Dott.ssa Rita Stabile Psicologa Psicoterapeuta Adleriana

Dott.ssa Rita Stabile Psicologa Psicoterapeuta Adleriana Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Dott.ssa Rita Stabile Psicologa Psicoterapeuta Adleriana, Psicoterapeuta, Pallazzolo sull'Oglio.

20/01/2026

Parole dallo studio #2
“A volte il problema non è ciò che manca,
ma ciò che è stato troppo presto richiesto.”
Responsabilità, maturità, forza.
Alcune persone le hanno indossate molto prima del tempo.
In terapia non si tratta di toglierle,
ma di capire quanto è costato portarle da soli.
Perché crescere in fretta
non significa crescere senza ferite.

13/01/2026

Parole dallo studio #1
“Ci sono persone che hanno imparato presto a non disturbare.”
Sono spesso quelle che oggi faticano a chiedere aiuto.
Che minimizzano il dolore.
Che arrivano in terapia scusandosi.
Non hanno bisogno di diventare più forti.
Hanno bisogno di sentirsi autorizzate a occupare spazio.
E questo, a volte,
è il lavoro più delicato.

09/01/2026

Parole dallo studio.

Nel lavoro psicoterapeutico ci sono parole che nascono nell'incontro e non chiedono di essere spiegate, ma ascoltate.
Questa rubrica raccoglie riflessioni che emergono dal lavoro clinico quotidiano: non casi, non consigli, non risposte.
Sono pensieri che prendono forma nel silenzio dello studio, lì dove le storie vengono accolte con rispetto e il tempo ha un altro ritmo.
Parole dallo studio è uno spazio di lentezza e attenzione.
Per chi legge.
E per chi scrive.

Dott.ssa Rita Stabile
Psicologa Psicoterapeuta

Quando sentirsi fermi non significa esserlo.Ci sono momenti in cui le persone si percepiscono ferme, bloccate, senza dir...
06/01/2026

Quando sentirsi fermi non significa esserlo.

Ci sono momenti in cui le persone si percepiscono ferme, bloccate, senza direzione.
Dal punto di vista clinico, questa sensazione non coincide sempre con un arresto reale.
In una prospettiva adleriana, ciò che viene vissuto come “stasi” può indicare una fase di assestamento interno:
un tempo necessario in cui vecchi modi di affrontare i compiti di vita non risultano più efficaci,
mentre quelli nuovi non sono ancora pienamente disponibili.
In questi passaggi, la pressione a “fare”, “decidere” o “ripartire” rischia di aumentare la distanza tra ciò che la persona sente possibile e ciò che pensa di dover essere.
Il lavoro terapeutico non mira ad accelerare questo tempo,
ma a riconoscerne la funzione,
affinché il movimento successivo possa emergere in modo più solido e coerente con la storia personale.
Non tutto ciò che rallenta è un ostacolo.
A volte è una fase necessaria del cambiamento.

L’ansia non segnala sempre un pericolo imminente.In molti casi, indica che qualcosa, dentro la persona, sta cercando una...
05/01/2026

L’ansia non segnala sempre un pericolo imminente.
In molti casi, indica che qualcosa, dentro la persona, sta cercando una nuova forma di equilibrio.
Dal punto di vista clinico, l’ansia può emergere nei momenti di passaggio:
quando vecchi assetti non funzionano più, ma quelli nuovi non sono ancora disponibili.
Non è necessariamente un segnale di regressione, quanto un’espressione di riorganizzazione interna.
Nella prospettiva adleriana, questo vissuto si colloca all’interno del movimento di vita della persona:
un tentativo, spesso faticoso, di affrontare i propri compiti mantenendo un senso di valore e di appartenenza.
In terapia, l’attenzione non è rivolta a “far sparire” l’ansia,
ma a comprenderne la funzione nel momento specifico che la persona sta attraversando.
Non tutto ciò che crea disagio indica un errore.
A volte segnala che qualcosa sta cambiando, anche se non è ancora chiaro in che direzione.

Il tempo psicologico non coincide con il calendario.I primi giorni dell’anno sono spesso accompagnati dall’idea che qual...
03/01/2026

Il tempo psicologico non coincide con il calendario.

