Marcello Santoro Nutrizionista

Marcello Santoro  Nutrizionista Mail: marsan@hotmail.it Studio di Nutrizione

24/02/2026

Digiuno intermittente, benefici limitati
Le evidenze scientifiche

Il digiuno intermittente – che include alimentazione a tempo limitato, digiuno a giorni alterni o periodico – è diventato popolare grazie alla promessa di migliorare metabolismo lipidico, sensibilità insulinica e controllo glicemico. Tuttavia, le evidenze scientifiche sono risultate finora contrastanti.
La perdita di peso resta un obiettivo centrale per ridurre i rischi sanitari e l’impatto sociale di sovrappeso e obesità. Le diete ipocaloriche classiche portano spesso a risultati iniziali, ma difficili da mantenere nel lungo periodo.
Una recente revisione mette in discussione il ruolo del digiuno intermittente come strategia privilegiata per la gestione del sovrappeso e dell’obesità negli adulti. I risultati, rilevanti per medici e nutrizionisti, suggeriscono che questo approccio non offre vantaggi clinicamente significativi rispetto ai consigli alimentari tradizionali.

Lo studio
La revisione (condotta secondo gli standard di Cochrane) ha incluso 22 studi randomizzati (1995 partecipanti), pubblicati tra il 2016 e il 2024 e condotti in Nord America, Europa, Australia, Cina e Brasile. Sono stati confrontati diversi modelli di digiuno intermittente con:
consigli alimentari regolari,
nessun intervento,
in attesa di cominciare la dietoterapia.
La durata minima degli interventi era di 4 settimane, con follow-up di almeno 6 mesi (fino a oltre 12 mesi in alcuni studi).

Ecco in sintesi i risultati principali:

Perdita di peso: rispetto ai consigli alimentari tradizionali, il digiuno intermittente mostra poca o nessuna differenza nella riduzione percentuale del peso corporeo. Anche il raggiungimento di una perdita ≥5% non risulta significativamente diverso.
Qualità della vita: nessun miglioramento rilevante rispetto alle diete standard.
Eventi avversi: non emergono differenze chiare, ma le evidenze sono molto incerte.
Confronto con nessun intervento: il digiuno intermittente porta probabilmente a benefici modesti sulla perdita di peso, senza effetti chiari su qualità della vita o sicurezza.
Nessuno studio ha valutato in modo adeguato la soddisfazione dei partecipanti, l’impatto sul diabete o una misura complessiva delle comorbidità.

La qualità delle prove varia da bassa a moderata, principalmente a causa di rischio di bias, imprecisione e durata limitata degli studi. La maggior parte dei dati riguarda effetti a breve termine (≤12 mesi).

Significato clinico

Per medici e nutrizionisti, il messaggio chiave è che:

il digiuno intermittente non è superiore alle strategie dietetiche tradizionali in termini di perdita di peso o qualità della vita;
la scelta può essere guidata più da preferenze, praticità e sostenibilità individuale che da un vantaggio clinico dimostrato;
serve cautela nel presentarlo come soluzione “migliore” o universalmente efficace.
Gli autori sottolineano la necessità di:

studi con follow-up più lunghi (>12 mesi),
valutazioni su diverse popolazioni (per sesso, classi di BMI, contesti socioeconomici),
inclusione di esiti finora trascurati come aderenza, soddisfazione, diabete e comorbidità.
In sintesi: il digiuno intermittente può essere un’opzione possibile, ma non rappresenta – alla luce delle attuali evidenze – una strategia superiore per la gestione del peso negli adulti con sovrappeso o obesità. La dieta efficace è quella “sartoriale”, personalizzata sia nei modi che nei tempi della perdita ponderale, a seconda delle esigenze metaboliche e di sostenibilità per il paziente.

Bibliografia : Luis I Garegnani, Gisela Oltra, Diego Ivaldi et al.
Fonti : Cochrane Database Syst Rev. 2026 Feb 16;2(2):CD015610. doi: 10.1002/14651858.CD015610.pub2.

