Marcello Santoro Nutrizionista

Marcello Santoro  Nutrizionista Mail: marsan@hotmail.it Studio di Nutrizione

Obesità: la stiamo uccidendo o la stiamo rendendo immortale?Negli ultimi tempi sentiamo parlare ovunque delle “punture p...
16/04/2026

Obesità: la stiamo uccidendo o la stiamo rendendo immortale?
Negli ultimi tempi sentiamo parlare ovunque delle “punture per dimagrire”. E, al di là del clamore, c’è una verità semplice: per molte persone sono state una liberazione. Per chi ha passato anni a combattere con la fame, con la frustrazione, con quella sensazione di fallire ogni volta… ritrovarsi finalmente con un appetito che tace è quasi un miracolo. Persone che per una vita hanno perso quattro chili per poi riprenderne cinque, oggi scendono di venti, venticinque chili. E lo fanno senza quella guerra quotidiana con se stessi. Ma c’è un punto che non possiamo ignorare…questi farmaci tolgono la fame, sì, ma proprio per questo rischiano di togliere anche qualcos’altro: la massa muscolare, la forza, la struttura che ci sostiene.
Quando mangi troppo poco, quando le proteine non bastano, quando non dai al corpo il segnale che il muscolo serve… il corpo inizia a consumarti da dentro, e la bilancia scende, certo, ma non sempre nel modo giusto. È una trappola subdola, ti senti vincente, ti senti leggero, ti senti… “finalmente ce la sto facendo”. E invece magari stai perdendo proprio ciò che non dovresti perdere. Il vero problema,inoltre, arriva quando il farmaco si interrompe. Perché succede sempre per costi, per effetti collaterali, per fine del percorso, e quando la fame ritorna, ritorna con una forza che spaventa.
E tu non sei più la persona di prima, hai meno muscoli, consumi meno, ti difendi peggio, e ingrassi con una facilità disarmante. È qui che nasce l’illusione più pericolosa,tornare allo stesso peso di partenza e pensare “ok, sono come prima”.
No…dentro non sei come prima,dentro sei più fragile, più vulnerabile, più esposto. È un ritorno che non è un ritorno, è un passo indietro mascherato da normalità. E se questo accade su larga scala, rischiamo di creare una nuova forma di obesità, ancora più difficile da trattare ovvero un’obesità costruita su un corpo impoverito, su una muscolatura indebolita, su un metabolismo che non sa più difendersi, aprendo autostrade a insulinoresistenza, diabete, nuovamente obesità. Per questo dico sempre che questi farmaci possono essere straordinari, ma non sono una bacchetta magica, sono uno strumento potente, sì, ma vanno accompagnati, guidati, protetti. Serve un’alimentazione adeguata, serve un apporto proteico sufficiente, serve allenare il corpo a restare forte mentre il peso scende. Perché dimagrire non significa solo “pesare meno”, significa stare meglio, e questo succede solo quando il percorso è completo, consapevole, rispettoso del corpo e della sua complessità. Quindi…usateli, sotto controllo medico,se servono, ma usateli con cura, con attenzione, con amore per voi stessi…perché il vero cambiamento non è perdere peso, è non perdersi mentre lo si fa.

Sindrome dell’intestino irritabile, antibiotici associati a un aumento del rischio. La metanalisiL’uso di antibiotici ri...
10/04/2026

Sindrome dell’intestino irritabile, antibiotici associati a un aumento del rischio. La metanalisi
L’uso di antibiotici risulta associato a un incremento del rischio di sviluppare IBS, in particolare quando la terapia è somministrata per infezioni gastrointestinali

L’irritable bowel syndrome (IBS) è un disturbo dell’interazione intestino cervello che compromette in modo significativo la qualità di vita dei pazienti. Negli ultimi anni si è ipotizzato che le alterazioni della composizione e della funzione del microbiota intestinale indotte dagli antibiotici possano rappresentare un fattore scatenante nello sviluppo della malattia. Su queste premesse si basa la presente revisione sistematica con meta analisi, finalizzata a valutare l’incidenza di IBS dopo esposizione ad antibiotici.

