Studio chiropratico Rezza

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18/02/2026

Un nuovo studio pubblicato su Current Biology da un team di ricercatori guidato da Jung-min Oh e Ken-ichi Amemori ha svelato il meccanismo cerebrale che regola la nostra capacità di agire in condizioni avverse. Il motore del lavoro è stato rispondere al perchè ci blocchiamo di fronte a un compito difficile, anche se ambiamo al premio finale. È facile agire quando tutto va bene, ma trovare la spinta per iniziare quando ci sono ostacoli o rischi è un processo neurologico completamente diverso. La ricerca, condotta sui macachi, ha identificato un circuito specifico, la via che collega lo striato ventrale (VS) al pallido ventrale (VP), che agisce come un "freno" comportamentale quando l'ambiente presenta minacce o costi elevati. Disattivando questo freno, è possibile ripristinare la motivazione senza alterare la percezione del rischio: il cervello non è più paralizzato dalla presenza della minaccia e compie l'azione per ottenere il premio finale.
Il cuore della scoperta, spiegato nello studio pubblicato su Current Biology, risiede nella distinzione tra il desiderio di una ricompensa e la capacità effettiva di iniziare l'azione necessaria per ottenerla, specialmente quando c'è un prezzo da pagare. Per esempio, scegliere di alzarsi presto la mattina per allenarsi, sapendo che l'attività fisica è un toccasana per la nostra salute, ma al costo di abbandonare l'abbraccio caldo del nostro letto. Per studiare questo fenomeno, i ricercatori hanno addestrato dei macachi in due compiti decisionali distinti: un compito basato solo su ricompense, e un compito più complesso nel quale gli animali dovevano decidere se accettare un'offerta che combinava una ricompensa (succo) con uno stimolo sgradevole (un soffio fastidioso d'aria sul viso).
In condizioni normali, la presenza di un qualsiasi feedback negativo tende a sopprimere la motivazione, portando spesso gli individui a non iniziare affatto il compito. Utilizzando una tecnica avanzata chiamata chemiogenetica, che permette di silenziare in modo reversibile specifici neuroni, il team ha inibito selettivamente la via che va dallo striato ventrale (VS) al pallido ventrale (VP). I risultati sono stati sorprendenti: l'inibizione di questo circuito ha ripristinato la motivazione degli animali specificamente nel compito avversivo. Quando il circuito VS-VP era "spento", le scimmie smettevano di esitare e iniziavano il compito con lo stimolo sgradevole molto più frequentemente. Le registrazioni dell'attività neuronale hanno confermato che, normalmente, i neuroni del VS si attivano rapidamente in risposta a contesti negativi e inibiscono il VP, bloccando di fatto l'iniziativa. Pertanto, rimuovere questa inibizione permette al "motore" dell'azione (il VP) di funzionare liberamente anche in presenza di difficoltà.
Un aspetto cruciale emerso dallo studio è che il ripristino della motivazione non è dovuto a una distorsione della realtà o a un'incapacità di valutare il pericolo. Anche sotto l'effetto dell'inibizione chemiogenetica, gli animali continuavano a distinguere perfettamente le offerte vantaggiose da quelle svantaggiose e non mostravano preferenze alterate. In altre parole, non è che il "soffio d'aria" piacesse di più o facesse meno paura; semplicemente, il cervello non lasciava più che quella prospettiva negativa paralizzasse l'inizio dell'azione.
Questa distinzione è fondamentale perché separa i processi di "valutazione dell'obiettivo" dai processi di "iniziazione comportamentale". Lo studio ha dimostrato che la via VS-VP regola specificamente lo sforzo e la volontà di iniziare, indipendentemente da quanto sia buono il premio finale. Analizzando la storia dei tentativi, i ricercatori hanno notato che questo circuito è particolarmente sensibile ai fallimenti recenti: normalmente, un errore precedente tende a scoraggiare il tentativo successivo, ma sopprimendo la via VS-VP, questa tendenza ad "arrendersi" dopo un fallimento veniva attenuata.

