Marcella Agnone - Psicologa Psicoterapeuta

Marcella Agnone - Psicologa Psicoterapeuta Servizi di sostegno al benessere e al cambiamento

Perché continuiamo ad aspettare che ai ragazzi “venga la voglia”?La motivazione è sopravvalutata. Quante volte li guardi...
24/04/2026

Perché continuiamo ad aspettare che ai ragazzi “venga la voglia”?
La motivazione è sopravvalutata. Quante volte li guardiamo rimandare, sperando che prima o poi trovino l’ispirazione giusta? Il momento giusto non esiste.
Quello che chiamiamo pigrizia o mancanza di volontà è, nella maggior parte dei casi, il
loro funzionamento di base. Il loro cervello li sta semplicemente “proteggendo” dalla fatica, dallo sforzo di fare, soprattutto quando c'è qualcosa da costruire. È un meccanismo di risparmio energetico che, se assecondato ogni giorno, gli mette un freno a mano.
Attraverso il Parent Mental NeuroTraining, portiamo genitori, insegnanti e allenatori dentro il loro cervello facendo vedere come il vero cambiamento non parte dalla motivazione, ma dall’azione.
Come un pilota che chiude la visiera del casco prima ancora di scendere in pista, a un adolescente basta il passaggio all’azione per attivare la reazione: allacciare le scarpe da ginnastica per andare. So perfettamente che non è facile e che non basta dirlo, anzi, tante volte è una vera e propria negoziazione interiore che bisogna imparare. Ma è proprio in quel preciso istante cambia la neurochimica e si accende il motore. La motivazione arriva dopo, non prima. Non si aspetta dal divano, si costruisce facendo.
Attenzione, perché qui sta il punto che cambia tutto: la soluzione non è il pugno duro e neanche la semplice disciplina imposta. È l'identità. È cambiare, azione dopo azione, il loro modo di essere.
Il passaggio più lungo, sfidante e efficace è da "lo faccio perché devo" a "lo faccio perché sono".
Alla nostra mente la parola “devo” non piace perché rischia di venir percepita come una minaccia, una forzatura esterna e il sistema va in sovraccarico. I ragazzi perdono ogni interesse (al di fuori delle cose o trappole digitali che catturano il loro cervello), non perché siano fragili, ma perché (anche) nessuno ha gli insegnato a negoziare con quella parte del cervello che frena.
Non dobbiamo formare soldatini tenuti in riga dall’ansia o dai rimproveri. Dobbiamo guidare ragazzi consapevoli, capaci di usare il proprio potenziale senza farsi boicottare dalla propria mente.
Non gli manca la motivazione. Gli manca solo il primo passo. (cit.)

Perché continuiamo ad aspettare che ai ragazzi “venga la voglia”?
La motivazione è sopravvalutata. Quante volte li guardiamo rimandare, sperando che prima o poi trovino l’ispirazione giusta? Il momento giusto non esiste.
Quello che chiamiamo pigrizia o mancanza di volontà è, nella maggior parte dei casi, il
loro funzionamento di base. Il loro cervello li sta semplicemente “proteggendo” dalla fatica, dallo sforzo di fare, soprattutto quando c'è qualcosa da costruire. È un meccanismo di risparmio energetico che, se assecondato ogni giorno, gli mette un freno a mano.
Attraverso il Parent Mental NeuroTraining, portiamo genitori, insegnanti e allenatori dentro il loro cervello facendo vedere come il vero cambiamento non parte dalla motivazione, ma dall’azione.
Come un pilota che chiude la visiera del casco prima ancora di scendere in pista, a un adolescente basta il passaggio all’azione per attivare la reazione: allacciare le scarpe da ginnastica per andare. So perfettamente che non è facile e che non basta dirlo, anzi, tante volte è una vera e propria negoziazione interiore che bisogna imparare. Ma è proprio in quel preciso istante cambia la neurochimica e si accende il motore. La motivazione arriva dopo, non prima. Non si aspetta dal divano, si costruisce facendo.
Attenzione, perché qui sta il punto che cambia tutto: la soluzione non è il pugno duro e neanche la semplice disciplina imposta. È l'identità. È cambiare, azione dopo azione, il loro modo di essere.
Il passaggio più lungo, sfidante e efficace è da "lo faccio perché devo" a "lo faccio perché sono".
Alla nostra mente la parola “devo” non piace perché rischia di venir percepita come una minaccia, una forzatura esterna e il sistema va in sovraccarico. I ragazzi perdono ogni interesse (al di fuori delle cose o trappole digitali che catturano il loro cervello), non perché siano fragili, ma perché (anche) nessuno ha gli insegnato a negoziare con quella parte del cervello che frena.
Non dobbiamo formare soldatini tenuti in riga dall’ansia o dai rimproveri. Dobbiamo guidare ragazzi consapevoli, capaci di usare il proprio potenziale senza farsi boicottare dalla propria mente.
Non gli manca la motivazione. Gli manca solo il primo passo.

