Psicologa -Anna Maria Gentile

Psicologa -Anna Maria Gentile Psicologa, Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale.Terapeuta EMDR. Esperta nella valutazione psicod

QUANDO SI PARLA DI LUTTO COMPLICATO?QUANDO SI PARLA DI LUTTO COMPLICATO?Il lutto è già di per sé un’esperienza dolorosa...
27/03/2026



QUANDO SI PARLA DI LUTTO COMPLICATO?

QUANDO SI PARLA DI LUTTO COMPLICATO?

Il lutto è già di per sé un’esperienza dolorosa, ma se il naturale processo di “guarigione” impedisce al dolore di evolversi nel tempo, questo dolore si trasforma in un lutto non elaborato – LUTTO COMPLICATO (o disturbo da lutto persistente e prolungato).
È importante che tu sappia che non c’è nulla di “sbagliato” in te: il cervello a volte attiva dei meccanismi di difesa così forti da rendere difficile l’integrazione della perdita.
Riconoscere il Lutto Complicato
Mentre il lutto comune vede un’attenuazione graduale dell’intensità del dolore, nel lutto complicato i sintomi persistono (solitamente oltre i 6-12 mesi) e interferiscono pesantemente con la vita quotidiana. Alcuni segnali tipici sono:
• Rifiuto costante: Difficoltà estrema ad accettare la realtà della morte.
• Pensiero intrusivo: Un’ossessione per le circostanze del decesso o per la persona scomparsa.
• Anedonia: Incapacità di provare gioia o interesse per il futuro.
• Sintomi di evitamento: Evitare luoghi, persone o oggetti che ricordano la perdita per non scatenare un dolore insopportabile.
Strategie per l’Elaborazione
Uscire da questo stallo richiede pazienza e, spesso, un supporto guidato. Ecco alcuni passi fondamentali:
1. La Validazione del Dolore
Smetti di chiederti perché non sei ancora “andato avanti”. La pressione sociale spesso ci impone tempi irrealistici. Riconoscere che il tuo dolore è reale e complesso è il primo passo per smuoverlo.
2. Esposizione Graduale
Il lutto complicato si nutre di evitamento. Prova a riavvicinarti a piccoli ricordi in modo controllato. Non serve un gesto plateale; può bastare guardare una fotografia per un minuto, respirando profondamente, per poi passare a un’altra attività.
3. Trasformare il Legame
L’obiettivo non è “dimenticare”, ma passare da una presenza fisica a una connessione simbolica. Trovare un modo per onorare la persona (un progetto, un rito, un’abitudine) aiuta a dare un senso alla perdita senza restarne prigionieri.
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Il gaslighting è una forma di manipolazione psicologica crudele e sottile, il cui obiettivo è far dubitare la vittima de...
13/03/2026

Il gaslighting è una forma di manipolazione psicologica crudele e sottile, il cui obiettivo è far dubitare la vittima della propria memoria, della propria percezione o, nei casi più gravi, della propria sanità mentale.
Il termine deriva dal film del 1944 Gaslight (Angoscia), in cui un marito manipolatore affievolisce le luci a gas della casa, negando poi che la luminosità sia cambiata quando la moglie glielo fa notare, portandola a credere di essere impazzita.

