Antonella Metto

Antonella Metto Problematiche relazionali e sessuali, individuali e di coppia.

Particolare esperienza nel counseling sessuologico verso adolescenti con disabilità motoria e mentale, con sostegno alla famiglia. La Consulenza Sessuologica è utile quando l’individuo o la coppia vivono dubbi, difficoltà, tensioni nell’ ambito della sessualità, dell’intimità e della corporeità. Possono essere diversi i motivi per cui una persona o una coppia chiedono aiuto:

- Bisogno di chiarire

perplessità e ansie di tipo relazionale, affettivo e performante
- Desiderio di fronteggiare le difficoltà legate all'espressione sessuale in presenza di
una disabilità o patologia cronica invalidante
- Bisogno di affrontare dubbi relativi all'orientamento sessuale o all'identità di genere
- Necessità di risolvere disfunzioni sessuali legate a:
DESIDERIO (calo della libido)
ECCITAZIONE (mancanza di lubrificazione, difficoltà o perdita di erezione)
ORGASMO (anorgasmìa, eiaculazione ritardata o precoce)
DOLORE SESSUALE (dispareunìa e vaginismo)

QUANDO IL PROBLEMA NON E' LA FRAGILITA' MA LA FAME D'AMOREQuando incontro Davide, poco più che quarantenne, ha una lieve...
25/05/2026

QUANDO IL PROBLEMA NON E' LA FRAGILITA' MA LA FAME D'AMORE

Quando incontro Davide, poco più che quarantenne, ha una lieve fragilità neurologica, pochissime relazioni sociali e nessuna vera esperienza sentimentale fino a quel momento.

L'arrivo di una donna e, per la prima volta, qualcuno che lo desidera apertamente, è per lui un terremoto emotivo.

Nel giro di poco tempo quella relazione diventa totalizzante:
spese enormi, richieste continue, svalutazioni mascherate da amore.
Eppure lui continua a difenderla.

Perché quando una persona ha passato gran parte della vita sentendosi fuori dal mondo dell’amore, il rischio è confondere l’essere scelti con l’essere davvero amati.

La parte più delicata del lavoro non è stata convincerlo a lasciarla, ma è stato evitare lo scontro diretto.

Gli ho proposto di allargare lentamente il suo mondo con un laboratorio teatrale dialettale molto vitale nella zona, nuove persone ed esperienze, più autonomia.

Nel frattempo, invece di proibire o moralizzare, abbiamo costruito insieme a Davide piccoli confini concreti per viversi meglio l'agognata storia d'amore: dividere le spese, ridurre gli incontri, proteggersi, imparare a leggere i segnali manipolatori.
Piano piano ha iniziato a investire più sulla propria vita che sulla fantasia di essere salvato dall’amore.
Ha imparato a cucinare.
A vivere in uno spazio più autonomo.
A sentirsi, finalmente, un uomo possibile.

La cosa che continuo a trovare straordinaria è questa:
a volte il lavoro educativo non consiste nel togliere una persona da una relazione tossica, ma nel costruirle attorno abbastanza identità, desiderio e appartenenza da permetterle, un giorno, di uscirne da sola.

PUBERTÀ, ADHD E CONSAPEVOLEZZA CORPOREAUn ragazzo di 14 anni con ADHD sfrega i genitali sul pavimento.La maggior parte d...
22/05/2026

PUBERTÀ, ADHD E CONSAPEVOLEZZA CORPOREA

Un ragazzo di 14 anni con ADHD sfrega i genitali sul pavimento.
La maggior parte degli adulti vede immediatamente un comportamento “inadeguato” da interrompere. E quando parlo di adulti penso soprattutto agli insegnanti, spesso spaventati o disorientati davanti a situazioni come questa, ma anche ai genitori, che inevitabilmente si sentono in difficoltà.

Io invece provo a farmi una domanda diversa: quel ragazzo ha davvero capito cosa gli sta succedendo?

Perché molto spesso dietro questi comportamenti non c’è provocazione, né malizia, né volontà di trasgredire. C’è semplicemente un adolescente che sta attraversando la pubertà e sente uno stimolo corporeo nuovo, intenso e naturale, senza avere ancora gli strumenti per comprenderlo, nominarlo e collocarlo nel contesto giusto.

Ed è qui che, secondo me, il lavoro educativo diventa fondamentale.

