03/04/2026
Cos’è la timidezza?
In botanica esiste un fenomeno naturale presente in alcune foreste tropicali, che accade tra gli alberi e che racconta di quanto siano necessari e delicati i confini. Viene chiamato la “timidezza delle chiome”.
Le chiome degli alberi, quando si trovano ad essere molto vicine le une alle altre, imparano a lasciare uno spazio tra loro, fino al punto da creare delle affascinanti aperture, dei sottili spiragli da cui entra la luce.
Uno dei motivi alla base di questo fenomeno sembrerebbe avere a che fare con l’ evitamento della schermatura reciproca. Gli alberi, tramite i propri fotorecettori, sono in grado di percepire la presenza di una pianta vicina, grazie al cambio di qualità di luce, che raggiunge i fotorecettori stessi. Così essi orientano la propria crescita (rami e foglie) più verso l’altro che non lateralmente, in modo appunto da “non darsi fastidio” gli uni con gli altri, creando suggestivi corridoi di luce.
E di cosa parliamo quando parliamo di timidezza se non di confini? La timidezza come guardiana delle ondate emotive che rompono argini, come profonda osservatrice di un’attenzione verso la delicatezza, essa ci interroga sulla paura di toccare/farsi toccare dall’altro, chissà che non esca una parte nuova e vergognosa di sé. Ma forse la timidezza parla anche della possibilità di far passare la luce, a patto che, se anche dovesse capitare di toccarsi, si possa rimanere separati e non ci si debba confondere necessariamente fino a perdersi. Forse la timidezza racconta della possibilità di lasciare degli spazi vuoti, corridoi che diventano strade, di far entrare un po’ di luce a risvegliare processi che stanno nel sottosuolo, dove rimestano cose nuove, che magari possono sorgere dal profondo e domani salire in altro, fino a diventare foglie delle chiome.🌳