Come funziona: le tattiche comuni
Il gaslighting non avviene quasi mai tutto in una volta; è un processo graduale che erode la fiducia in se stessi. Ecco le strategie principali:
• Negazione spudorata: Il manipolatore nega di aver detto o fatto qualcosa, anche di fronte a prove evidenti (“Non è mai successo, te lo sei immaginato”).
• Deviazione (Deflection): Se messi alle strette, cambiano argomento o accusano l’altro di essere “troppo sensibile” o “paranoico”.
• Il “Taglia e Cuci” della realtà: Raccontano i fatti omettendo dettagli fondamentali per far apparire la vittima come la parte in torto.
• Isolamento: Spesso convincono la vittima che amici e familiari mentano o che siano loro a pensare che lei stia male, aumentando la dipendenza dal manipolatore.
Le fasi psicologiche della vittima
Chi subisce gaslighting attraversa solitamente tre stadi:
1. Incredulità: Si pensa che il manipolatore si stia semplicemente sbagliando o che ci sia un malinteso.
2. Difesa: Si inizia a discutere animatamente per difendere la propria versione dei fatti, provando un senso di frustrazione crescente.
3. Depressione e Sottomissione: La vittima smette di lottare, inizia a scusarsi continuamente e accetta la “verità” del manipolatore per evitare conflitti.

ESEMPI DI FRASI TIPICHE del MANIPOLATORE
“sei troppo sensibile, era solo uno scherzo”
L’INTENTO REALE:
Sminuire i tuoi sentimenti e invalidare la tua reazione.

“Non ho mai detto questa cosa, hai problemi di memoria”
INTENTO REALE:
farti dubitare dei tuoi ricordi

“Tutti pensano che tu stai instabile ultimamente”
INTENTO REALE:
Isolarti e farti sentire inadeguato/a socialmente.

Come riconoscerlo e difendersi?
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25/12/2025

Cit. di una mia a paziente durante una seduta di
18/12/2025

Cit. di una mia a paziente durante una seduta di

 ,  ,  ,  ,  Body shaming tradotto letteralmente vuol dire “far vergognare del proprio corpo” ed è una vera e propria fo...
24/10/2025

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Body shaming tradotto letteralmente vuol dire “far vergognare del proprio corpo” ed è una vera e propria forma di discriminazione e di bullismo (o cyberbullismo, se fatto nei social) dal momento che ha come obiettivo quello di provocare danni ad una persona incapace di difendersi.
Si può considerare l’atto di deridere o discriminare una persona per il suo aspetto fisico, per come ha deciso di mostrarlo, o per una sua condizione fisica. Più in generale, diventa un attacco alla persona e alla sua identità. Può avvenire tramite i social network, ma anche sul posto di lavoro, in famiglia o a scuola.
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MI SACRIFICO SEMPRE PER GLI ALTRI. PERCHÉ LO FACCIO?Se leggendo questo articolo noti almeno cinque delle seguenti caratt...
16/09/2025

MI SACRIFICO SEMPRE PER GLI ALTRI. PERCHÉ LO FACCIO?
Se leggendo questo articolo noti almeno cinque delle seguenti caratteristiche c’è un’alta probabilità di aver sviluppato lo schema dell’autosacrificio:

le persone normalmente si rivolgono a me per chiedere aiuto o consiglio;

tendo a pensare agli altri piuttosto che a me stesso;

lascio perdere ogni cosa se qualcuno vicino a me ha bisogno del mio aiuto;

dò più agli altri di quanto ricevo in cambio;

faccio le cose per gli altri piuttosto che lasciare che si sforzino di farle da soli;

se qualcuno mi chiede qualcosa mi sento colpevole se rispondo di no;

mi capita di sentirmi stanco e oberato dalle cose che devo fare per gli altri;

trovo difficile vedere qualcuno che soffre emotivamente;

raramente esprimo i miei sentimenti e i miei bisogni agli altri;

mi sento egoista a mettere i miei interessi davanti a quelli degli altri;

ho la sensazione di non fare mai abbastanza e mi sento in colpa.

Lo schema dell’autosacrificio può sembrano uno schema positivo ma in realtà non è così.
Le persone che presentano tale schema sacrificano se stesse e provano sentimenti di colpa e di rabbia quando i loro bisogni non vengono soddisfatti.
Tali emozioni non espresse spesso possono sfociare in disturbi psicosomatici. Infatti tali pazienti manifestano una sintomatologia psicosomatica come mal di testa, disturbi gastrointestinali, dolori cronici o affaticamento.