I primi giorni dell’anno sono spesso accompagnati dall’idea che qualcosa debba iniziare, cambiare o chiarirsi.
Dal punto di vista psicologico, però, il tempo non segue le scadenze del calendario.
In una prospettiva adleriana, il cambiamento avviene quando la persona è pronta a riorientare il proprio movimento di vita, non quando una data lo suggerisce.
Ogni processo di trasformazione ha un ritmo soggettivo, legato alla storia personale, alle relazioni e ai compiti di vita che si stanno attraversando.
In terapia, diventa importante distinguere tra il tempo esterno — fatto di aspettative, confronti e urgenze — e il tempo interno, che richiede ascolto, gradualità e possibilità reali.
Non tutto ciò che è ancora fermo è bloccato.
A volte è semplicemente in fase di riorganizzazione.
Rispettare il proprio tempo psicologico significa riconoscere che il cambiamento autentico non nasce dalla pressione, ma dalla comprensione.

La fine dell’anno non coincide sempre con un cambiamento immediato.La fine dell’anno è spesso accompagnata dall’idea di ...
29/12/2025

La fine dell’anno non coincide sempre con un cambiamento immediato.
La fine dell’anno è spesso accompagnata dall’idea di fare bilanci, fissare obiettivi o “ripartire da capo”.
Dal punto di vista clinico, però, il cambiamento raramente avviene per cesure nette: prende forma attraverso processi di continuità.
Nella prospettiva adleriana, ogni persona si muove lungo una direzione di senso che si costruisce nel tempo, a partire dalla propria storia, dalle relazioni significative e dal modo in cui affronta i compiti di vita.
Non tutto ciò che è stato va chiuso, né tutto ciò che verrà può essere deciso in anticipo.
In terapia, più che “voltare pagina”, si lavora per riconoscere ciò che ha avuto una funzione, comprendere cosa non è più utile e lasciare che nuove possibilità emergano in modo graduale e realistico.
Il passaggio di un anno può allora diventare uno spazio di osservazione,
non di giudizio:
uno sguardo più consapevole su come si è imparato a stare con sé stessi e con gli altri.
Il cambiamento non richiede una data simbolica.
Richiede tempo, comprensione e un movimento possibile, passo dopo passo.

🌺 25 novembre – Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donneLa violenza nelle relazioni non...
25/11/2025

🌺 25 novembre – Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne

La violenza nelle relazioni non riguarda soltanto i gesti visibili.
Esiste anche una violenza silenziosa, fatta di controllo, svalutazione, isolamento emotivo e riduzione progressiva dello spazio personale.

In una prospettiva adleriana, ogni forma di violenza mina il sentimento sociale, la possibilità di sentirsi parte, di contribuire, di vivere relazioni basate sulla cooperazione e sulla dignità reciproca.

In terapia, uno dei compiti più delicati è aiutare a riconoscere ciò che spesso è stato normalizzato:
la paura, l’adattamento forzato, la rinuncia a sé, la fatica quotidiana di “non disturbare”.

La violenza non è mai un conflitto “alla pari”:
è un rapporto di potere che limita la libertà psicologica e la possibilità di vivere pienamente i propri compiti di vita.

Nessuna donna dovrebbe essere sola,
ogni storia merita ascolto e protezione.
Il lavoro clinico può essere uno spazio in cui ritrovare voce, valore e possibilità.

21/11/2025

Ansia e sentimento di inferiorità: un orientamento adleriano.

Il sentimento di inferiorità, nella teoria adleriana, non è un difetto né una diagnosi.
È una condizione umana fondamentale, che può diventare una spinta alla crescita oppure trasformarsi in una fonte di sofferenza quando si irrigidisce in vissuti di inadeguatezza.

In alcuni percorsi terapeutici, l’ansia può essere compresa come una risposta all’anticipazione di situazioni nelle quali la persona teme che la propria presunta inferiorità possa essere esposta, valutata o giudicata.
Non si tratta necessariamente di un rischio reale, quanto di una percezione interna che orienta pensieri, emozioni e comportamenti.

In questa prospettiva, l’ansia non è considerata solo come un ostacolo, ma come un movimento finalizzato a proteggere il senso di valore personale.
Può evitare l’ingresso in contesti vissuti come competitivi, esposti o caratterizzati da aspettative elevate.

Il processo terapeutico non mira a rimuovere il sentimento di inferiorità, ma a esplorarne la funzione soggettiva e relazionale:
quali esperienze, esplicite o implicite, contribuiscono a costruire questa percezione?
Quali ideali, confronti o narrazioni personali ne rafforzano la presenza?

