dott.ssa Maurizia Buonvino Pedagogista Clinico

dott.ssa Maurizia Buonvino Pedagogista Clinico Il Pedagogista Clinico si pone l'obiettivo di educare la persona, ovvero aiutarla a trovare in se st

La Svezia sta dando maggiore importanza ai libri e alla scrittura a mano nelle scuole, e questo cambiamento è significat...
11/02/2026

La Svezia sta dando maggiore importanza ai libri e alla scrittura a mano nelle scuole, e questo cambiamento è significativo.

Dopo anni di forte digitalizzazione nelle aule scolastiche, i risultati della Svezia nelle valutazioni internazionali sulla lettura sono diminuiti tra il 2016 e il 2021, e responsabili politici ed educatori hanno discusso se l’uso intensivo degli schermi nei primi anni di scuola possa essere parte del problema.

In risposta, il governo svedese sta finanziando un maggior numero di libri di testo cartacei e incoraggiando una pratica più intensa della lettura e della scrittura a mano. Gli strumenti digitali non vengono eliminati in modo generalizzato, ma i materiali cartacei tornano al centro dell’attenzione, soprattutto per gli studenti più giovani.

La ricerca rileva spesso un lieve vantaggio della lettura su carta rispetto agli schermi in termini di comprensione, anche se i risultati variano a seconda dell’età e del contesto.

Non si tratta di un rifiuto della tecnologia, ma di un tentativo di ripristinare l’equilibrio.

LA CAMPANIA DA’ IL VIA ALL’EDUCAZIONE AFFETTIVA NELLE SCUOLE Mentre a livello nazionale il dibattito sull’educazione aff...
21/01/2026

LA CAMPANIA DA’ IL VIA ALL’EDUCAZIONE AFFETTIVA NELLE SCUOLE

Mentre a livello nazionale il dibattito sull’educazione affettiva nelle scuole sembra segnare il passo, la Regione Campania decide di tracciare una rotta ostinatamente contraria. Con la pubblicazione della graduatoria che vede protagonisti 346 istituti scolastici di ogni ordine e grado, la Campania lancia un segnale politico e culturale fortissimo: l’affettività, la gestione delle emozioni e le pari opportunità non sono temi accessori, ma pilastri della formazione pubblica.

L’operazione, sostenuta da un investimento di 2 milioni di euro, punta a scardinare alla radice la cultura maschilista e gli stereotipi di genere. “La Campania è in prima linea nel contrasto alla violenza maschile sulle donne.

In attesa che il Ministro Valditara intervenga, la Campania vuole rendere questa misura un presidio fondamentale, perché educare ai sentimenti significa intervenire in modo strutturale. La scuola non deve solo trasmettere saperi, ma formare cittadini capaci di ascolto e reciprocità.



Mettere un confine, all’inizio, sembra una perdita.Perché ti toglie l’illusione che “se mi impegno abbastanza, allora mi...
21/01/2026

Mettere un confine, all’inizio, sembra una perdita.

Perché ti toglie l’illusione che “se mi impegno abbastanza, allora mi ameranno come ho bisogno”.

Ti toglie la speranza di essere scelta senza doverti scegliere tu.
E soprattutto, ti toglie la distrazione.

Ecco perché fa paura.

Il confine non è un gesto aggressivo.
Non è punire. Non è vendicarsi. Non è diventare freddi.

Un confine è una frase interiore che suona così:
“Io ci sono.”

Io mi vedo. Io mi ascolto. Io mi proteggo.

Quando inizi a mettere confini, spesso le persone non si arrabbiano perché “sei cattivo”.
Si arrabbiano perché non sei più disponibile come prima.

E lì capisci tanto: capisci che non stavano amando te…
stavano amando l’accesso che avevano a te.

Con il tempo, il confine diventa una restituzione.

Ti restituisce energia, perché smetti di disperderla in negoziazioni silenziose.
Ti restituisce dignità, perché smetti di spiegarti per esistere.
Ti restituisce voce, perché smetti di ingoiare e inizi a nominare.