Per approfondire e vedere l’immagine nella quale si può vedere la zona del cervello sulla quale gli scienziati sono intervenuti: https://geopop.it/3Gxlw

09/02/2026
05/02/2026

La Biologa Molecolare Spiega Come La Cannabis Uccide Le Cellule Tumorali.
Le affermazioni anti-cancro fatte dai sostenitori della cannabis medica non si basano più solo su storie di successo e su simpatici aneddoti.
La dott.ssa Christina Sanchez, professoressa di biologia presso l'Università Complutense di Madrid, spiega come la sua ricerca supporta l'affermazione che la cannabis uccide il cancro.
Lo studio dimostra che il THC nella cannabis uccide il cancro
La Sanchez è stata coinvolta in diversi studi che hanno indicato che il cannabinoide THC nella cannabis uccide le cellule tumorali. Questi studi di laboratorio hanno riguardato l'applicazione di composti di THC a colture cellulari di cancro al cervello. Inoltre, le ricerche hanno condotto diversi studi sugli animali.
Il THC, o tetraidrocannabinolo, è il composto chimico della cannabis responsabile dei suoi effetti psicoattivi. Sanchez e il suo team hanno scoperto che, dopo essere state trattate con THC, le cellule tumorali si stavano come "suicidando". Questo differisce da altri trattamenti contro il cancro, come ad esempio la chemioterapia, poiché il THC è in grado di distinguere tra cellule sane e malsane. D'altra parte, i trattamenti convenzionali contro il cancro non fanno questa distinzione.
Sanchez spiega:
Uno dei vantaggi dei cannabinoidi, o dei farmaci a base di cannabinoidi, sarebbe che essi mirano specificamente a cellule tumorali. Non hanno alcun effetto tossico su cellule normali non tumorali. Questo è un vantaggio rispetto alla chemioterapia standard che mira fondamentalmente a tutto.
Sanchez rivela inoltre che l'effetto anti-cancro del THC è potenziato dalla presenza di CBD, o cannabidiolo. Il CBD è un antiossidante molto potente. Protegge il cervello da stress e danni, oltre alle sue proprietà anti-cancro. Questi effetti sinergici di THC e CBD potrebbero costituire un trattamento molto potente per il cancro.
Sanchez aggiunge:
Non riesco a capire perché negli Stati Uniti la cannabis è in tabella I, perché è abbastanza ovvio non solo dal nostro lavoro, ma dal lavoro di molti altri ricercatori che la pianta ha un potenziale terapeutico molto ampio.
Su questo tema: Un Giudice Ammette Di Aver Sbagliato Sulla Ma*****na
Cannabinoidi e il sistema endocannabinoide
Il corpo umano risponde ai cannabinoidi contenuti nella pianta di cannabis perché produce anche i suoi cannabinoidi naturali. Questi endocannabinoidi aiutano a stabilire e mantenere la salute umana.
Questo sistema endocannabinoide del corpo ha molte importanti funzioni biologiche. Influenza appetito, umore, comportamento locomotore, riproduzione e molte altre funzioni.
Il sistema endogeno di cannabinoidi, che prende il nome dalla pianta che ha portato alla sua scoperta, è forse il più importante sistema fisiologico coinvolto nello stabilire e mantenere la salute umana. Gli endocannabinoidi e i loro recettori si trovano in tutto il corpo: nel cervello, negli organi, nei tessuti connettivi, nelle ghiandole e nelle cellule immunitarie. In ogni tessuto, il sistema dei cannabinoidi svolge diversi compiti, ma l'obiettivo è sempre lo stesso: omeostasi, il mantenimento di un ambiente interno stabile, nonostante le fluttuazioni esterne
La ricerca continua a stabilire un caso forte per le capacità miracolose di guarigione dei cannabinoidi. Il nostro sostegno alla coltivazione di piante di cannabis e alla continua ricerca scientifica condurrà a una maggiore disponibilità di vari ceppi di cannabis specificamente progettati per contenere alte dosi di alcuni cannabinoidi e quindi servire come farmaci sicuri per malattie orribili.
L'utilizzo di ma*****na medica e di medicinali derivati dalla cannabis nel trattamento di malattie come il cancro, l'epilessia, il dolore cronico, il diabete, la sclerosi multipla, l'insonnia, la depressione, ecc., continuerà a crescere.
La cannabis può ancora diventare uno dei rimedi naturali più utili per alcune delle malattie più paralizzanti dell'umanità.
*Cannabinolo (CBN): Recettori, Interazioni e Effetti Terapeutici*
Il *cannabinolo (CBN)* è un cannabinoide presente nella pianta di cannabis, noto per le sue proprietà *sedative, analgesiche e rilassanti*. Sebbene il CBN condivida alcune caratteristiche con il *tetraidrocannabinolo (THC si lega ad un solo recettore CB1)*, la sua affinità ed interazione con più recettori *CB1, CB2 e GPR55* suggerisce un potenziale terapeutico ancora in fase di studio e molto promettente
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*Interazione del CBN con i Recettori Cannabinoidi*
Il CBN agisce principalmente su tre recettori:
- *Recettori CB1*: Situati nel *sistema nervoso centrale*, regolano il dolore, l'umore e la memoria.
- *Recettori CB2*: Presenti nel *sistema immunitario*, influenzano l'infiammazione e la risposta immunitaria.
- *Recettore GPR55*: Considerato un recettore cannabinoide putativo, potrebbe modulare la *risposta infiammatoria e il dolore neuropatico* ⁽¹⁾.
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*Effetti Terapeutici del CBN*
Le proprietà del CBN sono ancora oggetto di ricerca, ma studi preliminari suggeriscono diversi benefici:
- *Effetto sedativo*: Il CBN è noto per favorire il sonno e ridurre l'insonnia.
- *Proprietà analgesiche*: Può contribuire alla gestione del dolore cronico e neuropatico⁽²⁾.
- *Azione antinfiammatoria*: Interagendo con i recettori CB2, il CBN potrebbe ridurre l'infiammazione sistemica⁽³⁾.
- *Neuroprotezione*: Studi indicano che il CBN potrebbe avere effetti positivi sulle malattie neurodegenerative⁽¹⁾.
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*Evidenze Scientifiche*
La ricerca sul CBN è in crescita, con studi che ne analizzano le proprietà:
- Uno studio su _Springer_ ha evidenziato l'interazione tra *CBN, CB1 e CB2*, suggerendo il suo potenziale terapeutico per il *Parkinson* ⁽¹⁾.
- La ricerca su _BMC Pharmacology_ ha analizzato il ruolo del *GPR55* nella modulazione del dolore e dell'infiammazione⁽³⁾.
- Un'indagine su _123dok_ ha confermato l'effetto analgesico del CBN attraverso l'attivazione dei recettori cannabinoidi⁽²⁾.
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*Conclusione*
Il *CBN* è un cannabinoide promettente con effetti *sedativi, analgesici e antinfiammatori*, grazie alla sua interazione con i recettori *CB1, CB2 e GPR55*. Sebbene siano necessarie ulteriori ricerche, le evidenze attuali suggeriscono che il CBN potrebbe essere utile per la gestione del dolore, dell'infiammazione e dei disturbi del sonno.

