Farmacia San Giorgio Verbania

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Farmacia San Giorgio Verbania In un mondo commerciale siamo una piccola farmacia etica basata sulle evidenze scientifiche. Parliamo quattro lingue.

Inglese, Francese, Tedesco e Spagnolo castigliano. Siamo in grado di consultare in più lingue i vari compendi internazionali alla ricerca di equivalenti e principi attivi. Prenotiamo e spediamo ogni tipologia di integratore, dermocosmetico e cosmetico ipoallergenici. I farmaci OTC e SOP ostensibili o meno, vanno ritirati qui in farmacia e non sono mai spedibili oltre frontiera.

23/08/2025

In the last five decades, over 100 tick species from around the world have entered the U.S., some capable of spreading diseases to animals—and potentially humans. They’re sneaky stowaways, traveling with livestock, pets, and even people, so knowing how to prevent bites is key: https://on.natgeo.com/3JqSIor

23/08/2025

Grazie per i numerosi commenti e i messaggi ricevuti in questi giorni sul tema pandemico, con il desiderio di approfondirlo in chiave storica.

Uno dei miei libri, “Uomini e Microbi” (Espress Edizioni, 2021), al quale sono molto affezionato, semifinalista al Premio Letterario Galileo per la Divulgazione Scientifica 2022, affronta le pandemie nella storia dell’umanità con approccio multidisciplinare e in prospettiva.

Best seller al momento è ancora long-seller, il saggio analizza come la medesima trama, pur con attori figuranti differenti, si sia sempre riproposta sulla scena storica.

Un buon fine settimana a tutti e a presto con nuovi post sulla storia e sull’evoluzione delle malattie.



Espress EdizioniValentina Castellan

23/08/2025

La teoria delle finestre rotte

Due automobili, identiche in ogni dettaglio: stesso modello, stesso colore, stesso destino. Una lasciata in un quartiere popolare e difficile, il Bronx di New York. L’altra abbandonata nella placida Palo Alto, terra di benessere e giardini ordinati.

Era il 1969 quando Philip Zimbardo decise di fare questa prova. Nel Bronx, l’auto fu saccheggiata in poche ore: sparirono ruote, specchietti, motore, tutto ciò che poteva servire. A Palo Alto, invece, nessuno la toccò per giorni.

Ma bastò un gesto: un vetro infranto. Quel solo dettaglio bastò a trasformare l’auto della “zona sicura” nello stesso relitto vandalizzato di quella nel Bronx. Come se il colpo al cristallo avesse incrinato non solo il metallo, ma anche la fragile illusione dell’ordine.

Fu da questo esperimento che, nel 1982, James Q. Wilson e George L. Kelling svilupparono la cosiddetta “teoria delle finestre rotte”: quando un ambiente mostra segni di degrado — un vetro rotto, un muro imbrattato, un angolo trascurato — trasmette un messaggio silenzioso: “qui tutto è permesso”. Il piccolo disordine genera altro disordine, l’infrazione minore prepara il terreno per la più grande, e ciò che era represso nell’uomo si libera.

Un vetro rotto, dunque, non è solo un danno materiale: è un simbolo. Dice che la regola è caduta, che non c’è più nessuno a custodire. E da quel momento ogni ulteriore ferita diventa più facile, inevitabile, come se il degrado fosse contagioso.

La stessa legge vale nelle comunità e perfino nelle famiglie: una parola offensiva tollerata, una porta che rimane rotta, un’abitudine trascurata. Il disordine esteriore si fa eco del disordine interiore.

Negli anni ’90 qualcuno applicò questa teoria con la “tolleranza zero”: punire ogni minima infrazione, riparare subito ogni danno. Funzionò sul crimine, ma generò anche nuove tensioni: abusi di potere, violenze da parte di chi difendeva la legge. Segno che l’uomo resta sospeso tra due pulsioni: il bisogno di ordine e la tentazione di distruggerlo.

Forse la verità è che ogni finestra rotta, che sia in una strada o nell’anima, va riparata presto, prima che il contagio si allarghi. Perché un vetro spezzato non è mai solo vetro: è la prima crepa nel fragile equilibrio tra civiltà e caos.

