08/02/2026
La Mia Risposta , ai nuovi articoli di funerali.org
“Le due parti dell’articolo fotografano bene l’evoluzione normativa introdotta dagli artt. 36 e 37 della L. 182/2025, ma lette dal punto di vista di chi opera ogni giorno sul territorio mostrano anche tutta la distanza che spesso esiste tra la norma scritta e la sua applicazione concreta. Sul piano teorico la riforma va nella direzione giusta, perché tenta di ricondurre la cremazione a un quadro nazionale più ordinato, riducendo le stratificazioni regionali e le interpretazioni locali che per anni hanno generato incertezza. Sul piano operativo, però, la situazione è più complessa.
Chi lavora come impresario funebre si trova frequentemente a dover organizzare servizi in Comuni diversi da quelli abituali, ciascuno con prassi sedimentate, modelli di atto non aggiornati e uffici che, legittimamente, stanno ancora metabolizzando le novità introdotte dalla legge. In questo contesto, la maggiore precisione formale richiesta oggi per gli atti di cremazione e per le autorizzazioni collegate, pur condivisibile sul piano giuridico, rischia di trasformarsi in un fattore di rallentamento quando manca una conoscenza uniforme delle nuove disposizioni.
La criticità non sta tanto nella norma, quanto nel suo recepimento disomogeneo. Accade così che l’operatore si trovi a dover spiegare la legge a chi dovrebbe applicarla, oppure a dover adattare l’organizzazione del servizio a interpretazioni prudenziali o difensive, che cambiano da Comune a Comune. Questo è particolarmente evidente nei procedimenti che riguardano la destinazione delle ceneri, dove la richiesta di maggior dettaglio documentale, se non accompagnata da prassi chiare e condivise, finisce per scaricare sull’impresa funebre il peso di una mediazione continua tra famiglia e amministrazione.
Dal punto di vista di chi studia la normativa, è evidente che il legislatore abbia voluto rafforzare la tracciabilità e la coerenza degli atti. Dal punto di vista di chi lavora sul campo, però, emerge come questa esigenza si scontri con una realtà amministrativa ancora frammentata, in cui il principio di uniformità nazionale resta spesso teorico. La conseguenza è che la stessa pratica di cremazione può seguire percorsi diversi a seconda del Comune competente, con tempi, richieste e livelli di approfondimento non sempre omogenei.
È in questo scarto tra norma e prassi che si annidano le vere difficoltà operative. Finché gli uffici comunali non disporranno di strumenti aggiornati, modelli condivisi e formazione adeguata, la riforma rischia di essere percepita come un aggravio anziché come un chiarimento. E in mezzo a questo processo restano le famiglie, che chiedono risposte certe e tempi compatibili con il momento che stanno vivendo, e gli operatori, chiamati ogni giorno a garantire servizi corretti in un quadro applicativo ancora in via di assestamento.
La sfida, oggi, non è tanto interpretare la legge, quanto renderla concretamente praticabile in modo uniforme. Solo allora la cremazione potrà essere gestita come un procedimento davvero ordinario, senza che ogni servizio diventi un esercizio di adattamento continuo alle incertezze applicative dei singoli territori”
Nik
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