E sai qual è il punto più profondo?
Che un confine non serve solo a “proteggerti dagli altri”.

Serve a proteggerti da te stesso, da quella parte che, per paura,
sarebbe disposta a svendersi pur di non restare solo.

E se oggi ti sembra troppo difficile, ricordati questo:
non stai perdendo una relazione.

Stai smettendo di perdere te stesso.

20/01/2026
INCORAGGIATI INCORAGGIANDOIncoraggia gli altri nei loro punti di forza e non sminuirli mai per le loro debolezze. Nel da...
09/01/2026

INCORAGGIATI INCORAGGIANDO
Incoraggia gli altri nei loro punti di forza e non sminuirli mai per le loro debolezze.
Nel dare forza agli altri, anche tu diventerai più forte.
Al contrario, mortificando gli altri, mortificherai solo te stesso.
Il colore con cui dipingi una ringhiera è lo stesso colore che ti resta sulle mani.

(Swami Kriyananda) 🌀⭐️

Hai letto la frase ? Ora fermati, chiudi gli occhi e 𝐫𝐢𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚 𝐢𝐥 𝐭𝐮𝐨 𝐬𝐠𝐮𝐚𝐫𝐝𝐨 "𝐚𝐥𝐥'𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐧𝐨" 𝐜𝐨𝐦𝐢𝐧𝐜𝐢𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐝𝐚𝐥 𝐫𝐞𝐬𝐩𝐢𝐫𝐨. Guard...
05/12/2025

Hai letto la frase ? Ora fermati, chiudi gli occhi e 𝐫𝐢𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚 𝐢𝐥 𝐭𝐮𝐨 𝐬𝐠𝐮𝐚𝐫𝐝𝐨 "𝐚𝐥𝐥'𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐧𝐨" 𝐜𝐨𝐦𝐢𝐧𝐜𝐢𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐝𝐚𝐥 𝐫𝐞𝐬𝐩𝐢𝐫𝐨.
Guardati dentro , allontana gli alibi. Questo non significa colpevolizzarsi, ma riconoscere che una 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐭𝐮𝐚 𝐢𝐧𝐟𝐞𝐥𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚̀ non dipende sempre e solo da ciò che accade fuori, ma da come rispondi, da ciò che accetti, da ciò che non hai ancora il coraggio di cambiare.
Quando inizi a prenderti 𝐥𝐚 𝐫𝐞𝐬𝐩𝐨𝐧𝐬𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐭𝐮𝐞 𝐞𝐦𝐨𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢, smetti di aspettare che qualcuno o qualcosa arrivi a salvarti. Ed è cosi che diventiamo 𝐩𝐫𝐨𝐭𝐚𝐠𝐨𝐧𝐢𝐬𝐭𝐢, non spettatori.
È lì che nasce 𝐢𝐥 𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐦𝐨𝐯𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐢𝐨𝐫𝐞: 𝐧𝐞𝐥 𝐦𝐨𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐢𝐧 𝐜𝐮𝐢 𝐬𝐜𝐞𝐠𝐥𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐝𝐢 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐮𝐛𝐢𝐫𝐞 𝐩𝐢𝐮̀, 𝐦𝐚 𝐝𝐢 𝐭𝐫𝐚𝐬𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐫𝐞.

“I genitori sono più preoccupati di farsi amare dai loro figli che di educarli. Più ansiosi di proteggerli dai falliment...
05/12/2025

“I genitori sono più preoccupati di farsi amare dai loro figli che di educarli.

Più ansiosi di proteggerli dai fallimenti che di
sopportarne il conflitto.”

Massimo Recalcati

27/11/2025

Il corpo sente.
Il corpo racconta.
Il corpo insegna.
Da qui nasce ogni apprendimento autentico.
Nel corpo c'è memoria, presenza e futuro.
Ascoltarlo è il primo passo per imparare davvero.