COME DISINESCARE LA TRAPPOLA DELL’AUTOSACRIFICIO
Attraverso la psicoterapia si rende il paziente consapevole che l’autosacrificio non è affatto qualcosa di buono; la persona viene sensibilizzata sulla sproporzione tra “il dare e l’avere”, mettendo in luce la mancanza di equilibrio tra ciò che il paziente dà alle persone significative e quello che invece riceve da loro. Imparerà a esprimere e soddisfare i propri bisogni a stabilire dei limiti senza sentirsi in colpa. Imparerà a dare valore a se stessi tanto quanto né danno agli altri.

L’infertilità come lutto: una perdita invisibileQuando la coppia decide di avere un bambino……. ma… i mesi passano e quel...
26/08/2025

L’infertilità come lutto: una perdita invisibile

Quando la coppia decide di avere un bambino……. ma… i mesi passano e quel bambino desiderato non arriva…. iniziano i controlli, le visite, gli approfondimenti. Diventa un momento di crisi per la coppia e per sé stessi.

L’infertilità ha un impatto psicologico profondo e complesso, che coinvolge non solo l’individuo ma anche la coppia. È considerata una “crisi di vita” che altera la percezione di sé, della relazione e del futuro.

È un lutto, ma spesso “non riconosciuto” dalla società e persino da chi lo vive. Infatti:

È un lutto invisibile: A differenza di altri lutti più tangibili e socialmente riconosciuti, quello legato all’infertilità non ha riti, non ha una “causa” evidente agli occhi degli altri. Questo rende difficile per le persone che lo vivono ricevere supporto e comprensione. Spesso, la coppia si chiude in se stessa, evitando di parlarne per paura del giudizio o per la sensazione di non essere compresi o di sentirsi giudicati.

La perdita del bambino immaginato: Il dolore non riguarda solo l’assenza di un figlio reale, ma anche la perdita del “bambino sognato”, di una genitorialità desiderata e delle aspettative legate alla formazione di una famiglia “ideale”. È un lutto per qualcosa che non è mai stato, un’assenza che si percepisce come un vuoto incombabile.
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        Dopo una settimana di chiusura, si ricomincia. Sono fortunata perché amo il mio lavoro. Se fai una qualcosa che ...
18/08/2025



Dopo una settimana di chiusura, si ricomincia. Sono fortunata perché amo il mio lavoro. Se fai una qualcosa che ti piace non ti pesa farlo.
Buon inizio di settimana a tutti 😉🍀

    Sede: via Torre della Vittoria 6, Torretta              via Paolo Veronese 13, Palermo
08/08/2025


Sede: via Torre della Vittoria 6, Torretta
via Paolo Veronese 13, Palermo

      "Non puoi cambiare il passato, ma puoi costruire un futuro migliore"
08/08/2025



"Non puoi cambiare il passato, ma puoi costruire un futuro migliore"

Per iniziare un percorso di psicoterapia ci VUOLE CORAGGIO!!Si perché Il primo passo per cambiare è rendersi conto di no...
05/08/2025

Per iniziare un percorso di psicoterapia ci VUOLE CORAGGIO!!
Si perché Il primo passo per cambiare è rendersi conto di non essere impotenti. Non si tratta di essere deboli per chiedere aiuto, ma di essere abbastanza forti per voler stare meglio. Il percorso inizia quando decidi di smettere di scappare da te stesso e per questo che ci vuole coraggio!

                  Ogni dolore è più sopportabile se lo possiamo raccontare a qualcuno Cit. Cesare Pavese
04/06/2025



Ogni dolore è più sopportabile se lo possiamo raccontare a qualcuno

Cit. Cesare Pavese

Indirizzo

Via Paolo Veronese, 13
Palermo
90145

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 20:00
Sabato 09:00 - 20:00

Sito Web

https://www.miodottore.it/z/qcj1YJ

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