SIPPE Polizia Penitenziaria Sicilia

SIPPE Polizia Penitenziaria Sicilia Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di SIPPE Polizia Penitenziaria Sicilia, Palermo.

17/01/2026

Sembra che lo spray al peperoncino, una volta entrato in carcere, possa trasformarsi improvvisamente in un’arma di distruzione di massa. Gli addetti ai lavori (quelli veri), sanno perfettamente che la realtà penitenziaria è un filo più complicata. In carcere la sicurezza non è un optional, né un capriccio autoritario: è la condizione minima per far funzionare qualsiasi percorso trattamentale, dalla rieducazione alla semplice convivenza civile.

Il , infatti, non è un salotto né un laboratorio di teoria , ma un ambiente complesso, popolato da persone con storie, fragilità e comportamenti molto diversi e attraversato quotidianamente da tensioni che talvolta richiedono strumenti di prevenzione e deterrenza adeguati. In questo contesto, lo spray al peperoncino non è né il male assoluto né la panacea di tutti i problemi, ma uno strumento che può rivelarsi utile, se disciplinato e usato correttamente.

Il vero rischio, semmai, è che il dibattito sul carcere venga ridotto a una gara di slogan, dove ogni misura di sicurezza diventa automaticamente repressione e ogni critica si trasforma in una bandiera ideologica. Così facendo, si perde di vista il punto centrale: un sistema penitenziario fragile, che da anni mostra falle evidenti soprattutto sul piano della sicurezza. E parlare di carcere, piaccia o no, richiede meno indignazione di riflesso e un po’ più di conoscenza del contesto.

Alessandro De Pasquale - Presidente SIPPE

Tag: Andrea Delmastro Andrea Ostellari SIPPE Sindacato Polizia Penitenziaria

17/01/2026

Rinunce e dimissioni in aumento: cosa non funziona nella Polizia Penitenziaria

Le rinunce e le dimissioni nella Polizia Penitenziaria rappresentano un fenomeno sempre più evidente e spesso frainteso. Non si tratta, nella maggior parte dei casi, di scarsa motivazione o di incapacità di affrontare il lavoro, ma di scelte razionali legate alle opportunità professionali disponibili. Per molti candidati, l’ingresso nel Corpo non costituisce una vera vocazione, bensì un’alternativa sicura: un “paracadute” occupazionale da utilizzare in attesa di qualcosa di più coerente con le proprie aspirazioni.

Le dimissioni possono manifestarsi in diverse fasi del percorso: prima ancora dell’inizio del corso di formazione, durante lo svolgimento dello stesso o, più in generale, fino a quando l’età consente la partecipazione a concorsi in altre Forze di Polizia. È una dinamica nota e prevedibile: si rimane finché conviene e si lascia quando si presenta un’opportunità percepita come migliore. Il nodo centrale è che l’accesso alla Polizia Penitenziaria avviene spesso per necessità e non per una reale scelta professionale consapevole.

Questo dato impone una riflessione più profonda. La Polizia Penitenziaria svolge funzioni altamente specialistiche, opera in contesti complessi e delicati e richiede competenze, equilibrio e resistenza psicologica fuori dal comune. La gestione quotidiana della popolazione detenuta, la sicurezza degli istituti e il mantenimento dell’ordine interno sono responsabilità che non possono essere affrontate come una semplice occupazione transitoria.

Una delle criticità principali risiede proprio nella fase di orientamento e comunicazione. Una rappresentazione parziale o idealizzata del ruolo rischia di attrarre candidati che, una volta confrontatisi con la realtà operativa, scelgono di abbandonare. Una comunicazione chiara, realistica e completa sulle condizioni di lavoro, sulle responsabilità e sulle difficoltà del servizio permetterebbe scelte più consapevoli già in fase concorsuale.

Ridurre il numero di dimissioni non significa limitare le possibilità individuali, ma costruire un organico più stabile, preparato e realmente motivato. Comprendere perché le dimissioni aumentano è il primo passo per interve**re sulle cause strutturali del fenomeno e valorizzare una funzione essenziale per il sistema penitenziario e per la sicurezza del Paese.

