25/05/2026
QUANDO IL PROBLEMA NON E' LA FRAGILITA' MA LA FAME D'AMORE
Quando incontro Davide, poco più che quarantenne, ha una lieve fragilità neurologica, pochissime relazioni sociali e nessuna vera esperienza sentimentale fino a quel momento.
L'arrivo di una donna e, per la prima volta, qualcuno che lo desidera apertamente, è per lui un terremoto emotivo.
Nel giro di poco tempo quella relazione diventa totalizzante:
spese enormi, richieste continue, svalutazioni mascherate da amore.
Eppure lui continua a difenderla.
Perché quando una persona ha passato gran parte della vita sentendosi fuori dal mondo dell’amore, il rischio è confondere l’essere scelti con l’essere davvero amati.
La parte più delicata del lavoro non è stata convincerlo a lasciarla, ma è stato evitare lo scontro diretto.
Gli ho proposto di allargare lentamente il suo mondo con un laboratorio teatrale dialettale molto vitale nella zona, nuove persone ed esperienze, più autonomia.
Nel frattempo, invece di proibire o moralizzare, abbiamo costruito insieme a Davide piccoli confini concreti per viversi meglio l'agognata storia d'amore: dividere le spese, ridurre gli incontri, proteggersi, imparare a leggere i segnali manipolatori.
Piano piano ha iniziato a investire più sulla propria vita che sulla fantasia di essere salvato dall’amore.
Ha imparato a cucinare.
A vivere in uno spazio più autonomo.
A sentirsi, finalmente, un uomo possibile.
La cosa che continuo a trovare straordinaria è questa:
a volte il lavoro educativo non consiste nel togliere una persona da una relazione tossica, ma nel costruirle attorno abbastanza identità, desiderio e appartenenza da permetterle, un giorno, di uscirne da sola.