28/01/2026
“Non avevo l’autismo. Avevo la PANS”: una storia che cambia il modo di guardare alla neuropsichiatria infantile
Fonte originale: https://www.vilarare.se/specialpedagogik/teman/gerland-hade-jag-pans-och-inte-autism/
“Non ho l’autismo, non l’ho mai avuto… avevo la PANS.”
Questa frase, potente e destabilizzante, racchiude il senso di una testimonianza che mette in discussione diagnosi, paradigmi scientifici e certezze consolidate. È la storia raccontata da Gunilla Gerland, scrittrice e divulgatrice svedese, che attraverso l’esperienza del figlio arriva a riconsiderare anche la propria storia clinica.
Quando un bambino cambia all’improvviso
Il racconto inizia con un evento improvviso: il figlio di Gunilla, fino a quel momento un bambino sereno e autonomo, manifesta improvvisamente un cambiamento radicale di comportamento.
Compaiono sintomi gravi e improvvisi: ansia estrema, ossessioni, regressione comportamentale, allucinazioni, paranoia, difficoltà motorie, disturbi del sonno, dolore fisico, paura di essere abbandonato.
La madre descrive il momento come una trasformazione improvvisa della personalità del figlio:
“Quando lo guardavo negli occhi, non era più lui.”
In pochi giorni, il bambino passa da uno stato di normalità a una condizione di sofferenza psichica e neurologica profonda. I servizi sanitari inizialmente non comprendono il quadro clinico e propongono tempi di attesa incompatibili con la gravità della situazione.
La scoperta della PANS
Disperata, la madre inizia a cercare informazioni e scopre le ricerche della dottoressa Susan Swedo, che aveva descritto il legame tra infezioni e improvvisa comparsa di sintomi neuropsichiatrici nei bambini.
Il quadro clinico del figlio coincide sorprendentemente con i criteri della PANS/PANDAS:
• esordio acuto e drammatico di sintomi psichiatrici
• ossessioni, ansia, regressione, disturbi comportamentali
• sintomi neurologici e somatici
• possibile legame con infezioni (come lo streptococco)
Un test per lo streptococco risulta positivo. Dopo l’inizio della terapia antibiotica, il bambino migliora significativamente. Successivamente, un trattamento immunologico (IVIG) porta a un recupero ancora più evidente.
Il momento simbolico è descritto così:
“Quando si svegliò dopo il primo giorno di trattamento, mi guardò negli occhi. Era tornato.”
PANS e PANDAS: una rivoluzione scientifica ancora controversa
La storia personale si intreccia con quella della ricerca scientifica.
Nel corso degli anni, la comunità scientifica ha discusso e spesso contestato l’ipotesi che infezioni e meccanismi autoimmuni possano causare sintomi neuropsichiatrici improvvisi.
La PANS nasce come evoluzione del concetto di PANDAS:
• PANDAS: disturbi neuropsichiatrici associati a infezione da streptococco
• PANS: sindrome neuropsichiatrica a esordio acuto, indipendentemente dal tipo di infezione
Nel 2010, un gruppo internazionale di esperti lavora per ridefinire i criteri diagnostici e ridurre le controversie, riconoscendo la PANS come un quadro clinico più ampio e complesso.
Nel 2017, il PANS Research Consortium pubblica linee guida basate sull’esperienza clinica di oltre 1.000 pazienti, definendo livelli di gravità, decorso e strategie terapeutiche.
Quando la diagnosi cambia la vita (e il paradigma)
La storia di Gunilla Gerland va oltre il caso clinico del figlio.
Dopo la sua guarigione, la donna inizia a interrogarsi sulla propria diagnosi di autismo ricevuta anni prima. Molti dei suoi sintomi infantili, infatti, potrebbero essere spiegati meglio da un quadro di PANS.
La sua conclusione è radicale:
“Non ho l’autismo. Non l’ho mai avuto. Avevo la PANS.”
Questa affermazione non nega l’esistenza dell’autismo, ma apre una riflessione fondamentale:
👉 quante diagnosi neuropsichiatriche potrebbero nascondere, in alcuni casi, una base immunologica o infiammatoria?
PANS: una diagnosi che mette in crisi le certezze
L’articolo evidenzia un tema cruciale: la difficoltà della medicina e della società ad accettare nuovi paradigmi.
Come in passato l’autismo era interpretato con teorie errate (ad esempio la colpa delle madri), oggi la PANS incontra resistenze simili.
Molti medici e istituzioni continuano a dire:
“Non crediamo nella PANS.”
Ma la storia di Gunilla e di suo figlio mostra quanto possa essere pericoloso ignorare un’ipotesi clinica solo perché mette in discussione modelli consolidati.
Una lezione per la clinica, la scuola e la società
Il messaggio finale è potente:
• la PANS può imitare l’autismo e altri disturbi neuropsichiatrici
• l’esordio improvviso è un segnale chiave
• la diagnosi precoce può cambiare radicalmente la prognosi
• la medicina deve restare aperta a nuove evidenze scientifiche
La storia di Gunilla Gerland non è solo una testimonianza personale: è un invito a ripensare il modo in cui interpretiamo la sofferenza neuropsichica dei bambini.
E soprattutto, è un monito:
👉 dietro una diagnosi psichiatrica può esserci una malattia neuroimmunologica ancora non riconosciuta.