23/02/2026
Il desiderio di alzare sempre l’asticella 💪💪💪
19/02/2026

Il desiderio di alzare sempre l’asticella 💪💪💪

Oggi sappiamo il perché, in buona parte, le statine causano dolori muscolari. Questa scoperta spiega un mistero che dura...
15/02/2026

Oggi sappiamo il perché, in buona parte, le statine causano dolori muscolari. Questa scoperta spiega un mistero che dura da decenni
Le statine hanno ridotto drasticamente il rischio di infarti e ictus, ma per circa il 10% dei pazienti la terapia si accompagna a dolori, debolezza e stanchezza muscolare che spesso portano all’interruzione del trattamento. Un nuovo studio guidato da Andrew R. Marks alla Columbia University fornisce la prima prova strutturale di come alcune statine possano causare questi effetti, aprendo la strada a soluzioni mirate.
Il team ha usato microscopia crioelettronica per osservare a risoluzione atomica l’interazione tra la simvastatina e il recettore della rianodina di tipo 1 (RyR1), la proteina che regola il flusso di calcio nelle fibre muscolari. Le immagini mostrano la simvastatina legata a due siti specifici sul recettore, una connessione che altera la conformazione della proteina.
Il legame della statina con RyR1 sembra indurre un “calcium leak”, cioè una perdita incontrollata di ioni calcio all’interno della cellula muscolare. L’eccesso di calcio può danneggiare direttamente le fibre muscolari; attivare enzimi proteolitici che degradano progressivamente il tessuto; alterare il metabolismo energetico della fibra, causando affaticamento persistente. Questi meccanismi spiegano in modo plausibile i sintomi riferiti da molti pazienti in terapia con statine.
La scoperta ha due ricadute pratiche immediate:
Progettare statine di nuova generazione che non si leghino a RyR1;
Sviluppare terapie protettive che blocchino il calcium leak senza compromettere l’effetto ipocolesterolemizzante.
Gli autori sottolineano però che questo meccanismo probabilmente non spiega tutti i casi di miopatia da statine: potrebbero intervenire varianti genetiche del recettore o fattori individuali che aumentano la suscettibilità. Tradurre la scoperta in farmaci sicuri richiederà studi preclinici e trial clinici.
Va assolutamente detto che:
Non interrompere la terapia senza consultare il medico. Le statine salvano vite e i benefici cardiovascolari sono provati.
Se si avvertono dolori o debolezza, parlarne con il proprio medico può portare a soluzioni pratiche come cambiare tipo di statina, aggiustare la dose o indagare altre cause.
Questa scoperta offre speranza, se anche solo una parte dei casi è dovuta al meccanismo descritto, milioni di persone potrebbero beneficiare di terapie più tollerabili in futuro.
Lo studio pubblicato sul Journal of Clinical Investigation rappresenta un passo decisivo per risolvere un enigma clinico nato con l’introduzione delle statine negli anni Ottanta. Grazie alla crio-EM, la ricerca ha trasformato un sospetto in una prova strutturale, tracciando una strada concreta verso statine più sicure o trattamenti coadiuvanti che preservino la salute muscolare senza rinunciare alla protezione cardiovascolare.

Dieta chetogenica e camminate veloci per 5 giorni a settimana da 30/40 minuti. Direi che i risultati sono davvero molto ...
13/02/2026

Dieta chetogenica e camminate veloci per 5 giorni a settimana da 30/40 minuti. Direi che i risultati sono davvero molto importanti 💪💪

Mettetevi davvero nei panni del vostro corpo.Per venti, trenta anni lo avete spinto a cavarsela come poteva: poca attivi...
09/02/2026

Mettetevi davvero nei panni del vostro corpo.
Per venti, trenta anni lo avete spinto a cavarsela come poteva: poca attività fisica, cibo scelto per fretta più che per cura, serate lunghe, farmaci presi per zittire ogni minimo segnale, acqua appena sufficiente. Decenni in cui il corpo ha fatto ciò che fa sempre…adattarsi, sopravvivere, compensare. Poi un giorno decidete di cambiare. È un atto nobile, potente, ma insieme alla decisione arriva la pretesa…tre mesi per riscrivere ciò che avete scolpito in decenni, tre mesi per ottenere un corpo che, forse, non avete mai avuto. È qui che nasce la frizione: la mente corre, il corpo procede con il passo della biologia, non dell’impazienza. Il punto è che non si può invertire il senso del divenire, non si diventa per poi fare, e fare per poi essere. Il processo è l’opposto: si è, prima, si assume una nuova identità, si abita un nuovo modo di stare al mondo, poi si fa, con coerenza, con lentezza, con disciplina.
E solo allora si diventa ciò che si desidera.
Il corpo non è un ostacolo: è un alleato che chiede tempo, continuità e rispetto.
Siate. Fate. E infine diventate…e molto buongiorno 😃

