24/04/2026
Perché continuiamo ad aspettare che ai ragazzi “venga la voglia”?
La motivazione è sopravvalutata. Quante volte li guardiamo rimandare, sperando che prima o poi trovino l’ispirazione giusta? Il momento giusto non esiste.
Quello che chiamiamo pigrizia o mancanza di volontà è, nella maggior parte dei casi, il
loro funzionamento di base. Il loro cervello li sta semplicemente “proteggendo” dalla fatica, dallo sforzo di fare, soprattutto quando c'è qualcosa da costruire. È un meccanismo di risparmio energetico che, se assecondato ogni giorno, gli mette un freno a mano.
Attraverso il Parent Mental NeuroTraining, portiamo genitori, insegnanti e allenatori dentro il loro cervello facendo vedere come il vero cambiamento non parte dalla motivazione, ma dall’azione.
Come un pilota che chiude la visiera del casco prima ancora di scendere in pista, a un adolescente basta il passaggio all’azione per attivare la reazione: allacciare le scarpe da ginnastica per andare. So perfettamente che non è facile e che non basta dirlo, anzi, tante volte è una vera e propria negoziazione interiore che bisogna imparare. Ma è proprio in quel preciso istante cambia la neurochimica e si accende il motore. La motivazione arriva dopo, non prima. Non si aspetta dal divano, si costruisce facendo.
Attenzione, perché qui sta il punto che cambia tutto: la soluzione non è il pugno duro e neanche la semplice disciplina imposta. È l'identità. È cambiare, azione dopo azione, il loro modo di essere.
Il passaggio più lungo, sfidante e efficace è da "lo faccio perché devo" a "lo faccio perché sono".
Alla nostra mente la parola “devo” non piace perché rischia di venir percepita come una minaccia, una forzatura esterna e il sistema va in sovraccarico. I ragazzi perdono ogni interesse (al di fuori delle cose o trappole digitali che catturano il loro cervello), non perché siano fragili, ma perché (anche) nessuno ha gli insegnato a negoziare con quella parte del cervello che frena.
Non dobbiamo formare soldatini tenuti in riga dall’ansia o dai rimproveri. Dobbiamo guidare ragazzi consapevoli, capaci di usare il proprio potenziale senza farsi boicottare dalla propria mente.
Non gli manca la motivazione. Gli manca solo il primo passo. (cit.)
Perché continuiamo ad aspettare che ai ragazzi “venga la voglia”?
La motivazione è sopravvalutata. Quante volte li guardiamo rimandare, sperando che prima o poi trovino l’ispirazione giusta? Il momento giusto non esiste.
Quello che chiamiamo pigrizia o mancanza di volontà è, nella maggior parte dei casi, il
loro funzionamento di base. Il loro cervello li sta semplicemente “proteggendo” dalla fatica, dallo sforzo di fare, soprattutto quando c'è qualcosa da costruire. È un meccanismo di risparmio energetico che, se assecondato ogni giorno, gli mette un freno a mano.
Attraverso il Parent Mental NeuroTraining, portiamo genitori, insegnanti e allenatori dentro il loro cervello facendo vedere come il vero cambiamento non parte dalla motivazione, ma dall’azione.
Come un pilota che chiude la visiera del casco prima ancora di scendere in pista, a un adolescente basta il passaggio all’azione per attivare la reazione: allacciare le scarpe da ginnastica per andare. So perfettamente che non è facile e che non basta dirlo, anzi, tante volte è una vera e propria negoziazione interiore che bisogna imparare. Ma è proprio in quel preciso istante cambia la neurochimica e si accende il motore. La motivazione arriva dopo, non prima. Non si aspetta dal divano, si costruisce facendo.
Attenzione, perché qui sta il punto che cambia tutto: la soluzione non è il pugno duro e neanche la semplice disciplina imposta. È l'identità. È cambiare, azione dopo azione, il loro modo di essere.
Il passaggio più lungo, sfidante e efficace è da "lo faccio perché devo" a "lo faccio perché sono".
Alla nostra mente la parola “devo” non piace perché rischia di venir percepita come una minaccia, una forzatura esterna e il sistema va in sovraccarico. I ragazzi perdono ogni interesse (al di fuori delle cose o trappole digitali che catturano il loro cervello), non perché siano fragili, ma perché (anche) nessuno ha gli insegnato a negoziare con quella parte del cervello che frena.
Non dobbiamo formare soldatini tenuti in riga dall’ansia o dai rimproveri. Dobbiamo guidare ragazzi consapevoli, capaci di usare il proprio potenziale senza farsi boicottare dalla propria mente.
Non gli manca la motivazione. Gli manca solo il primo passo.