Se vuoi approfondire, puoi consultare gli studi disponibili [qui](https://link.springer.com/article/10.1007/s00429-020-02116-4), [qui](https://123dok.org/.../farmacologia-dei-recettori...), e [qui](https://bmcpharma.biomedcentral.com/.../1471-2210-8-S1-A23).
Sources:
[1] Expression of GPR55 and either cannabinoid CB1 or CB2... - Springer (https://link.springer.com/article/10.1007/s00429-020-02116-4)
[2] Farmacologia dei recettori cannabinoidi - CANNABIS E CANNABINOIDI - 123dok (https://123dok.org/.../farmacologia-dei-recettori...)
[3] Functional characterization of the novel cannabinoid receptor GPR55 and... (https://bmcpharma.biomedcentral.com/.../1471-2210-8-S1-A23)
Copyright ©️ Etica Ruggero Dipa

03/02/2026

E‘ un po‘ lungo ma vale la pena leggerlo e memorizzarlo (per il vostro bene)

QUANDO LA NEBBIA È NELLA TESTA… MA NASCE NELL’INTESTINO

Ti è mai capitato di entrare in una stanza e dimenticare perché sei lì? Di iniziare una frase… e perdere il filo del discorso a metà strada, come se una nebbia improvvisa ti avesse coperto il cervello? Oppure di leggere una pagina intera e renderti conto che non hai assorbito niente, come se la mente fosse staccata dal corpo?

