Deneb Club - Goldinstinctltd

Deneb Club - Goldinstinctltd La Natura direttamente a casa Tua! Un “mondo” la cui creazione è dovuta all’interesse comune verso il Benessere Naturale.

L’intreccio tra Benessere Naturale, Multilevel Marketing e Social Network sta alla base della nascita del primo Club Globale del Benessere Naturale. Un “mondo” dove è possibile, fra l’altro, incontrare ed interagire con esperti del settore. Un “mondo” dove la possibilità di svolgere un’attività redditizia e, perché no, l’opportunità di una brillante carriera è una realtà che può concretizzarsi in tempi brevi. Il continuo aumento del consumo di integratori naturali, il dissolversi del mito del posto fisso e il boom dei Social Network garantiscono il successo di “un’idea” attuale ma soprattutto proiettata nel futuro. Registrati gratuitamente su www.denebclub.com/goldinstinctltd

21/12/2018

Palermo Porta Sant’Agata all’Albergheria, notte del 10 novembre del 1160. (Rivolta dei Baroni). Matteo Bonello, nobile normanno e signore di Caccamo, con un manipolo di uomini al seguito tende un agguato mortale a Maione da Bari, Primo Ministro di Guglielmo I (detto il Malo). Poco tempo dopo alcuni congiurati penetrano improvvisamente nelle camere del sovrano al Palazzo Reale.
Guglielmo, atterrito, tenta invano di scappare. Trattenuto si dichiara pronto ad abdicare a favore del figlio Ruggero.

Chiuso il sovrano nelle sue stanze, i congiurati portano il piccolo Ruggero in groppa ad un cavallo per le vie della città.
Il popolo, spaventato della sommossa, si schiera con il Re liberandolo e riportandolo al potere. Matteo Bonello e i suoi seguaci sono costretti a rifugiarsi nel castello di Caccamo.

La vendetta di Guglielmo I non si fa attendere. Il Re invia un esercito contro i ribelli asserragliati a Caccamo. Ma il castello risulta inespugnabile.
Quello che non riuscì a fare con la forza, il re ottenne con l’inganno: fece credere al Bonello di averlo perdonato e durante una giornata a corte lo fece arrestare. Rinchiuso a palazzo, fu torturato sino alla morte.
Da allora il fantasma di Matteo Bonello si aggira inquieto per il castello in cerca di pace eterna! Chi lo avrebbe visto descrive un essere vestito con abiti d’epoca, pantaloni e giacca di cuoio, che si muove trascinandosi lentamente col volto sfigurato, barbottando i nomi di coloro i quali lo tradirono e torturarono.

L’odio e il desiderio di vendetta gli impediscono di raggiungere la pace eterna e quindi continua a vagare inquieto nel maniero.

Caccamo è un antico Borgo Medievale, a circa 45 Km da Palermo, dove cultura, storia, arte, artigianato, tradizioni e gastronomia fanno di questa cittadina uno scrigno di preziosità.

17/12/2018

Anapia e Afinomo stavano lavorando nel loro campo ai piedi dell'Etna quando ... Un nuvolone di fumo densissimo oscurò il cielo. Il sole divenne sanguigno e un boato fece sussultare le pendici screpolate dell’Etna.
Contadini e pastori si precipitavano giù a valle trascinando con sé le poche e misere masserizie e spingendosi innanzi i bovi mugghianti, le pecore impazzite e i cani che ululavano, in un inferno di ceneri infuocate, di scosse paurose e di bagliori cupi e accecanti.

Anfinomo a Anapia, invece, con l’ansia nel petto in tumulto, sfuggivano come due nibbi alle mani che cercavano di agguantarli, e salivano, salivano disperatamente incontro alla morte e contro la natura spietata.
Tornate, tornate indietro! Disgraziati… la montagna sta divampando! La sciara è entrata come serpente nelle nostre case! È il giudizio di Dio, è la morte…
Raggiunta la loro capanna videro i loro vecchi genitori accostati ad un angolo, abbracciati e rassegnati a morire.

Padre, madre! Che non sentite? Siamo qui, i vostri figli, Anfinomo, Anapia…
Il torrente di lava stava già per investire la capanna. I fratelli pii si caricarono sulle spalle i loro genitori, e giù, anch’essi verso la valle lontana.

Ebbe inizio una gara tremenda tra l’impeto della natura e la fragile forza degli uomini. Vinse la natura e il torrente raggiunse i fratelli.

In quell'istante il “fiume rosso” si divise in due, lasciando così immuni i fratelli e i rispettivi genitori, per poi ricongiungersi.
Il fenomeno stupì i catanesi che soprannominarono i giovani “fratelli pii”, ed il luogo che essi avevano attraversato “Campi pii”. Questa leggenda è forgiata nel bronzo di uno dei quattro candelabri della centralissima piazza Università a Catania.

