Dott.ssa Silvana La Porta Psicologo Psicoterapeuta

Dott.ssa Silvana La Porta Psicologo Psicoterapeuta Psicologo Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale integrato con l'approccio Sistemico Relazionale.

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Di seguito una splendida intervista ad una psicanalista che spiega come agisce un manipolatore con Disturbo Narcisistico...
17/01/2026

Di seguito una splendida intervista ad una psicanalista che spiega come agisce un manipolatore con Disturbo Narcisistico di Personalità. Spesso chi non ci passa attraverso non ha idea di cosa si stia parlando, e chi vi si ritrova invece invischiato fatica a capire cosa gli stia accadendo. Di fatto l'unica soluzione (quando possibile) è allontanarsi dai manipolatori perversi, non giocare al loro gioco. Quando invece si è obbligati ad averci a che fare bisogna imparare a conoscere chi sono davvero e come agiscono per potersi schermare dai loro attacchi e dalle loro manipolazioni. Non è semplice, e di solito comporta fatica e sofferenza, ma si può ed è necessario per riaquistare il benessere perduto.

Molti anni di colloqui con persone psicologicamente disturbate la portarono a capire l’errore: “lo psicoanalista considera solo cosa accade nella testa di un individuo e se questo si la…

È una domanda che molti genitori non fanno ad alta voce. Perché arriva dopo.Quando ormai le puntate sono finite.E il dub...
15/01/2026

È una domanda che molti genitori non fanno ad alta voce. Perché arriva dopo.
Quando ormai le puntate sono finite.
E il dubbio resta.

La risposta non è una condanna.
Ma sì, la risposta è sì.
Educativa. Necessaria.

Non perché Stranger Things sia una br**ta serie.
È il tempo in cui viene proposta ad essere sbagliato.

Un bambino di 7 anni può anche:
– non piangere
– non scappare
– dire che “non ha paura”

Ma il suo cervello registra comunque.

E qui serve chiarezza, non sensi di colpa:

• Prima dei 10 anni il cervello non ha gli strumenti per elaborare la paura intensa. La assorbe.
• Prima dei 12 anni, sotto stress, la distinzione tra finzione e realtà diventa fragile. Le immagini entrano come vere.
• Prima dei 14 anni, alcune scene restano impresse a lungo, anche quando sembrano dimenticate.

Il problema non è la trama.
È il carico emotivo continuo: tensione, mostri, bambini in pericolo, perdita, angoscia.

Un bambino non ha ancora un contenitore interno per tutto questo. E quando non può elaborare, somatizza o agisce.

Il prezzo non si paga sul divano.
Si paga dopo:
– nel sonno disturbato
– nell’irritabilità
– nelle paure che “spuntano dal nulla”
– nei comportamenti che cambiano senza spiegazione

Guardare insieme non basta.
La presenza dell’adulto non rende adatto un contenuto che non lo è.

Proteggere non è censurare.
È rispettare i tempi dello sviluppo.

Un contenuto può essere giusto a 12 anni
e sbagliato a 7.
Non perché il bambino sia fragile,
ma perché è in costruzione.

Essere genitori oggi significa anche questo:
saper tornare indietro e dire
“Qui ho sbagliato. E ora faccio meglio.”

Questa è educazione.
Non perfezione.

Giuseppe Lavenia

08/01/2026

La salute mentale al centro delle politiche pubbliche con il Piano Salute Mentale 2025–2030, che punta su prevenzione, integrazione dei servizi e attenzione alle nuove forme di disagio, in particolare tra i giovani, secondo una prospettiva che il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi (CNOP) considera un buon punto di partenza per rispondere in modo sempre più strutturale a bisogni psicologici.

In questo quadro, il Ministro della Salute Orazio Schillaci ha sottolineato come le risorse previste consentiranno di «segnare concretamente un cambio di passo» e di rimettere «la salute mentale al centro dell’agenda politica», attraverso un’attuazione coerente su tutto il territorio nazionale. Una prospettiva condivisa da Guido Di Sciascio, presidente della Società Italiana di Psichiatria, che definisce il Piano «un documento che offre una visione unitaria e moderna dell’assistenza».