Per l’analisi sono stati consultati Medline, Embase e Scopus, oltre ad abstract congressuali pertinenti e alla citazione incrociata, fino al 15 giugno 2025. Sono stati inclusi gli studi che riportavano nuove diagnosi di IBS in pazienti con documentata esposizione ad antibiotici, confrontati con controlli non esposti. Due revisori hanno effettuato in modo indipendente estrazione dei dati e valutazione della qualità metodologica. Sono stati calcolati tassi di incidenza per 1000 persone anno e incidence rate ratio (IRR) con intervalli di confidenza al 95%, mentre l’eterogeneità è stata espressa come I². Un’analisi di meta regressione ha valutato l’impatto di potenziali covariate confondenti.

Sono stati inclusi trentuno studi per un totale di 422.350 pazienti, di cui 244.632 esposti ad antibiotici e 177.718 non esposti. L’incidenza complessiva di IBS è risultata pari al 26% tra gli utilizzatori di antibiotici rispetto al 20% tra i non utilizzatori, con un IRR di 1,3 (IC 95%: 1,07 1,58; p = 0,008). Nelle analisi di sensibilità limitate agli studi in cui gli antibiotici erano impiegati per infezioni gastrointestinali, il rischio di sviluppare IBS risultava ulteriormente aumentato (IRR: 1,71; IC 95%: 1,16 2,51; p = 0,007), sebbene con elevata eterogeneità tra gli studi (I² > 90%). Area geografica, criteri diagnostici utilizzati per l’IBS e qualità metodologica degli studi influenzavano in modo significativo gli effetti stimati, contribuendo a spiegare l’eterogeneità osservata.

Nel complesso, l’uso di antibiotici risulta associato a un incremento del rischio di sviluppare IBS, in particolare quando la terapia è somministrata per infezioni gastrointestinali. Tuttavia, l’elevata eterogeneità degli studi inclusi limita la solidità delle conclusioni e indica la necessità di ulteriori ricerche di alta qualità per chiarire con maggiore precisione la natura di questa relazione.

Am J Gastroenterol. 2026 Mar 20. doi: 10.14309/ajg.0000000000004001.

Antibiotic use is associated with increased risk of developing IBS, especially following gastrointestinal infections. However, the significant study heterogeneity reduces the power of our results, suggesting that further high-quality research is needed to clarify this relationship.

Quando i bambini sono più adulti… degli adulti. Anche nelle giornate di festa la moderazione nell’alimentazione, specie ...
08/04/2026

Quando i bambini sono più adulti… degli adulti. Anche nelle giornate di festa la moderazione nell’alimentazione, specie se si è in regime dietetico controllato, produce risultati strepitosi.

In questa Pasqua desideriamo celebrare la cura, la delicatezza e il benessere che ogni giorno condividiamo con voi. Che ...
05/04/2026

In questa Pasqua desideriamo celebrare la cura, la delicatezza e il benessere che ogni giorno condividiamo con voi. Che sia un tempo di respiro, di equilibrio ritrovato e di piccoli gesti che nutrono corpo e spirito.
Buona Pasqua a tutti voi 🐣

Studio di Nutrizione Santoro
Viale Francia 11 – Palermo

Sintomi iniziali riferiti dalla paziente:• Dolori addominali persistenti e invalidanti• Nausea costante (riferita come p...
03/04/2026

Sintomi iniziali riferiti dalla paziente:

• Dolori addominali persistenti e invalidanti
• Nausea costante (riferita come presente da anni)
• Dolore agli arti inferiori
• Insonnia
• Edema palpebrale e borse sotto gli occhi
• Cefalea ricorrente

Decorso riferito:
A un mese dall’avvio della strategia alimentare mirata al supporto del benessere intestinale, la paziente riferisce la completa remissione del dolore agli arti inferiori e della nausea. Nei mesi successivi sono stati osservati ulteriori miglioramenti soggettivi.