🏡 💔 Negli ultimi giorni l’Italia intera si è ritrovata a parlare di una storia che ha diviso, scosso, fatto riflettere.U...
21/11/2025

🏡 💔 Negli ultimi giorni l’Italia intera si è ritrovata a parlare di una storia che ha diviso, scosso, fatto riflettere.
Una storia che è cresciuta prima nel silenzio di un bosco sopra Vasto e poi è esplosa sui social, sui giornali, in tv. La storia dei «bambini del bosco», ora allontanati dalla loro famiglia.

Tutto nasce dal racconto della mamma, Catherine, che aveva condiviso online il loro stile di vita: una vita radicale, scelta e difesa con convinzione.
Niente corrente elettrica.
Niente gas.
Niente scuola.
Solo il fruscio degli alberi, le giornate scandite dalla luce del sole e una quotidianità che sembrava costruita per fuggire da tutto ciò che il mondo moderno rappresenta.

Per alcuni, un sogno.
Per altri, un campanello d’allarme.

E poi, improvvisamente, qualcosa cambia.
Le parole della donna iniziano a circolare, ad attirare attenzione, a sollevare domande sempre più pesanti. Così pesanti che i servizi sociali sono intervenuti, portando via i bambini dal bosco, allontanandoli dalla loro casa e dai loro genitori.

E qui è arrivata la frattura.
Il momento in cui l’Italia si è divisa, quasi spaccata in due.

Da una parte c’è chi difende Catherine e il padre dei bambini:
chi vede nella loro scelta un atto di libertà, un tentativo autentico – forse ingenuo – di proteggere i piccoli da un mondo considerato troppo veloce, troppo digitale, troppo artificiale.
Chi dice che crescere a contatto con la natura, senza schermi, senza consumismo, sia un privilegio raro.

Dall’altra parte c’è chi parla di pericolo, di privazioni, di limiti troppo grandi per bambini così piccoli.
Chi dice che la libertà non può significare assenza di istruzione.
Chi teme l’isolamento, la mancanza di cure adeguate, il rischio invisibile di una vita lontana da tutto.

In mezzo, ci siamo noi.
Noi che leggiamo, commentiamo, ci emozioniamo, ci indigniamo, ci chiediamo dove stia il confine tra una scelta di vita e una scelta che può compromettere la crescita di un figlio.

E mentre il dibattito cresce, rimane un’immagine che colpisce più di tutto: tre bambini che, in un solo giorno, hanno lasciato la loro quotidianità fatta di foglie, terra, silenzi… per entrare in un mondo completamente diverso.
Una casa diversa.
Regole diverse.
Volti nuovi.
Un cambiamento enorme che nessun bambino potrebbe comprendere fino in fondo.

Non sappiamo come finirà questa storia.
Non sappiamo se la famiglia potrà ricongiungersi, se verranno trovati compromessi, se il bosco resterà il loro rifugio o diventerà solo un ricordo.

Ma una cosa è certa: questa vicenda ci mette davanti a domande che non hanno una risposta facile.

Che cos’è davvero “una vita giusta” per un bambino?
È fatta di natura o di sicurezza?
Di libertà o di protezioni?
Di distanza dal mondo… o di accompagnamento dentro di esso?

Forse il vero tema non è scegliere da che parte stare, ma riconoscere che crescere un figlio significa camminare ogni giorno su un equilibrio fragile, in cui ogni decisione pesa, ogni gesto educa, ogni assenza parla.

E forse, proprio questa storia ci ricorda quanto sia immenso e delicato il ruolo di un genitore… e quanto sia complesso il compito di chi deve intervenire quando qualcosa sembra non funzionare.

Il bosco ora è silenzioso.
La famiglia è divisa.
L’Italia discute.
E quei bambini, da qualche parte, stanno cercando di dare un senso a tutto questo.

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Via Roma, 61
Palazzo San Gervasio
85026

Telefono

3381710487

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