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21/08/2025

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Nel 2013, il miliardario Thane Chiquinho Scarpa, diede scandalo quando annunciò di voler sotterrare la sua Bentley da 400mila dollari così da poterla guidare una volta passato a miglior vita.
In molti lo criticarono aspramente accusandolo di essere un eccentrico f***e, e sostenendo che sarebbe stato meglio dare l'auto in beneficenza.
Pochi giorni dopo, tuttavia, la storia prese una piega molto differente, quando Scarpa postò una foto di sé stesso durante una conferenza stampa per la promozione della settimana nazionale del Brasile per le donazioni di organi.
Dietro di lui, su un banner, si poteva leggere: "è assurdo seppellire qualcosa che ha un valore molto più alto di quello di una Bentley: i tuoi organi".
Tutta l'iniziativa era una trovata pubblicitaria per promuovere la donazione di organi. La seconda foto postata su Facebook era accompagnata da questa caption: "Non ho seppellito la mia auto, ma ognuno pensava che fosse un'idea assurda, quando ho annunciato di volerlo fare.
Ma è assurdo seppellire i nostri corpi, che possono salvare molte vite. Nulla ha più valore.
Sii un donatore, dillo alla tua famiglia."

Immagina di guardare una Bentley da 400mila dollari, scintillante, perfetta… e pensare che qualcuno voglia seppellirla per poterla guidare nell’aldilà. In quel momento, tutti hanno pensato: “Eccentrico, f***e, inutile”. Ma dietro quell’apparente stravaganza, Thane Chiquinho Scarpa stava in realtà raccontando qualcosa di infinitamente più grande: la vita.

Perché nulla, nessuna macchina, nessun oggetto materiale, può avere il valore di un cuore che continua a ba***re, di polmoni che respirano, di reni che permettono a chi soffre di continuare a vivere. Scarpa ha trasformato lo scandalo in un messaggio potente: ciò che davvero non possiamo seppellire sono i nostri organi, la nostra capacità di salvare vite anche dopo la nostra scomparsa. Ogni dono è un abbraccio, un respiro, un sorriso che continui a donare anche quando tu non ci sei più.

Questa storia ci insegna a guardare oltre l’apparenza, a non giudicare dalle apparenze, e soprattutto a riflettere su cosa lasciamo davvero dietro di noi. Le auto si rovinano, i soldi vanno e vengono, ma la vita che possiamo donare agli altri resta. Scarpa ha preso il lusso e la provocazione e li ha trasformati in qualcosa di eterno: speranza, generosità, amore.

In un mondo che spesso sembra fissarsi sul superfluo, questa vicenda ci ricorda che il vero valore non si compra, non si guida, non si possiede. Il vero valore lo possiamo dare agli altri, un pezzo di noi, un dono che salva, che cambia la vita, che resta. E così, quell’“assurda” Bentley è diventata simbolo di ciò che conta davvero: la vita, e il coraggio di proteggerla e donarla.

20/08/2025

QSF 13:

Ma dopo tutte le punture che mi becco, possibile che non sia ancora diventato immune al veleno delle zanzare?

Beh in realta’ diventare immuni alle loro punture e’ tecnicamente possibile, ma non e’ per nulla facile.

Prima di tutto una precisazione: non e’ il veleno delle zanzare ad irritarvi, che oltretutto non e’ nemmeno un veleno. Quello che questi animali iniettano e’ un po’ della loro saliva, allo scopo di mantenere il vostro sangue fluido e zampillante mentre si rimpinzano.
Nessuna intenzione di irritarvi o recarvi danno: rossore, gonfiore e prurito successivi sono soltanto colpa vostra. O meglio, del vostro sistema immunitario (linfociti B nello specifico, attraverso la produzione di IgG e IgE).