Attualmente, dopo l’integrazione nel percorso di sedute di elettrostimolazione effettuate presso lo studio, i risultati aggiornati a marzo riportati L sotto

Oggi vorrei raccontarvi la storia silenziosa della sindrome metabolica.C’è un momento, nella vita di molti, in cui il co...
03/04/2026

Oggi vorrei raccontarvi la storia silenziosa della sindrome metabolica.
C’è un momento, nella vita di molti, in cui il corpo comincia a parlare con una voce più bassa, più stanca, quasi impercettibile. Non urla, non fa scenate, semplicemente cambia ritmo. La pancia si arrotonda un po’, la pressione sale di qualche punto, la glicemia si muove come un ago impazzito. Piccole cose, dettagli. “Niente di grave”, ci diciamo…”È l’età, è il lavoro, è la vita”. E invece, dietro quelle sfumature, si muove una storia più grande. La chiamiamo sindrome metabolica, ma potremmo chiamarla anche la trama nascosta del nostro tempo. È fatta di tre o più segnali che si intrecciano: una circonferenza addominale che avanza, trigliceridi che si impennano, colesterolo buono che scende, glicemia che non vuole più obbedire, pressione che batte colpi più forti del necessario. Non è un singolo problema, è un piccolo coro stonato che, insieme, cambia la musica del corpo. Il fegato, che per anni ha lavorato come un direttore d’orchestra impeccabile, comincia a ricevere troppi strumenti fuori tempo: zuccheri, grassi, nutrienti che arrivano tutti insieme, tutti in eccesso. E lui, che dovrebbe armonizzare tutto, perde il controllo. Da lì nasce un circolo vizioso: più disordine metabolico, più fatica; più fatica, più disordine. La cosa sorprendente è che molti non se ne accorgono, perché la sindrome metabolica non ha il clamore del diabete conclamato, né la drammaticità di un infarto. È discreta, quasi educata, si nasconde dietro una “pancetta simpatica”, un po’ di stanchezza, valori “solo leggermente alterati”. Eppure, è proprio lì che si gioca una parte importante della nostra salute futura. La storia non riguarda solo gli adulti, oggi, purtroppo, tocca anche bambini e adolescenti, cresciuti in un mondo dove il movimento è un optional e il cibo ipercalorico è sempre a portata di mano. Il microbiota, quell’universo invisibile che abita il nostro intestino,cambia con noi. Se lo nutriamo bene, ci protegge, se lo trascuriamo, si trasforma in un alleato infedele che favorisce l’assorbimento dei grassi e alimenta l’infiammazione. E allora, come si cambia il finale di questa storia? Non con un farmaco miracoloso, perché non esiste, ma con una serie di gesti quotidiani, piccoli e ostinati: un’alimentazione più pulita, un po’ di movimento regolare, meno fumo, meno alcol, più ascolto del proprio corpo. È una storia che si riscrive lentamente, come si raddrizza una rotta in mare aperto, un grado alla volta, ma nella direzione giusta. La sindrome metabolica non è un destino,e’ un avvertimento, o meglio, un invito gentile,ma fermo, a tornare a casa, nel proprio corpo, prima che sia lui a bussare con forza.

Formazione!
01/04/2026

Formazione!

25/03/2026

Dislipidemia, cambia il calcolo del rischio e il ruolo delle terapie non statiniche.
Le linee guida Acc-Aha
Le nuove raccomandazioni americane ridisegnano la gestione del rischio cardiovascolare: nuove equazioni, biomarcatori e parità tra ezetimibe, PCSK9 inibitori e acido bempedoico nella prevenzione secondaria
Le linee guida 2026 dell'ACC/AHA sulla dislipidemia, pubblicate contemporaneamente sul Journal of the American College of Cardiology e su Circulation, introducono un cambio di paradigma nella stima del rischio cardiovascolare e ampliano in modo significativo le opzioni terapeutiche raccomandate, ridefinendo il ruolo di farmaci non-statinici fino ad oggi considerati di seconda linea.
Le linee guida sono state sviluppate in collaborazione con e sono approvate da: American Association of Cardiovascular and Pulmonary Rehabilitation, Association of Black Cardiologists, American College of Preventive Medicine, American Diabetes Association, American Geriatrics Society, American Pharmacists Association, American Society for Preventive Cardiology, National Lipid Association e Preventive Cardiovascular Nurses Association.
PREVENT sostituisce le Pooled Cohort Equations
Il cambiamento più strutturale riguarda il calcolo del rischio in prevenzione primaria. Le equazioni PREVENT-ASCVD, già adottate l'anno scorso per la gestione dell'ipertensione arteriosa, diventano ora lo strumento di riferimento di prima classe per la stima del rischio ASCVD a 10 anni negli adulti tra 30 e 79 anni senza malattia cardiovascolare nota o aterosclerosi subclinica e con LDL compreso tra 70 e 189 mg/dL.
Il motivo è statistico prima che clinico: le equazioni PREVENT producono stime di rischio inferiori del 40-50% rispetto alle vecchie PCE. Di conseguenza, le soglie di intervento vengono ridefinite: il rischio del 5% secondo PREVENT corrisponde al 7,5% delle PCE, tradizionale valore soglia per l'avvio delle statine. In pratica, la platea di pazienti eleggibili rimane numericamente simile, ma il profilo di rischio identificato è più accurato e meno sovrastimato.
Negli adulti tra 30 e 79 anni senza ASCVD o aterosclerosi subclinica e con colesterolo LDL nel range 70-189 mg/dL (1,8-4,9 mmol/L), le equazioni PREVENT-ASCVD sono fortemente raccomandate (raccomandazione di classe I) per stimare il rischio ASCVD a 10 anni, da classificare come basso (

