09/03/2026
Bhagavad Gītā – La via della Devozione 🔱
11.54
भक्त्या त्वनन्यया शक्य अहमेवंविधोऽर्जुन ।
ज्ञातुं द्रष्टुं च तत्त्वेन प्रवेष्टुं च परंतप ॥
bhaktyā tvananyayā śakya ahamevaṃvidho'rjuna |
jñātuṃ draṣṭuṃ ca tattvena praveṣṭuṃ ca paraṃtapa ||
"Ma attraverso una devozione senza tentennamenti, o Arjuna, Io posso essere conosciuto in questa forma, visto in verità e penetrato nella Mia essenza, o distruttore dei nemici.
Il potere della Costanza nella Sadhana come Bussola del Sé.
Spesso cerchiamo la pace all’esterno, dimenticando che la mente è come uno specchio: se è costantemente mossa dalle onde dei pensieri e delle distrazioni, non potrà mai riflettere la nostra vera essenza.
La Sadhana è lo strumento che abbiamo per calmare queste acque. Ma il suo vero potere non risiede nell'intensità di un singolo momento, bensì nella sua costanza. È la goccia che scava la roccia. Attraverso la ripetizione rituale e consapevole, ricollochiamo il centro della nostra attenzione dal caos del mondo esterno alla quiete del Sé.
Negli Yoga Sutra, Patanjali ci offre una guida precisa su come stabilizzare la mente.
"Sa tu dīrghakāla nairantarya satkāra-āsevito dṛḍhabhūmiḥ" 1.14
"La pratica diventa salda e ben radicata solo quando è coltivata a lungo, senza interruzioni e con devota sincerità."
Patanjali ci ricorda che non esistono scorciatoie. La "terra ferma" (dṛḍhabhūmiḥ) su cui vogliamo poggiare la nostra consapevolezza si costruisce giorno dopo giorno. Quando la nostra Sadhana diventa un appuntamento non negoziabile con la nostra anima, la mente smette di vagare e inizia finalmente a riposare nel Sé.