Alessandro De Pasquale - Presidente SIPPE

Tag: Andrea Delmastro Andrea Ostellari SIPPE Sindacato Polizia Penitenziaria

🔥 Tredici Anni di Coraggio: Noi Siamo il SIPPE
11/12/2025

🔥 Tredici Anni di Coraggio: Noi Siamo il SIPPE

28/11/2025

“Il sistema penitenziario va riportato all’anno zero”

In questi giorni sto riflettendo su quanto il nostro sistema penitenziario abbia bisogno di essere ripensato dalle fondamenta. Non per distruggerlo, ma per rimetterlo in equilibrio; perché oggi quell’equilibrio non c’è più.
Negli ultimi anni, infatti, si è privilegiato in modo eccessivo l’aspetto trattamentale, dimenticando che la non è un ostacolo alla rieducazione: è la condizione che la rende possibile. Senza un contesto sicuro, stabile e controllato, nessun percorso trattamentale può funzionare davvero.
Il periodo del ha messo a n**o tutte le debolezze del sistema. Gli eventi critici sono aumentati, i detenuti hanno “alzato la testa” e lo ha mostrato crepe profonde nelle sue capacità di gestione. È stato un campanello d’allarme: non possiamo ignorarlo.

FORMAZIONE: IL NODO CENTRALE

Una delle questioni più urgenti riguarda la formazione della Polizia Penitenziaria. Non si possono creare professionisti preparati con corsi compressi in quattro mesi, solo perché “servono subito agenti in carcere”. Questa logica riempie i vuoti, ma non costruisce competenze. Ed è inaccettabile che nei programmi formativi la parte giuridico-pedagogica soffochi completamente gli aspetti operativi: polizia, sicurezza, polizia giudiziaria. Un Corpo specialistico ha bisogno di una formazione specialistica, non di accenni. Le scuole di formazione dovrebbero insegnare tecniche di polizia e di osservazione, privilegiando la presenza di docenti che conoscano concretamente tutte le dinamiche del carcere.”

PROFESSIONISTI, NON TAPPABUCHI

Continuare a vedere i futuri agenti come “numeri” da inserire negli organici è un errore strategico gravissimo. In carcere si gestiscono esseri umani, spesso fragili, spesso pericolosi ma sempre complessi. Servono professionisti veri, non personale addestrato a metà. E su questo le organizzazioni sindacali dovrebbero essere compatte; tutte, indistintamente. Se si abbassa la qualità della formazione, si abbassa la qualità dell’intero sistema penitenziario e a pagarne il prezzo sono gli agenti, i detenuti e lo Stato.

RIMETTERE IL SISTEMA IN EQUILIBRIO

Il carcere è una cosa seria e richiede una gestione seria. La sicurezza non deve prevalere sul trattamento e quest’ultimo non deve schiacciare la sicurezza. Devono procedere insieme, perché è così che la Costituzione immagina l’esecuzione penale: rieducativa, realistica, efficace, possibile. Per questo credo sia arrivato il momento di ripartire dall’anno zero: riformare la formazione, rafforzare le strutture, dare strumenti veri a chi ogni giorno garantisce l’ordine e la legalità dietro le sbarre.
Non è un grido di sfogo. È un appello alla responsabilità. Senza sicurezza non c’è trattamento e senza professionalità non c’è giustizia.

Se poi qualcuno ha modo di far finire questo articolo sulla scrivania del Ministro Nordio, tanto meglio. Chissà che non sia la volta buona che lo convinca. 😉

Alessandro De Pasquale - Presidente SIPPE

Tag: Andrea Delmastro Andrea Ostellari

24/11/2025

TRASFERIMENTO D’UFFICIO A SEGUITO DI CONCORSO INTERNO:
L’INDENNITÀ È UN DIRITTO!

Il e il informano tutti i colleghi che la recente evoluzione della giurisprudenza amministrativa sta ormai consolidando un principio fondamentale: l’indennità di trasferimento spetta anche quando il cambio di sede deriva da una procedura concorsuale interna, purché la nuova sede sia situata in un Comune diverso e distante almeno 10 km da quello di precedente servizio.