Gli antiossidanti sono molecole che ci fanno bene e che sono indispensabili per proteggere le nostre cellule. Per fortun...
11/03/2026

Gli antiossidanti sono molecole che ci fanno bene e che sono indispensabili per proteggere le nostre cellule. Per fortuna, queste molecole miracolose si trovano praticamente ovunque nella nostra alimentazione!

Che cosa sono gli antiossidanti?
Per capire a cosa servono gli antiossidanti, occorre innanzitutto comprendere che cosa sono i radicali liberi. I radicali liberi sono molecole prodotte naturalmente dall’organismo in piccole quantità. Ci sono però fattori esterni che aumentano la produzione di radicali liberi: raggi UV del sole, inquinamento, fumo, alcol, stress, cattiva alimentazione, ecc.
I radicali liberi in eccesso attaccano le cellule del nostro organismo, alterandone la membrana e il codice genetico. Ciò contribuisce all’invecchiamento prematuro della pelle e all’insorgenza di patologie quali tumori, cataratta, artrite, malattie cardiovascolari e degenerative (sclerosi multipla, morbo di Alzheimer, ecc.).
Ma fortunatamente, abbiamo un’arma per lottare contro i radicali liberi: gli antiossidanti. Si tratta di molecole che si trovano nell’alimentazione e che impediscono ai radicali liberi di ossidare le nostre cellule, ovvero di rovinarle. Il problema è che con l’attuale stile di vita occidentale, la produzione di radicali liberi da parte dell’organismo è troppo alta rispetto all’apporto di antiossidanti. Il corpo non è più in grado di autodifendersi: subisce uno stress ossidativo con le conseguenze appena elencate. Un apporto ottimale di antiossidanti è quindi indispensabile per lottare contro questa ossidazione.
Gli antiossidanti possono avere diverse forme, tra queste:
Vitamine: C, D, E, A
Oligoelementi: rame, selenio, zinco
Carotenoidi: pigmenti che si trovano soprattutto negli alimenti gialli e arancioni
Polifenoli: sostanze che si trovano negli alimenti di origine vegetale (frutta e verdura, tè, ecc.).

Dove si trovano gli antiossidanti?
Gli antiossidanti sono presenti nella maggior parte degli alimenti di origine vegetale, in particolare nella frutta e verdura. Consumare frutta e verdura in buona quantità, è di norma sufficiente per soddisfare il nostro fabbisogno.
Ecco gli alimenti con un forte potere antiossidante:

Bacche e frutti di bosco: mirtilli, more, bacche di goji, bacche di acai, lamponi, fragole.

Altri frutti: mele, prugne, melagrana, arance, kiwi, uva, fichi.

Verdure: carciofi, cavoli, broccoli, spinaci, peperoni.

Aromi: cipolla, aglio, scalogno.

Spezie: chiodi di garofano, origano, zenzero, curcuma, cannella.

Erbe: timo, basilico, origano, prezzemolo, erba cipollina, aneto, menta, rosmarino, alloro.

Bevande calde: tè e caffè.

