello che intendo non è il perdono tipico che si pensa, tipo "vabbè lasciamo stare/andare, ma è un integrare nel sé ciò che si è odiato con ciò che si è amato dell' altro, facendo sì che il ricordo non sia più esclusivamente veleno per la mente.
L' avvicinarsi della materialità del ricordo mediante l' album di famiglia, unitamente alla persona che si è oggi mentre lo si osserva, permette tale connubio.
Ogni album, inoltre,permette di mettere giù la vulnerabilità delle proprie radici difronte al terapeuta. Viene meno la vergogna e il sentire che qualcuno giudica la nostra appartenenza. Chi porta in terapia i propri album sa che consapevolmente sta portando gli scheletri e il peso della storia. Ma lo fanno tutti con coraggio, perché quando si decide di riconoscere e integrare amore odio si accetta di cambiare le proprie connessioni interne.
Diceva Karenina "tutte le famiglie felici si somigliano, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo", le storie dunque che si liberano dagli album fotografici aprono a questa autentica infelicita' che ci appartiene.

"O cor nu ten padron"Mi riecheggia questa frase di Liberato, mentre guardo l'ultimo libro letto di Serra circondato dai ...
18/03/2026

"O cor nu ten padron"

Mi riecheggia questa frase di Liberato, mentre guardo l'ultimo libro letto di Serra circondato dai disegnini che spesso mi lasciano le mie figlie sul comodino.
Guardo l'oggi e guardo a quello che probabilmente sarà e rifletto all' oggi invece dei giovani pazienti che stanno nel mio spazio clinico, insieme ai loro genitori.
I ragazzi come "gli sdraiati" di Serra con i loro genitori stanchi e arrabbiati.
I ragazzi delle ore piccole ogni giorno, della assenza della cura, della sveglia delle 12.00, della svogliatezza, della cecità e sordità all' ordine, degli esami universitari rimandati o mai fatti, e di quel CV lasciato a marcire sul desktop.
Come dice Serra giovani sospesi, dove "tutto è aperto e nulla chiuso, tutto cominciato e nulla concluso".
Li guardo e penso alla guerra fredda, ad una silenziosa guerra, fatta di rifiuto, distacco e non riconoscimento del potere, di non seguire nessuna strada già percorsa, di non dare molto credito agli insegnanti, di non stare in nessun ritmo imposto sia con le buone che con le cattive. Penso a quanto sia questo il loro linguaggio e dunque messaggio:non credere in nessun potere.
Gli stessi genitori, esausti, provano attraverso la terapia a capire se almeno il terapeuta "ha un potere" sul figlio. Un obbedire ad un potere che "protegga" dal male del mondo, che tenga i figli al sicuro, e sistemati.
In questa guerra di "no al potere", la terapia aiuta quanto meno a trovare una propria forma di potere di stare ed esistere, di trovare un proprio modo di costruire la strada.
Lo spazio clinico annulla i poteri e attiva dialoghi senza giudizi, restituisce pian piano il senso dell' incamminarsi da soli, potersi esporre senza risposte pronte.
I ragazzi come i cuori non vogliono padroni.
Li osservo dall' altro lato nelle loro felpe enormi, spesso vestiti di nero, nascosti dai ciuffi, con le iPod nelle orecchie, con le loro parole in codice che ogni giorno si impegnano a tradurmi.
Mi fanno pensare alla me adolescente forse con troppi padroni e alla mamma che sarò, e spero che tra le varie lotte, non mi arrendi mai all' impegno di cercare e chiedere le loro traduzioni.

QUANDO LA LUCE È GIUSTANella mia personale scatola di fotoproiettive ci sono tanti scatti da cui potrebbero partire molt...
09/03/2026

QUANDO LA LUCE È GIUSTA

Nella mia personale scatola di fotoproiettive ci sono tanti scatti da cui potrebbero partire molte storie e quando la utilizzo in terapia è interessante cogliere come su ogni foto, uguale per tutti obiettivamente, si proiettano poi narrazioni differenti.
Mi colpisce quella della ultima sessione fatta.
Una foto che ha aiutato il paziente ad integrare presente, passato e dimensione futura della sua storia familiare e personale.
Un' integrazione che è passata attraverso il taglio della stessa in tre pezzi: prima la donna, poi il gruppo, e infine il bambino a bordo immagine.
Ogni pezzo di foto ha consentito l' apertura di tre porte sul sé, la relazione con il materno, il gioco e il fraterno, e la dimensione che si percepisce di possedere nel sistema familiare, sempre più piccola di tutti, ai margini di scelte e attenzioni.
La possibilità durante la sessione di aggiungere e togliere pezzi dalla foto, di inserire sensazioni come un'odore, un suono o un colore aiuta, chi vive la relazione con l' immagine, a sentire di avere "potere" sul sé, di autocentrarsi e di conseguenza "ridimensionare" il sè, da piccolo alla dimensione giusta.
Questo è reso possibile da una cosa fondamentale: la luce.
Che non è quella del fotografo che scatta, ma di chi sceglie la foto per una luce "interna" che coglie nel proprio occhio, mente, memoria e corpo.
Non a caso ai miei pazienti dico "scegli la foto che ti chiama".
Non è la foto a chiamarti, ma una luce che ha bisogno di esprimersi e trovare spazio per essere narrata.