10/04/2026

“Quando provi a esprimere come ti sei sentito per qualcosa che hanno fatto, non lo vedono come un’occasione per capirti meglio, ma come un attacco. Così si mettono sulla difensiva…”

In sintesi, la reazione difensiva trasforma un'opportunità di connessione in uno scontro, proteggendo l'immagine di sé dell'interlocutore a scapito della salute della relazione.

Quanto spesso ti è capitato?
E in quale delle due posizioni?

16/03/2026

La plusdotazione non è un superpotere. È un’asincronia.

Essere "gifted" non significa necessariamente avere la strada spianata. In molti bambini plusdotati lo sviluppo non procede in modo uniforme: le competenze cognitive corrono molto più avanti rispetto alla maturazione emotiva e alla tolleranza alla frustrazione. La letteratura definisce questo fenomeno sviluppo asincrono: un profilo che può generare grandi vulnerabilità.

Quando un bambino ha un pensiero estremamente raffinato ma una regolazione emotiva ancora "da piccolo", si creano cortocircuiti specifici:

- Rileva incoerenze e standard elevati precocemente.

- Anticipa errori e conseguenze, cadendo nell’overthinking.

- Sviluppa un perfezionismo che si trasforma in autocritica feroce.

C'è poi un fattore pratico: se per anni tutto riesce "facilmente", il cervello non si allena a gestire il fallimento. Quando arriva una sfida reale, il bambino può leggerla come una minaccia alla propria identità invece che come un'occasione di crescita.

La ricerca sulla motivazione parla chiaro: lodare "l'intelligenza" rischia di legare il valore del bambino solo alla performance, favorendo l'evitamento dell'errore. Al contrario, lodare il processo e lo sforzo costruisce la resilienza necessaria per affrontare le difficoltà. Il talento cresce bene solo quando il sistema nervoso riceve sicurezza e sfide calibrate.

👉 Segui per altre ricerche spiegate in modo semplice e chiaro.

Fonti:
Papadopoulos, D. (2020). Psychological Framework for Gifted Children’s Development. Review of Research.

Guignard, J. H., et al. (2012). Perfectionism and Anxiety: A Paradox in Intellectual Giftedness? PLOS ONE.

Mueller, C. M., & Dweck, C. S. (1998). Praise for intelligence can undermine children’s motivation. Journal of Personality and Social Psychology.

Neihart, M., et al. (2018). The Social and Emotional World of the Gifted. Springer.

La Gestalt parte da un presupposto molto semplice e molto potente: ciò che non porti alla consapevolezza non scompare, r...
12/02/2026

La Gestalt parte da un presupposto molto semplice e molto potente: ciò che non porti alla consapevolezza non scompare, resta sullo sfondo e continua ad agire.

Sono micro rinunce, tensioni trattenute nel corpo, parole non dette, bisogni che impari a non sentire. All’inizio sembrano piccole. Non fanno rumore. Ma è proprio così che, lentamente, ti piegano. Non per un evento eclatante, ma per accumulo.

In ottica gestaltica si parla di interruzioni del contatto. Ogni volta che non ti permetti di sentire fino in fondo, o ti adatti troppo, o trattieni per non disturbare, crei una forma incompiuta. Quell’incompiuto rimane aperto dentro di te. Chiede energia. E l’energia che resta bloccata diventa peso, stanchezza, a volte tristezza senza nome.