Con questo ragazzo il primo passaggio non è stato proibire o colpevolizzare il comportamento, ma legittimare la sensazione corporea che stava vivendo. Aiutarlo a capire che ciò che provava esisteva, che non c’era nulla di “sbagliato” nel suo corpo e che la questione non era eliminare quella sensazione, ma imparare gradualmente a comprenderla e gestirla.

Solo dopo aver dato significato a quell’esperienza è stato possibile introdurre il concetto di intimità: la differenza tra spazio pubblico e spazio privato, tra ciò che appartiene alla propria dimensione personale e ciò che invece avviene nel contesto sociale.

Il percorso continuerà coinvolgendo anche il padre come riferimento educativo maschile, attraverso un lavoro sulla cura del corpo, sull’igiene intima e sulla consapevolezza di sé.

Continuo a pensare che molti adolescenti neurodivergenti non abbiano bisogno di adulti scandalizzati o repressivi. Hanno bisogno di adulti capaci di tradurre ciò che stanno vivendo, accompagnandoli nella comprensione del proprio corpo, delle emozioni e dell’intimità.

E forse il vero problema non è la sessualità adolescenziale.
È il silenzio educativo degli adulti.



IN HOSPICE SUCCEDE ANCHE QUESTO.Un uomo, molto malato,a un certo punto smette di uscire dalla stanza.Non mangia quasi pi...
04/05/2026

IN HOSPICE SUCCEDE ANCHE QUESTO.

Un uomo, molto malato,
a un certo punto smette di uscire dalla stanza.
Non mangia quasi più.
Parla pochissimo.

Ma prima era successo qualcosa che aveva messo in difficoltà tutti.

Il suo corpo reagiva.
In modo evidente.
In presenza delle operatrici.

Imbarazzo.
Silenzio.
Nessuno sapeva dove mettere quella cosa.

Quando lo incontro, lui è già chiuso.

Non parto dal “problema”.
Comincio da altro.

Gli racconto qualcosa di me.
Piccole cose, leggere.

Lui mi guarda.
Poi sorride.
Poi inizia a raccontare.

Il primo bacio.
Le donne.
La sua storia.

E a un certo punto ridiamo.

Ed è lì che succede qualcosa.

Non è più solo un paziente.

È un uomo.

E da lì, piano,
ricomincia a uscire,
a mangiare,
a stare.

A volte non serve togliere ciò che crea disagio.

Serve dare un posto a ciò che c’è.

🎧 Questa è una delle storie del podcast “Storie di corpi e relazioni”

E se confondiamo il sesso con la performance?Nel mio lavoro mi capita spesso di incontrare persone che associano il sess...
30/04/2026

E se confondiamo il sesso con la performance?

Nel mio lavoro mi capita spesso di incontrare persone che associano il sesso quasi esclusivamente alla penetrazione. Spesso sono donne che non vivono un'esperienza di coppia soddisfacente.

Quello che emerge è che, nella pratica, spesso l’incontro col partner è una sequenza: eccitazione, penetrazione, orgasmo.
Un copione.

Un copione che, da una parte, può generare una forte pressione sulla prestazione, e dall’altra lascia poco spazio all’ascolto reale del piacere, soprattutto di quello femminile.

Non è raro, infatti, che molte persone imparino ad adattarsi a questo schema:
c’è chi anticipa, chi si adegua, chi finge. Anche per anni.

Non per mancanza di desiderio, ma per mancanza di alternative pensabili.

Eppure il piacere non funziona per sequenze obbligate.
Il piacere è variabile, cambia nel tempo, ha bisogno di attenzione, di presenza, di possibilità.

A volte il primo passo non è “fare meglio”, ma uscire dall’idea che ci sia un modo giusto da seguire.

Può voler dire, ad esempio:
• restare un po’ di più nelle sensazioni, senza accelerare
• accorgersi di ciò che non sta funzionando, senza forzarlo
• dare spazio a ciò che incuriosisce, anche se non rientra nelle abitudini

Non è tanto una questione di tecnica.
È una questione di libertà.

E spesso, è proprio da lì che il piacere ricomincia.




 STORIE DI CORPI E RELAZIONI Lorenzo: un desiderio fuori luogo ”Ci sono bisogni che mettono in difficoltà e proprio pe...
28/04/2026

 STORIE DI CORPI E RELAZIONI

Lorenzo: un desiderio fuori luogo ”

Ci sono bisogni che mettono in difficoltà e proprio per questo rischiano di non essere visti.