Quello che accade dopo una puntura di zanzara (o forse sarebbe meglio dire morso, dato che avviene tramite l’apparato boccale) puo’ essere a tutti gli effetti considerata una reazione allergica, generalmente limitata nel tempo e localizzata. Quindi, come per ogni sostanza allergizzante, ci si puo’ nel tempo desensibilizzare verso di essa (ma anche sensibilizzare, producendo cioe’ reazioni sempre piu’ violente). Per testare questa ipotesi, nel 1998 e’ stato condotto un esperimento su misura.
Una particolarita’ di questo studio e’ quella di essere stato effettuato su due soli soggetti, un umano e un coniglio. Non e’ molto in effetti, ma immagino non fosse nemmeno cosi’ facile trovare volontari per un trattamento del genere. I soggetti hanno infatti subito 100 morsi di zanzara ogni due settimane (il ventitreenne umano) e 140 ogni settimana (il coniglio) allo scopo di vedere se e quando la desensibilizzazione fosse arrivata.

La specie di zanzara a cui furono esposti i soggetti era per loro nuova, per cui i due non possedevano anticorpi specifici. Come previsto, le reazioni alle zanzare furono molto blande all’inizio ma peggiorarono dopo poco. Il loro sistema immunitario aveva imparato a riconoscere piu’ velocemente gli antigeni estranei per cui non doveva ripartire da zero nel costruire gli anticorpi adatti.
Ma dopo qualche settimana il caratteristico fastidio inizio’ a calare: nell’uomo alla ventesima settimana, per diventare poi praticamente inesistente alla ventiseiesima. Nel coniglio, esposto a dosi piu’ alte dell’antigene il processo fu piu’ rapido (14 settimane).

Ne vale la pena?
Beh probabilmente no: oltre mille morsi nell’arco di poco piu’ di sei mesi e' un numero probabilmente molto piu’ alto di quello che normalmente accumulereste durante un’estate, in piu’ questa protezione difficilmente resiste fino alla stagione successiva se non viene costantemente stimolata.
Tuttavia, anche ai normali ritmi di esposizione si puo’ ottenere qualcosa.

Se non vi spostate troppo dalla vostra area di origine potreste maturare una tolleranza sempre piu’ alta con il tempo: circa il 10-30% degli individui lo e' verso le zanzare della propria zona. Anche i ricercatori che lavorano con questi animali e che devono spesso offrire il loro sangue agli insetti possono arrivare ad una tolleranza totale. Questo spiega in parte il perche' di reazioni piu' severe sia nei bambini, sia a seguito di morsi di zanzare "straniere"

Ok ma quindi non ci resta che aspettare di invecchiare o in alternativa immolarci spontaneamente?
Non proprio. Anche se moltissimo dipende dalla genetica di ognuno di noi, vi sono alcune accortezze per evitare i morsi in primo luogo, ma di questo vi raccontero’ in un prossimo post.

Alla prossima!

Qui lo studio sul coniglio e l’eroe di cui sopra:
https://www.jacionline.org/article/S0091-6749(98)70395-1/pdf

https://www.facebook.com/share/p/1BMmXT76Hn/?mibextid=wwXIfr
20/08/2025

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Vaccino ricombinante contro l’Herpes Zoster: protezione anche da infarto e ictus

Un nuovo studio pubblicato su Clinical Infectious Diseases (Rayens et al., 2025) conferma che il vaccino ricombinante adiuvato contro l’Herpes Zoster (RZV, noto come Shingrix) non solo riduce in maniera significativa il rischio di herpes zoster oftalmico, ma è associato anche a una minore incidenza di eventi cardiovascolari maggiori negli adulti sopra i 50 anni.

Contesto: perché il vaccino è rilevante

L’Herpes Zoster (HZ), causato dalla riattivazione del virus varicella-zoster, non rappresenta soltanto una malattia dolorosa e debilitante: diversi studi hanno dimostrato che l’infezione, e in particolare la forma oftalmica (HZO), è correlata a un aumento del rischio di infarto miocardico acuto (AMI) e ictus. Ciò ha aperto interrogativi sull’impatto indiretto della vaccinazione anti-zoster sulla prevenzione cardiovascolare.

Disegno dello studio

Il lavoro, condotto presso il sistema sanitario Kaiser Permanente Southern California, ha incluso oltre 500.000 adulti ≥50 anni, confrontando i soggetti vaccinati con due dosi di RZV (n=102.766) con un gruppo di controllo non vaccinato (n=411.064), appaiati per età, sesso ed etnia.

