Francesco Cecere Psicologo clinico, giuridico-forense e Criminologo

Francesco Cecere Psicologo clinico, giuridico-forense e Criminologo Psicologo clinico e giuridico-forense, criminologo, specializzando in psicoterapia cognitivo-comportamentale • EMDR • Ricevo a Palagiano (TA) e online.

Consulente Tecnico (CTP) in sede civile e penale. Esperto in autopsia psicologica. Sono il Dr. Francesco Cecere, psicologo clinico, giuridico-forense e criminologo, specializzando in psicoterapia cognitivo-comportamentale, offro un approccio scientifico e pratico, personalizzato sulle esigenze di ogni individuo. Mi occupo di: Consulenze psicologiche online e in presenza: supporto per ansia, stress, autostima, difficoltà relazionali e altro. Valutazioni psicologico-forensi, assistenza in ambito legale per stalking, separazioni, affidamenti e altri contesti giuridici. Percorsi di crescita personale: per sviluppare resilienza, gestire le emozioni e raggiungere il tuo pieno potenziale. Il mio obiettivo è aiutarti a ritrovare equilibrio e serenità attraverso strategie pratiche ed efficaci. Ricevo in studio a Palagiano e Online

🆕 È uscito il nuovo numero di CrimeLine MagazineIn questo numero trovate un mio articolo dedicato a un tema che, nel lav...
01/02/2026

🆕 È uscito il nuovo numero di CrimeLine Magazine

In questo numero trovate un mio articolo dedicato a un tema che, nel lavoro clinico e forense, continua a essere purtroppo sottovalutato: la violenza domestica e i suoi segnali precoci.

La violenza, nelle relazioni intime, raramente inizia con un colpo. Più spesso prende forma in modo silenzioso e progressivo: controllo mascherato da premura, svalutazioni sottili, isolamento, instabilità emotiva.
Segnali apparentemente “innocui” ma fondamentali per comprendere come nasce e come si struttura l’abuso, e soprattutto perché parlarne in tempo è uno strumento di prevenzione, non di allarmismo.

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Nel corso dell’anno seguiranno altri articoli, con l’obiettivo di portare una lettura psicologica e criminologica rigorosa, ma accessibile, dei fenomeni che troppo spesso vengono semplificati o raccontati solo quando è già “troppo tardi”.

Negli scontri avvenuti durante il corteo per Askatasuna a Torino, il dibattito pubblico si è concentrato soprattutto sul...
01/02/2026

Negli scontri avvenuti durante il corteo per Askatasuna a Torino, il dibattito pubblico si è concentrato soprattutto sul piano politico e ideologico. C’è però un aspetto che, come spesso accade, rischia di restare sullo sfondo e mi riferisco al rischio concreto e immediato che corrono i poliziotti impegnati nella gestione dell’ordine pubblico.

Quando un agente viene accerchiato e aggredito da più persone, non siamo più nell’ambito del dissenso o della protesta, ma siamo in una situazione di pericolo reale per l’incolumità fisica e, in alcuni casi, per la vita stessa. La divisa tende a trasformare la persona in un simbolo, ma sul piano clinico e umano parliamo di individui che operano in condizioni di forte pressione, spesso giovani, chiamati a prendere decisioni in pochi secondi in contesti altamente imprevedibili.

Dal punto di vista psicologico, questi scenari sono caratterizzati da stress acuto, iperattivazione emotiva, sovrastimolazione e minaccia percepita. L’esposizione ripetuta a episodi di violenza specialmente quando non è possibile prevedere l’evoluzione della folla, aumenta il rischio di esiti psicologici significativi. Pensiamo a ipervigilanza, difficoltà nel recupero emotivo, sintomi post-traumatici e burnout. È un dato noto alla letteratura scientifica ma raramente centrale nel racconto mediatico (vai a capire perché…).

Sul piano giuridico-forense, è importante ribadire un principio essenziale (e che per dinamiche gruppali si tende a dimenticare): la responsabilità individuale non si dissolve nella folla. Le dinamiche di gruppo possono facilitare l’aggressività e abbassare le inibizioni ma non annullano la consapevolezza delle proprie azioni. Colpire un appartenente alle forze dell’ordine significa oltrepassare un confine chiaro, assumendosi il rischio di conseguenze gravissime, per chi subisce l’aggressione e per chi la compie.