I farmaci iniettabili per dimagrire, come quelli che attivano il recettore del GLP-1, funzionano bene per perdere peso. ...
06/02/2026

I farmaci iniettabili per dimagrire, come quelli che attivano il recettore del GLP-1, funzionano bene per perdere peso. Tuttavia, uno studio pubblicato sul BMJ ha rilevato un problema importante: quando si smette di assumere questi farmaci, il peso tende a tornare velocemente. Gli scienziati hanno esaminato 37 ricerche su più di 9.300 persone e hanno visto che, dopo aver perso in media 8,3 kg con il trattamento, i pazienti recuperavano quasi 5 kg nel primo anno. In circa 1,7 anni, il loro peso tornava a essere quello di prima. Dal punto di vista biologico, il fenomeno dell’obesità è molto complicato. I farmaci possono aiutare a controllare la fame, la sazietà e il metabolismo, ma non risolvono il problema alla radice. Non cambiano il modo in cui il nostro corpo regola il peso e non influenzano quello che mangiamo. Quando si smette di prendere i farmaci, il corpo tende a tornare al peso di prima, e questo avviene più velocemente di quando si cerca di perdere peso con la dieta e l’esercizio fisico, creando così un ciclo di dimagrimento e ingrassamento che è molto difficile da interrompere. Anche i benefici cardiometabolici si attenuano nel tempo. I risultati indicano che queste terapie non sono una soluzione definitiva, ma uno strumento utile solo se integrato in strategie di prevenzione e cambiamento dello stile di vita, per rendere il dimagrimento biologicamente sostenibile nel lungo periodo. (Agenbio)

La Giornata Mondiale contro il Cancro non è una ricorrenza, è un promemoria di umanità.Non celebra nulla, non commemora ...
04/02/2026

La Giornata Mondiale contro il Cancro non è una ricorrenza, è un promemoria di umanità.
Non celebra nulla, non commemora un evento, non appartiene al calendario delle feste. È un giorno che ci costringe a guardare in faccia ciò che spesso preferiamo tenere ai margini…la fragilità, la paura, la dipendenza dagli altri, la necessità di fidarsi della scienza e, allo stesso tempo, la forza sorprendente che le persone sanno trovare quando la vita si incrina. Il cancro non è un “nemico” da sconfiggere con slogan bellici, è una condizione che attraversa i corpi e le vite, che cambia le priorità, che obbliga a ridefinire il senso del tempo. Ogni persona che lo vive, direttamente o attraverso qualcuno che ama, porta con sé una storia irripetibile fatta di attese, di scelte difficili, di speranze che si riformano anche quando sembravano finite. In questa giornata, più che parlare di malattia, vale la pena parlare di persone…si, di persone…,di chi affronta terapie che trasformano il corpo e la percezione di sé, di chi accompagna, spesso in silenzio, con una cura che non fa notizia, di chi lavora nella ricerca e nella clinica, sapendo che ogni progresso è un frammento di futuro guadagnato,di chi non c’è più, ma continua a generare senso nelle vite che ha toccato. È anche un giorno per ricordare che LA PREVENZIONE non è un atto individuale isolato, ma un impegno collettivo ovvero accesso equo alle cure, informazione chiara, politiche che non lasciano indietro chi ha meno voce. E poi c’è un aspetto che spesso resta sottotraccia: la dignità di chi non vuole essere definito dalla diagnosi, la dignità di chi chiede di essere visto, non compatito, la dignità di chi, pur nella vulnerabilità, continua a scegliere ,come può, quanto può, la propria traiettoria. La Giornata Mondiale del Cancro ci ricorda che la salute non è solo un fatto biologico, ma un patto sociale, e che ogni gesto di cura, ogni parola detta bene, ogni scelta politica che riduce le disuguaglianze è un modo per stare dalla parte della vita, anche quando la vita è difficile…e molto buon pranzo 🌹

La sindrome metabolica: capire, prevenire, intervenireLa sindrome metabolica è una condizione sempre più diffusa, spesso...
01/02/2026