Foto: Salvo Orlando; testi tratti da: I Diavoli del Gebel, leggendario dell’Etna (Santo Calì)

04/12/2018

Concettina era bella. Era il vanto dei suoi genitori. Per lei era già stato predisposto tutto. Il corredo era bello e pronto. Anche il marito… era pronto. Il figlio dei Carbonaro, una famiglia bene della città.
Il loro non era vero amore, erano state le famiglie a decidere. L’amore sarebbe venuto dopo e anche i figli. Così era e così si doveva fare.
Il giorno della domenica era speciale, si andava in chiesa alla messa con la veste buona. Ci si doveva far vedere da tutti. E tutti si vedevano.
Fu proprio durante una domenica che Concettina vide lì, appoggiato al palo, un giovane marinaio. Uno sguardo e fu subito amore. Un amore funesto, impossibile, senza speranza. Mai e poi mai i suoi genitori avrebbero acconsentito.
Come fu e come non fu, Concettina e il giovane marinaio cominciarono a vedersi di nascosto.
Luogo di incontro fu quel pezzo di costa lambita dall’acqua bianca e cristallina con il faro a fare da guardiano. Lì, ogni notte, i due giovani si davano appuntamento e consumavano il loro amore, sognando una vita di gioie.
Ma una notte di luna piena, Concettina arrivò prima e si sedette su uno scoglio ad aspettare il giovane marinaio che non arrivava. Passarono i giorni. Le settimane. Il marinaio non arrivava.
Il dolore si era trasformato in angoscia ed era insopportabile. Così decise di andarlo a cercare e si tuffò. Fu allora che Concettina diventò a Pillirina. Da quel mare la povera pillirina non tornò più.
Si narra, che durante le notti di luna piena, i pescatori vedano i suoi bianchi raggi penetrare tra le fessure della grotta e attraverso un gioco di luci e di ombre, sembra si rifletta l’immagine fatua e leggera di Concettina a pillirina, seduta poverina sul suo scoglio ancora ad aspettare colui che mai tornò. (Graziella Fortuna)

03/12/2018

Quando tradire una donna siciliana ... Palermo anno 1000 d.C. (dominazione araba) quartiere della Kalsa.

Una bellissima fanciulla palermitana dalla pelle rosata e dagli occhi azzurro intenso, viveva le sue giornate in una dolce quanto solitaria quiete, dedicando le sue attenzione all’amabile cura delle piante del suo balcone.
Un giorno, un giovane moro, abbagliato dalla sua bellezza, ne rimase invaghito e, senza indugio, entrò in casa e le dichiarò il suo amore.
La fanciulla, colpita da tanto sentimento, ricambiò l’amore del giovane che, in cuor suo, celava un gravoso segreto: moglie e figli lo attendevano in oriente dove avrebbe dovuto far ritorno a breve.
La bella fanciulla saputo dell’imminente partenza del saraceno, attese le tenebre e, non appena si addormentò l’uccise, gli tagliò la testa, ne fece un vaso dove vi piantò del basilico e lo mise in bella mostra fuori nel balcone.
Il moro, così, non potendo più andar via sarebbe rimasto con lei per sempre.
Intanto il basilico, innaffiato dalle lacrime della bella giovane, crebbe rigoglioso destando l’invidia delle vicine che, per non essere da meno, si fecero costruire vasi in terracotta a forma di “Testa di Moro”.

Milano, settembre 2012
Sulle note di “Meraviglioso” e “Volare” di Modugno, Dolce & Gabbana presentano la loro collezione Primavera Estate 2013.
Si celebra la gioia di vivere, il colore, l'allegria, ma soprattutto l'artigianalità e la cultura popolare siciliana.
L’accessorio must di stagione sono gli orecchini: grandissimi, vistosi, coloratissimi che raffigurano la “Testa di Moro”.

01/12/2018

Un ufficiale arabo, segretamente innamorato di Eleonora D’Angiò, regina di Sicilia nella prima metà del Trecento, creò un dolce al cucchiaio profumatissimo, a base di latte di mandorla e gelsomino. Prima di essere giustiziato per la sua dichiarazione d’amore, chiese di prepararlo per lei un’ultima volta.

Le montagne lussureggianti di fronte alla stanza di Eleonora; il profumo di gelsomino che viaggiava prepotente insieme alla brezza mattutina. Eleonora si affacciava alla finestra per coglierne l’essenza, i comodini della sua camera da letto, ne erano pieni, i secchi fiori ne facevano da padroni, e lei non ne era mai sazia.