Succede a tantissime persone e la prima reazione è sempre la stessa, pensi di avere qualcosa che non va. Perché quando la mente si offusca, la memoria vacilla e la concentrazione si dissolve, la paura di non essere più lucidi diventa reale.

Eppure, ed è qui che la biologia ci apre gli occhi, non è tutto nella tua testa. Perché in molti casi la nebbia mentale non nasce dal cervello, ma dall’intestino.

Negli ultimi anni la scienza ha finalmente dato un nome a qualcosa che la medicina integrata aveva intuito da decenni, l’asse intestino-cervello. Non si tratta di un concetto metaforico. È un vero e proprio sistema di comunicazione bidirezionale, in cui miliardi di neuroni intestinali dialogano costantemente con quelli cerebrali attraverso vie nervose, ormonali e immunitarie.

Ogni volta che l’intestino si infiamma, produce tossine o si sbilancia, invia segnali di pericolo al cervello. E il cervello, ricevendo quei segnali, reagisce con sintomi che spesso vengono scambiati per stress, depressione o problemi di concentrazione. Fatica cronica, ansia sottile e costante, difficoltà a organizzare le idee, irritabilità, scarsa motivazione. Tutti effetti reali di un’infiammazione che inizia a livello viscerale, non mentale.

Il nostro intestino ospita più di cento trilioni di microbi, tra batteri, virus e funghi. Insieme formano il microbiota, una vera comunità intelligente che partecipa a ogni processo vitale, digestione, produzione di vitamine, regolazione immunitaria e perfino creazione dei neurotrasmettitori dell’umore.

Il problema nasce quando questa comunità perde equilibrio. Cattive abitudini alimentari, stress cronico, antibiotici, metalli pesanti, disbiosi o infezioni latenti possono alterare la flora intestinale e rendere permeabile la mucosa.

Quando questo accade, molecole tossiche e frammenti batterici attraversano la barriera intestinale e raggiungono il sangue. È il fenomeno noto come intestino permeabile. E da qui inizia una catena di eventi infiammatori che colpisce anche il cervello.

Quando la barriera intestinale è compromessa, anche la barriera ematoencefalica, quella che protegge il cervello dalle tossine, tende a indebolirsi. Il risultato è che sostanze infiammatorie, citochine e metaboliti intestinali possono influenzare direttamente i neuroni.

È in questo momento che appare quella sensazione indefinita di nebbia mentale. L’infiammazione intestinale altera la produzione dei neurotrasmettitori:

- Serotonina, legata all’umore e al senso di calma;

- Dopamina, che regola motivazione, concentrazione e piacere;

- GABA, che modula la tranquillità e riduce l’ansia.

Quando questi sistemi si sbilanciano, ti senti fuori asse, anche se il cerveIIo non presenta lesioni né patologie. Ti manca chiarezza, concentrazione e quella brillantezza che una volta ti veniva naturale.

Ogni infiammazione, anche la più piccola, è un processo che consuma energia. Le cellule immunitarie, quando attivate, liberano radicali liberi e sostanze ossidanti per combattere i nemici. Il problema è che, se l’infiammazione diventa cronica, questa guerra invisibile si prolunga nel tempo e prosciuga l’energia cerebrale.

Ecco perché ti senti esausto anche dopo aver dormito otto ore. Perché il corpo è impegnato a spegnere infiammazioni intestinali e non può dedicarsi al ripristino neuronale. Nel frattempo, la microglia, le cellule immunitarie del cervello, rimane iperattiva, mantenendo un costante stato di allerta. Il risultato? Un cervello infiammato, lento, appannato, incapace di rigenerarsi come dovrebbe.