Per il CNOP, un passaggio centrale è l’ingresso stabile dello psicologo di assistenza primaria. Come afferma la presidente Maria Antonietta Gulino, si tratta di «una scelta attesa e necessaria» e di «un passaggio di civiltà», perché rafforza la prevenzione, avvicina i cittadini ai servizi e promuove una reale integrazione tra i professionisti della salute.

Per approfondire 👉 https://www.ilsole24ore.com/art/psicologi-base-massima-attenzione-giovani-e-fondi-ambulatori-e-personale-parte-mini-rivoluzione-la-salute-mentale-AI9AwEg

“Qui non si parla di ferite. Si parla di sopravvivenza.Sono un medico, ma davanti a questi ragazzi il camice pesa più de...
07/01/2026

“Qui non si parla di ferite. Si parla di sopravvivenza.
Sono un medico, ma davanti a questi ragazzi il camice pesa più del solito. Perché non stiamo curando solo corpi ustionati, stiamo cercando di tenere in piedi vite giovani che in una notte hanno visto crollare ogni certezza.

Quando sono arrivati, molti erano in condizioni critiche. Ustioni estese, vie aeree compromesse, corpi provati dal fumo e dal calore. Alcuni erano sedati, altri coscienti ma confusi, spaventati, incapaci di capire dove si trovassero o cosa fosse appena successo. In quei momenti la priorità è stabilizzare, proteggere, guadagnare tempo. Ogni gesto deve essere rapido, preciso, perché anche pochi minuti possono cambiare tutto.

Dal punto di vista chirurgico intervenire subito è stato fondamentale. Operarli precocemente, rimuovere il tessuto danneggiato, ridurre il rischio di infezioni: è l’unico modo per dare al corpo una possibilità reale di reagire. Alcuni oggi sono stabili, altri affrontano un percorso ancora lungo, fatto di più interventi, attese, dolore. Le sale operatorie restano aperte, anche nei giorni festivi, perché per loro il tempo non aspetta.

Ma le ferite più difficili non sono quelle che si medicano.

Questi ragazzi portano dentro immagini che non si cancellano, paura che riaffiora nel silenzio della notte, domande senza risposta. C’è chi si sveglia disorientato, chi chiede degli amici, chi non riesce ancora a parlare. Per questo il supporto psicologico è parte della cura tanto quanto la chirurgia. Aiutarli a ritrovare un equilibrio, a non sentirsi soli, a dare un nome a quello che provano è fondamentale quanto un intervento in sala operatoria.

Io li guardo e penso che nessun ragazzo dovrebbe imparare così quanto è fragile la vita.
Nessuno dovrebbe diventare grande in mezzo al fuoco.

Noi continueremo a curarli, ogni giorno, senza fermarci.
Ma il percorso vero sarà lungo. E non finirà quando le ferite sulla pelle si chiuderanno.

Perché certe notti non passano.
Restano dentro. E bruciano piano.”

—Dott. Franz Wilhelm Baruffaldi Preis, direttore del Centro Ustioni dell’ospedale Niguarda di Milano.💔

"Quando il discorso di una persona è pieno di rabbia, è perché soffre profondamente. Poiché ha tanta sofferenza, diventa...
06/01/2026