L’ufficiale dai languidi occhi scuri, vedendola in quel balconcino cominciò a bramarla. Fino a che il desiderio di ascoltare i dolci sospiri della principessa all’imbrunire; quando rubava a pieni polmoni l’aria profumata, gli costò la vita. Volle dichiarare il suo segreto amore, purtroppo per lui proibito... Il suo ultimo desiderio, fu di preparare un dolce con il fiore preferito di Eleonora: il gelsomino.
Nacque il biancomangiare, un dolce delicato di latte e gelsomino, come la pelle della principessa. Donandolo a lei, al suo cospetto si uccise.
Da quel giorno Eleonora D’Angio, si recò ogni anno in quel posto, a sentire il profumo del gelsomino e gustare il dolce dono dell’ufficiale arabo di lei innamorato. (di Paola Roccoli)

30/11/2018

Mi chiamo Guiscardo De La Portes, nacqui in Spagna nel 1370, unico figlio di un ricco mercante. Sino a 16 anni studiai a Madrid dai frati, poi frequentai la scuola di guerra.
Fu così che un giorno conobbi Esmeralda: una donna bellissima dalla pelle scura e dagli occhi castani che si intonavano con i lunghi capelli scuri. Da quel momento il mio cuore si legò a lei e ci sposammo.

Nel 1392 portava in grembo il mio primo figlio quando Re Martino, divenuto re di Sicilia, mi portò con il suo esercito a sedare delle proteste.
Quando Andrea Chiaramonte, che ostacolava l’ingresso dei reali a Palermo, fu catturato e decapitato, pensai di avviarmi verso Manfreda (Mussomeli) con l’intento di concludere degli affari.
Lungo il cammino dei soldati galoppavano verso di me. Spronai il cavallo nel bosco con la speranza di seminarli ma, quando mi voltai per controllare, fui colpito al torace dai rami di un albero. Caddi per terra e svenni.
Mi risvegliai nei sotterranei bui e freddi del castello. Mille pensieri assillavano la mia mente: la mia amata Esmeralda, i miei genitori, il figlio tanto atteso.
Quei sodati erano agli ordini di Don Martinez che, rifiutato da Esmeralda, aveva organizzato questo complotto con l’intento di riaverla.
La mia gamba ben presto andò in cancrena. Il buio, il freddo, la fame, la disperazione … mi lasciai andare.
Da buon cristiano avrei dovuto pregare ma, in un attimo di smarrimento prima di morire, imprecai contro Dio.
Avvertii di essere uscito dal mio corpo, fui attirato dentro una lunga galleria buia, sbucai in una vivida luce quando quattro spiriti vaganti mi riportarono indietro.
Il Supremo mi aveva condannato a vagare per mille anni sulla terra per avere imprecato contro di Lui.

Qui si conclude il racconto del fantasma di don Guiscardo de la Portes che, dal 19 luglio 1973, è più volte è apparso a Pasquale Messina (detto il custode).
Un racconto fantastico che avvolge il Castello di Mussomeli in un’aura di mistero.

28/11/2018

Molto tempo fa nelle lande desolate del Messico settentrionale, il popolo azteco vagava senza una metà guidati da un’antica profezia: “Lì, dove vedrete un’aquila appollaiata su di un Nopalli (come chiamavano il fico d’India) che mangia un serpente, costruirete la vostra patria”. La leggenda vuole che scorsero questa immagine nell’isola al centro del lago Texcoco dove, nel 1325, fondarono la loro splendida capitale Tenochtilàn (l’attuale Città del Messico). Quell'immagine oggi è raffigurata nello stemma del Messico ed è presente al centro della bandiera messicana.

La pianta arrivò nel Vecchio Mondo verosimilmente intorno al 1493, anno del ritorno a Lisbona della spedizione di Cristoforo Colombo.

Giuseppe Pitrè racconta di un’antica leggenda che dice: “lu pedi di ficudinnia (la pianta del fico d’India) era pianta velenosa, portata in Sicilia dai Turchi per distruggere i siciliani e che il buon Dio, che tanto ci ama, li avrebbe resi dolcissimi ed anche benefici”. Ai siciliani il merito dell’invenzione del fico d’India scuzzulato (bastardone). Nel 1884 l'agronomo siciliano Alfonso Spagna scriveva di un colono di Capaci che si rifiutava di vendere la produzione dei suoi fichi d'India ad un conterraneo che vi aspirava e che costui, indignato del diniego, vendicasse la ricusa con la violenza, recidendo i frutti in piena fioritura.

Quest'eccesso vandalico produsse effetti contrari alle sinistre intenzioni del malvagio autore.
I frutti rinacquero poco dopo negli internodi in minor numero, ma turgidi e promettenti e vennero a maturazione con buccia fina e polpa così serrata e consistente da potersi conservare a magazzino per più mesi e resistere agli eventi delle lunghe navigazioni.
Mai sfregio è stato così benefico e illuminante.

La vita è come il fico d'India, se non ti becchi prima le spine non puoi arrivare alla polpa.

Indirizzo

Palermo
90133

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