Pochi sanno che oltre il novanta per cento della serotonina non si produce nel cervello, ma proprio nell’intestino. E questa serotonina periferica dialoga con il sistema nervoso enterico, influenzando la peristalsi, il tono dell’umore e persino il sonno.

Quando l’intestino è infiammato, la produzione e la regolazione della serotonina vengono alterate. Così, un disturbo digestivo può facilmente trasformarsi in malinconia, ansia o insonnia. Ecco perché chi soffre di colon irritabile, candida, disbiosi o intolleranze alimentari lamenta spesso sintomi mentali o emotivi.... non è psicosomatico, è biochimico.

C’è poi un altro elemento chiave... la tossicità ambientale. Metalli pesanti, pesticidi, additivi alimentari, residui di plastica e micotossine delle muffe compromettono la funzionalità epatica e intestinale, sovraccaricando i sistemi di detossificazione.

Il fegato, quando non riesce a filtrare tutto, rimette in circolo metaboliti tossici che raggiungono anche il cerveIIo. È ciò che molti descrivono come testa ovattata, confusione o “stanchezza che non passa. In realtà è neuroinfiammazione tossica, alimentata da un intestino che non riesce più a smaltire il carico chimico.

Ogni sintomo è un messaggio, la stanchezza non è pigrizia. La nebbia mentale non è un difetto di carattere. Sono segnali del corpo che chiede equilibrio e l’equilibrio comincia sempre dal terreno.

Se il terreno, cioè l’intestino, è infiammato, nulla potrà funzionare davvero bene... né la mente, né l’umore, né il sistema immunitario. La guarigione autentica parte da dentro, da quella radice invisibile dove tutto ha inizio... il microbiota.

E ora arriviamo alla parte più importante, Come ripristinare la chiarezza mentale?

Non esistono scorciatoie, ma ci sono strategie concrete per riportare armonia tra intestino e cervello.

1. Depurazione gentile: Prima di tutto, è necessario alleggerire il carico tossico. Riduci zuccheri raffinati, glutine industriale, latticini e alcolici. Sostituiscili con cibi vivi, fibre prebiotiche e verdure amare che aiutano il fegato e il flusso biliare.

2. Ripristino del microbiota: L’assunzione mirata di probiotici di qualità e, soprattutto, l’alimentazione quotidiana a base di fibre solubili e polifenoli aiuta a ricostruire la biodiversità intestinale. Ogni specie batterica ha un ruolo specifico... alcune calmano l’infiammazione, altre potenziano la produzione di serotonina o rinforzano la barriera mucosa.

3. Riparazione della barriera intestinale: Sostanze come glutamina, zinco carnosina, colostro e acidi grassi a catena corta sono fondamentali per ricostruire la mucosa danneggiata. Un intestino chiuso non lascia passare tossine, e quindi riduce anche l’infiammazione cerebrale.

4. Regolazione del sistema nervoso: Respirazione diaframmatica, coerenza cardiaca e momenti di silenzio attivo aiutano a spostare il corpo in modalità parasimpatica, dove la digestione e la guarigione possono finalmente avvenire.

5. Sonno profondo: Il cervello si disintossica di notte, attraverso il sistema glinfatico. Senza un sonno rigenerante, le tossine cerebrali si accumulano e la nebbia aumenta. La sera riduci luci fredde, stimoli digitali e prediligi tisane calmanti o suoni a bassa frequenza.

È importante ricordare che la comunicazione intestino-cervello è bidirezionale. Così come l’infiammazione intestinale può creare disturbi cognitivi, anche lo stress mentale può alterare il microbiota.

Il sistema limbico, quando percepisce pericolo o stress costante, attiva l’asse HPA (ipotalamo-ipofisi-surrene), liberando cortisolo. Il cortisolo, se mantenuto elevato nel tempo, riduce il flusso sanguigno verso l’intestino, altera la secrezione enzimatica e indebolisce la mucosa. È un circolo vizioso... intestino infiammato, conseguenza cervello in allarme e così intestino ancora più infiammato.

Interrompere questo ciclo significa lavorare su entrambi i fronti... nutrire il microbiota e calmare il sistema nervoso.