"Quando il discorso di una persona è pieno di rabbia, è perché soffre profondamente. Poiché ha tanta sofferenza, diventa pieno di amarezza. È sempre pronto a lamentarsi e osare la colpa agli altri per i suoi problemi. Ecco perché trovi molto spiacevole ascoltarlo e cercare di evitarlo . Quando uno è arrabbiato, e non sa gestire la sua rabbia, è impotente, soffre. Fa soffrire anche le persone che lo circondano. All'inizio senti che merita una punizione. Vuoi punirlo perché ti ha fatto soffrire . Ma dopo dieci o quindici minuti di meditazione camminata e sguardo consapevole, ti rendi conto che ciò di cui ha bisogno è aiuto e non punizione. Questa è una buona visione. Per comprendere e imparare la rabbia, dobbiamo la pratica dell'ascolto compassionevole e dell'uso di parole amorevoli. C'è un Bodhisattva - un Grande Essere o una persona Risvegliata - capace di ascoltare molto profondamente con molta compassione. Tutti dobbiamo imparare la pratica dell'ascolto profondo come questo Bodhisattva. Ascoltare con compassione può aiutare l'altra persona a soffrire meno. Se riesci a sederti tranquillamente e ascoltare compassionevolmente la persona per un'ora puoi affettare molte delle sue sofferenze . Ascoltare con un solo scopo : consentire all'altro di esprimersi e trovare sollievo dalle sue sofferenze . Mantieni viva la compassione durante tutto il tempo dell'ascolto. Ascolto compassionevole è una pratica molto profonda. Ascolti, non giudichi o incolpi. Ascolti solo perché vuoi che l'altra persona soffra meno . L'altra persona potrebbe essere nostro padre, nostro figlio, nostra figlia o il nostro partner. Imparare ad ascoltare l'altra persona può davvero aiutarlo a trasformare la sua rabbia e la sua sofferenza."

Thich Nhat Hanh

05/01/2026
I colleghi dell'associazione Psicologi per i Popoli - Trentino ODV sono in Svizzera, a Crans-Montana, per prestare assis...
05/01/2026

I colleghi dell'associazione Psicologi per i Popoli - Trentino ODV sono in Svizzera, a Crans-Montana, per prestare assistenza dopo la grave tragedia avvenuta nella notte tra il 31 dicembre e il 1° gennaio.
Un intervento prezioso di supporto psicologico rivolto a familiari, amici, soccorritori e a tutta la comunità colpita, a testimonianza di una rete di solidarietà che non conosce confini.
Gli psicologi trentini sono intervenuti su attivazione del Dipartimento nazionale di Protezione civile, e sono i primi professionisti specializzati italiani giunti sul posto. Il loro intervento è rivolto in particolare al supporto psicologico di familiari, amici e conoscenti delle vittime, dei dispersi e dei feriti. Persone che, pur non essendo state direttamente coinvolte nell’evento, ne subiscono conseguenze emotive profonde.
La psicologia dell’emergenza si occupa infatti di fornire un sostegno immediato nelle situazioni critiche e traumatiche, aiutando le persone a gestire lo shock, il senso di smarrimento e il dolore che seguono eventi improvvisi e drammatici. L’obiettivo è favorire la stabilizzazione emotiva nelle prime fasi dell’emergenza e accompagnare le persone nel delicato processo di elaborazione dell’accaduto, lavorando in stretto raccordo con le altre componenti del sistema di Protezione civile.

Fonte: ufficio stampa trentino

05/01/2026

Il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi esprime profondo cordoglio e vicinanza alle giovani vittime, alle ragazze e ai ragazzi feriti, a quelli ancora dispersi, a tutte le famiglie colpite dalla tragedia avvenuta la notte di Capodanno a Crans-Montana, in Svizzera.

Come spiega il dott. Massimiliano Di Carlo, Presidente dell’associazione “Psicologi per i Popoli” (sezione Lazio) e Psicologo dell’emergenza nello staff del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi (CNOP), “il nostro compito è stare accanto alle famiglie dei feriti e dei dispersi, offrendo presenza e vicinanza: non possiamo cancellare il dolore, ma possiamo aiutare le persone ad affrontare un momento insostenibile, attraversare ore difficilissime, a reggere l’urto”. Gli psicologi dell’emergenza “intervengono per aiutare genitori, fratelli, sorelle, nonni a ritrovare un minimo di equilibrio emotivo”.

Di Carlo richiama anche l’attenzione su uno dei principali rischi del contesto mediatico negli interventi in emergenza: il rumore informativo. “Social, video e passaparola possono diffondere contenuti non verificati; é comprensibile cercare notizie ovunque, ma è più protettivo affidarsi a canali ufficiali”, perché “l’informazione affidabile è un bisogno primario”.

