dott.ssa Maurizia Buonvino Pedagogista Clinico

dott.ssa Maurizia Buonvino Pedagogista Clinico Il Pedagogista Clinico si pone l'obiettivo di educare la persona, ovvero aiutarla a trovare in se st

🏡 💔 Negli ultimi giorni l’Italia intera si è ritrovata a parlare di una storia che ha diviso, scosso, fatto riflettere.U...
21/11/2025

🏡 💔 Negli ultimi giorni l’Italia intera si è ritrovata a parlare di una storia che ha diviso, scosso, fatto riflettere.
Una storia che è cresciuta prima nel silenzio di un bosco sopra Vasto e poi è esplosa sui social, sui giornali, in tv. La storia dei «bambini del bosco», ora allontanati dalla loro famiglia.

Tutto nasce dal racconto della mamma, Catherine, che aveva condiviso online il loro stile di vita: una vita radicale, scelta e difesa con convinzione.
Niente corrente elettrica.
Niente gas.
Niente scuola.
Solo il fruscio degli alberi, le giornate scandite dalla luce del sole e una quotidianità che sembrava costruita per fuggire da tutto ciò che il mondo moderno rappresenta.

Per alcuni, un sogno.
Per altri, un campanello d’allarme.

E poi, improvvisamente, qualcosa cambia.
Le parole della donna iniziano a circolare, ad attirare attenzione, a sollevare domande sempre più pesanti. Così pesanti che i servizi sociali sono intervenuti, portando via i bambini dal bosco, allontanandoli dalla loro casa e dai loro genitori.

E qui è arrivata la frattura.
Il momento in cui l’Italia si è divisa, quasi spaccata in due.

Da una parte c’è chi difende Catherine e il padre dei bambini:
chi vede nella loro scelta un atto di libertà, un tentativo autentico – forse ingenuo – di proteggere i piccoli da un mondo considerato troppo veloce, troppo digitale, troppo artificiale.
Chi dice che crescere a contatto con la natura, senza schermi, senza consumismo, sia un privilegio raro.

Dall’altra parte c’è chi parla di pericolo, di privazioni, di limiti troppo grandi per bambini così piccoli.
Chi dice che la libertà non può significare assenza di istruzione.
Chi teme l’isolamento, la mancanza di cure adeguate, il rischio invisibile di una vita lontana da tutto.

In mezzo, ci siamo noi.
Noi che leggiamo, commentiamo, ci emozioniamo, ci indigniamo, ci chiediamo dove stia il confine tra una scelta di vita e una scelta che può compromettere la crescita di un figlio.

E mentre il dibattito cresce, rimane un’immagine che colpisce più di tutto: tre bambini che, in un solo giorno, hanno lasciato la loro quotidianità fatta di foglie, terra, silenzi… per entrare in un mondo completamente diverso.
Una casa diversa.
Regole diverse.
Volti nuovi.
Un cambiamento enorme che nessun bambino potrebbe comprendere fino in fondo.

Non sappiamo come finirà questa storia.
Non sappiamo se la famiglia potrà ricongiungersi, se verranno trovati compromessi, se il bosco resterà il loro rifugio o diventerà solo un ricordo.

Ma una cosa è certa: questa vicenda ci mette davanti a domande che non hanno una risposta facile.

Che cos’è davvero “una vita giusta” per un bambino?
È fatta di natura o di sicurezza?
Di libertà o di protezioni?
Di distanza dal mondo… o di accompagnamento dentro di esso?

Forse il vero tema non è scegliere da che parte stare, ma riconoscere che crescere un figlio significa camminare ogni giorno su un equilibrio fragile, in cui ogni decisione pesa, ogni gesto educa, ogni assenza parla.

E forse, proprio questa storia ci ricorda quanto sia immenso e delicato il ruolo di un genitore… e quanto sia complesso il compito di chi deve intervenire quando qualcosa sembra non funzionare.

Il bosco ora è silenzioso.
La famiglia è divisa.
L’Italia discute.
E quei bambini, da qualche parte, stanno cercando di dare un senso a tutto questo.

18/11/2025
Mi chiamo Francesca B., insegno italiano in un liceo scientifico di Padova.Da vent’anni correggo temi, alcuni veri e pro...
11/11/2025

Mi chiamo Francesca B., insegno italiano in un liceo scientifico di Padova.
Da vent’anni correggo temi, alcuni veri e propri capolavori da premio Nobel, altri che si fa a capire dove inizino e dove finiscano.
Quest'anno mio sono ritrovata con uno studente (E) che mi ha consegnato un elaborato perfetto. Troppo perfetto.

Lo avevo letto in sala docenti sorseggiando una tisana.
Ogni frase suonava come un trailer di un film americano:
"Il coraggio è l’eco dell’anima che sfida il rumore del mondo."
Bellissimo. Ero certa, non era farina del suo sacco.

La mattina dopo lo avevo chiamato davanti a tutta la classe.
"E, leggi pure. Tutto."
Lui aveva iniziato con la sicurezza di un attore alla prima teatrale.
A metà del testo, però, era arrivata la mia battuta preferita:
“L’angoscia esistenziale del sé come prisma della verità contemporanea.”
A quel punto non avevo resistito.
"Mi spieghi, per favore, cosa significa?"
Il ragazzo aveva deglutito, aveva guardato il soffitto, poi aveva detto piano:
"È… tipo la fatica di essere se stessi?"
E in quell’attimo senza Google, senza copia-incolla era davvero lui a parlare.
Gli avevo detto:
"Bravo. Peccato che anche un blogger del 2014 la pensasse come te: una piccola ricerca in rete e il tuo tema è saltato fuori parola per parola".
Risate in classe, un po’ d’imbarazzo, poi silenzio.
Gli avevo messo sei, scrivendo sotto: "Almeno quando l'hai spiegato sei stato te stesso"

Forse ho sbagliato, forse non avrebbe meritato quel voto. Alcuni colleghi a cui ho raccontato la cosa, mi hanno incoraggiata, ma altri mi hanno detto che avrebbe meritato un grave insufficienza e addirittura qualcuno ha detto che avrei dovuto chiedere un provvedimento disciplinare.

