17/01/2026
🌀 Il suicidio in adolescenza è un fenomeno complesso e quasi mai impulsivo.
La letteratura scientifica sottolinea da tempo che i gesti autolesivi seri, inclusi quelli letali, sono il risultato di processi mentali, caratterizzati da sofferenza prolungata, difficoltà relazionali, isolamento, ansia, depressione, traumi irrisolti o indicibili, che si sviluppano nel tempo.
Certamente sono segnali di un dolore profondo che fatica a trovare spazio nel dialogo e nella comprensione.
Le criticità alla base di un atto suicidario sono varie ma non sufficienti a spiegare come una mente in sofferenza costruisca , giorno dopo giorno, un' idea di fuga che sembra l' unica via di uscita.
La sofferenza psicologica ha una componente narrativa: è la storia che il ragazzo o ragazza costruisce su di sé e sul proprio futuro. Quando tale narrazione è dominata da infelicità, senso di vuoto, rifiuto, fallimento e mancata appartenenza, non ci si trova davanti solo un individuo che soffre ma un' interazione tra il mondo interno di quel giovane e il suo ambiente relazionale.
Il caso di Annabella è uno dei tanti casi a cui la cronaca, spesso, non dedica abbastanza attenzione.
Se una giovane scompare si attivano tempestivamente, nel migliore dei casi, risorse mediatiche impegnate nella ricerca di tracce o indizi che possano portare al ritrovamento e al salvataggio di quella giovane vita.
Quando la giovane o il giovane viene ritrovato senza vita si lascia spazio ai dubbi, al rispettoso silenzio e poi nulla più.
Perché Annabella ha comprato due pizze prima di uccidersi?
Forse perché non si è uccisa ma l' hanno uccisa!
Oppure perché quell' ultima cena rappresentava il suo bisogno di nutrimento, di condivisione, di normalità. Un desiderio di essere vista, accolta o nutrita emotivamente.
Perché Annabella avrebbe dovuto mettersi una garza e un cerotto sulla bocca?
Forse perché il suo assassino non voleva che gridasse negli ultimi istanti di vita!
O magari perché il grande cerotto con la garza era un tentativo di proteggere, coprire e sigillare il dolore incompreso o di chi sente che la propria voce è bloccata, non ascoltata.
Perché Annabella ha messo la catena alla bici?
Forse perché non sapeva che di lì a poco il suo aguzzino avrebbe messo fine alla sua giovane vita.
Oppure quella bici messa in sicurezza, interrotta nel movimento, impotente di proseguire il percorso rappresentava il suo bisogno di chiudere un ciclo, di lasciare le cose a posto, senza creare problemi o fastidi agli altri.
Forse Annabella non riusciva nemmeno più a immaginare il presente e il futuro come posti abitabili.
Le indagini sicuramente chiariranno molti interrogativi. Nel frattempo, mi sento di dire che ogni gesto estremo nasce all' interno di una rete di legami, di silenzi e di aspettative che riguardano tutti noi.
Un adolescente non muore per mancanza di forza ma per mancanza di connessioni che lo tengano al mondo.
Dott. Ssa Melissa Caucci