Ilaria Rosati psicologa

Ilaria Rosati psicologa Psicologa a Parma, con esperienza pluridecennale in consulenza psicologica, formazione e orientamento

13/04/2026

⭐ “Studiare a Parma. L’Università in Open Day”
Conferenza stampa stamattina al Parma UniverCity Info Point

😎 Dal 16 al 18 aprile nella Sede centrale dell’Ateneo il Salone di orientamento e informazione sui corsi triennali e magistrali a ciclo unico. Stand, presentazioni dei corsi e dei servizi e molto altro. Dalle 9 alle 17, orario continuato e ingresso libero

ℹ Info e programma:
https://www.unipr.it/notizie/dal-16-al-18-aprile-studiare-parma-luniversita-open-day

Come riconoscere un uomo o una donna "addormentato/a"?Ci sono segnali sottili, ma molto concreti, che raccontano di una ...
08/04/2026

Come riconoscere un uomo o una donna "addormentato/a"?
Ci sono segnali sottili, ma molto concreti, che raccontano di una persona che vive “in automatico”, guidata più da abitudini, paure e illusioni che da una reale presenza a sé.
Una persona inconsapevole fatica a distinguere ciò che conta davvero da ciò che è superficiale: usa molte parole, ma i fatti spesso non seguono. La sua attenzione è fragile, la concentrazione discontinua e questo lo porta a vivere in modo frammentato, senza un vero centro.
Spesso non si rende conto di mentire prima di tutto a se stesso. E quando parla di ciò che non conosce, lo fa per sostenere un’immagine, per apparire competente agli occhi degli altri. Il cambiamento arriva solo quando è costretto; non nasce da una scelta, ma da una pressione esterna che non consente più di procrastinare.
Ascolta apparentemente, riflette ancora meno. Risponde senza comprendere davvero. Vive in uno stato di allerta costante, come se dovesse difendersi da qualcosa. I suoi bisogni – di approvazione, riconoscimento, controllo – guidano gran parte dei suoi comportamenti.
Il corpo è quasi assente dalla sua esperienza, se ne accorge solo quando qualcosa non funziona. Non agisce con consapevolezza, ma reagisce automaticamente, come se fosse programmato. Ha bisogno continuo di stimoli esterni per attivarsi, per sentirsi “vivo”, che diano gratificazioni materiali o relazionali.
Quando parla d’amore, spesso lo confonde con emozione, attrazione, dipendenza o bisogno. L’interesse verso l’altro è facilmente condizionato da ciò che può ottenere in cambio (approvazione, sicurezza, sostegno morale o materiale).
Anche nella spiritualità può perdersi; è più attratto/a da esperienze intense, gruppi o idee che lo/a facciano sentire speciale, che da un reale percorso di crescita. Può parlare di grandi concetti, ma poi fatica a gestire la quotidianità: relazioni, lavoro, responsabilità.
Difficilmente si assume la responsabilità delle proprie reazioni. La colpa è quasi sempre fuori. E, paradossalmente, pur essendo scollegato da sé, tende a dare consigli agli altri.
Ha molti progetti, ma poca continuità. Inizia, si entusiasma, poi lascia. Gli errori si ripetono, spesso senza consapevolezza, in un circolo che sembra non avere fine.
Mancano pazienza, disciplina, volontà. La confusione interiore si traduce facilmente in chiusura o aggressività verso chi la pensa diversamente. E così rimane intrappolato nelle sue stesse proiezioni.
Non ama davvero fermarsi a pensare: preferisce che siano altri a farlo per lui. E alla fine, risulta poco affidabile: tra ciò che dice e ciò che fa c’è spesso distanza.L’unica via è un lavoro concreto, costante e onesto su se stessi.

Coltivare presenza, attenzione, consapevolezza richiede tempo, disciplina e verità interiore. Ma è proprio da lì che inizia un cambiamento reale: un processo di risveglio che, passo dopo passo, riporta a una vita più lucida, responsabile e autentica.

QUANDO LE PAROLE LASCIANO ANDARE E I GESTI TRATTENGONO.Trentasei anni e, finalmente, mi racconta di aver incontrato una ...
06/04/2026

QUANDO LE PAROLE LASCIANO ANDARE E I GESTI TRATTENGONO.