La sindrome metabolica: capire, prevenire, intervenire
La sindrome metabolica è una condizione sempre più diffusa, spesso silenziosa, che nasce dall’interazione di diversi fattori: un’alimentazione ricca di grassi saturi e zuccheri semplici, uno stile di vita sedentario, alterazioni del microbiota intestinale, obesità e predisposizione genetica. Non si tratta quindi di un singolo problema, ma di un insieme di alterazioni che, sommate, aumentano il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2, infarto e ictus.
Negli ultimi anni la ricerca ha rivoluzionato il modo in cui guardiamo al metabolismo. Se un tempo l’attenzione era rivolta quasi esclusivamente al pancreas, al fegato o al tessuto adiposo, oggi sappiamo che il vero “regista” del nostro equilibrio metabolico è l’intestino. È lì che avviene la prima grande selezione dei nutrienti introdotti con la dieta: ciò che assorbiamo, ciò che eliminiamo, ciò che il corpo decide di immagazzinare o utilizzare.
Al centro di questo sistema c’è il microbiota intestinale, un insieme vastissimo di microrganismi che convivono con noi e che negli ultimi anni sono stati definiti un vero e proprio “organo metabolico”. Il microbiota dialoga costantemente con il nostro organismo: influenza la digestione, modula l’infiammazione, partecipa alla regolazione della glicemia e persino al modo in cui accumuliamo grasso corporeo. Quando questo ecosistema si altera, per esempio a causa di una dieta squilibrata, stress, antibiotici o sedentarietà, anche il metabolismo ne risente.
La buona notizia è che la sindrome metabolica non è un destino immutabile. Al contrario, è una condizione su cui si può intervenire in modo efficace. La prevenzione e il trattamento passano da scelte quotidiane che, sommate nel tempo, hanno un impatto enorme sulla salute.
I pilastri fondamentali sono:
Un’alimentazione equilibrata, ricca di fibre, cereali integrali, legumi, frutta, verdura, pesce e grassi insaturi, e povera di zuccheri semplici, grassi saturi e prodotti ultraprocessati.
Uno stile di vita sano, che esclude fumo e consumo eccessivo di alcol.
Un’attività fisica regolare, almeno 30 minuti di esercizio aerobico 3-5 volte a settimana, utile per migliorare la sensibilità insulinica, ridurre il grasso viscerale e sostenere il benessere cardiovascolare.
Il controllo del peso corporeo, con particolare attenzione alla circonferenza addominale, un indicatore chiave del rischio metabolico.
Intervenire su questi aspetti non significa solo “curare” la sindrome metabolica, ma anche migliorare la qualità della vita, l’energia quotidiana, il sonno e il benessere generale. È un percorso che richiede costanza, ma che offre risultati concreti e duraturi.

La zucca è uno dei cibi che contengono quantità importanti di betacarotene, un antiossidante che contrasta lo sviluppo d...
30/01/2026

La zucca è uno dei cibi che contengono quantità importanti di betacarotene, un antiossidante che contrasta lo sviluppo dei radicali liberi, e che contribuisce quindi a rallentare l’invecchiamento. La presenza di Omega-3 poi aiuta la circolazione, risultando quindi un valido aiuto contro le malattie del sistema cardiocircolatorio. Infine, non possiamo non citare i semi che, ricchi di zinco, Omega-3 e fibre, sono alleati di un buon funzionamento intestinale.
Inoltre non si può dire che la zucca faccia ingrassare:la zucca ha un basso apporto calorico. Il suo ridotto quantitativo di glucidi e grassi lo rende un ortaggio consigliato nelle diete ipocaloriche.
I benefici della zucca
Vediamo quali sono i benefici che derivano dal consumo di questo ortaggio:
Migliora la digestione. La zucca contiene acqua e fibre in quantità: due elementi che sono fondamentali per un buon funzionamento dell’apparato gastrointestinale, anche grazie alla loro azione riequilibrante della flora batterica.
Elimina il gonfiore. Potassio e acqua, entrambi contenuti nella zucca, aiutano la diuresi, tramite cui l’organismo si sgonfia e si libera dalle tossine e dalla ritenzione dei liquidi.
Agisce positivamente sulla muscolatura. Il potassio rende la zucca particolarmente adatta agli sportivi che hanno bisogno di reintegrare questo minerale dopo l’allenamento.
Aiuta il sonno. Nella polpa della zucca è contenuto il magnesio, un minerale che diminuisce la sensazione di stanchezza. I semi invece sono ricchi di triptofano, un aminoacido che serve per la sintesi della serotonina, ormone capace di alleviare l’insonnia e la fame nervosa.
È alleata della salute del cuore. Questo grazie all’Omega-3 contenuto nei suoi semi, che contribuiscono a diminuire i livelli di colesterolo, trigliceridi e pressione sanguigna.
Come si può cucinare la zucca?
La zucca si può cucinare in molti modi, ma non tutte sono adatti a mantenere inalterate le proprietà: per questo le cotture da prediligere sono quella al vapore e quella al forno. La lessatura, invece, disperde nell’acqua molte delle sostanze nutritive. Nel caso si preferisca questa cottura, meglio accorciare i tempi quanto basta per ammorbidire la polpa. Può anche essere consumata cruda, aggiunta alle insalate a fette sottili.