Difendere il diritto di protesta è fondamentale ma lo è altrettanto riconoscere e tutelare chi, ogni giorno, è chiamato a garantire l’ordine pubblico in contesti ad altissimo rischio. Quando questo equilibrio salta, a essere messi in pericolo sono tutti: cittadini, manifestanti e poliziotti.

Oggi è la Giornata della Memoria.Dal punto di vista psicologico, ricordare non significa solo conservare il passato ma e...
27/01/2026

Oggi è la Giornata della Memoria.
Dal punto di vista psicologico, ricordare non significa solo conservare il passato ma elaborare un trauma collettivo e trasformarlo in consapevolezza.

Ciò che non viene ricordato tende a essere rimosso, negato, talvolta anche ripetuto.
La memoria, invece, è uno spazio psichico in cui il dolore può essere riconosciuto, nominato e restituito di senso.

Ricordare è un atto di responsabilità emotiva e morale verso chi è stato disumanizzato, e verso il futuro che stiamo costruendo.

🕯️ Perché la memoria non appartiene al passato.
È una scelta che facciamo, ogni giorno, nel presente.

Il femminicidio di Federica Torzullo non è solo un fatto di cronaca, ma un evento complesso che richiede una lettura att...
25/01/2026

Il femminicidio di Federica Torzullo non è solo un fatto di cronaca, ma un evento complesso che richiede una lettura attenta e responsabile.

Nel mio ultimo articolo ho provato ad andare oltre la narrazione immediata, proponendo un’analisi psicologico-forense del caso: dalla ricostruzione dei fatti al valore delle dichiarazioni rese, fino alla riflessione sulle dinamiche relazionali e sul trauma sistemico che può coinvolgere intere famiglie.

Comprendere questi fenomeni non significa giustificare ma riconoscere i processi che possono condurre a esiti estremi, con l’obiettivo di migliorare la prevenzione e la tutela delle vittime.

👉 Qui l’articolo completo:
https://www.francescocecerepsicologo.it/psicologia-giuridica-forense/femminicidio-di-federica-torzullo/

Femminicidio di Federica Torzullo: analisi psicologico-forense dei fatti, della confessione e delle dinamiche cliniche del caso.

450 clic da Google in 28 giorni.Senza sponsorizzate.Senza promesse miracolose.Solo contenuti fatti bene, su problemi rea...
24/01/2026

450 clic da Google in 28 giorni.
Senza sponsorizzate.
Senza promesse miracolose.

Solo contenuti fatti bene, su problemi reali.

Perché la psicologia, quando è spiegata bene, arriva alle persone.

📩 info e contatti sul sito o in bio.

Oggi leggiamo la storia di Pepe, un cagnolino di 13 anni lanciato nel vuoto da un uomo convinto che potesse aggredire su...
21/01/2026

Oggi leggiamo la storia di Pepe, un cagnolino di 13 anni lanciato nel vuoto da un uomo convinto che potesse aggredire suo figlio (o almeno questa è stata la sua giustificazione). Pepe però è morto, dopo ore di sofferenza.

È una notizia che colpisce, ma soprattutto interroga... E non tanto sul cane.
Piuttosto su ciò che accade nella mente umana quando la paura prende il comando.

La paura, quando non viene riconosciuta e regolata, può trasformarsi in azione impulsiva, sproporzionata, violenta.
Qui non c’è stata una risposta a un pericolo reale, ma a un pericolo percepito. E la differenza è enorme.

Da psicologo, mi chiedo:
👉 cosa succede quando smettiamo di pensare e iniziamo solo a reagire?
👉 quando l’ansia diventa più forte della capacità di valutare, riflettere, scegliere?

La violenza non nasce dal nulla.
Nasce spesso da emozioni non mentalizzate, da paure non elaborate, da convinzioni rigide che trasformano l’altro – persona o animale – in una minaccia da eliminare.

Proteggere non significa annientare.
La sicurezza non passa dalla forza, ma dalla capacità di distinguere il rischio reale da quello immaginato, di fermarsi un secondo prima di agire.

In una società civile, la paura non può diventare una giustificazione.
E la crudeltà non può essere scambiata per tutela.

🧠 La vera prevenzione passa dall’educazione emotiva, dalla responsabilità individuale, dalla capacità di stare dentro le emozioni senza farle esplodere sugli altri.

Se vogliamo davvero proteggere i più fragili, dobbiamo prima imparare a gestire noi stessi.

Fonte foto: corriera della sera

🔁 Pensieri che non si fermano e dubbi che ri-tornano. Azioni che sembrano dare sollievo… ma lo alimentano.Il Disturbo Os...
20/01/2026

🔁 Pensieri che non si fermano e dubbi che ri-tornano. Azioni che sembrano dare sollievo… ma lo alimentano.