La Gestalt non cerca spiegazioni lontane. Ti riporta qui. Al corpo, al respiro, a ciò che accade adesso mentre parli. Perché è nel presente che puoi accorgerti di come ti stai piegando. Magari lo senti nelle spalle che si chiudono, nella mandibola serrata, nel modo in cui dici “va bene” quando non va bene.

E come aiuta a risollevarti?

Non ti raddrizza con la forza. Ti aiuta a sentire. Quando riconosci un bisogno, quando dai forma a una rabbia trattenuta, quando pronunci finalmente una verità che evitavi, l’energia torna a scorrere. Non sei più piegata dall’invisibile, perché l’invisibile diventa figura, diventa dicibile.

Risollevarti, in Gestalt, non significa diventare forte. Significa tornare intera. Recuperare parti di te che avevi messo da parte per sopravvivere.

C’è qualcosa che ultimamente non stai guardando fino in fondo? Qual è la piccola cosa che sembra “gestibile” ma che, a fine giornata, ti lascia più curva di quanto vorresti?

09/02/2026
07/02/2026

🎶🎹🎵

Molti confondono vulnerabilità e fragilità. Ma c’è una differenza sottile e potente.La fragilità è rottura: teme il cont...
21/01/2026

Molti confondono vulnerabilità e fragilità.
Ma c’è una differenza sottile e potente.

La fragilità è rottura: teme il contatto, si spezza sotto pressione, cerca di nascondersi.
La vulnerabilità, invece, è apertura: sente, mostra, rischia. È coraggio mascherato da sensibilità, non debolezza. È dire “non lo so”, “ho paura”, “mi serve aiuto” senza sentirsi meno o sminuiti.

Essere vulnerabili significa vivere la propria profondità, riconoscere le emozioni senza esserne sopraffatti. È un ponte tra noi e gli altri, un luogo dove il vero incontro può avvenire. La fragilità invece chiude i ponti, crea distanza, paralizza.

Accogliere la vulnerabilità significa scegliere di essere visti, di respirare dentro le proprie emozioni e uscire dall’illusione di dover essere sempre invincibili.

Non confondere mai: vulnerabile non è fragile, è umano e coraggioso.

Il Natale non deve essere per forza "bello".Per molti il Natale non è affatto un periodo magico. È un momento che scava ...
25/12/2025

Il Natale non deve essere per forza "bello".
Per molti il Natale non è affatto un periodo magico. È un momento che scava dentro e tira fuori malinconia, proprio perché ovunque si parla solo di famiglia, cenoni e affetti.

Il mito del Natale opulento e felice è nato in un dopoguerra che pretendeva di scacciare gli orrori e la povertà con il consumismo. Quando il mondo intorno sembra correre verso la felicità forzata, è normale sentirsi bloccati o fuori posto.

Il mio consiglio? Non forzatevi.

Siamo abituati a sentirci dire che bisogna "uscire", "reagire" o "stare in compagnia". Ma la verità è che abbiamo diritto di fermarci. Se non avete voglia di fare festa, non fatela. Cercate solo le persone che vi fanno stare bene davvero e, se non ci sono, restate soli e usate quel tempo per prendervi cura di voi.

Le ferite fanno male, ma non restano aperte per sempre. Leggete, riposate o chiedete aiuto a un esperto se ne sentite il bisogno. Imparare a stare con noi stessi senza giudicarci è il primo passo per stare meglio.

Non sentitevi sbagliati se non avete voglia di festeggiare o se non potete farlo. Il regalo più grande che potete farvi è darvi il permesso di essere tristi, stanchi o semplicemente voi stessi. Passerà, e nel frattempo, imparate a volervi bene così come siete.

Accogliere la differenza è un lavoro faticoso, spesso controintuitivo.Ci espone, ci decentra, ci toglie l’illusione del ...
23/12/2025

Accogliere la differenza è un lavoro faticoso, spesso controintuitivo.
Ci espone, ci decentra, ci toglie l’illusione del controllo.
Ma è anche ciò che nutre, che allarga l’esperienza, che rende l’incontro vivo e generativo.
Quando la differenza resta, qualcosa in noi cresce.
Buone feste!

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