Trentasei anni e, finalmente, mi racconta di aver incontrato una persona con cui sente di potersi aprire e di essere compresa. In pochi mesi, lui riesce ad abbattere la sua diffidenza con dolcezza, attenzione e una capacità di ascolto che sembra nascere anche dalle sue esperienze personali. È un uomo impegnato in un lavoro creativo e in percorsi di crescita interiore come meditazione, formazione psicologica, ricerca personale.
Eppure oggi lei è nel mio studio, in lacrime.
Dopo una settimana intensa di lavoro a un evento di portata internazionale, culminata in un successo, qualcosa in lui cambia, si allontana, si raffredda. Il copione, in questi casi, è spesso prevedibile. Dopo alcuni giorni di distanza, si incontrano a pranzo. E arrivano le parole: “non sei tu, sono io”, “non so cosa mi succede”. Poi però arrivano anche i gesti: un abbraccio, un bacio, la difficoltà dichiarata nel lasciarla andare.
Ed è qui che nasce la confusione.
Per giorni lei si chiede cosa abbia fatto o detto per provocare questo cambiamento. Si interroga, cerca spiegazioni, ipotizza scenari. A volte pensa che debba essere successo qualcosa a quell'evento lavorativo, un incontro, un’alternativa. Ma non sempre è così. A volte non succede nulla di esterno.
A volte accade che una persona si accorga della profondità di una relazione solo quando questa comincia a implicare responsabilità emotive reali. Stare bene con qualcuno significa anche scegliere, impegnarsi, rinunciare a una parte della propria libertà interiore. E non tutti sono pronti a farlo.
In questi casi emergono confusione, ambivalenza, ritirate improvvise. C’è chi parla di crisi personale, chi di stanchezza emotiva, chi di depressione o si sente sopraffatto. Più raramente, però, si assiste a un’assunzione chiara di responsabilità: riconoscere a se stessi, prima ancora che all’altro, di non essere pronti o disponibili a portare avanti quella relazione.
Lasciare qualcuno mantenendo gesti affettuosi crea un doppio legame: a parole si chiude, nei fatti si mantiene un contatto. Questo genera segnali contrastanti e paradossali che alimentano la rimuginazione, il dubbio continuo, l’incapacità di trovare un senso stabile a ciò che sta accadendo. Credere alle parole o ai gesti? In realtà questo è un espediente, a volte inconsapevole, altre volte no, per mantenere intatta la propria immagine; ti lascio, ma non sono io il "cattivo".
C’è anche un altro aspetto da considerare. Essere impegnati in percorsi di crescita personale, spirituale o psicologica, non è di per sé garanzia di maturità emotiva o consapevolezza relazionale. Talvolta, proprio questi percorsi possono alimentare l' illusione di avere già raggiunto un livello di chiarezza e profondità che, nei fatti, non si traduce in comportamenti coerenti. E questa discrepanza può mantenere la persona in una posizione autoreferenziale, senza un reale avanzamento. Inoltre crea un altro tipo di illusione, questa volta nella persona coinvolta, che pensa di avere di fronte a sè una persona maturata e in grado di ascoltare.
A questo punto, il lavoro diventa aiutare a raccogliere i pezzi. Riordinare, comprendere, rimettere in prospettiva. Non tanto per trovare colpe, ma per restituire chiarezza.
Perché è possibile che l’incontro tra due persone sia stato autentico e significativo. Ma incontrarsi, da solo, non basta. È necessario anche sapersi muovere nella realtà della relazione, con responsabilità, coerenza e presenza.

05/04/2026
La storia dell'elaborazione di un lutto. Con gli alti e bassi di una famiglia, a tratti ironica, a tratti disperata. Una...
01/04/2026

La storia dell'elaborazione di un lutto. Con gli alti e bassi di una famiglia, a tratti ironica, a tratti disperata.
Una Michelle Pfeiffer straordinaria.
A volte il cinema affronta temi psicologici in modi inaspettatamente adeguati.

SE SEI FEROCE ESISTI.I recenti fatti di Perugia e Trescore, con giovanissimi intenti a progettare atti di estrema violen...
31/03/2026