Pensiamo spesso al cervello come a un organo isolato, ma in realtà è un sistema altamente dipendente dalla qualità del sangue che riceve. Ogni molecola tossica, ogni residuo di cibo mal digerito, ogni citochina infiammatoria che attraversa la barriera ematoencefalica, cambia la nostra capacità di pensare, sentire e ricordare.

Non puoi avere pensieri limpidi se il corpo è pieno di tossine. Così come non puoi essere calmo se il fegato è congestionato. E non puoi ricordare bene se l’intestino manda in continuazione segnali di pericolo. Per questo la vera chiarezza mentale non si ottiene con nootropi o caffè in più, ma con la pulizia interna.

Molti pensano che la nebbia mentale, la smemoratezza o la perdita di concentrazione siano normali con l’età... ma non è vero. Non è invecchiamento, è infiammazione cronica silente.

Le cellule cerebrali, quando infiammate, rallentano il metabolismo del glucosio e la produzione di energia mitocondriale. Per questo ti senti più lento, anche se il cervello è perfettamente sano. Eliminando la fonte di infiammazione, spesso intestinale, queste cellule possono tornare a funzionare con la stessa lucidità di un tempo. Il cervello non perde potenziale, si spegne quando il corpo gli manda segnali tossici. E si riaccende quando torna il flusso vitale.

Ripristinare la salute dell’intestino è molto più di una strategia digestiva... è un atto di rigenerazione globale. Significa ridare al corpo la possibilità di comunicare in modo chiaro con la mente. Significa smettere di vivere in modalità sopravvivenza e tornare a sentire energia, presenza e lucidità.

Il corpo non ti tradisce mai, ti avvisa sempre e quando impari a leggere i suoi segnali, gonfiore, stanchezza, sbalzi d’umore, sonnolenza mentale, non li vedi più come nemici, ma come messaggi di guarigione.

La chiarezza mentale non arriva per caso. Arriva quando il terreno biologico è pulito, il sistema nervoso è rassicurato e il corpo può tornare in coerenza. Quando il respiro si fa profondo e l’intestino non manda più segnali di allarme, il cervello si illumina da solo.

Molte persone raccontano che, dopo aver ridotto zuccheri, tossine e infiammazione intestinale, si sono sentite risvegliate. Non solo più leggere fisicamente, ma più presenti, più intuitive, più creative.
Come se il velo si fosse finalmente alzato.

Se ti capita di sentirti confuso, stanco o disconnesso, non pensare subito che sia colpa tua. Il corpo non sbaglia... ti sta segnalando che il cervello e l’intestino hanno perso il loro ritmo comune.
Riportali in armonia e la nebbia si dissolve.

La lucidità mentale non si conquista con la forza di volontà, ma con la guarigione cellulare. Ogni pensiero limpido nasce da un intestino pulito, un fegato libero e un sistema nervoso in sicurezza.

E la cosa più bella è che tutto questo è reversibile, il corpo sa sempre come tornare alla salute, se gli togli ciò che lo infiamma e gli ridai ciò che lo nutre. Non devi accettare la confusione o l’esaurimento come parte dell’età o del carattere. La chiarezza è un diritto biologico, una condizione naturale dell’essere umano.

Il tuo percorso verso la lucidità comincia da un gesto semplice, prenderti cura del tuo intestino. Lì, nel tuo secondo cervello, si trova la chiave della tua energia, della tua memoria e del tuo equilibrio... e quando guarisce l’intestino, anche la mente torna a respirare.

(Patrizia Coffaro)

02/02/2026

La perdita muscolare non è 'normale' con l'età: è un avviso biologico

L'immagine parla di ciò che sta scomparendo sotto.

Nel tempo, molte persone notano gambe più sottili, ginocchia più prominenti, contorni meno saldi. L'errore è pensare che sia solo un cambiamento estetico. In realtà, ciò che manca è il muscolo, e con esso, funzioni essenziali per vivere bene e più a lungo.

Questo processo si chiama sarcopenia e non è un dettaglio minore di invecchiamento: è uno dei più potenti indicatori di fragilità biologica.

Perché i muscoli sono così importanti?