Per i pazienti preadolescenti la cura è del cuore🧠🫀
27/02/2026

Per i pazienti preadolescenti la cura è del cuore
🧠🫀

SUL GESTO SIMBOLICOQualche settimana fa una mia paziente mi porta in dono una scatola di dolci della sua terra con sopra...
25/02/2026

SUL GESTO SIMBOLICO

Qualche settimana fa una mia paziente mi porta in dono una scatola di dolci della sua terra con sopra l' immaginetta della patrona e un messaggio "Sant' Agata è la protettrice delle donne".
Al di là del significato religioso (strettamente personale) , vado alla radice del gesto e "dell' immagine" che è altamente simbolico.
L' immagine si fa da portavoce di cura, protezione e di unione e solidarietà tra donne, di un materno che possa custodire e accompagnare i passi sia di chi cura e di chi viene curato.
L' immagine traduce quello che spesso diventa aspetto centrale nella cura, la relazione umana.
Legame che permette di sentire, e rendersi vicini attenuando la solitudine della sofferenza e delle parti nere di noi stessi.
Ognuno ripensandoci porta con sé gesti, immagini, oggetti simbolici della protezione del legame.
Un anello, una foto nel portafogli, un profumo, una frase da ripetere.
Gli oggetti come le immagini custodiscono segreti, protezioni e ci accompagnano dandoci quel piccolo ma essenziale stato di sicurezza.

S-PESAlle volte leggere serve anche a questo, a ricordarti quali cose realmente sono importanti.Nel fluire delle giornat...
29/01/2026

S-PES

Alle volte leggere serve anche a questo, a ricordarti quali cose realmente sono importanti.
Nel fluire delle giornate queste righe mi hanno rincorsa spesso, quasi a chiedermi di essere "memorizzate" forzatamente. E dato che con la mente mi tocca accettare quello che vuole propormi, mi soffermo e accolgo il messaggio.
Sperare, spesso associata nella radice alla parola latina "Pes" piede, proprio a rafforzare il concetto che chi spera deve inevitabilmente "andare, camminare".
Perché mi serve ricordare della speranza? Perché è forse, più dell' amore, il segreto del nostro procedere verso qualcosa.
Non si vive per qualcuno, qualcosa, si vive di speranze.
Ripenso alle speranze di chi incontro.
Speranze di guarigioni
Speranze di risentire
Speranze di ricongiungersi
Speranza di accettarsi
Speranza di andarsene
Speranza di riconoscersi
Arrivano tutti con la propria candela accesa.
La terapia forse è anche tenere le mani ben protette verso quella piccola fiamma che fa luce.
Allora mi ricordo grazie alla speranza che è necessario "dover sperare".
Sperare per non spegnersi.
Sperare per non girare a vuoto.
Sperare per non sparire

Ciclo.. Esistono tanti concetti che si associano alla parola Ciclo.Ciclo di vita, ciclo mestruale, ciclo delle stagioni,...
05/01/2026

Ciclo..

Esistono tanti concetti che si associano alla parola Ciclo.
Ciclo di vita, ciclo mestruale, ciclo delle stagioni, ciclo di terapie, ciclo di un amore
La costante del ciclo è il tempo. Ogni ciclo ha un suo tempo, esattamente come le persone.
Ogni cosa ha un inizio e una fine, e a seconda di dove associamo questo tempo, può essere per alcuni fonte di sollievo, per altri di profonda paura.
Alcuni pazienti negli ultimi giorni di quest' anno passato mi hanno detto "dottoressa credo che si stia concludendo un ciclo". Ad alcuni era chiaro ad altri ancora no.
Confesso che mi sono sentita come alcuni di loro.
Un ciclo partito da molto lontano, un ciclone quindi. Tempestoso, funesto. Ma giunto alla sua fine.
Ci sono voluti anni per abbassare le braccia, per alzarsi dalla sedia, per togliersi le maschere e le mascherine, per chiudersi le orecchie e gli occhi.
E ad ogni passaggio è stato fondamentale l' altro e la compagnia di me stessa.
Da poco è cambiata la posizione della braccia, la predisposizione del mio ascolto, la mia posizione verso la vita.
Seduta a guardare e ad accogliere.
Accogliere nuovi cicli: i miei, quelli delle mie figlie e dei miei pazienti e quello che nei cicli diventa caro al ❤️
Buona chiusura di cicli e di apertura di nuovi 🌻

Mettere a fuoco...Da dove sia cominciato il punto di oggi (che non è un punto, ma un punto e virgola) forse a 10 anni.Qu...
07/12/2025

Mettere a fuoco...

Da dove sia cominciato il punto di oggi (che non è un punto, ma un punto e virgola) forse a 10 anni.

