Rita Chinnici Psicologa. Psicoterapeuta Relazionale Sistemica

Rita Chinnici Psicologa. Psicoterapeuta Relazionale Sistemica Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Rita Chinnici Psicologa. Psicoterapeuta Relazionale Sistemica, Psicologo, Palermo.

13/04/2026

Author Details Author Details Anna De Simone Dott.ssa in biologia e psicologia. Esperta in genetica del comportamento e neurobiologia. Scrittrice e founder ... Leggi tutto

31/03/2026

“Non è il tempo che ci fa crescere, ma le esperienze che abbiamo vissuto
Si impara dal fallimento, non dal successo”
(Brian Stoker).
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Il tempo scorre inesorabile, si cresce ..., ma crescere non vuol dire necessariamente essere maturi. Non è il tempo che ci fa cambiare prospettiva e ci fa crescere, ma le esperienze che abbiamo vissuto. Perché quando si tratta del cammino della vita, spesso ciò che conta non sono i risultati raggiunti, ma la persona che siamo diventati mentre prendevamo le nostre decisioni.
Infatti, per decenni si è creduto che la vecchiaia fosse un periodo di perdita. Oggi sappiamo che, come il resto delle fasi della nostra vita, in età avanzata perdiamo alcune competenze, ma ne guadagniamo altre. Per esempio, la nostra intelligenza si cristallizza, il che significa che si basa maggiormente sull’esperienza e le competenze acquisite nel corso della vita. Siamo anche più prudenti, empatici, comprensivi e molto più intelligenti a livello emotivo.
Non è il tempo che ci dona tutto ciò.
Sono le nostre esperienze, le situazioni difficili che abbiamo affrontato e i conflitti che abbiamo risolto. Pertanto, ci sono anche delle persone molto giovani che mostrano una grande maturità e una buona resilienza, mentre alcuni adulti continuano ad avere un pensiero infantile pieno di stereotipi.
Non è il tempo che ci fa capire che dobbiamo imparare dai nostri errori e fallimenti, sono i danni che abbiamo subito, che ci spingono a rinnovare il nostro spirito. Uscire feriti dalle battaglie della vita ci insegna che ci sono mille cause che possono farci soffrire, ma ci sono mille e una ragione per recuperarsi e proseguire.

Anche gli anni sono preziosi. Il passare del tempo ci permette di assumere una determinata prospettiva, allontanarci dalle passioni e i sentimenti che sperimentiamo al momento per valutare la situazione con maggiore obiettività. Nel corso degli anni siamo in grado di guardare indietro e trovare un posto per ogni cosa, attribuendo a ciascun evento la giusta dimensione.
Dopo molti anni possiamo ridere della paura che ci faceva l’insegnante a scuola o dell’ansia che ci dava la prospettiva del primo bacio. Il tempo non cancella le esperienze, ma attenua il loro impatto emotivo, ci rende più sereni in modo che possiamo guardare indietro e, in qualche modo, possiamo riscrivere meglio la nostra storia.
Ma per ottenere il cambiamento di prospettiva che ci faccia crescere, per smettere di essere un bicchiere e diventare un lago, dobbiamo essere disposti a cambiare, accettare e lasciare andare. Il semplice passare del tempo non è di solito sufficiente per dimenticare un amore o perdonarci un errore, dobbiamo fare la nostra parte.
Nicola Marai

18/03/2026
04/02/2026

A quelli che si siedono nell’ultima fila
per non essere osservati.
A chi quando gli fai un sorriso
in ascensore abbassa lo sguardo
e arrossisce.
A chi rimane digiuno ai buffet.
A quelli che non dicono niente quando qualcuno taglia la coda e passa avanti.
A quelli che si scusano anche quando
non dovrebbero.
A chi è educato anche a costo
di sembrare scemo.
A chi ha un’intelligenza arguta e sa riconoscere quando è il momento
di non arrivare primo.
A tutti quelli che nella vita si sono persi un’occasione importante, perché un prepotente gliel’ha portata via.
A chi ha la risposta giusta
e non alza la mano.
A quelli che ancora credono alla lealtà,
a costo di essere sconfitti.
E niente.
Io vi vedo.
E siete proprio belli.

Roberto Pellico

10/12/2025

Viviamo in un’epoca in cui desideriamo proteggerci in tutti i modi da ogni aspetto negativo dell’esistenza. Ci costruiamo attorno un mondo finto, incellofanato, senza spigoli che possano urtarci.
Per proteggerci, neghiamo la realtà per come è davvero, in nome di come vorremmo che fosse.