Cacao e cioccolato: cacao puro in polvere, cioccolato fondente con almeno il 70% di cacao.
Tutti questi alimenti vanno scelti bio: gli alimenti da agricoltura biologica hanno un tenore di antiossidanti tra il 20 e il 70% più alto rispetto a quelli provenienti dall’agricoltura convenzionale.

La dieta mediterranea ora guarda l’orologioSIE e ADI aggiornano il modello UNESCO: nella nuova piramide mediterranea il ...
09/03/2026

La dieta mediterranea ora guarda l’orologio
SIE e ADI aggiornano il modello UNESCO: nella nuova piramide mediterranea il timing dei pasti diventa centrale per metabolismo e peso

La dieta mediterranea ora guarda l’orologio

La dieta mediterranea si evolve e diventa “cronodieta” in occasione della Giornata Mondiale dell’Obesità, il 4 marzo. A proporre il nuovo modello sono la Società Italiana di Endocrinologia (SIE) e l’Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica (ADI), pubblicato sulla rivista Current Nutrition Reports. L’analisi integra la variabile “tempo” nella piramide mediterranea, mostrando come la distribuzione dei nutrienti nell’arco delle 24 ore possa incidere sul rischio di obesità, sindrome metabolica e diabete tipo 2. Il modello non modifica quantità e qualità degli alimenti, ma ne ridefinisce il timing, con dati che indicano, ad esempio, un aumento fino al 33% della sintesi proteica muscolare con un adeguato apporto serale di proteine.

Quando mangiare diventa fondamentale

La nuova piramide, dunque, non modifica cosa mangiamo, ma quando lo facciamo. Questo perché gli ormoni chiave – insulina, cortisolo, melatonina, leptina e grelina – oscillano durante le 24 ore, influenzando il metabolismo, l’appetito, il dispendio energetico e la qualità del sonno. Così, consumare gli stessi alimenti in momenti diversi della giornata può produrre effetti metabolici differenti, con conseguenze rilevanti sul rischio di sovrappeso, obesità e disturbi endocrini.

La piramide “temporale”: Sole e Luna

Il nuovo modello integra simboli di Sole e Luna nella piramide. Il Sole indica la prima parte della giornata, ideale per carboidrati complessi, legumi, frutta e verdura, quando la sensibilità insulinica è massima. La Luna orienta i pasti serali verso proteine magre, verdure e alimenti “amici del sonno”, come noci, semi e latticini ricchi di triptofano e melatonina, fondamentali per la rigenerazione muscolare notturna.

Proteine serali e colazione strategica

Le evidenze mostrano che assumere 40 g di proteine prima di dormire può incrementare la sintesi proteica muscolare del 33%, contrastando la perdita di massa magra. Spostare anche solo il 5% dell’energia dai grassi ai carboidrati a colazione aiuta a ridurre il rischio di sindrome metabolica. Non si tratta di una dieta restrittiva, ma di un’ottimizzazione ormonale dei pasti in base ai momenti di maggiore efficienza metabolica.

L’olio extravergine d’oliva rimane protagonista

L’olio extravergine d’oliva (EVOO) resta il pilastro del modello. Grazie alle sue proprietà antinfiammatorie e antiossidanti, è consigliato sia a pranzo che a cena. Un consumo elevato riduce il rischio di malattie cardiovascolari del 39% e dimezza la mortalità; anche un incremento quotidiano di soli 10 g abbassa ulteriormente il rischio cardiovascolare del 10%.

Cronotipo: “gufi” e “allodole”

Ma la vera innovazione è l’attenzione al cronotipo individuale. I “gufi”, con abitudini serotine, tendono a concentrare i pasti nelle ore serali, aumentando il rischio di disallineamento metabolico o “social jetlag”. La piramide li aiuta a spostare gradualmente l’apporto calorico nelle ore di luce. Le “allodole”, invece, già mattiniere, seguono naturalmente la distribuzione ideale dei pasti: colazione ricca, pranzo equilibrato, cena leggera e proteica.