Quando di rientro da lavoro papà ci porta una polaroid.

Quasi come una meraviglia, accogliemmo quello strano oggetto, un nuovo arrivato, a ridarci un piccolo senso di potere.

Sceglievamo e istantaneamente scattavamo.

Forse più tardi le ho ritrovate, le foto, sulla mia parete, trafficata di immagini, di me, dei miei amici e della mia infanzia. Una folla di persone. Una folla che per molti anni ha abitato la parete della me preadolscente.

Più tardi, alla maturità presentai il lavoro, Gli Esclusi di Luciano D'Alessandro: le foto dei matti ritratti nel manicomio di Nocera Superiore. Proiettai tutto il suo lavoro, con la pretesa di dire alla commissione "questi non sono matti, questi non sono stati capiti". Dalle foto ricordo, passai alla foto denuncia e da questa alla foto progetto. Nei vari progetti sul territorio cominciai a includere la fotografia e a conoscere gli artisti fotografi.

Da lontano chiamai Massimo Pastore Massimo Pastore per portare luce in un posto dove non ci vedevo altro che buio e stasi. Da lui, come una fiaccola olimpica, come passaggio di consegne, arrivai a Federica Cerami , la prima ad avermi aiutata a usare la foto per trovare luci, non più nei posti, ma nella stanza di terapia.

E poi tra le righe di una Bibliografia, trovai un testo "Fototerapia Psicocorporea" di Riccardo Musacchi Riccardo Musacchi . Lo comprai, lo studiai e poi mi decisi di dirigermi ai suoi corsi a Bologna. Qui ho trovato una piccola casa, dove professionisti e fotografi lavorano in sinergia e dove forse dai posti ho potuto usare la fotografia per me, per fare luce dentro di me.

Le foto erano sempre state dentro, come tutto il resto, ma non sempre tutto si mette subito a fuoco.

Ci sono voluti incontri, tanti, soprattutto scelti ogni volta.

Non esiste più folla, ma solo incontri essenziali, come questi verso cui provo gratitudine profonda e in cui mi ritrovo compresa.

Mi hanno aiutata a trovare più luci e chissà quante altre luci le fotografie mi aiutaranno ad accendere, su me e sull'altro.

Momenti di crescita in psicoterapia con i pre-adolescenti con il metodo REBT💪🏾🌻
26/11/2025

Momenti di crescita in psicoterapia con i pre-adolescenti con il metodo REBT💪🏾🌻

Auto-Ri-Tratti..."Tardi ti amai, bellezza così antica e così nuova, tardi ti amai. Sì, perché tu eri dentro di me e io f...
11/11/2025

Auto-Ri-Tratti...

"Tardi ti amai, bellezza così antica e così nuova, tardi ti amai. Sì, perché tu eri dentro di me e io fuori. Lì ti cercavo"

Confessioni

Esco dal weekend di formazione sull'autoritratto con questi versi di Sant'Agostino.
Strano o saggio l' inconscio, che ti propone parole giuste al tempo giusto.
Esco a pezzi, che non è sempre un male.
Esco a pezzi perché vedo i miei "tratti".

Tratti genetici, culturali, sociali, familiari ,tratti personali, tratti intimi.
Tutti ne possediamo.
Tratti che si mescolano tra dentro e fuori la maschera.
Qualcosa da fuori la maschera mi pesa, mi condanna.
Qualcosa dentro fa invece più luce, è quasi un nido dove sono comoda. È come un bazaar dove nel casino trovo un po' di tutto.
Esco con la consapevolezza che i tratti si muovono e abbiamo il potere di poterli muovere. Come un pennello che libero va su tela a mescolare i colori. Da dietro possono stare avanti e mostrarsi.
Credo che questa consapevolezza la riporto nella stanza di terapia.
Tra i miei pazienti che con i loro tratti ci lavorano costantemente.
Ho e abbiamo potere di muoverci, raccontare e ri-trattare con noi stessi.
Da dentro verso fuori 🌻

Nel viaggio di rientro, mia figlia "mamma ti faccio un ritratto".
Forse anche lei aveva colto i miei movimenti

Indirizzo

Via Alcide De Gasperi 361
Pagani
84016

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Psicologa e Psicoterapeuta familiare. Il mio orientamento professionale e teorico è di stampo sistemico relazionale e dunque mi approccio alla diagnosi e alla cura della persona considerando sia il suo mondo interno che il contesto in cui questa è inserita (come famiglia, lavoro, relazioni sociali). Al centro del mio lavoro c'è la persona e il miglioramento delle sue condizioni di vita a partire dalla consapevolezza, elaborazione delle sue sofferenze (siano esse legate a depressione, ansia, d. alimentari, fobie, ecc.) e dei fattori/circostanze familiari, individuali ecc che le incrementano. Grazie a corsi di formazione ed esperienze professionali mi occupo nello specifico della cura dei disturbi alimentari (anoressia, obesità, bulimia) impiegando sia sostegno individuale che familiare.