Ad esempio, non ragioniamo più su certe idee, perché spaventose: non parliamo più di morte, di dolore, di tragedia. E quando siamo costretti a farlo, le scriviamo o le raccontiamo con l’asterisco, per esorcizzarle.
O ancora, a scuola abbiamo smesso di correggere con la biro rossa, perché il rosso potrebbe urtare la sensibilità dei ragazzi.
Sui social, invece, evitiamo ciò che è spiacevole, triste, scoraggiante, seguendo profili che confermano il nostro pensiero desiderante.

Eppure, il mondo continua a esistere al di là di ogni nostra narrazione. Anche se neghiamo il male, il male non scompare; anche se ci voltiamo dall’altra parte, ciò che non ci piace rimane lì, in attesa, nell’ombra. E tanto più facciamo finta di non vederlo, tanto sarà sconvolgente la volta in cui ce lo troveremo di fronte, all’improvviso.

Perché prima o poi accade a tutti di cadere, di ferirsi, di deludersi, di spaventarsi, di sbagliare: è inevitabile. La vita, prima o poi, ci correggerà con la biro rossa, anche se siamo cresciuti raccontandoci che con quella blu si apprende meglio.

Lo sport è una delle realtà più oneste di tutte, perché non fa sconti, non racconta favole, non nasconde l’imperfezione dietro filtri. Anzi: in un certo senso, ci sbatte in faccia la realtà.
Specialmente i primi allenamenti: ci scopriamo impreparati, doloranti, esausti. Scopriamo che è dura, che non è facile come vorremmo.

E, andando avanti, scopriamo altre cose. Che perdere fa malissimo; che anche se diamo tutto, può capitare di non ottenere niente; che, per quanto ci alleniamo, è un attimo infortunarsi, fisicamente e mentalmente; che non sempre vince chi se lo merita; che, nei momenti più bui, arriveremo a credere che avere un sogno non è un dono, ma una condanna.

In un mondo finto, dove ci raccontiamo che la vera forza è non cadere mai, lo sport ci insegna una cosa diversa: che cadere è normale. Che sentirsi deboli è normale. Che mettere tutto in discussione è normale. Che fallire è normale. Che voler mollare è normale.

Perché l’esistenza è anche questo, nonostante facciamo così tanta fatica ad ammetterlo, trincerati dietro i nostri racconti patinati.
E accettare questa realtà significa essere forti.
Vivere nonostante questa consapevolezza significa essere forti. Rimettersi in piedi e continuare a camminare, con le ginocchia sbucciate, significa essere forti.

Se ti piace ciò che scrivo, “𝗧𝗿𝗮𝘀𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝗿𝗲 𝗹𝗶𝗺𝗶𝘁𝗶 𝗶𝗻 𝘁𝗿𝗮𝗴𝘂𝗮𝗿𝗱𝗶. 𝗟𝗼 𝘀𝗽𝗼𝗿𝘁 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗳𝗶𝗹𝗼𝘀𝗼𝗳𝗶𝗮 𝗱𝗶 𝘃𝗶𝘁𝗮” è uno dei miei libri. Racconta di come lo sport possa migliorarci la vita.
Lo trovi qui: https://amzn.eu/d/6LMhn3W

Il Saggio dello sport

03/11/2025

Il trauma da separazione causa nei bambini una ferita che non si rimargina mai del tutto. È immensa, straziante e quasi irreparabile.

08/07/2025
09/04/2025

Bruce Lee una volta disse: "Invece di comprare ai tuoi figli tutte le cose che non hai mai avuto, dovresti insegnare loro tutte le cose che non ti hanno mai insegnato. La vera ricchezza non sta nel materiale, ma nella conoscenza, nel carattere e nella disciplina. Un bambino che impara ad affrontare la vita con saggezza sarà più forte di chi riceve solo comodità. Insegna loro a pensare, ad essere coraggiosi e a non dipendere da ciò che hanno, ma da ciò che sono".

28/05/2024

Allontanati dalle persone che vogliono ergere se stesse affossando te. Allontanati dai luoghi dell’abbandono, del rifiuto e delle gioie negate. Ancora, allontanati da chi alimenta costantemente la tue ferite e mina il tuo valore.

Se non puoi mettere uno spazio fisico, allora costruisci un enorme distanza psicoaffettiva, costruisci il tuo spazio. Uno spazio in cui i tuoi bisogni hanno l’importanza che meritano, dove hai la libertà di esprimere chi sei, dove puoi stare bene o male e di certo dove puoi concederti il tempo per guarire.

Prenditi per mano e ricorda: la vita va vissuta e non sopportata!

16/11/2023

Vivere nel ricordo della vita passata con una persona che non c’è più può favorire crisi depressive: se accogliamo il dolore come un lavacro, ci depurerà e torneremo a stare bene

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