In questo episodio entro in una stanza di hospice.
Accanto ad un corpo fragile.
Accanto ad una madre presente.
E dentro qualcosa che non trova spazio per essere nominato.

 Quando la sessualità emerge nei contesti più delicati, spesso diventa imbarazzo, silenzio, disagio.

Ma cosa succede davvero, se proviamo ad ascoltare senza giudicare?

🎧 Questo podcast non serve a intrattenere, serve a capire.

Se ti occupi di cura, educazione, relazione… forse questa storia ti parlerà.

https://youtu.be/MjoDp7uJ_qY





Una delle convinzioni più forti che ho maturato nel mio lavoro è questa:👉 la sessualità delle persone con fragilità NON ...
26/04/2026

Una delle convinzioni più forti che ho maturato nel mio lavoro è questa:

👉 la sessualità delle persone con fragilità NON viene negata dalla società.
Viene negata, ogni giorno, nelle relazioni di cura.

È una frase scomoda, lo so.

Da anni si parla di sensibilizzazione.
Incontri, campagne, formazione.
Con impegno, attenzione… e spesso anche fatica.
A volte persino con un sottile senso di colpa, perché — nonostante tutto — cambia poco.

Forse perché il punto di partenza non è dove pensiamo.

Non è “fuori”.

È dentro le relazioni quotidiane:
nello sguardo di un genitore,
nell’imbarazzo di un operatore,
nel silenzio — spesso involontario — di chi si prende cura.

È lì che la sessualità viene riconosciuta.
Oppure resa invisibile.

Prima ancora di essere un diritto da affermare all’esterno,
è una realtà che deve essere legittimata all’interno.

E finché questo passaggio non avviene,
il resto rischia di rimanere solo teoria.

Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate.







LA SESSUALITA' NON E' UN GESTO. E' LA POSSIBILITA' DI RESTARE.Benvenuti nel mio studio. E' qui, in questo spazio, che ac...
23/04/2026

LA SESSUALITA' NON E' UN GESTO. E' LA POSSIBILITA' DI RESTARE.

Benvenuti nel mio studio. E' qui, in questo spazio, che accolgo storie di corpi e relazioni.

Mi occupo spesso di situazioni dove il corpo, il desiderio e la relazione non sono mai scontati.

Oggi ho deciso di portarvi con me e di raccontarvi la storia di Marco.

Marco ha 25 anni e una malattia neurologica poco frequente. Per lui il corpo è un territorio che non si lascia governare, un'inquietudine che esplode davanti a un paio di sandali o a una gamba scoperta.

In questo primo episodio del mio podcast "Storie di corpi e relazioni", racconto il nostro percorso: dalle mura metaforiche di un "monastero" alla conquista dell'autonomia attraverso la corretta igiene intima e il gioco narrativo.

Perché il mio lavoro non è insegnare un comportamento, ma costruire lo spazio sottile tra ciò che una persona sente e ciò che riesce a fare.

👇Trovi il link al video integrale nel primo commento qui sotto


Un frammento del lavoro di gruppo sull’affettività che sto conducendo in queste settimane“cos’è un jukebox?“La domanda ...
10/03/2026

Un frammento del lavoro di gruppo sull’affettività che sto conducendo in queste settimane

“cos’è un jukebox?“

La domanda arriva da uno dei ragazzi durante un incontro di gruppo sull’affettività di adolescenti con fragilità cognitiva.

Accanto ai ragazzi, per alcuni incontri, siedono alcune donne di una certa età, con una vitalità contagiosa, che hanno scelto di raccontare la storia del loro amore più importante.

Si incontrano così contesti culturali molto diversi: modi di conoscersi, tempi delle relazioni, strumenti e linguaggi lontani da quelli di oggi.

Quando una di loro racconta
della emozione di scegliere una canzone al jukebox, i ragazzi restano stupiti. Per loro è quasi inconcepibile un tempo in cui la musica non fosse sempre disponibile e immediata.

Ancora più sorprendente è scoprire come funzionava
la comunicazione nelle relazioni: il telefono non c’era in tutte le case e gli appuntamenti si davano volta per volta. Se qualcuno non arrivava, restava solo l’attesa e il tentativo di interpretare quel vuoto.

Eppure, mentre ascoltiamo questi racconti, emerge qualcosa di sorprendentemente semplice.

