18/07/2021
La disperazione creativa può aiutarci ad identificare le strategie che mettiamo in atto e NON funzionano, può metterci in contatto con i loro costi e può favorire l’apertura verso nuove opzioni, anche creative, nella direzione di ciò che conta per noi.
A volte può essere utile (e frustrante, per questo non lo facciamo;), entrare in contatto con la propria esperienza diretta e notare se le soluzioni che la nostra mente propone hanno effettivamente funzionato come si pensava, o se la nostra esperienza ci ha dimostrato il contrario.
Potrebbe essere utile avere in mente un'immagine che descriva questo concetto.
Immagina che nel corso di un’escursione in una zona paludosa, tu cada accidentalmente nelle sabbie mobili. Quale sarà il tuo primo istinto?
Probabilmente, la prima cosa che tenderesti a fare (e che la tua mente ti urlerebbe di fare!) è di dimenarti per cercare di arrampicarti e uscire. Paradossalmente, agitando braccia e gambe il risultato sarà di andare sempre più a fondo nella sabbia.
Un’altra possibilità creativa in questa situazione è in realtà decisamente contro-intuitiva: smettere di lottare e fermarsi. Questo permette di interrompere il vortice che mi fa sprofondare. E da quella posizione sdraiarsi per aumentare i punti di contatto del proprio corpo con la superficie fangosa. Aprirsi e abbracciare le sabbie mobile. E da questa posizione strisciare ed eventualmente uscirne…fino alla prossima volta;)
Lottare per cercare di uscire dalle sabbie mobili non fa altro che bloccarci sempre di più.
Lo stesso può capitare quando ci troviamo in una situazione spiacevole, dalla quale vorremmo solamente fuggire: lottare con la sofferenza emotiva per cercare di allontanarla ha l’effetto paradossale di farci sprofondare ancora di più nel disagio e nella fatica.
Per approfondire:
Moderato, P., Presti, G., & Dell'Orco, F. (2020). ACT: Acceptance and Commitment Therapy. Firenze: Hogrefe.