Una dieta come stile di vita globale

Il nuovo modello non è solo alimentazione: integra attività fisica alla luce del sole, sonno regolare, convivialità e rispetto della stagionalità, rafforzando il concetto di dieta mediterranea come stile di vita globale. L’aggiornamento rende il modello UNESCO uno strumento di prevenzione e nutrizione personalizzata, fondato su solide evidenze endocrinologiche.
Viviana Franzellitti

24/02/2026

Digiuno intermittente, benefici limitati
Le evidenze scientifiche

Il digiuno intermittente – che include alimentazione a tempo limitato, digiuno a giorni alterni o periodico – è diventato popolare grazie alla promessa di migliorare metabolismo lipidico, sensibilità insulinica e controllo glicemico. Tuttavia, le evidenze scientifiche sono risultate finora contrastanti.
La perdita di peso resta un obiettivo centrale per ridurre i rischi sanitari e l’impatto sociale di sovrappeso e obesità. Le diete ipocaloriche classiche portano spesso a risultati iniziali, ma difficili da mantenere nel lungo periodo.
Una recente revisione mette in discussione il ruolo del digiuno intermittente come strategia privilegiata per la gestione del sovrappeso e dell’obesità negli adulti. I risultati, rilevanti per medici e nutrizionisti, suggeriscono che questo approccio non offre vantaggi clinicamente significativi rispetto ai consigli alimentari tradizionali.

Lo studio
La revisione (condotta secondo gli standard di Cochrane) ha incluso 22 studi randomizzati (1995 partecipanti), pubblicati tra il 2016 e il 2024 e condotti in Nord America, Europa, Australia, Cina e Brasile. Sono stati confrontati diversi modelli di digiuno intermittente con:
consigli alimentari regolari,
nessun intervento,
in attesa di cominciare la dietoterapia.
La durata minima degli interventi era di 4 settimane, con follow-up di almeno 6 mesi (fino a oltre 12 mesi in alcuni studi).

Ecco in sintesi i risultati principali:

Perdita di peso: rispetto ai consigli alimentari tradizionali, il digiuno intermittente mostra poca o nessuna differenza nella riduzione percentuale del peso corporeo. Anche il raggiungimento di una perdita ≥5% non risulta significativamente diverso.
Qualità della vita: nessun miglioramento rilevante rispetto alle diete standard.
Eventi avversi: non emergono differenze chiare, ma le evidenze sono molto incerte.
Confronto con nessun intervento: il digiuno intermittente porta probabilmente a benefici modesti sulla perdita di peso, senza effetti chiari su qualità della vita o sicurezza.
Nessuno studio ha valutato in modo adeguato la soddisfazione dei partecipanti, l’impatto sul diabete o una misura complessiva delle comorbidità.

La qualità delle prove varia da bassa a moderata, principalmente a causa di rischio di bias, imprecisione e durata limitata degli studi. La maggior parte dei dati riguarda effetti a breve termine (≤12 mesi).

Significato clinico

Per medici e nutrizionisti, il messaggio chiave è che:

il digiuno intermittente non è superiore alle strategie dietetiche tradizionali in termini di perdita di peso o qualità della vita;
la scelta può essere guidata più da preferenze, praticità e sostenibilità individuale che da un vantaggio clinico dimostrato;
serve cautela nel presentarlo come soluzione “migliore” o universalmente efficace.
Gli autori sottolineano la necessità di:

studi con follow-up più lunghi (>12 mesi),
valutazioni su diverse popolazioni (per sesso, classi di BMI, contesti socioeconomici),
inclusione di esiti finora trascurati come aderenza, soddisfazione, diabete e comorbidità.
In sintesi: il digiuno intermittente può essere un’opzione possibile, ma non rappresenta – alla luce delle attuali evidenze – una strategia superiore per la gestione del peso negli adulti con sovrappeso o obesità. La dieta efficace è quella “sartoriale”, personalizzata sia nei modi che nei tempi della perdita ponderale, a seconda delle esigenze metaboliche e di sostenibilità per il paziente.

Bibliografia : Luis I Garegnani, Gisela Oltra, Diego Ivaldi et al.
Fonti : Cochrane Database Syst Rev. 2026 Feb 16;2(2):CD015610. doi: 10.1002/14651858.CD015610.pub2.

23/02/2026

Indirizzo

Viale Francia, 11
Palermo
90146

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 13:00
Martedì 10:00 - 19:30
Mercoledì 10:00 - 19:30
Giovedì 10:00 - 19:30
Venerdì 09:00 - 19:00

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