✨ Quando questa comprensione diviene più chiara, può aprirsi la possibilità di un movimento diverso: non più difendersi dall’incontro con l’altro, ma partecipare alla relazione, senza che il valore personale dipenda dal confronto costante.

19/11/2025

🌿 Ansia e idealizzazione di sé: una prospettiva adleriana

In alcuni percorsi clinici, l’esperienza ansiosa può essere collegata alla presenza di un ideale di sé molto elevato, rispetto al quale la persona percepisce uno scarto difficile da colmare.
Questo ideale non coincide necessariamente con aspettative esterne, ma può essere legato alla propria storia interiore, a modelli precoci di valore, o al desiderio di mantenere una certa posizione nelle relazioni significative.

In una prospettiva adleriana, la tensione verso un ideale non è di per sé patologica: può rappresentare una forza creativa, orientata alla crescita.
Diventa fonte di sofferenza quando l’ideale assume una funzione rigidamente compensatoria, nella quale il valore personale viene condizionato dal raggiungimento di risultati percepiti come imprescindibili.

L’ansia, in questi casi, può essere compresa come un movimento protettivo, finalizzato a evitare situazioni in cui la distanza dall’ideale potrebbe emergere in modo doloroso.
Non si tratta di attribuire colpa alla persona, ma di riconoscere il significato soggettivo di tale funzionamento.

La domanda di lavoro terapeutico può allora trasformarsi da:
“Come faccio a non sentire più ansia?”
a una formulazione più esplorativa:
“Quale ideale sto cercando di servire attraverso questa ansia?”

✨ Quando questo ideale può essere guardato con maggiore flessibilità, diventa possibile sviluppare forme di auto-valutazione più realistiche e coerenti con il proprio movimento di vita.

18/11/2025

Ansia e orientamento al compito di vita: una lettura adleriana.

Il termine ansia raccoglie un insieme eterogeneo di vissuti e manifestazioni corporee, cognitive e relazionali.
In una prospettiva adleriana, non viene considerata soltanto come una reazione da eliminare, ma come un movimento soggettivo che può segnalare una difficoltà nell’affrontare uno o più compiti di vita (vita lavorativa, intimità, relazione sociale).

L’ansia può emergere quando la persona percepisce una distanza tra ciò che ritiene di dover essere e ciò che si sente in grado di sostenere. In tal senso, può essere letta come una risposta finalistica, orientata – spesso in modo non consapevole – a evitare il rischio percepito di fallimento, rifiuto o perdita di valore personale.

🧠 La domanda clinica, in questa cornice, non è soltanto:
“Come posso ridurre l’ansia?”
bensì:
“In quale direzione l’ansia mi impedisce o mi invita a muovermi?”

L’attenzione è posta sul possibile significato relazionale dell’esperienza ansiosa: quali aspettative, quali ideali di sé, quali timori rispetto all’incontro con l’altro contribuiscono a costruire questa risposta?

Il lavoro terapeutico non consiste quindi nel considerare l’ansia come un errore della persona, ma nell’esplorare la funzione che essa svolge nella sua organizzazione di vita: protezione da un compito ritenuto troppo gravoso, richiesta implicita di supporto, tentativo di orientare l’ambiente relazionale.

✨ Quando tale funzione diventa più comprensibile, la persona può gradualmente sviluppare modalità alternative, più flessibili e coerenti con il proprio progetto di vita e con il proprio sentimento sociale.

10/11/2025

Il perfezionismo come tentativo di equilibrio.

Essere precisi, attenti, responsabili è spesso considerato un punto di forza.
Ma quando ogni errore diventa una minaccia, e ogni risultato non è mai abbastanza,
quel bisogno di controllo può trasformarsi in una gabbia.

Nell’ottica adleriana, il perfezionismo non è solo una tendenza caratteriale:
è una strategia per mantenere il senso di valore personale.
Dietro l’ideale di perfezione, spesso c’è la paura di essere giudicati o di non sentirsi all’altezza.

In terapia, il lavoro non è “abbandonare” la precisione,
ma riconoscere l’intento che la sostiene.

Quando quel bisogno trova ascolto, la tensione si allenta,
e ciò che prima era rigidità diventa cura, impegno, autenticità.

✨ Non serve essere perfetti per sentirsi degni.
Serve solo riconoscere il proprio valore, anche nell’imperfezione.

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