Il Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC) non è “mania di controllo” né perfezionismo, è una condizione psicologica complessa, spesso fraintesa e molto invalidante.

In questo articolo spiego in modo chiaro:
• cos’è davvero il DOC
• come funzionano ossessioni e compulsioni
• perché il problema tende a mantenersi nel tempo
• quali trattamenti sono supportati dalle evidenze scientifiche

👉 Leggi l’articolo completo qui:
🔗 https://www.francescocecerepsicologo.it/psicologia/disturbo-ossessivo-compulsivo/

📌 Conoscere il problema è il primo passo per affrontarlo.

Scopri tutto sul disturbo ossessivo compulsivo: sintomi, cause, diagnosi, trattamenti efficaci e strategie pratiche.

Il recente servizio de Le Iene sul caso Garlasco riporta all’attenzione pubblica nuove testimonianze che, senza dubbio, ...
12/01/2026

Il recente servizio de Le Iene sul caso Garlasco riporta all’attenzione pubblica nuove testimonianze che, senza dubbio, meritano ascolto e approfondimento. Tuttavia, proprio perché ci muoviamo su un terreno estremamente delicato, è fondamentale mantenere uno sguardo rigoroso e ancorato ai fatti.

Colpisce, in particolare, la testimonianza della donna che oggi afferma di non ricordare la presenza della signora al supermercato quel giorno. Questa posizione appare in contrasto con quanto da lei stessa dichiarato in precedenza in SIT (che ricordo essere le sommarie informazioni testimoniali), atti che non solo vengono verbalizzati, ma letti, confermati e firmati. Le SIT non sono racconti informali ma rappresentano dichiarazioni ufficiali, che cristallizzano un contenuto in un preciso momento storico e psicologico.

Allo stesso modo, la testimonianza dell’uomo che nel tempo modifica parzialmente la propria versione fino ad arrivare nell’ultima, a non essere più certo nemmeno dell’identità della ragazza vista, pone interrogativi rilevanti sull’affidabilità del ricordo. La letteratura scientifica ci insegna quanto la memoria sia ricostruttiva, influenzabile dal tempo, dal contesto, dall’esposizione mediatica e dalle suggestioni successive.

Tutto questo non significa screditare a priori le nuove dichiarazioni. Significa, però, ricordare che l’attenzione mediatica non può sostituire il metodo. Le testimonianze vanno valutate nella loro coerenza interna, nella stabilità nel tempo e, soprattutto, nella possibilità di trovare riscontri oggettivi esterni.

In casi come questo, il rischio è quello di lasciarsi coinvolgere da narrazioni emotivamente potenti, comprensibili sul piano umano ma che sul piano giudiziario e investigativo non possono prescindere dalle prove. La verità processuale non si costruisce sull’impressione ma sulla verifica.

Le nuove testimonianze meritano attenzione, sì.
Ma è ai fatti, e non alle emozioni, che dobbiamo continuare ad attenerci.

Fonte della foto

Questa è una notizia inquietante e inaccettabile. Ieri sera nei pressi di Roma Termini, due aggressioni violente in brev...
11/01/2026

Questa è una notizia inquietante e inaccettabile. Ieri sera nei pressi di Roma Termini, due aggressioni violente in breve successione, una delle quali ha lasciato un uomo di 57 anni in condizioni gravissime e un giovane rider ferito. Quattro persone, per le due aggressioni, sono state fermate dalla polizia, ma resta la domanda: come possiamo garantire sicurezza e tutela delle persone nella nostra città e nelle aree più frequentate come quella della stazione centrale?

È inaccettabile che cittadini e lavoratori possano subire violenze così brutali. Serve una riflessione profonda su prevenzione, controllo del territorio e risposte sociali efficaci, senza semplificazioni ma con azioni concrete da parte delle istituzioni e delle forze dell’ordine.

Una città sicura è un diritto, non un optional. ✊



Leggi su Sky TG24 l'articolo Due aggressioni a Roma: grave funzionario ministero, ferito rider. Quattro fermati

Questa notizia – la morte violenta di Aurora Livoli, 19 anni, uccisa dopo aver subito violenze da parte di un uomo molto...
08/01/2026

Questa notizia – la morte violenta di Aurora Livoli, 19 anni, uccisa dopo aver subito violenze da parte di un uomo molto più grande di lei – non è soltanto un fatto di cronaca nera. È lo specchio di dinamiche relazionali, psicologiche e sociali che continuano a produrre vittime, spesso giovani, vulnerabili.