L’ennesima conferma arriva dalla sentenza del TAR Lazio del 5 novembre 2025, che ribadisce quanto già affermato dal Consiglio di Stato: il diritto a richiedere l’indennità sussiste e si prescrive entro 5 anni.

Invitiamo pertanto tutti i colleghi che, negli ultimi 5 anni, siano stati trasferiti d’ufficio a seguito di concorso (corso sovrintendenti, corso ispettori 7 e 7-bis, aliquota interna concorso 411 ispettori, ecc.) a contattare immediatamente i nostri uffici tramite il seguente link per ottenere assistenza e informazioni:
👉 https://chat.whatsapp.com/BgcjfVOcZmGKnZP4BsgD0w

Al vostro fianco per tutelare i diritti di tutti i lavoratori.

22/11/2025

“Il carcere non è un convento: ironia e realtà dietro la polemica sulla circolare DAP”

In questi giorni alcune associazioni che si batterebbero per i diritti dei detenuti, si starebbero indignando per una circolare del DAP firmata da Ernesto Napolillo. Secondo loro questa circolare sancirebbe addirittura la fine della partecipazione della comunità esterna alle attività culturali e ricreative in carcere.

Come mio solito, invece di lasciarmi trascinare dal clamore, mi sono letto la circolare e quelle richiamate al suo interno. Risultato: nulla di drammatico, nessuna chiusura epocale, nessun crollo dei diritti. L’unica cosa che ho trovato è la conferma di un vecchio sospetto: siamo di fronte alle consuete campagne mediatiche di chi immagina gli istituti penitenziari come collegi retti da amorevoli suore, dove l’ordine divino sopperisce alla necessità di quello umano. Purtroppo – o per fortuna – il carcere non è un convento, e se lo fosse, di clausura, le regole sarebbero persino più rigide.

La circolare ribadisce un principio molto semplice:
• nei soli istituti con circuiti a gestione dipartimentale (Alta Sicurezza, Collaboratori di Giustizia, 41-bis), l’autorizzazione per eventi trattamentali deve sempre passare dal DAP, anche se riguardano detenuti in media sicurezza;
• negli altri casi, quando l’attività è rivolta solo a detenuti in media sicurezza e non ci sono reparti a gestione dipartimentale nello stesso istituto, restano competenti i Provveditorati Regionali;
• e, per completezza, se un Direttore ha dubbi o situazioni complesse, si invita a segnalarlo espressamente.

Insomma: niente rivoluzioni, solo chiarimenti amministrativi.

La circolare ricorda inoltre che l’organizzazione delle iniziative interne deve rimanere in capo alle Direzioni, evitando di “esternalizzare” programmazione e gestione ai proponenti esterni. Anche qui: logica elementare. Nessuna porta chiusa alla società civile; semplicemente si ribadisce che il carcere è un’istituzione dello Stato, non una sala parrocchiale da prenotare liberamente.

Sorprende poi l’allarme sul presunto “ritorno al regime chiuso”. Una precisazione necessaria: dopo il Covid e il caso Santa Maria Capua Vetere, le rivolte e i disordini non sono mancati. Il DAP è stato costretto a rivedere modelli organizzativi e sicurezza, fino alla creazione dei gruppi speciali GIO, GIR e GIL. In un contesto del genere, interrogarsi sull’uso della vigilanza dinamica non è un cedimento autoritario, ma una valutazione di realtà.

“Regime chiuso” non significa blindare le persone: significa evitare che alcuni ne approfittino per aggressioni, sopraffazioni o le famose “cadute accidentali” che tanto accidentali non sono. Mantenere ordine e sicurezza non è un capriccio, è ciò che l’articolo 2 del DPR 230/2000 indica come presupposto per il trattamento. Senza sicurezza non c’è rieducazione possibile; su questo la legge è chiarissima, anche se qualcuno finge di dimenticarlo.