Dialisi, New England: Omega-3 riducono del 43% rischio cardiovascolareUna ricerca pubblicata di recente sul New England ...
28/01/2026

Dialisi, New England: Omega-3 riducono del 43% rischio cardiovascolare

Una ricerca pubblicata di recente sul New England journal of medicine evidenzia come l'integrazione quotidiana di Omega-3 possa rappresentare una svolta salvavita per i pazienti in emodialisi, riducendo drasticamente decessi e complicanze. Si tratta del trial Pisces, uno studio clinico randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo, i cui risultati sono stati pubblicati il 7 novembre 2025.
Il trial ha coinvolto 1.228 partecipanti adulti presso 26 centri in Canada e Australia. I pazienti sono stati suddivisi in due gruppi: il primo ha ricevuto un'integrazione quotidiana di 4 grammi di olio di pesce (contenente 1,6 g di Epa e 0,8 g di Dha), mentre il secondo ha ricevuto un placebo a base di olio di mais.

Durante un periodo di follow-up medio di 3,5 anni, i ricercatori hanno monitorato un endpoint primario composito che includeva morte cardiaca (improvvisa e non), infarto del miocardio, ictus e malattie vascolari periferiche che portano all'amputazione.

Risultati sorprendenti

I dati emersi sono definiti dagli esperti come straordinari. Il tasso di eventi cardiovascolari gravi è stato di 0,31 per 1.000 giorni-paziente nel gruppo olio di pesce, contro lo 0,61 registrato nel gruppo placebo. Questo si traduce in una riduzione del rischio del 43%.

Analizzando i singoli componenti, i benefici appaiono ancora più marcati in aree specifiche, con riduzione di ictus del 63%, di morte cardiaca del 45, di infarto del miocardio del 44 e di amputazioni da malattia vascolare periferica del 43. Inoltre, lo studio ha rilevato una riduzione del rischio di morte per qualsiasi causa (hazard ratio 0,73), confermando un beneficio sistemico per i pazienti trattati con Omega-3.

Sicurezza e prospettive cliniche

Un aspetto cruciale riguarda la sicurezza della terapia. Storicamente, l'uso di olio di pesce è stato associato a preoccupazioni circa il rischio di sanguinamento. Tuttavia, il trial Pisces ha smentito questo timore: i gravi episodi di sanguinamento si sono verificati con minore frequenza nel gruppo che assumeva olio di pesce rispetto al gruppo placebo. Anche l'aderenza al regime terapeutico e l'incidenza di altri eventi avversi non hanno mostrato differenze significative tra i due gruppi.

Charmaine Lok, dell'Università di Toronto, autrice principale dello studio: “Le malattie cardiovascolari causano oltre il 75% dei decessi tra i pazienti in dialisi. Questa popolazione affronta una mortalità venti volte superiore alla media, pur avendo scarse opzioni preventive efficaci. Si tratta di persone con livelli ematici di Omega-3 tipicamente più bassi rispetto alla popolazione generale. L'integrazione mirata ha ridotto del 43% gli eventi gravi, dimostrando l'importanza di colmare questa specifica carenza biologica. Nonostante i timori storici, lo studio ha registrato meno episodi di sanguinamento grave nel gruppo che assumeva olio di pesce. I risultati offrono finalmente una terapia provata per ridurre drasticamente l'incidenza di infarti, ictus e morti cardiache. Siamo di fronte a una svolta fondamentale nella protezione di questi pazienti vulnerabili.

Indirizzo

Viale Francia, 11
Palermo
90146

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 13:00
Martedì 10:00 - 19:30
Mercoledì 10:00 - 19:30
Giovedì 10:00 - 19:30
Venerdì 09:00 - 19:00

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