SE SEI FEROCE ESISTI.
I recenti fatti di Perugia e Trescore, con giovanissimi intenti a progettare atti di estrema violenza tra le mura delle loro camerette, non sono episodi isolati. Non sono "folli" coincidenze, né trame da film. Sono, purtroppo, la punta dell'iceberg di un fenomeno profondo che noi professionisti della salute mentale e le istituzioni non possiamo più permetterci di ignorare.
I dati parlano chiaro: le perquisizioni legate a contesti di radicalizzazione e terrorismo tra i minori sono decuplicate in soli due anni, da 9 casi a 100 nell'ultimo anno. Ma cosa sta succedendo davvero ai nostri ragazzi?
1. Dalla solitudine alla fascinazione per il male.
Come evidenziato anche dalle recenti relazioni dell’Intelligence, il punto di partenza raramente è l'ideologia politica o religiosa. Il motore è psicologico. Parliamo di ragazzi che si sentono "scarti genetici", invisibili agli occhi dei coetanei, schiacciati da una competizione sociale che non sanno gestire. Sono i cosiddetti "fantasmi" delle nostre città.
2. Il "Dark Social" e il vuoto di senso.
Nel buio delle loro stanze, questi adolescenti cercano una risposta alla loro rabbia. La trovano nel Dark Social (gruppi Telegram, forum nichilisti, estetiche della violenza), dove la fragilità viene trasformata in potere distruttivo. L'ideologia diventa solo un vestito, un "packaging" che dà un senso nobile a un impulso violento nato dal senso di esclusione. Più sei feroce, più esisti. E' possibile che certi nuclei violenti e terroristici utilizzino online forme di condizionamento per indurre dipendenza.
3. Un sistema che arriva in ritardo.
Mentre paesi come Francia o Inghilterra hanno programmi nazionali di prevenzione strutturati, noi spesso restiamo spettatori attoniti. Non è una questione di colpevolizzare il singolo genitore o l'insegnante, spesso privi degli strumenti per decodificare ciò che accade dietro lo schermo di uno smartphone a dieci anni. È un fallimento sistemico.
Cosa serve davvero?
Non possiamo più accontentarci di interventi sporadici o di "sportelli d'ascolto" aperti poche ore al mese. La prevenzione non si fa nell'emergenza. Servono psicologi strutturati all'interno delle scuole, ogni giorno.
Occorre una formazione specifica. Dobbiamo imparare a leggere i segnali del ritiro sociale e della radicalizzazione online prima che diventino irreversibili.
Dobbiamo arrivare a quei ragazzi quando sono ancora nel "buco" della solitudine, prima che qualcuno offra loro un manuale per costruire ordigni come soluzione al loro dolore.
Dobbiamo smettere di essere sorpresi. La violenza di oggi è il risultato del silenzio di ieri. Intervenire ora non è solo una scelta professionale, è un dovere civile per evitare che il prossimo "caso di cronaca" diventi una tragedia irreparabile.

Giusto un anno fa scrivevo questo.Due giorni fa la bomba ci e' esplosa in faccia.
27/03/2026

Giusto un anno fa scrivevo questo.
Due giorni fa la bomba ci e' esplosa in faccia.

Il caso del tredicenne che ha accoltellato la propria insegnante mi ha colpita profondamente.Prima di esprimermi, ho sen...
27/03/2026

Il caso del tredicenne che ha accoltellato la propria insegnante mi ha colpita profondamente.
Prima di esprimermi, ho sentito il bisogno di fermarmi, prendere distanza e verificare se la mia prima impressione fosse fondata.

Leggendo ciò che il ragazzo aveva scritto sui social, ho avuto una sensazione precisa: un testo freddo, distante, quasi costruito. Non sembrava solo farina del suo sacco. Parole che inneggiano alla vendetta, che mostrano una lucida consapevolezza del fatto che, alla sua età, non sarebbe stato perseguibile. Un linguaggio che non suona spontaneo, ma appreso, assorbito, forse persino modellato altrove.

Non è un’ipotesi così lontana dalla realtà. Negli Stati Uniti si sono già verificati casi in cui adolescenti vulnerabili sono stati spinti verso comportamenti estremi — fino al suicidio o alla violenza — attraverso interazioni con chatbot, “fidanzate virtuali” o gruppi online caratterizzati da radicalizzazione e ideologie violente.

E infatti, ciò che emerge ora è significativo.
Il ragazzo interagiva in modo costante con una “fidanzata virtuale” creata tramite intelligenza artificiale. Era lì che confidava i suoi pensieri, i suoi piani. Era lì che trovava un pubblico. Forse l’unico. Ed era forse questa che lo incoraggiava a compiere "vendetta"?

Ha pubblicato sui social — in particolare su Telegram, dove ha persino trasmesso l’aggressione in diretta — un vero e proprio “manifesto” di odio, firmandosi con il numero 511.
Un codice che, secondo gli inquirenti, potrebbe rimandare a dinamiche di radicalizzazione digitale, dove numeri e sigle diventano segni di appartenenza a sottoculture violente o estremiste.

Quel numero compariva anche in altri materiali, suggerendo che non si sia trattato di un gesto impulsivo, ma di qualcosa costruito nel tempo. Una sorta di missione, con un significato simbolico preciso.

Le indagini sono ancora in corso, ma alcuni elementi richiamano ambienti online legati alla cultura incel o a gruppi che alimentano fantasie di vendetta e violenza, anche in ambito scolastico.