Il follow-up ha avuto una durata fino a 4 anni. L’endpoint primario era l’incidenza di HZO, mentre come outcome secondari sono stati considerati gli eventi cardiovascolari gravi: infarto miocardico e ictus ischemico, identificati tramite codici ICD-10.

Risultati principali
• Herpes zoster oftalmico (HZO): riduzione del rischio del 73% (HR 0,27; IC 95%: 0,22–0,33).
• Infarto miocardico acuto (AMI): riduzione del rischio del 28% (HR 0,72; IC 95%: 0,59–0,88).
• Ictus ischemico: riduzione del rischio del 42% (HR 0,58; IC 95%: 0,53–0,62).

Interpretazione clinica

Il meccanismo biologico non è ancora del tutto chiarito, ma si ipotizza che:
1. La prevenzione dell’HZ e delle sue forme gravi riduca l’infiammazione sistemica e lo stress vascolare associati alla riattivazione virale.
2. La vaccinazione potrebbe modulare in senso favorevole la risposta immunitaria, riducendo il rischio di eventi trombotici.

Limiti dello studio

Gli autori sottolineano alcuni aspetti da interpretare con cautela:
• Osservazionale e non randomizzato: sebbene siano stati utilizzati modelli di regressione e matching per ridurre i bias, non è possibile escludere completamente fattori confondenti residui.
• Popolazione selezionata: i dati derivano dal sistema Kaiser Permanente Southern California, con caratteristiche demografiche e socioeconomiche specifiche, che potrebbero non essere pienamente generalizzabili ad altri contesti.
• Codici amministrativi: gli eventi cardiovascolari sono stati identificati tramite ICD-10, con il rischio di errori di classificazione o sottostima.
• Follow-up relativamente breve: la durata media di osservazione è stata inferiore a 5 anni, quindi non è noto se la protezione cardiovascolare si mantenga a lungo termine.
• Possibile “healthy vaccinee effect”: le persone che scelgono di vaccinarsi potrebbero essere mediamente più attente alla salute e avere comportamenti preventivi migliori, indipendentemente dal vaccino.

Implicazioni per la pratica clinica

Nonostante i limiti, lo studio rafforza l’indicazione alla vaccinazione anti-zoster in tutti gli adulti ≥50 anni e nei soggetti fragili, sia per i benefici diretti (prevenzione di HZ e HZO), sia per i benefici indiretti (riduzione del rischio cardiovascolare).

La vaccinazione con due dosi di RZV non è solo una misura di prevenzione contro l’Herpes Zoster, ma potrebbe rappresentare anche uno strumento di prevenzione cardiovascolare nella popolazione anziana.


https://academic.oup.com/cid/advance-article/doi/10.1093/cid/ciaf440/8229580?login=false

16/08/2025

AVETE PAURA DI UN CONFRONTO ONESTO?

Continuiamo la disamina degli artifici retorici e delle fallacie che fanno tanto presa fra gli antivaccinisti.

“Avete paura di un confronto onesto?”
No: abbiamo rispetto delle regole che rendono onesto un confronto.

In scienza il confronto è esposizione di dati tracciabili, metodi verificabili, analisi riproducibili, disponibilità a correggere gli errori.

L’accusa di “paura” è un artifizio: invece di portare risultati controllabili, si domanda legittimazione preventiva al dibattito.

Funziona nei talk show, non nella salute pubblica o in scienza.

Il punto è semplice: presentate dataset completi, protocolli chiari, analisi replicate da terzi e disponibilità a smentire voi stessi se i dati lo impongono; allora il confronto c’è già, perché è così che la comunità scientifica discute.

Paura? No, rispetto e metodo.

PS: è triste constatare come bisogna sempre ripetere le stesse cose, ma forse chi vuol approfondire troverà utile questi:

https://cattiviscienziati.com/2021/07/23/diritto-di-opinione-e-dibattito-scientifico/

https://cattiviscienziati.com/2019/02/19/dibattito-democratico-o-falso-confronto/

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