Le associazioni che intervengono spesso lo fanno con buone intenzioni, ma con una conoscenza più teorica che pratica della vita detentiva. È facile idealizzare quando si guardano le cose dall’esterno, magari immaginando il carcere come un collegio con oratorio e attività pomeridiane. La realtà, però, è molto più complessa. Basterebbe viverla davvero per qualche giorno – non in visita, ma nel ritmo quotidiano dell’istituto – per comprendere quanto certe semplificazioni siano lontane dal vero.

E forse, dopo un’immersione autentica, molte posizioni cambierebbero. Ma, come spesso accade, è più semplice indignarsi da fuori che capire da dentro.

Alessandro De Pasquale - Presidente SIPPE

Tag: Ristretti Orizzonti Associazione Antigone Andrea Ostellari Andrea Delmastro

20/11/2025

“Criteri partenza corsi agenti di polizia penitenziaria: La graduatoria di merito unico elemento legittimo”.

Roma 20 Nov. - Nei concorsi pubblici, l’avvio ai corsi di formazione deve avve**re nel rigoroso rispetto della graduatoria di merito, poiché essa costituisce l’unico criterio legittimo di priorità tra i vincitori. A dichiararlo è Alessandro De Pasquale - Presidente SIPPE che aggiunge: Qualsiasi modalità alternativa – come l’ordine alfabetico o altri criteri non correlati al punteggio – risulterebbe incompatibile con i principi di imparzialità, buon andamento e parità di trattamento. Una diversa sequenza di convocazione - conclude De Pasquale- potrebbe inoltre determinare disparità nella successiva valutazione e nell’immissione in ruolo, esponendo l’Amministrazione al rischio di contenziosi e alla possibile violazione del principio del merito che regola l’intero procedimento concorsuale.
Tag: Andrea Delmastro Andrea Ostellari

19/11/2025

Il conduttore di Reazione a Catena propone una fiction che racconti il lavoro reale degli agenti penitenziari, criticando Mare Fuori

18/11/2025

Sindacalismo nella Polizia Penitenziaria: sfide e opportunità per ripensare il ruolo dei sindacati e migliorare le condizioni di lavoro

17/11/2025

Rivolta nel di , De Pasquale (Sippe): “Intervento esemplare, ora rafforzare organici e formazione”

Como, 17 nov. – Il Sippe Polizia Penitenziaria ha commentato la rivolta nel carcere del Bassone di Como, esprimendo “plauso e massima riconoscenza” agli agenti intervenuti per riportare la situazione sotto controllo. Alessandro De Pasquale - Presidente SIPPE, ha sottolineato che il personale della Polizia Penitenziaria, insieme ai reparti provenienti da tutta la Lombardia e al gruppo speciale , “è riuscito in tempi rapidissimi a riprendere il controllo dell’istituto, ristabilendo la ”.

Secondo De Pasquale, gli episodi di e i che si registrano “dal periodo ” dimostrano la fragilità del sistema penitenziario italiano. Il presidente ricorda che proprio da questa situazione è nato il nuovo protocollo operativo del Dap e l’istituzione di gruppi antisommossa nazionali, regionali e locali per fronteggiare emergenze come quella verificatasi nel carcere di Como.

Il chiede inoltre al di “non abbassare la guardia” e di procedere con nuove assunzioni nella Polizia Penitenziaria, insieme al mantenimento di percorsi formativi più lunghi e adeguati, esprimendo la propria contrarietà alla riduzione dei corsi di formazione da 12 a 4 mesi. Una solida, afferma De Pasquale, è “indispensabile per garantire sicurezza e all’interno degli ”.

Tag: Andrea Ostellari Andrea Delmastro Giorgia Meloni Matteo Salvini

Indirizzo

Palermo
90100

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando SIPPE Polizia Penitenziaria Sicilia pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta Lo Studio

Invia un messaggio a SIPPE Polizia Penitenziaria Sicilia:

Condividi

Share on Facebook Share on Twitter Share on LinkedIn
Share on Pinterest Share on Reddit Share via Email
Share on WhatsApp Share on Instagram Share on Telegram