I SENTIMENTI NON CAMBIANO

Cambiano i contesti, cambiano gli strumenti, cambiano i linguaggi delle relazioni. Ma emozioni come l’attesa, la timidezza, il desiderio di essere ricambiati o la paura di non esserlo restano sorprendentemente riconoscibili.

Quello che più colpisce è l’attenzione dei ragazzi.

Nei gruppi a volte si distraggono facilmente, ma quando parlano queste donne - che potrebbero essere le loro nonne - succede qualcosa di diverso: ascoltano con grande rispetto, quasi con una forma spontanea di protezione.

Il gruppo diventa così uno spazio di incontro tra generazioni, dove le storie personali aprono nuove parole per parlare di relazioni e affettività 

SENSO DI COLPA, INTIMITA' E NUOVE RELAZIONI NELLA TERZA ETA'.Nella terza età il desiderio di relazione e di intimità può...
04/02/2026

SENSO DI COLPA, INTIMITA' E NUOVE RELAZIONI NELLA TERZA ETA'.

Nella terza età il desiderio di relazione e di intimità può essere accompagnato da un forte senso di colpa.
Come se cercare vicinanza, tenerezza o una nuova relazione non fosse più legittimo.

Questo accade spesso dopo la perdita del partner, o quando l’anziano sente di dover “non disturbare”, di non creare problemi, di restare in un ruolo che la famiglia si aspetta.

Allo stesso tempo, anche i figli possono vivere un profondo imbarazzo.
Accettare che un genitore abbia bisogni affettivi, o che abbia incontrato una persona importante, può generare confusione, paura di ferire, difficoltà a trovare le parole giuste.

In molte famiglie, così, si evita l’argomento.
Non per mancanza di amore, ma per mancanza di strumenti per comunicare.

Eppure, quando questi temi restano senza spazio, il rischio è la solitudine emotiva:
dell’anziano, che non si sente legittimato,
e dei figli, che non sanno come stare in questa nuova realtà.

Nel mio lavoro accompagno persone e famiglie ad aprire dialoghi rispettosi, che tengano conto di tutti i vissuti in gioco, senza forzature.

📩 Se senti che questo tema ti riguarda, puoi scrivermi in privato.

“Ma con la disabilità… l’affettività e la sessualità esistono?”Sì.Esistono i bisogni, i desideri, le domande, le emozion...
01/02/2026

“Ma con la disabilità… l’affettività e la sessualità esistono?”

Sì.
Esistono i bisogni, i desideri, le domande, le emozioni.
Spesso, però, vengono ignorati o vissuti con paura.

Come counselor umanistico e consulente in sessuologia, lavoro anche con adolescenti e giovani adulti con disabilità motoria e mentale, accompagnando le persone e le famiglie in percorsi di educazione affettiva e sessuale rispettosi, competenti e graduali.

Parlarne non significa anticipare.
Significa proteggere, dare strumenti, riconoscere dignità.

📍 Ricevo a Lentigione di Brescello
🏠 Incontri anche a domicilio tra Reggio Emilia e Parma

📩 Per informazioni o per valutare un percorso, puoi scrivermi in privato

Non tutti i percorsi di aiuto nascono nello stesso modo.Il mio lavoro affonda le radici in 20 di esperienza come infermi...
30/01/2026

Non tutti i percorsi di aiuto nascono nello stesso modo.

Il mio lavoro affonda le radici in 20 di esperienza come infermiera in Neurochirurgia e Assistenza domiciliare oncologica e 20 anni in Neuropsichiatria, accanto ad adolescenti, famiglie, persone con disabilità, patologie croniche e fine vita.
Esperienze che insegnano ad ascoltare oltre le parole, e a rispettare ogni storia nella sua unicità.

Oggi, come counselor umanistico e consulente in sessuologia, accompagno chi sente il bisogno di uno spazio competente, umano, non giudicante.

Perché prendersi cura non è “aggiustare”, ma esserci davvero.

📩 Se senti che questo approccio ti risuona, puoi scrivermi in privato.

Indirizzo

Via Cisa Ligure 123
Parma
42041

Orario di apertura

Lunedì 09:30 - 19:00
Martedì 09:30 - 19:00
Mercoledì 09:30 - 19:00
Giovedì 09:30 - 19:00
Venerdì 09:30 - 19:00
Sabato 09:30 - 12:00

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