I muscoli non sono solo forza o movimento. È un organo metabolico ed endocrino che:

- Regola la sensibilità al glucosio e all'insulina
- Riduce l'infiammazione cronica
- Produce segnali protettivi per cervello e cuore
- Ospita i mitocondri, le fabbriche di energia del corpo
- Mantiene equilibrio, andatura e capacità di reagire alle cadute

Quando si perde un muscolo, il corpo entra in uno stato di vulnerabilità silenziosa.

Cosa succede quando la sarcopenia fa effetto?

- Aumenta l'infiammazione di basso grado
- L'insulino-resistenza e l'alterazione metabolica sono facilitate
- Influisce la circolazione e la risposta immunitaria ..(migliorare può portare dei benefici per la nostra salute in generale )
Aumenta il rischio di cadute, fratture e perdita di autonomia
- È associato a maggiore compromissione cognitiva ed eventi cardiovascolari
- Aumenta la mortalità precoce

Non perché il muscolo sia "forte", ma perché mantiene l'organismo funzionale.

** Un punto chiave che pochi conoscono

La sarcopenia non inizia a 70 anni.
In molte persone inizia prima dei 40 anni e progredisce senza sintomi evidenti, specialmente con diete sedentarie, poco proteiche e malattie croniche.

** La buona notizia: i muscoli possono essere recuperati

Il tessuto muscolare è una delle più plastiche del corpo umano. Anche dopo anni di inattività, risponde quando riceve i giusti stimoli.

Tre pilastri fondamentali:

1. Nutrizione corretta

Dai priorità alle proteine complete e di qualità, insieme a grassi sani e micronutrienti: uova, pesce, legumi, noci, semi, olio d'oliva, avocado, latticini secondo tolleranza.

2. Muoviti con intenzione

Una palestra non è un obbligo. Camminare, salire le scale, esercizi di autopeso, stretching o semplici routine.
La chiave è progressione, non perfezione.

3. Supporto nutrizionale quando indicato

La creatina, supportata da prove scientifiche anche negli adulti più anziani, può essere uno strumento utile quando correttamente indirizzata, insieme ad una dieta antinfiammatoria.

** In sintesi

L'invecchiamento accelerato non inizia sulla pelle, inizia quando si perde il muscolo che trattiene energia, stabilità e indipendenza.

Costruire e trattenere i muscoli non è un obiettivo estetico, è una strategia di salute e sopravvivenza.

31/01/2026

Fianchi deboli e mal di schiena - Il legame biomeccanico

Il mal di schiena molto spesso non è un problema primario alla colonna vertebrale ma una conseguenza di alterata biomeccanica dell'anca. Uno dei modelli più comuni osservati clinicamente è un gluteo medio debole combinato con un quadratus lomborum stretto (QL). Questo squilibrio interrompe la stabilità pelvica, altera il trasferimento del carico e aumenta lo stress meccanico sulla colonna lombare durante i movimenti quotidiani come camminata, in piedi o attività a singola gamba.

Il gluteo medius è lo stabilizzatore primario del piano frontale del bacino. Durante la posizione ad arto singolo, funziona eccentricamente e concentralmente per evitare che il bacino cada sul lato non supportato. Quando questo muscolo diventa debole o inibito, il bacino tende a spostarsi o a scendere lateralmente. Per evitare il collasso, il corpo recluta il quadratus lomborum come strategia compensativa. Mentre questo aiuta a mantenere temporaneamente la postura verticale, pone eccessive forze compressive e di taglio sui segmenti lombari.

Quando il quadratus lomborum diventa iperattivo e stretto, solleva un lato del bacino, creando un carico asimmetrico attraverso la colonna lombare e la regione sacroiliaca. Questo porta ad un aumento dei momenti di piegamento laterale, compressione articolare della faccia e carica del disco irregolare. Nel tempo, questo stress ripetitivo contribuisce a lombalgia cronica, rigidità e ridotta efficienza del movimento spinale.