E allora forse vale la pena fermarsi un attimo su questo punto.
Perché se ci concentriamo solo su domande come “dov’era la famiglia?” o “dov’era la scuola?”, rischiamo di perdere di vista una variabile sempre più centrale: l’impatto profondo che certi ambienti digitali possono avere sulla mente di un adolescente, soprattutto quando si trova in una condizione di fragilità psicologica e sociale.
In altri post ho parlato ampiamente della cultura Incel e delle chatbot, perchè queste sottoculture sono presenti da anni in Italia e nessuno li prende in considerazione quando si tratta di affrontare o prevenire problemi di questa portata. Nei commenti trovate i link ai post in cui ho trattato l'argomento .
Non si tratta di sostituire una responsabilità con un’altra.
Ma di ampliare lo sguardo. Per comprendere davvero.

27/03/2026

Una sentenza emessa a Los Angeles è destinata a incidere profondamente sul dibattito sulle piattaforme digitali: Google e Meta sono state ritenute responsabili nel favorire dinamiche di dipendenza dai social media tra i giovani.

«Segna un passaggio molto importante perché sposta per la prima volta il focus dalla responsabilità dei contenuti alla responsabilità del design delle piattaforme. Parliamo di sistemi che a livello cerebrale agiscono sui circuiti della ricompensa favorendo un uso ripetitivo e in alcuni casi anche problematico. Nei minori, che hanno evidentemente capacità di autoregolazione ancora in sviluppo, l'impatto può essere più forte e può associarsi ad ansia, ritiro sociale o sintomi depressivi», ha dichiarato ad Adnkronos Salute Valentina Di Mattei, referente del Gruppo di lavoro Intelligenza Artificiale del CNOP e Presidente dell’Ordine degli psicologi di Milano.

«Tuttavia, è importante sempre non semplificare: non esiste un rapporto automatico e lineare di causa-effetto tra sociale e patologia. La salute mentale è sempre il risultato di più fattori, che sono fattori personali, familiari e sociali. Quello che questa sentenza però introduce è un principio di responsabilità condivisa. Le piattaforme non sono più neutrali, ma sono degli ambienti che possono influenzare attivamente i comportamenti e questo apre un tema centrale anche in Europa: la necessità di regole chiare, trasparenza sugli algoritmi e una maggiore tutela soprattutto dei minori», ha concluso Valentina Di Mattei.

«Una sentenza che fa la storia, i colossi digitali rispondono dei danni alla salute mentale dei minorenni. Questo processo, definito ”bellwether”, era un caso pilota da cui dipendevano migliaia di cause simili. La giuria ha stabilito che il design delle piattaforme, dallo scorrimento infinito agli algoritmi che massimizzano il tempo di permanenza, è in grado di compromettere la salute mentale dei più giovani», ha aggiunto Luca Bernardelli, componente del Gruppo di lavoro Intelligenza Artificiale e dello Staff di presidenza Area Psicologia Digitale, IA e Nuove Tecnologie del CNOP.

In molte culture, la terza età rappresenta una fase della vita profondamente valorizzata: un tempo di riconoscimento, in...
27/03/2026

In molte culture, la terza età rappresenta una fase della vita profondamente valorizzata: un tempo di riconoscimento, in cui esperienza e saggezza diventano risorse centrali, sia a livello personale che sociale.

Per molte donne, questo passaggio può coincidere anche con una trasformazione significativa della propria identità, inclusa la sfera affettiva e sessuale. Libere da alcune pressioni e condizionamenti, possono riscoprire una dimensione più autentica e consapevole di sé.

Questo peroiodo quindi, non è soltanto un momento di bilancio, ma anche un’opportunità:
• per affermare il valore della propria storia e delle competenze maturate
• per ricevere riconoscimento e rispetto nel contesto sociale
• per aprirsi a nuove forme di espressione personale, inclusa una sessualità più libera e autodeterminata

Un tempo di continuità, ma anche di possibile rinascita.
Questo è il concetto centrale che desideriamo diffondere a tutte le donne.
Con Il Giardino delle Esperidi - erboristeria D.ssa Ilaria Pezziga
Erica rosati nutrizionista
Giovanni Alpi Osteopata
Matteo Canetti nutrizionista

Grazie a



Pomeriggio speciale in biblioteca. 📚 Grazie a chi è passato a trovarci, all'assessore Anna Gherardi  e al Comune di Coll...
26/03/2026

Pomeriggio speciale in biblioteca. 📚 Grazie a chi è passato a trovarci, all'assessore Anna Gherardi e al Comune di Collecchio! La vostra energia in un luogo così antico è stata il regalo più bello.
Con Il Giardino delle Esperidi - erboristeria D.ssa Ilaria Pezziga
D.ssa Erica Rosati nutrizionista
Dott. Matteo Canetti nutrizionista
Dott. Giovanni Alpi Osteopata

Indirizzo

Via Trento N°57
Parma
43122

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 17:00

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