09/01/2026
Di Noemi Lopes
“Gli studi di medicina generale in tilt per il sovraffollamento causato dall’influenza.”
Avete mai letto un titolo del genere? No.
E non perché non sia vero, ma perché nessuno viene a vedere cosa accade realmente negli studi di medicina generale durante il picco influenzale.
Nessuno racconta quanti dei nostri 1.500 assistiti si rivolgano quotidianamente ai nostri ambulatori, quante telefonate arrivino senza sosta, quante mail, quanti messaggi. Nessuno descrive cosa significhi garantire continuità assistenziale mentre si gestiscono vaccinazioni, cronicità, domiciliarità, burocrazia e l’inevitabile ansia dei pazienti.
Persino al supermercato mentre ripassiamo la lista della spesa ci capita di essere intercettati per consigli e terapie(le consideriamo domiciliari?).Non è folklore: è la fotografia di una professione che non ha confini temporali né spaziali.
È chiaro che 1.500 assistiti non possano essere confrontati, in termini numerici, con i volumi di un ospedale. Ma chi intercetta quei pazienti prima? Chi prova a evitare accessi impropri al pronto soccorso? Chi gestisce l’incertezza quando una TAC o un’ecografia da noi richiesta dopo una visita non è prenotabile in tempi adeguati e il paziente si spaventa e si rivolge al PS?
Per un medico di famiglia o di continuità assistenziale, ogni paziente che finisce in pronto soccorso non è una liberazione, non pensiamo mai “meno lavoro per me”, ma è un colpo al cuore pensando “avrei voluto fare di più”.
Forse allora i titoli dovrebbero essere diversi.
Ad esempio:
“I medici di famiglia affrontano da soli l’epidemia influenzale, senza supporto strutturale, senza infermieri, tra carichi crescenti e risorse insufficienti.”
Ma titoli così difficilmente li leggeremo.
E allora lo diciamo noi.
Perché quando i medici vanno in burnout, quando abbandonano la professione, quando diventano sempre meno a reggere un carico sempre più pesante, la domanda è una sola:
che cosa resterà davvero del Servizio Sanitario Nazionale pubblico, gratuito e universale?
Buon anno nuovo.
Che sia almeno l’anno della verità.