Nella località svizzera di Crans-Montana sono attivati fin dalle prime ore psicologi dell'emergenza: “Il supporto psicologico è garantito”.

05/01/2026

Dolore è quello dei familiari delle vittime: una sofferenza piena e inviolabile, che chiede rispetto e accompagnamento.

Accanto a esso, molti genitori e adulti stanno sperimentando una risonanza emotiva profonda: «poteva accadere a mio figlio».

La psicologia dell’emergenza parla di traumatizzazione indiretta, una reazione umana prevedibile.
La sfida non è negare la paura, ma non lasciarle guidare le scelte educative.
La psicologia è presente per aiutare a dare senso, distinguere i piani e continuare a vivere.

Il direttore del centro ustioni del Niguarda, Franz Wilhelm Baruffaldi Preis, ha attivato un servizio psicologico anche per il personale.

La nostra vicinanza va anche alle psicologhe e agli psicologi delle associazioni di psicologia dell’emergenza immediatamente attivati a sostegno dei giovani colpiti, dei familiari, dei compagni di scuola e di tutto il personale sanitario coinvolto.

L'intervento completo 👉🏻 https://www.corriere.it/salute/figli-genitori/adolescenza/26_gennaio_03/cosa-succede-nella-mente-di-chi-assiste-da-lontano-a-tragedie-come-quella-di-crans-montana-40ce6d93-ebbc-4710-a388-5ae5c89a6xlk.shtml?refresh_ce

22/12/2025

Condividiamo l’articolo del prof. Vittorio Lingiardi pubblicato su la Repubblica che riporta e sostiene questi contenuti.

“Milioni di persone, molte delle quali adolescenti, si rivolgono a chatbot e ad app per il benessere mentale come a fonti immediate di conforto, compagnia, orientamento emotivo. È la risposta più rapida, meno costosa e più accessibile a una solitudine che aumenta, a un sistema sanitario che diminuisce, a una domanda di cura che esplode.”

“Ma l’IA non nasce per ascoltare davvero. Nasce per generare testi plausibili, ottimizzare diagnosi precoci e cure in medicina, risolvere problemi tecnici. Non nasce per dire di no; nasce per compiacere. Non apprezza il silenzio, non riflette, sentenzia. Non è programmata per ‘tenere’ dentro di sé un dolore, come fa un terapeuta”.

“Il chatbot non ha una storia emotiva e non conosce quella del soggetto, non riconosce i non-detti, non vede il corpo, protagonista silenzioso di ogni psicoterapia . Genera quindi una falsa relazione”.

“L’American Psychological Association (APA) interviene con un documento-guida (Use of generative AI chatbots and wellness applications for mental health. An APA health advisory) come gesto di cura collettiva: un invito a distinguere, finalmente, ciò che potrebbe aiutare da ciò che fa sicuramente male.”

Come Consiglio Nazionale siamo vigili e attenti a questi temi a cui abbiamo dedicato un gruppo di lavoro specifico, dedicato alla tutela della salute psicologica di ogni persona, soprattutto dei giovani.

10/09/2025

Ci sono parole che non si riescono a dire.
E dolori che nessuno ha insegnato a nominare.
Quando una persona arriva a pensare al suicidio, non sta cercando la morte.
Sta cercando una tregua. Un varco. Una via di uscita da un dolore che sembra non avere nome, né fine.

Molti lo chiamano gesto estremo. Ma la verità è che, spesso, chi lo compie non voleva farla finita. Voleva solo che finisse il dolore.
È questo che ci invita a ricordare la Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio:
_ che non è vero che chi ne parla non lo fa.
_ che non è vero che “voleva solo attirare l’attenzione”.
_ che non è vero che “non si poteva fare nulla”.
Parlare di suicidio non lo provoca. Ma ignorarlo, sì.

Oggi 10 settembre è il giorno in cui ricordiamo che il dolore mentale non va taciuto. Va riconosciuto. E curato.

Indirizzo

Palermo
90138

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