Dietro il titolo però c’è molto di più: c’è una ragazza in una fase delicata della vita, c’è un rapporto profondamente asimmetrico, c’è un uomo con precedenti per violenza che esercita potere, controllo e sopraffazione fino all’esito più estremo. Parlare di “atto improvviso” o di “perdita di controllo” rischia di oscurare ciò che realmente accade: la violenza è quasi sempre l’esito di un processo, non un evento casuale.

Come psicologo e criminologo, ciò che mi colpisce è la prevedibilità di certe dinamiche. La combinazione tra fragilità, isolamento, assenza di una rete di protezione efficace e presenza di un soggetto con una storia di condotte violente e NOTE, rappresenta un quadro di rischio elevato, che troppo spesso viene intercettato solo dopo la tragedia.

Questo caso impone una riflessione su più livelli. Sul piano psicologico sicuramente ci ricorda quanto sia pericolosa la normalizzazione di relazioni sbilanciate, dove il potere prende il posto del legame. Sul piano sociale, evidenzia ancora una volta la difficoltà del nostro sistema nel prevenire e contenere la violenza di genere prima che degeneri. Sul piano giuridico, solleva interrogativi concreti sull’efficacia degli strumenti di tutela e sul monitoraggio di soggetti già noti per comportamenti violenti.

Ridurre tutto a un titolo o a un commento emotivo non serve. Serve invece uno sguardo lucido, competente e responsabile, capace di riconoscere i segnali di rischio, di investire seriamente in prevenzione e di smettere di considerare queste morti come eventi imprevedibili.

Ogni storia come questa non è solo una tragedia individuale: è il fallimento di un sistema che interviene troppo tardi. E finché continueremo a parlarne solo dopo, continueremo a contarne le vittime.



L'uomo è stato interrogato dai magistrati a San Vittore nella mattinata di giovedì 8 gennaio

Il sospettato ha confessato di averla strangolata...
08/01/2026

Il sospettato ha confessato di averla strangolata...

Nel video analizzo il caso di Aurora Livoli, la 19enne trovata morta a Milano, alla luce delle ultime novità investigative e della confessione dell’indagato

La scelta di non disporre il carcere per un padre accusato di maltrattamenti motivata dall’assenza di “abitualità del co...
06/01/2026

La scelta di non disporre il carcere per un padre accusato di maltrattamenti motivata dall’assenza di “abitualità del comportamento” solleva una questione che va oltre il piano strettamente giuridico e chiama in causa l’impatto psicologico su TUTTI i minori coinvolti.
Dal punto di vista clinico, per un bambino non è la frequenza dell’atto a determinarne la gravità, ma il significato emotivo che quell’atto assume: paura, confusione, senso di insicurezza, rottura del legame di fiducia con la figura genitoriale. Anche un episodio singolo può lasciare tracce profonde, soprattutto se avviene all’interno di una relazione di dipendenza e protezione.

C’è poi un aspetto spesso sottovalutato, e mi riferisco al messaggio implicito che decisioni di questo tipo possono trasmettere non solo al minore direttamente coinvolto, ma anche ad altri bambini. Il rischio è che passi l’idea che alcuni comportamenti siano “tollerabili” se non ripetuti, quando invece per lo sviluppo psicologico di un minore non esiste una soglia di sicurezza nella violenza.

Questo non significa ignorare i principi del diritto penale o il garantismo, ma ricordare che la tutela del minore non può essere letta solo in chiave procedurale. La protezione reale passa anche dal riconoscimento del danno psicologico e dalla prevenzione di ulteriori esposizioni a contesti potenzialmente traumatici.

Come psicologo e criminologo, ma ancor prima come persona, credo sia fondamentale che ogni decisione che riguarda i minori tenga conto non solo di ciò che è dimostrabile in termini giuridici, ma anche di ciò che è prevedibile in termini psicologici.

Leggi su Sky TG24 l'articolo Catania, colpisce figlio col cucchiaio di legno: scarcerato. Il padre: 'Ingestibile'

Indirizzo

Via Lambruschini, 21
Palagiano
74019

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 21:00
Martedì 15:00 - 21:00
Mercoledì 15:30 - 17:00
Giovedì 09:00 - 21:00
Venerdì 09:00 - 21:00
Sabato 09:00 - 20:00

Telefono

+393454080679

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