Io credo che non sempre serve una punizione per insegnare qualcosa.
A volte sarebbe bastato restituire a uno studente la sua voce anche se l’aveva trovata solo dopo aver copiato quella di qualcun altro.

04/11/2025
L’insegnante  deve svegliare nell’alunno la coscienza dell’intelligenza; da qui nascerà la voglia di studiare.  Bisogna ...
04/11/2025

L’insegnante deve svegliare nell’alunno la coscienza dell’intelligenza; da qui nascerà la voglia di studiare. Bisogna provocare la curiosità, poi qualsiasi obiettivo è buono, la costruzione del verbo videor come il rapporto tra i sessi, l’ a priori di Kant come le ballerine del varietà.

E' facile intuire quale dovrebbe essere la funzione dell’educatore– insegnante: dovrebbe essere un lavoro di liberazione e depurazione (ecco perché è assurda l’obbligatorietà dell’insegnamento religioso: la religione è una conquista non un acquisto) in seguito a cui venga riprovocata nell’impube la sua vera natura, ripercorrendo a rebours le cristallizzazioni dell’autorità.

Pier Paolo Pasolini

27/10/2025

Sessualità e adolescenza: importanza e ruolo che essa riveste nella costruzione dell’identità psicosociale negli anni dell’adolescenza

22/10/2025
Insegna a tuo figlio a mettere sani  confini, non soltanto a essere sempre gentile.La gentilezza senza confini non è più...
21/10/2025

Insegna a tuo figlio a mettere sani confini, non soltanto a essere sempre gentile.

La gentilezza senza confini non è più gentilezza: diventa compiacenza, paura di deludere, ricerca di approvazione.
Molti adulti che oggi faticano a dire “no”, che si sentono in colpa se non sono sempre disponibili o che finiscono spesso in relazioni sbilanciate, sono stati bambini educati a essere “bravi” più che a essere “autentici”.
Dal punto di vista psicologico, saper mettere confini è la base dell’autostima:
significa sentire che “io ho diritto di esistere anche quando non accontento l’altro”.
Quando un bambino impara a riconoscere ciò che è troppo, ciò che non lo fa stare bene e ciò che non vuole, sta costruendo identità, dignità e autoregolazione emotiva.
Sta imparando a rispettare sé stesso.
Educarlo a “non disturbare”, “fare il carino”, “essere sempre disponibile” può sembrare cortesia… ma spesso diventa rinuncia a sé. Cresce così un adulto che dice sì quando vorrebbe dire no.
Al contrario, insegnare i confini non rende egoisti: rende liberi.
Permette al bambino di dire “mi fermo”, “non mi piace”, “non ora”, senza percepire queste frasi come mancanza di valore o rischio di perdere affetto.

Un figlio che conosce i propri confini diventerà un adulto che:

-non si lascia manipolare

-non si svuota per essere accettato

-sceglie quando essere disponibile

-resta gentile, ma senza scomparire, senza annullarsi.

AHHH...BEATA CULTURA!Vietare l’educazione sessuale e affettiva nelle scuole va contro le linee guida dell’OMS.Questa mat...
16/10/2025

AHHH...BEATA CULTURA!

Vietare l’educazione sessuale e affettiva nelle scuole va contro le linee guida dell’OMS.
Questa materia dovrebbe infatti essere parte integrante del programma scolastico come diritto all’educazione e alla salute.

Chi la proibisce non ha la minima idea di che cosa sia realmente l’educazione sessuale e affettiva che non ha a che fare assolutamente con il concetto di spingere a realizzare pratiche sessuali o transizioni di genere, eccetera. Questa confusione indica una grave ignoranza sul tema.

L’educazione affettiva parte dalla conoscenza del proprio corpo, dalla sua gestione a partire dalla corretta igiene personale, fino ad arrivare alla conoscenza dei fenomeni come il menarca, lo spermarca, ecc. non solo come siamo nati.

È innanzitutto conoscenza dei confini e del consenso: una materia fondamentale contro il bullismo, l’abuso infantile e infine il femminicidio.

L' Educazione alle Emozioni? Dove la inseriamo?

Parlare di rispetto e consenso è pericoloso?

Se c’è qualcosa di cui abbiamo veramente bisogno in Italia oggi è proprio l’educazione sessuale e affettiva nelle scuole.

Creare un tabù intorno a questo argomento va contro il diritto alla salute e all’educazione dei nostri ragazzi e ragazze.

Diciamolo forte e chiaro: le ideologie politiche non devono infilarsi nella medicina, nella pedagogia e nelle materie psicoeducative

📍L’empatia senza un limite è autodistruzione.Una mia Prof di psicologia clinica disse: per capire l’empatia devi fare l’...
11/10/2025

📍L’empatia senza un limite è autodistruzione.

Una mia Prof di psicologia clinica disse: per capire l’empatia devi fare l’esempio del pozzo.
Se c’è uno in un pozzo, tu devi capire che sta male e aiutarlo a venirne fuori.
Non devi lanciarti da lui.

Indirizzo

Via Roma, 61
Palazzo San Gervasio
85026

Telefono

3381710487

Sito Web

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando dott.ssa Maurizia Buonvino Pedagogista Clinico pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Condividi

Share on Facebook Share on Twitter Share on LinkedIn
Share on Pinterest Share on Reddit Share via Email
Share on WhatsApp Share on Instagram Share on Telegram