Questo squilibrio influisce anche sull'allineamento degli arti inferiori. I rapitori deboli dell'anca consentono una maggiore adduzione femorale e una rotazione interna durante l'andatura, che sposta il centro di massa lateralmente. Per controllare questa deviazione, il tronco si piega verso la gamba di posizione, aumentando ulteriormente l'attivazione QL. Questa magra del tronco aumenta le forze di compressione lombare e riduce la capacità di assorbimento degli urti dei fianchi, costringendo la colonna vertebrale ad assorbire carichi che non è progettata biomeccanicamente per gestire ripetutamente.

Inoltre, la meccanica alterata dell'anca riduce l'effettiva trasmissione della forza tra arti inferiori e tronco. Il bacino perde il suo ruolo di base stabile, portando a una scarsa sequenziazione cinetica della catena. Di conseguenza, anche semplici attività come stare in piedi prolungati, salire le scale o camminare possono provocare sintomi lombari dovuti alla continua protezione muscolare e al sovraccarico spinale.

Dal punto di vista della correzione biomeccanica, affrontare il mal di schiena in questo schema richiede ripristinare la forza e la resistenza del gluteo medius, riducendo al contempo la dominanza del quadratus lomborum. Quando i rapitori dell'anca riprendono il loro ruolo di stabilizzazione, il controllo pelvico migliora, lo stress lombare diminuisce e il carico spinale diventa più simmetrico. Questo ristabilisce modelli di movimento efficienti e riduce significativamente il mal di schiena ricorrente causato da disfunzioni dell'anca.
Alcuni casi di lombalgia cronica non sono problemi di origine vertebrale ma sono radicati in una biomeccanica anca-pelvica difettosa. Tratta l'anca, e spesso la colonna vertebrale lo segue.

29/01/2026

Il "tiro alla fune" nascosto che decide la postura della tua SCHIENA

A livello della colonna lombare c'è una battaglia silenziosa che va avanti tutto il giorno, tutti i giorni.

Da un lato c'è lo PSOAS, il grande muscolo che collega la colonna lombare alla coscia. È un muscolo particolare perchè la sua azione cambia a seconda della postura della colonna, ma in genere tira il bacino in avanti e in basso, aumentando la curva lombare.

Dall'altro lato c'è il RETTO ADDOMINALE, quello che comunemente chiamiamo "addominale". Lui fa il lavoro opposto: tira il bacino indietro e tiene le costole basse.

Quando questi due muscoli sono in equilibrio, le forze sono equilibrate la colonna lavora senza sforzo.

Ma ecco cosa succede nella vita reale.

Stiamo seduti per ore, e lo psoas rimane in accorciamento. Siamo stressati, e lo psoas si irrigidisce (è uno dei muscoli più "emotivi" che abbiamo). Il risultato è che lo psoas diventa più rigido e "tira" di più.

E l'addominale? Nella maggior parte delle persone è debole, poco reattivo, e non riesce a fare da contrappeso.

E attenzione che succede anche in chi fa molti crunch: un esercizio fatto da sdraiati, per quanto meglio di niente, non compesa la situazione.

È come un tiro alla fune dove una squadra ha 10 persone e l'altra ne ha 3: il risultato è scontato.

Il bacino viene tirato in avanti, la curva lombare tende ad aumentare, e quindi aumentano le forze di compressione ed il mal di schiena.

Il carico si sposta dai muscoli alle strutture passive della colonna: dischi, faccette articolari, legamenti.

Ed ecco spiegato perché tante persone hanno la schiena rigida anche se fanno stretching.

A livello della colonna funziona bene allungare lo psoas, ma serve soprattutto rinforzo e stabilità.

La buona notizia è che non servono centinaia di ripetizioni o esercizi complicati: serve un lavoro mirato che insegni all'addome a fare da "contrappeso" efficace nella vita di tutti i giorni, non solo quando sei sdraiato.

Indirizzo

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Palermo
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Orario di apertura

Lunedì 08:30 - 13:00
14:00 - 18:30
Martedì 08:30 - 13:00
14:00 - 18:30
Mercoledì 09:00 - 13:30
15:00 - 19:00
Giovedì 08:00 - 14:00
Venerdì 09:00 - 13:00
14:30 - 18:30
Sabato 10:00 - 15:00

Telefono

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